Il battello del delirio [Fevre Dream - it]
- Автор: Мартин Джордж Рэймонд Ричард
- Год: 1994
- Язык: итальянский
- Год: Fanucci Editore
- ISBN: 978-88-347-0400-4
- Переводчик: Ornella Ranieri Davide
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «Il battello del delirio [Fevre Dream - it]». Краткое содержание книги:
«No,» disse Billy la Serpe, alzando gli occhi verso il sole. Mancavano ancora un paio d’ore a mezzogiorno.
«Beh,» disse l’uomo dalla faccia rossa, «voi dovete essere il sorvegliante, giusto? Quello che chiamano Billy la Serpe?»
«Sono io,» confermò lui. «Sono stati Sam e Lily a parlarvi di me?»
Il cacciatore di schiavi rise di nuovo. «Oh, non la finivano più di parlare dopo che ci hanno detto da dove venivano. Hanno parlato per tutta la strada. Li abbiamo fatti azzittire un paio di volte, io e il mio figliolo, ma quelli ricominciavano. Certe storie, poi.»
Billy la Serpe guardò i due fuggiaschi con i suoi occhi freddi e malvagi, ma nessuno dei due incrociò il suo sguardo.
«Forse posso consegnare a voi questi due. Ci date la ricompensa che ci spetta e noi togliamo il disturbo,» disse l’uomo.
«No,» disse Billy Tipton. «Dovete aspettare. Mister Julian vorrà ringraziarvi personalmente. Non tarderà molto. Sarà di ritorno al tramonto.»
«Al tramonto, eh?» gli fece eco l’uomo. Poi lui e suo figlio si scambiarono un lungo sguardo. «È buffo, sapete, Mister Billy, ma questi due negri hanno giurato che voi ci avreste detto precisamente così. Ci hanno raccontato strane storie su quello che succede qui dopo il tramonto. Io e il mio figliolo preferiremmo prendere i soldi e andare, se per voi fa lo stesso.»
«Non sarà lo stesso per Mister Julian,» ribatté Billy. «E, oltretutto, io non sono autorizzato a darvi dei soldi. E così, siete disposti a credere alle baggianate che vi hanno raccontato una coppia di negri?»
L’uomo si accigliò, ed intanto masticava vigorosamente il suo tabacco. «Che i negri raccontino un mucchio di storie è anche vero,» disse infine, «ma ho conosciuto anche dei negri che una volta ogni tanto hanno detto la verità. Ora, quel che faremo, Mister Billy, è aspettare, come avete detto voi, che questo Mister Julian ritorni a casa. Ma non pensate che ci lasceremo ingannare.» Portava una pistola su di un fianco. Vi diede sopra delle pacche leggere. «Ci sarà quest’amica a farmi compagnia mentre aspetto, ed anche il mio ragazzo ne ha una, senza contare che ce la caviamo piuttosto bene con il coltello, tutti e due. Avete capito? Quéi due negri ci hanno detto tutto su quel coltellino che portate dietro la schiena, perciò, non fatevi venire in mente di allungare il braccio da quelle parti, che so, per farvi una grattatina, perché anche le nostre dita potrebbero cominciare a pruderci un poco. Stiamocene qui ad aspettare buoni buoni e resteremo amici.»
Billy la Serpe volse gli occhi verso il cacciatore di schiavi e lo fissò col suo sguardo glaciale, ma l’omaccione, stupido com’era, non lo notò neppure. «Aspetteremo dentro,» disse Billy, tenendo le mani in piena vista e ben lontane dalla schiena.
«Va bene,» acconsentì il cacciatore di schiavi. Smontò di cavallo. «A proposito, io mi chiamo Tom Johnston, e questo è mio figlio Jim.»
«A Mister Julian farà piacere conoscervi,» disse Billy.
«Legate i cavalli e portate dentro i negri. State attenti quando salite gli scalini, il legno è marcio in certi punti.»
La donna cominciò a piagnucolare mentre la conducevano verso la casa, ma Jim Johnston l’azzitti con un rapido schiocco di frusta direttamente sulla bocca.
Billy la Serpe li condusse nella biblioteca e tirò le pesanti tende per far sì che un po’ di luce trapelasse nella stanza immersa nella penombra e sepolta sotto una coltre di polvere. Gli schiavi si sedettero sul pavimento, mentre i due accalappiatori si abbandonarono sulle massicce poltrone di cuoio. «Oh! Adesso sì,» commentò Tom Johnston, «che si sta veramente bene.»
«È tutto fradicio e polveroso, papà,» disse il giovane. «Tale e quale a come ci hanno raccontato questi due negri.»
