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Il battello del delirio [Fevre Dream - it]

Электронная книга - «Il battello del delirio [Fevre Dream - it]». Краткое содержание книги:

Fiume Mississippi, 1857. Il ghiaccio di un gelido inverno ha appena distrutto la flotta commerciale del Capitano Abner Marsh. Privo di assicurazione, il vecchio armatore si ritrova solo, in bancarotta, disperato. Ma ecco che, inaspettatamente, un bizzarro straniero di nome Joshua York si offre di rilevare la metà della sua compagnia di navigazione in rovina, mettendo sul piatto una cifra spropositata. Ma non è tutto. York intende investire il proprio denaro nella costruzione del battello più lussuoso, più bello e soprattutto più veloce che abbia mai solcato le torbide acque del Mississippi, e per di più ne offre il comando al Capitano Marsh. L’unica condizione posta da York è semplice: gli ordini da lui impartiti saranno pochi, ma per quanto strani o assurdi possano sembrare, ogni qual volta verranno emanati, Marsh dovrà assicurarsi che essi vengano eseguiti alla lettera, senza fare domande. E così il nuovo gioiello del fiume, battezzato “Fevre Dream”, inizia il suo viaggio. Tuttavia, man mano che il battello discende il tortuoso corso del Mississippi, Marsh prende a insospettirsi sempre più. Perché il misterioso York si fa vedere soltanto di notte? Come mai lui e i suoi amici si dissetano ogni sera col disgustoso vino nerastro della sua riserva privata? Quando la verità sarà finalmente rivelata, il Capitano dovrà scegliere da che parte stare…
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Billy la Serpe spinse via il piatto e andò immediatamente da colui che lo aveva convocato. La sala da pranzo necessitava di una pulizia radicale, lo notò mentre l’attraversava. Nel cupo silenzio che vi regnava, Adrienne, Kurt e Armand degustavano calici di vino — i corpi, o ciò che di essi era avanzato, giacevano a pochi metri da loro. Qualcun altro era nel salotto, a conversare.

Nella biblioteca era buio pesto. Billy pensava di trovarvi Damon Julian da solo, invece, quando entrò, scorse tre figure indistinte confuse tra le ombre, due sedute, una in piedi. Non riuscì a capire chi fossero. Aspettò sulla soglia finché Julian non parlò. «In futuro non portare mai più gente simile nella mia biblioteca,» disse infine la voce. «Erano lerci. Hanno lasciato un lezzo ripugnante.»

Una breve fitta di paura pugnalò Billy. «Sì, signore,» disse, fronteggiando la poltrona da cui Julian aveva parlato. «Vi chiedo scusa, Mister Julian.»

Dopo un attimo di silenzio, Julian disse, «Chiudi la porta, Billy. Entra. Puoi accendere la lampada.»

Una rossa vernice sgargiante imporporava il paralume di vetro; e la fiamma che vi ardeva soffondeva nella stanza polverosa la tinta rugginosa del sangue secco. Damon Julian sedeva su una sedia dall’alto schienale, le dita lunghe e delicate congiunte a guglia sotto il mento, le labbra atteggiate ad un fievole sorriso. Valerie sedeva alla sua destra. La manica della veste si era strappata nella foga della colluttazione, ma non pareva essersene accorta. Agli occhi di Billy essa apparve ancor più pallida del solito. Qualche metro più in là c’era Jean, in piedi dietro un’altra sedia, e con aria nervosa e circospetta tormentava il grosso anello d’oro che portava al dito.

«È proprio necessario che lui stia qui?» chiese Valerie rivolgendosi a Julian. Gettò quindi una fulminea occhiata a Billy, e dai grandi occhi purpurei sgorgò un fiotto di disprezzo.

«Sai, Valerie,» replicò Julian, e le prese la mano. Essa tremò e serrò le labbra strettamente. «Ho fatto venire qui Billy per rassicurarti,» continuò Julian.

Jean radunò tutto il suo coraggio e fissò Billy la Serpe dritto in faccia, accigliandosi. «Questo Johnston aveva una moglie.»

Difatti l’aveva, pensò Billy. «Vi spaventa l’idea?» chiese a Jean in tono beffardo. Jean non era uno dei favoriti di Julian, cosicché poteva schernirlo senza correre rischi. «Aveva una moglie,» disse Billy, «ma non c’è da preoccuparsene. Non le parlava mai molto del suo lavoro, non le diceva mai dove stesse andando né quando sarebbe tornato. Quella donna non verrà a darvi la caccia.»

«Questa storia non mi piace, Damon,» mugugnò Jean.

«Quanto agli schiavi?» domandò Valerie. «Sono stati via due anni. Hanno raccontato delle cose ai Johnston, cose pericolose. Devono aver parlato anche con altra gente.»

«Billy?» incalzò Julian.

Billy la Serpe si strinse nelle spalle. «Immagino che abbiano spifferato tutto quanto ad ogni negro che hanno incontrato da qui all’Arkansas,» disse. «Ma la cosa non mi preoccupa per niente. Frottole di negri, nessuno vi darà credito.»

