Il cielo era pieno di navi [The Sky is Filled with Ships - it]
- Автор: Мередит Ричард К.
- Год: 1970
- Язык: итальянский
- Год: Mondadori
- Переводчик: Bianca Russo
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «Il cielo era pieno di navi [The Sky is Filled with Ships - it]». Краткое содержание книги:
Esattamente otto ore e quattordici minuti dopo che il Grande Ammiraglio aveva scritto la comunicazione sul suo taccuino, la copia di essa arrivava sul tavolo di Herrera, presidente della Confederazione.
L’uomo più potente della Galassia sedeva al tavolo, fissando quella mezza dozzina di foglietti che annunciavano la disfatta dell’Armada più potente della storia dell’umanità.
15
Janas, a tutta prima, rimase troppo sbalordito per poter parlare. Non aveva mai pensato seriamente che i Neri lo potessero arrestare, per quanto, in quel momento, si rendesse perfettamente conto di essersi compromesso. Nello stesso istante, capiva con quanta incapacità e leggerezza avevano agito i così detti capi della congiura e come Jarl Emmett e gli altri si fossero comportati da veri dilettanti. Franken, fin dal primo giorno, quando Janas lo aveva cercato, sapeva che si stava architettando un piano per ottenere la revoca degli ordini impartiti alle navi della CNS, e che quel piano non si sarebbe limitato alle pure proteste verbali. Franken non aveva fatto altro che aspettare che i congiurati si compromettessero, e l’occasione buona gli era stata fornita la sera prima, quando il famoso “Comitato”, dopo molti tremori ed esitazioni, aveva parlato di fare ricorso alla forza, criticando anche l’augusto ufficio del presidente della CT. Se in mezzo a loro c’era una spia, anche se non aveva potuto registrare elettronicamente ciò che era stato detto, era più che in grado di testimoniare contro di loro e di portare davanti a un tribunale Robert Janas, Jarl Emmett e gli altri, sotto l’accusa di tradimento. A questo punto, Altho aveva agito con la piena approvazione del presidente. Janas, in piedi davanti ai due agenti, si dava apertamente dello stupido.
«Vengo» disse poi, chiedendosi se sarebbe riuscito a fuggire, e dove avrebbe trovato rifugio, su quel mondo che ormai non era più suo.
«Da questa parte, signore» disse il più alto in grado, indicando con gesto cortese l’ascensore.
Janas obbedì senza protestare, pensando tuttavia alle eventuali possibilità di fuga.
E fu questione di un attimo. I due agenti, giovani e inesperti, non si aspettavano certo un colpo di mano proprio lì, nella Residenza Ufficiali della CNS.
Nel corridoio, fino a un secondo prima vuoto e deserto, comparve come per magia un giovanotto bruno, con uno stordigente in mano.
«Forza, Janas!» gridò, mentre l’arma crepitava.
Janas riconobbe D’Lugan e non perse tempo. Si buttò indietro a braccia allargate cogliendo di sorpresa i due Neri. Uno barcollò e finì contro la parete mentre cercava di estrarre la pistola a raggio. Ma non fu abbastanza svelto: il raggio di energia paralizzante della pistola di D’Lugan lo trafisse in pieno e il Nero crollò a terra.
Mentre D’Lugan si liberava del primo, Janas si buttava addosso all’altro, scaraventandolo violentemente contro la parete. Immediatamente dopo, gli cacciò il gomito in gola. Con un gemito strozzato, l’agente tentò di liberarsi del comandante spaziale, ma Janas lo centrò con un destro allo stomaco. L’uomo che era venuto per arrestarlo si afflosciò sul pavimento con un rantolo strozzato.
«Presto» disse D’Lugan, infilandosi lo stordigente nella fondina e afferrando il primo dei due agenti. «Portiamoli nel tuo appartamento.»
In pochi istanti, Janas e D’Lugan trascinarono i due nelle camere di Janas, li immobilizzarono con le lenzuola del letto e li ficcarono, senza tante cerimonie, nel gabinetto.
«Per un po’ dovrebbero restarsene tranquilli» disse D’Lugan.
«Come mai eravate qui?» chiese Janas, appena ritrovò il fiato per parlare.
«Vi spiegherò tutto più tardi» rispose D’Lugan. «Adesso non c’è tempo. Jarl è ancora libero e al suo posto. Avete un abito civile?»
«Sì» rispose Janas.
