Il cielo era pieno di navi [The Sky is Filled with Ships - it]
- Автор: Мередит Ричард К.
- Год: 1970
- Язык: итальянский
- Год: Mondadori
- Переводчик: Bianca Russo
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «Il cielo era pieno di navi [The Sky is Filled with Ships - it]». Краткое содержание книги:
«Lo ero» disse Janas. «Ma tu stesso hai detto che mi avresti fatto fucilare.»
«Ma non intendevo farlo!» gridò Franken.
«Lo farà» rispose Janas «e io non glielo impedirò. Sarà meglio che tu chiami Bilthor.»
«E Enid?» disse a un tratto Franken, aggrappandosi con la forza della disperazione a qualsiasi appiglio.
«Enid?» chiese Janas, serrando più forte la 45.
«Tu le vuoi molto bene, vero?» chiese Franken, mentre un po’ di colore gli tornava in viso e la voce si faceva già più sicura. «Tu non vuoi, vero, che le venga fatto del male?»
«Non le sarà fatto alcun male» disse Janas, freddo.
«Ne sei sicuro?» chiese Franken.
«Che cosa vuoi dire?» Janas era furioso.
«Se capita qualcosa a me...» cominciò Franken.
«Sarebbe nelle tue mani, dunque?»
«Sì» disse Franken. «I miei uomini l’hanno presa stamane.»
«Dove?»
«Nel suo appartamento.»
«Quale appartamento?»
«Quello che ha a San Francisco, nella casa dove vive suo fratello.»
«Dimostramelo!» il dito di Janas si contrasse involontariamente sul grilletto.
«Faresti meglio a credermi, Bob» disse Franken, con l’ombra di un sorriso.
«Faresti meglio a darmi le prove di ciò che dici, Al» disse Janas. «Enid, stamane, non era a casa sua. È andata via ieri.»
«Nessuno ha visto...» cominciò Franken ma poi si rese conto dell’errore. Il sorriso si spense e ogni traccia di baldanza scomparve dalla sua faccia.
«Chiama Bilthor» disse Janas, indicando, con il calcio della pistola, la trasmittente.
Con mossa lenta, come un uomo che si muove su un pianeta ad altra gravità, Franken allungò la mano all’apparecchio.
«Non fate sciocchezze» disse D’Lugan.
Franken annuì, poi premette diversi pulsanti.
«Qui l’ufficio del cittadino Bilthor Franken» rispose una gradevole voce femminile. Dal punto dove si trovava, Janas non poteva vedere lo schermo. «In che cosa... Ah, cittadino Franken.»
«Passatemi Bilthor» disse Franken, con voce rotta.
«In questo momento non è in ufficio, signore» disse la ragazza. «E non so se ha con sé il cerca-persone.» Seguì una pausa. «No, signore, l’ha lasciato in ufficio. Debbo farvi chiamare appena torna, cittadino Franken?»
Franken guardò D’Lugan, poi disse: «Dov’è andato?»
«Non lo so, signore» rispose la ragazza. «Non l’ha lasciato detto. Devo farvi chiamare?»
Franken tornò a guardare D’Lugan. Stavolta l’altro accennò di sì.
«Si» disse Franken. «Ditegli che è importante.» E interruppe la comunicazione.
«Aspetteremo» disse D’Lugan.
«Ma non potete» protestò Franken. «Io ho diversi appuntamenti, e la gente finirà col chiedersi che cosa sta capitando. E il capitano Tellzer?» e indicò lo stanzino dove era chiuso il corpo dell’agente. «Le guardie lo cercheranno.»
«Meglio per voi se non lo cercano» disse D’Lugan, sedendosi in una sedia di fronte a Franken, senza abbassare, neppure per un secondo, lo stordigente. «Dite ai vostri impiegati che per oggi pomeriggio annullino tutti gli appuntamenti e comunicate che Tellzer è uscito da un’altra parte.»
Franken, pur riluttante, obbedì.
«Non la passerete liscia» disse, dopo avere fatto le comunicazioni.
D’Lugan diede un’occhiata all’orologio. «Tra poco dovrebbe arrivare Jarl. Aveva un suo piano per uscire dal Settore Operazioni senza essere scoperto. Se riusciamo ad avere qui Bilthor, avremo delle buone probabilità di successo.»
Franken stava già prendendo un’aria soddisfatta, quando la ricevente ronzò. Franken sussultò, perdendo ogni colore.
«Rispondete!» scattò D’Lugan.