«Chissà,» fece Valerie. Si rivolse quindi a Damon Julian con voce supplice. «Damon, ti prego. Jean ha ragione. Stiamo qui da troppo tempo. È pericoloso. Ricordi cosa fecero a quella donna, a quella Lalaurie di New Orleans, quella che torturava i suoi schiavi per provarne piacere? Col passare del tempo si venne a sapere, e quel che faceva lei non era nulla al confronto…» Esitò, inghiottì ed aggiunse, sommessamente, «delle cose che facciamo noi. Le cose che dobbiamo fare.» Distolse il viso da quello di Julian.

Lentamente, dolcemente, Julian protese una mano bianca, le toccò la guancia; un dito scivolò lungo un lato del viso sfiorandolo in una tenera carezza, poi la mano si chiuse delicatamente sotto il suo mento e glielo sollevò per far sì che lei lo guardasse a viso aperto. «Sei dunque così timorosa adesso, Valerie? Devo rammentarti chi sei? Hai di nuovo dato ascolto alle ciarle di Jean? È lui il tuo Signore adesso? È lui il Signore del Sangue?»

«No,» rispose lei, i profondi occhi violetti più grandi che mai, la voce tremula di paura. «No.»

«Chi è il Signore del Sangue, mia diletta Valerie?» le chiese Julian. I suoi occhi gravidi la lambirono per poi penetrare direttamente in lei.

«Sei tu, Damon,» sussurrò. «Tu.»

«Guardami, Valerie. Credi davvero ch’io debba temere le storie messe in giro da una coppia di luridi schiavi? Che m’importa cosa dicono di me?»

Valerie aprì la bocca. Nessuna parola ne sortì.

Soddisfatto, Damon Julian abbandonò la presa. Profondi segni rossi le marchiavano la carne là dove le sue dita avevano premuto. Sorrise a Billy mentre Valerie si tirava indietro.

«Tu cosa ne pensi, Billy?»

Billy Tipton abbassò gli occhi a terra e strascicò nervosamente i piedi. Sapeva bene cos’avrebbe dovuto dirgli, ultimamente vi aveva ragionato sopra, e c’erano cose che avrebbe dovuto dire a Julian ma che Julian non avrebbe gradito ascoltare. E così aveva rinunciato, ma ora non gli sembrò che avesse molte possibilità di scelta. «Non lo so, Mister Julian,» rispose flebilmente.

«Non lo sai, Billy? Cos’è che non sai?» Il tono era freddo e vagamente minaccioso.

Al che Billy, superata ogni esitazione, si lanciò nella esposizione delle sue considerazioni. «Non lo so quanto ancora potremo andare avanti, Mister Julian,» disse con audacia. «Ci ho pensato su parecchio, e ci sono cose che non mi garbano. Questa piantagione fruttava un mucchio di quattrini quando c’era Garoux a governarla, ma adesso non vale un soldo. Voi sapete se io sono capace di cavar lavoro dai negri, dannazione se non lo so fare, ma da ciò che è morto o abbandonato non posso far fruttare un bel niente. Quando voi e i vostri amici cominciaste a prendere i ragazzini dalle capanne o a ordinare che vi portassi delle ragazze negre su in casa per non uscirne mai più, ecco, quello fu il principio dei nostri guai. È più di un anno ormai che non avete più schiavi, tranne quelle ragazze da letto, e quelle di certo non si vedono a lungo in giro.» Sbottò in un riso nervoso. «Non abbiamo più visto l’ombra di un raccolto. Abbiamo venduto metà della piantagione, tutti i lotti migliori. E quelle meticce da letto, Mister Julian, quelle costano. Siamo in una situazione finanziaria catastrofica.

«E questo non è tutto. Prendere i negri è un conto, ma usare gente bianca per placare la sete, questo è assai pericoloso. Forse a New Orleans non si corrono grossi rischi, ma io e voi sappiamo che fu Cara ad uccidere il figlio minore di Henri Cassand. Si tratta di un nostro confinante, Mister Julian. Tutto il vicinato sa che c’è qualcosa di strano in questa proprietà, manca solo che i loro schiavi e i loro figli comincino a morire e per noi saranno guai seri.»

«Guai?» disse Damon Julian. «Siamo forti di venti elementi, e ci sei tu. Cosa può farci quella sporca mandria?»

«Mister Julian,» disse Billy, «e se venissero di giorno?»

«Non accadrà,» disse Julian accompagnando le parole con un gesto casuale, «se dovesse accadere, allora li serviremo come meritano.»

Billy la Serpe fece una smorfia di disappunto. Julian poteva permettersi di non preoccuparsi, dopotutto i rischi maggiori era lui a correrli. «Io penso che forse Valerie ha ragione, Mister Julian,» disse con aria afflitta. «Credo che dovremmo andare da qualche altra parte. Abbiamo esaurito questo posto. È pericoloso rimanerci.»

«Io ci sto bene qui, Billy,» disse Julian. «Quella marmaglia mi dà nutrimento, perché dovrei fuggirne?»

«I soldi, allora. Dove troveremo il danaro per mantenerci?»

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