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Il cielo era pieno di navi [The Sky is Filled with Ships - it]

Электронная книга - «Il cielo era pieno di navi [The Sky is Filled with Ships - it]». Краткое содержание книги:

Che cosa bolle ai confini della Galassia? Si parla di stragi “locali” e rappresaglie “limitate” su lontani pianeti come Odino, Cassandra, Antigone; si dice che la Lega dei Mondi Indipendenti voglia ribellarsi al governo centrale terrestre; si teme una guerra totale. Ma il solo a sapere come stanno realmente le cose è il capitano Robert Janas, un neutrale, un uomo di buona volontà e di buon senso, dal cui rapporto dipende il destino di miliardi di uomini. E Janas, come spesso accade a chi dice semplicemente la verità, non trova nessuno disposto a credergli.
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Mentre si dirigevano verso le poltrone, D’Lugan sussurrò a Janas poche parole di spiega­zione: «Maura è dei nostri.»

Dopo di che non parlò più.

Janas si frugò in tasca e scoprì che aveva dimenticato le sigarette. D’Lugan, notando il gesto, tirò fuori il suo pacchetto e ne offri una al comandante spaziale, che ac­cettò con gratitudine.

Janas accese la sigaretta e si guardò attorno, sentendosi ter­ribilmente esposto, per quanto sapesse che quello era l’ultimo posto dove i Neri avrebbero pensato di cercarlo. D’altra parte, nessuno degli impiegati, ad eccezione di Maura, lo ave­va riconosciuto. In quella sala, in fondo, lui e D’Lugan erano, almeno per il momento, abba­stanza al sicuro. Comunque, provò un senso di conforto, sentendo sotto l’ampia camicia il peso della grossa 45.

Aveva quasi finito la sigaret­ta, quando l’impiegata li chia­mò. Con voce appena più forte del normale, disse: «Cittadini Hendricks e Malheim, il citta­dino Franken vi aspetta. Vi prego di seguirmi»

Badando di non fare mosse troppo precipitose, Janas si alzò insieme con D’Lugan, e i due seguirono la ragazza attra­verso la sala e lungo il corrido­io che conduceva agli uffici privati di Franken.

Quando furono abbastanza lontani dalla sala, la ragazza si fermò e guardò con aria inter­rogativa D’Lugan.

«Si» rispose lui. «An­diamo da Altho» si voltò verso Janas. «Il comandante Robert Janas, Maura Biela.»

«Ci siamo già conosciuti» disse Janas.

«L’altro giorno non ero del tutto sicura» disse Maura. «Supponevo però che foste l’uomo di cui aveva parlato Paul.»

«Non abbiamo tempo per parlare» disse D’Lugan, tiran­do fuori lo stordigente. «Te­nete questa» e mise l’arma in mano a Janas.

«Che cosa devo fare?» chiese Janas.

«Aspettate qui» rispose D’Lugan. «Passato un minu­to, venite. Io, nel frattempo, terrò occupato Anchor. Colpi­te subito, appena entrate, pri­ma che abbia tempo di fare un gesto. D’accordo?»

Janas annui.

D’Lugan batté amichevol­mente una mano sulla spalla della ragazza e le fece cenno di incamminarsi. I due percorsero il corridoio, e Janas rimase ad aspettare, contando i secondi.

Passato il minuto, si guardò attorno, vide che in corridoio non c’era nessuno, e s’incam­minò.

All’ultima svolta, senti la voce di D’Lugan che diceva forte: «Sentite, cittadino» stava dicendo «il cittadino Franken mi aspetta. Non fate­mi perdere altro tempo.»

«Signore» protestava An­chor. «Non sono stato avver­tito. In questo momento il cittadino è occupato. Non pos­so...»

«Ma dev’esserci un equivo­co, cittadino Anchor» disse Maura. «Io ho avuto l’auto­rizzazione da...»

Janas non stette più ad ascoltare. Venne avanti, puntò lo stordigente, mirando alla faccia di Anchor. Il giovane segretario bruno alzò gli occhi, sbalordito, e di scatto si piegò in avanti, tentando di raggiun­gere un pulsante sul tavolo. La pistola di Janas gracidò rabbio­samente e Anchor si afflosciò sul tavolo. D’Lugan afferrò quel corpo inerte e lo adagiò sul pavimento.

«Datemelo» disse D’Lu­gan, indicando lo stordigente. Janas glielo gettò e tirò fuori la sua 45. Janas, in piedi ac­canto a D’Lugan davanti alla porta, provava una selvaggia soddisfazione per avere final­mente cominciato a agire.

«Aprila» disse D’Lugan a Maura che, in piedi dietro al tavolo, individuò il pulsante che comandava l’apertura.

