Il battello del delirio [Fevre Dream - it]
- Автор: Мартин Джордж Рэймонд Ричард
- Год: 1994
- Язык: итальянский
- Год: Fanucci Editore
- ISBN: 978-88-347-0400-4
- Переводчик: Ornella Ranieri Davide
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «Il battello del delirio [Fevre Dream - it]». Краткое содержание книги:
Karl Framm, invece, lo si trovava solitamente nelle sale da biliardo del lungofiume, a sorridersi intorno coi suoi denti storti sotto l’ampia tesa del cappello di feltro e a millantare la propria bravura e la potenza del suo battello, avviati entrambi a polverizzare ogni altro navigatore di quel fiume. Non per altro Framm godeva la fama di chiassone e contafrottole. Gli piaceva scherzare sul fatto che avesse una moglie a St. Louis, una a New Orleans e una terza a Natchez-sotto-la-collina.
Abner Marsh, beh, lui non aveva proprio il tempo di preoccuparsi granché di quel che andavano facendo i suoi piloti; era troppo impegnato ad occuparsi di questa o di quella faccenda. Né aveva modo di incontrarsi sovente con Joshua York e compagni, tuttavia, gli era parso di capire che York fosse solito dedicarsi a lunghe passeggiate notturne nel cuore della città, spesso in compagnia di Simon, il taciturno. Questo Simon stava anche imparando l’arte di miscelare i liquori, giacché Joshua aveva confidato a Marsh la sua intenzione di utilizzarlo come barista notturno durante il viaggio alla volta di New Orleans.
Il più delle volte, Marsh vedeva il suo socio durante la cena, che Joshua York aveva l’abitudine di consumare nella sala grande insieme agli altri ufficiali prima di ritirarsi nella sua cabina o di rinchiudersi nella biblioteca a leggere i giornali che quotidianamente gli venivano consegnati a pacchi dai battelli che giungevano continuamente all’approdo. Vi fu una volta in cui York annunziò la sua intenzione di andare in città ad assistere alla rappresentazione teatrale di un gruppo di attori. Invitò Abner Marsh e gli altri ufficiali a fargli compagnia, ma Marsh non era particolarmente incline a questo genere di passatempi, cosicché alla fine York ripiegò su Jonathan Jeffers. «Drammi e poesie,» borbottò Marsh al suo secondo Mike Dunne il Peloso mentre i due si allontanavano a passo allegro. «Viene da chiedersi che fine stia facendo questo fiume.» In seguito, Jeffers incominciò ad insegnare a York il gioco degli scacchi.
«Che testa c’ha quello, Abner,» disse Jeffers a Marsh un paio di giorni dopo, il mattino dell’ottavo giorno di ferma a St. Louis.
«Joshua, naturalmente. E chi, sennò? Gli ho insegnato le mosse solo due giorni fa, e ieri sera l’ho trovato nel salone ad esercitarsi con uno di quei rompicapi per scaccofili sopra un giornale, di quelli che si fa arrivare da New York. Un uomo strano. Quanto ne sapete di lui?»
Marsh aggrottò le sopracciglia. Non voleva che la gente s’incuriosisse più del dovuto sulla persona di Joshua York; faceva parte dell’accordo. «A Joshua non piace parlare molto di se stesso. Ed io non gli faccio troppe domande. Il passato di un uomo non è affar mio, io la penso così. Dovreste regolarvi anche voi alla stessa maniera, Mister Jeffers. Anzi, fate in modo di riuscirci.»
Il commissario di bordo arcuò le sopracciglia brune e sottili. «Se lo dite voi, Capitano,» replicò. Ma sul suo volto si disegnò un sorriso freddo che Abner Marsh trovò inquietante.
Jeffers non fu l’unico a porgli domande. Anche Mike il Peloso lo interpellò dicendogli che gli scaricatori e i fuochisti andavano divulgando strane voci su York e i suoi quattro ospiti, e così voleva sapere se Marsh desiderava un suo intervento al proposito.
«Che genere di voci?»