«Stile Terra?» chiese D’Lugan, indicando il proprio abbigliamento.
«No» disse Janas, con un sorriso.
«Ve ne ho portato uno.» D’Lugan uscì dalla stanza e rientrò subito dopo con un pacco. «Mi pare che sia della vostra misura» disse.
Dentro al pacco c’era una camicia a righe bianche e rosse, con ampie maniche a sbuffo, un paio di pantaloni arlecchino, porpora e oro, degli stivaletti rossi e un cappello a punta dello stesso rosso dei pantaloni. Janas fissò, per un secondo, quella tenuta ridicola, poi guardò D’Lugan che non era conciato molto meglio e, finalmente, decise che, sulla Terra, la sobria uniforme della CNS avrebbe dato molto più nell’occhio di quel travestimento inverosimile.
«Non fate il difficile, comandante» disse D’Lugan, sorridente.
Janas sorrise a sua volta, scoprendo a un tratto che D’Lugan gli era simpatico, non tanto perché gli era venuto in aiuto, quanto perché conservava un certo gusto che ormai pareva scomparso dalla Terra. D’Lugan era uno spaziale come lui, un comandante di astronavi, che aveva, con tutta probabilità, ampi motivi per detestare Altho Franken e ciò che quell’uomo rappresentava.
Senza rispondere a D’Lugan, Janas indossò quei ridicoli indumenti Poi si mise in tasca una copia dei rapporti che aveva nella borsa e passò nella sua camera da letto.
«Fate presto» si spazientì D’Lugan. «Non abbiamo molto tempo.»
«Un momento» rispose Janas. Aprì la valigia e prese un pesante oggetto metallico, l’arma tradizionale dei comandanti della CNS. Era una vecchia pistola automatica calibro 45, un’arma di vecchio tipo, a cui Janas più volte aveva dovuto la vita. L’infilò nella camicia, sperando che non si vedesse troppo, afferrò una manciata di proiettili, se li cacciò in tasca, e finalmente usci, seguito da D’Lugan.
«Dove andiamo?» chiese, quando i battenti si chiusero alle loro spalle.
«A fare una visita» disse D’Lugan. «Venite con me, e cercate di non dare nell’occhio.»
Senza più parlare, i due si diressero verso l’ascensore. Scesero diversi piani, infilarono le scale mobili e arrivarono ai piani sotterranei dell’edificio. Di qui, dopo un’altra corsa affannosa lungo i piani sotterranei e di nuovo su per le scale fino al pianterreno, i due sbucarono nell’atrio di ingresso, dove erano di guardia una mezza dozzina di Neri, che non si occuparono di loro, e alla fine si ritrovarono al’aperto.
D’Lugan parlò una volta sola, per dire: «Andiamo laggiù.» E intanto indicava lo splendido grattacielo “Graham Franken”, dove erano gli ufficiali di Altho Franken.
Janas era urtato dai modi autoritari di D’Lugan, ma era costretto ad ammettere che, a differenza di lui, l’altro conosceva il piano.
Entrarono, senza intoppi, nel “Graham Franken”, attraversarono l’atrio immenso, e, prendendo scale mobili e ascensori, arrivarono all’ultimo piano dove erano gli uffici direttivi della CNS, ed entrarono nella grande sala dove, due giorni prima, Janas era venuto a chiedere udienza a Altho.
Senza esitare, D’Lugan si diresse verso la stessa impiegata che aveva accolto Janas. La ragazza alzò gli occhi. Rimase senza fiato, e il nome “Paul” le sfuggi di bocca.
«Ci siamo» disse D’Lugan sottovoce.
Un’ombra di paura apparve sul volto di lei, ma subito sparì. Innervosita, si guardò attorno, fissò Janas, che aveva riconosciuto, poi tornò a rivolgersi a Paul D’Lugan.
«In che cosa posso essere utile, signori?» ormai parlava con voce normale, abbastanza forte perché gli altri sentissero.
«Siamo i cittadini Hendriks e Malheim» disse D’Lugan. «Abbiamo appuntamento con il cittadino Altho Franken.»
La ragazza annui quasi impercettibilmente, con un lampo di intesa negli occhi. Premette un bottone sul tavolo, o per lo meno finse di premerlo.
«Il cittadino Franken vi riceverà tra un momento» disse fingendo di aver ascoltato la risposta di qualche impiegato. «Accomodatevi e vi richiamerò.»