Tra un silenzio assoluto i due battenti si aprirono, e davanti ai tre apparve l’ufficio lussuoso del presidente. Altho Franken era curvo su una gran­de carta. In piedi accanto al tavolo, con le spalle voltate verso la porta, c’era un ufficia­le delle guardie, con la pistola ad ago infilata nella cintura e l’uniforme costellata di nastrini.

Per un secondo, Franken continuò a esaminare in silen­zio il punto che la guardia gli indicava sulla carta; poi a un tratto, si rese conto che le porte non erano più bloccate.

«Che c’è, Milt?» chiese, alzando gli occhi. Appena vi­de, nel riquadro della porta, i due uomini armati, si sbiancò in faccia.

L’agente, meccanicamente, si voltò di scatto e la sua grossa mano corse all’arma che gli pendeva sull’anca.

«Bob» ansimò Franken. Poi, riavutosi dallo stupore, cercò di afferrare qualcosa sot­to il tavolo.

La guardia, con in pugno la pistola ad ago, si gettò di lato, e contemporaneamente alzò la mano per prendere la mira. La 45 di Janas sparò con un rombo assordante, che riecheg­giò a lungo tra le pareti dell’uf­ficio.

Il proiettile raggiunse l’agen­te nell’istante in cui premeva il grilletto, e lo colpi nel bel mezzo della fila di nastrini colorati che gli ornavano la giacca. L’uomo barcollò all’indietro, rantolando, con un’e­spressione di enorme sbalordi­mento. La pistola a ago crepi­tò ancora, poi gli sfuggì di mano. La guardia crollò sul tappeto e rimase immobile. Nel frattempo era entrato in azione lo stordigente di D’Lugan, e Altho Franken si afflo­sciò sul tavolo, rovesciando, con la mano inerte, un grosso bicchiere. Il liquido color am­bra si sparse sulla mappa e colò sul tappeto.

16

La volontà di acciaio e la personalità prepotente furono di grande aiuto, in quel mo­mento, al presidente della Confederazione. Herrera non era mai stato un tipo da versa­re lacrime sul latte, o sul san­gue, versato: ormai quel che era fatto era fatto, e non restava che cercare, in tutti i modi, di salvare il salvabile.

Il presidente rilesse lenta­mente, con estrema attenzio­ne, le note che gli aveva invia­to il comandante della flotta sconfitta.

Juliene non aveva mai creduto nella vittoria, pensò Her­rera tra sé, ma allora lui non aveva di meglio sottomano. Rilesse ancora una volta i rap­porti, poi premette un pulsan­te e ordinò al segretario accor­so di inviare copia delle note al presidente del Parlamento, al Capo di Stato maggiore, al comandante della Base Lunare e al presidente della Compa­gnia di Navigazione Solare.

Herrera rimase per qualche secondo immerso nei propri pensieri, chiedendosi fino a che punto si potesse fidare di Altho Franken. Franken, cer­to, aveva dato la sua parola, ma sarebbe stato fedele alla parola data più di quanto lo fosse lui, Herrera? E quel Janas? Herrera si chiese se era stato saggio affidare la faccen­da a Franken. Forse avrebbe fatto meglio a tentare di arri­vare a Janas, tramite gli agenti della Confederazione. D’altra parte, la spia che agiva per lui in seno al gruppo Janas e che faceva il doppio gioco con Franken, convinto a sua volta che l’uomo lavorasse esclusiva­mente per lui, lo aveva avverti­to che, se non voleva guai, era opportuno lasciare la cosa in mano a Franken. Quell’agente lo aveva assicurato che Franken non avrebbe mai mandato un contrordine nonostante le pressioni di Janas, e che, co­munque, in caso contrario, si sarebbe provveduto con un buon raggio a energia.

“Si” concluse Herrera “la­sciamo per il momento la cosa in mano a Franken. La CNS è un covo di bastardi orgogliosi, ma, prima o poi, penseremo anche a loro.”

Nel frattempo, tanto per rimanere con i piedi sulla ter­ra, avrebbe spedito un po’ di agenti della Confederazione a dare una mano, per così dire, al presidente della CNS. Anzi, avrebbe inviato una nave su Central, in modo da ispirare una salutare paura un po’ a tutti, compreso al cittadino Altho Franken. “Ricor­diamogli che Herrera si aspetta che lui mantenga la parola” pensò.

Herrera si chinò sul tavolo: ormai aveva preso la sua deci­sione.

Dopo una rapida chiamata in 3D, il presidente stese una breve nota dà unire alle copie del rapporto di Juliene. Gli uomini a cui mandava copia del rapporto dovevano cono­scere la gravità della situazio­ne. Era perfettamente inutile nascondere la verità alla gente da cui dipendevano la sua vita e il suo potere.

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