Mike il Peloso scrollò eloquentemente le spalle. «Sul fatto che lui si fa vedere solo di notte. E pure su quei suoi amici, dei tipi così strani. Avete presente Tom, il fuochista di babordo? Ecco, state un po’ a sentire cosa racconta quello lì — dice che la notte in cui partimmo da Louisville, beh, vi ricordate che zanzare ci ronzavano intorno? — delle bestie grasse così! — Tom dice di aver visto quel Simon giù sul ponte di coperta, stava là a guardarsi attorno senza far niente, e una zanzara gli si è posata su una mano, allora lui l’ha schiacciata con l’altra mano. L’ha spiaccicata ben bene. E sapete come sono piene a volte le zanzare, così quando si schiacciano il sangue esce fuori a zampilli. Tom dice che questo accadde con la zanzara sulla mano di Simon, e così, quando quello la schiacciò, la mano s’imbrattò tutta di sangue. Solo che, questo lo dice Tom, quel Simon si mise a guardar fisso la mano insanguinata per un bel pezzo, poi finalmente la sollevò e che possa dannarsi se non lo vide leccarsela.»
Abner Marsh si rabbuiò. «Dite a questo Tom che la piantasse di raccontare storie simili, se non vuole andare a gettar legna nel forno di babordo sul battello di qualchedun altro.» Mike il Peloso annuì, passò nell’altra mano la spranga di ferro sbattendovela con mal garbo, e si avviò ad andarsene. Ma Marsh frenò il suo passo. «No,» disse. «Aspettate. Ditegli di non sciorinare storie a destra e a manca. Ma se vedrà qualche altra stranezza, dovrà venire a riferirla a voi, o a me. Ditegli che gli daremo mezzo dollaro.»
«Mentirà per quel mezzo dollaro.»
«Già, dimenticate allora il mezzo dollaro, ma ditegli il resto.»
Quanto più Abner rimuginava la storia di Tom, tanto più essa lo crucciava. L’apprendere che Joshua York fosse intenzionato a sistemare Simon dietro il banco del bar, esponendolo così all’occhio del pubblico e dove un uomo avrebbe potuto controllarne la condotta, lo rese immensamente lieto. Marsh non aveva mai avuto simpatia per i becchini, e Simon, allorché non gli rammentava i clienti di costoro, gli rammentava comunque qualcosa di empio. Sperava solo che non si sarebbe messo a leccar zanzare mentre stava servendo dei drink ai passeggeri delle cabine di lusso. Un affare del genere avrebbe rovinato la reputazione di un battello in quattr’e quattr’otto.
Ad ogni buon conto, Marsh riuscì a togliersi dalla mente il curioso episodio, e si rigettò a capofitto negli affari. Tuttavia, nella notte che precedeva la partenza stabilita in calendario, qualcos’altro intervenne ad angustiarlo. Aveva fatto una capatina nella cabina di Joshua York per rivedere insieme a lui alcuni particolari relativi al viaggio imminente. Aveva trovato York seduto alla scrivania, il sottile temperino dal manico d’avorio in una mano, intento a ritagliare un articolo da un giornale. I due chiacchierarono per alcuni minuti dell’argomento in questione e Marsh stava per congedarsi da York quando notò una copia del Democrat sulla scrivania del socio. «Dovevano pubblicare un nostro annuncio,» disse Marsh, allungando una mano verso il giornale. «Avete finito con questo, Joshua?»
Con un cenno della mano, York acconsentì a che lo prendesse. «Prendetelo pure, se vi fa piacere,» gli disse.
Abner Marsh si recò nella sala grande col giornale sotto il braccio e prese a sfogliarlo mentre Simon gli preparava un drink. Era piuttosto seccato. Non riusciva ad individuare l’annuncio pubblicitario del battello. Non poteva essere stata una dimenticanza, no, naturalmente; il fatto si spiegava così: York aveva ritagliato un articolo dalla facciata posteriore a quella nella quale erano pubblicate le notizie relative ai battelli, sicché un bel buco si apriva proprio al posto giusto. Marsh vuotò il bicchiere, ripiegò il giornale e si avviò verso la cabina dell’impiegato.
«Avete l’ultimo numero del Democrat?» chiese Marsh a Jeffers. «Sospetto che quel dannato di Blair abbia dimenticato di pubblicare il mio annuncio.»
«È laggiù,» replicò Jeffers, «ma non c’è stata nessuna omissione. Guardate alla pagina della navigazione.»
E difatti l’annuncio c’era, un riquadro nel mezzo di una colonna fatta di riquadri simili:
Martedì lo splendido e veloce battello Fevre Dream partirà per New Orleans, Louisiana, fermandosi in tutti i porti intermedi. Viaggerà spedito sotto la guida e la scorta di un valido equipaggio e di un gruppo di esperti ufficiali. Per l’imbarco di merci o passeggeri rivolgersi all’ufficio di bordo o alla sede amministrativa della compagnia sita alla fine di Pine St.