«Senti, senti,» disse Billy la Serpe, guardando i due alla catena. «Senti, senti. Mister Julian si dispiacerà quando saprà che avete sparlato della sua casa. Una bella frustata non ve la toglierà nessuno.»
Sam, lo stallone nero, trovò il coraggio di alzare il capo e guardarlo in cagnesco. «Le frustate non mi fanno paura.»
Billy la Serpe ricambiò con un sorrisetto appena accennato. «Beh, se è per questo, ci sono cose assai peggiori delle frustate, Sam. Eh sì, peggiori davvero.»
Per la schiava Lily, questo fu troppo. Guardò il giovane Johnston. «Sta dicendo la verità, padron Jim, la verità. Dovete dargli ascolto. Portateci fuori di qui prima che faccia buio. Voi e vostro padre sarete i nostri padroni, ci farete lavorare, lavoreremo sodo per voi, davvero. Non fuggiremo. Siamo buoni negri. Non saremmo mai scappati se… se non… non aspettate fino al tramonto, padroncino. Allora sarà troppo tardi.»
Il ragazzo la colpì, violentemente, col calcio della pistola, e le lasciò sulla guancia una brutta contusione. La violenza della percossa la scaraventò all’indietro sul tappeto dove giacque piagnucolando, il corpo scosso da brividi. «Chiudi quella boccaccia nera e bugiarda,» le disse.
«Vuoi bere qualcosa?» gli chiese Billy.
Le ore passarono. Consumarono quasi completamente due bottiglie del miglior brandy di Julian, scolandoselo come se fosse whiskey a buon mercato. Mangiarono. Parlarono. Billy la Serpe, quanto a sé, non chiacchierò granché, per lo più fece domande per cavare il massimo dalla bocca di Tom Johnston, ubriaco, vanitoso e innamorato della sua stessa voce. I cacciatori di schiavi, così pareva, provenivano da Napoleon, nell’Arkansas, ma con tutto il loro viaggiare non si fermavano molto nella loro regione d’origine. C’era anche una Signora Johnston, ma lei restava a casa con la figlia, e e non le dicevano molto dei loro affari. «Non c’è ragione perché una donna sappia dove va e dove non va un uomo. Basta che le dici una cosa, e guarda se non comincia a romperti le scatole se sei venuto tardi. Allora non ti resta che farla azzittire con un paio di sberle.» Sputò. «Tu lasciale sempre nell’incertezza e vedrai come saranno contente quando ti fai vedere.» Johnston lasciò Billy la Serpe con l’impressione che comunque trovasse più dilettevole montare giovani puledre negre, sicché star lontano da sua moglie non gli costava poi chissà quale sacrificio.
Fuori, intanto, il sole stava sprofondando nell’orizzonte di ponente.
Quando le ombre s’infittirono nella stanza,” Billy si alzò, tirò le tende ed accese alcune candele. «Vado incontro a Mister Julian,» annunziò.
Il giovane Johnston si rivolse a suo padre, dicendogli, «Papà, io non ho sentito nessun cavallo avvicinarsi.»
Billy lo guardò e gli sembrò terribilmente pallido.
«Aspettate,» disse, ed uscì dalla stanza. Attraversò la sala da ballo buia e deserta e salì la sontuosa scalinata. Quando fu di sopra, entrò in un’ampia camera da letto con le grandi portefinestre sprangate, il letto istoriato ammantato da un baldacchino di velluto nero. «Mister Julian,» chiamò dolcemente dalla porta. La stanza era indicibilmente buia e soffocante.
Qualcosa si mosse dietro il baldacchino. I drappi vellutati si scostarono e Damon Julian ne emerse; pallido, silenzioso, freddo. Gli occhi neri parvero trapassare quella picea tenebra e giungere fino a Billy, toccarlo. «Sì, Billy?» rispose la voce sommessa.
Billy la Serpe gli riferì ogni cosa.
Damon Julian sorrise. «Conducili nella sala da pranzo. Vi raggiungerò tra qualche minuto.»
Nella sala da pranzo vi era un enorme lampadario, molto vecchio, ma nei ricordi di Billy, esso non era mai stato acceso. Dopo che ebbe accompagnato i cacciatori di schiavi nella sala, trovò dei fiammiferi e ne accostò uno allo stoppino di una lampada ad olio che poggiò al centro di un lungo tavolo, sicché da essa s’irradiò un anello di luce che cinse la bianca tovaglia di lino, lasciando in ombra il resto della stretta stanza dal soffitto alto. Johnston padre e Johnston figlio presero posto, il giovane sbirciandosi intorno con palese disagio con la mano incollata alla pistola. I due negri si stringevano miserabilmente l’uno all’altra ad un capo del tavolo.