Franken non si mosse subito e D’Lugan venne avanti, agitandogli sotto il naso la pistola. Immediatamente Franken fece segno di si e obbedì. Con l’indice destro, premette un pulsante sul tavolo.
«Buongiorno, Al» disse una voce al microfono. «Avevi bisogno di me?»
Dopo un secondo di esitazione, Franken si decise a parlare. «Sì, vieni subito in ufficio, per favore.»
«In questo momento ho un sacco di cose da fare» rispose la voce di Bilthor Franken. «C’è qualcosa che non va al Settore Operazioni, e non ho ancora capito bene di che si tratti. Non puoi dirmi per radio che cosa vuoi?»
«Ho bisogno di parlarti personalmente» disse Franken, senza perdere di vista la canna della pistola di D’Lugan.
«C’è qualcosa che non va?» chiese Bilthor.
«No, no» rispose Franken, dopo un secondo di pausa. «Ho bisogno di parlarti, tutto qui.»
«Va bene» sospirò Bilthor. «Sarò lì tra un paio di minuti. Ciao.» Segui un clik e la comunicazione fu chiusa.
Franken si abbandonò sulla seggiola, guardando D’Lugan e Janas.
«Sta arrivando.»
«Questo lo abbiamo capito» rispose D’Lugan. «Di dove arriverà? Di lì?» e indicò i due battenti solenni attraverso cui erano passati lui, Janas e Maura.
«Si» rispose Franken.
«No, non è vero» disse Maura, rompendo per la prima volta il silenzio. «C’è un ingresso privato per i vice-presidenti e i membri del consiglio.»
«Dov’è» chiese Janas.
«Non lo so con precisione» rispose Maura. «So soltanto che loro non passano dalla solita porta.»
«Da che parte arriverà?» chiese Janas, girandosi verso Franken.
«Mi stai minacciando, Bob?» chiese l’altro, lentamente.
«Sì, maledizione!»
Franken annuì, con amarezza. «Prendi quella porta a destra, va fino in fondo al corridoio e poi svolta a sinistra. Là c’è una rampa di scale. Lui arriverà di lì.»
«Grazie» disse Janas, freddo, poi guardò D’Lugan.
«Voi restate qui» disse D’Lugan. «Non perdetelo di vista. Io andrò incontro al cittadino Bilthor.»
Janas non rispose immediatamente e D’Lugan riprese: «Sentite, comandante, qui non è solo questione di amicizia. Il destino della CNS è molto più importante dell’amicizia di Altho Franken.»
Janas annuì. «Non temete» disse alla fine. «Farò quel che devo fare.»
D’Lugan gli rivolse uno dei suoi sorrisi così rari e si voltò per uscire.
«Volete che ci scambiamo le armi?» chiese D’Lugan, fermandosi sulla soglia.
«No» rispose Janas, dando un’occhiata alla 45. «Preferisco la mia.»
«Sta’ attento, Paul» disse a un tratto Maura, con voce soffocata.
«Sta tranquilla» rispose D’Lugan, con una dolcezza inconsueta. Per qualche minuto, nessuno parlò. Alla fine Franken disse:
«Perché ti sei lasciato coinvolgere in questo affare, Bob?»
«Non puoi capire» disse Janas, sedendosi in modo da non perdere di vista le mani di Franken. «E io non saprei spiegartelo.»
«Vorrei capire» disse Franken, e stavolta appariva sincero.
«Allora ascoltami» disse Janas, sforzandosi di spiegare le sue azioni all’uomo che, per quasi un secolo, aveva ritenuto suo amico. «Buona parte della mia vita, l’ho passata lassù» e indicò il cielo. «Sono sbarcato su tutti i mondi abitati dall’uomo e mi sono reso conto che cosa stanno facendo quegli uomini. Stanno creando una nuova civiltà, Al, un centinaio di nuove civiltà. E non è facile. Perché Odino, Rama, Orpheus, e forse una dozzina di altri mondi, sono terre accoglienti, già civili; ma su tutti gli altri mondi siamo ancora ai primi passi, abbiamo appena cominciato a raspare il terreno. E quella gente ricorda cose che noi, terrestri, abbiamo da un pezzo dimenticato. Cose che hanno creato la CNS e l’antica Confederazione. La gente di “Lassù” non ha nessuna sicurezza, e neppure la vuole, o almeno non vuole il tipo di sicurezza che le può garantire la Confederazione. Per secoli, la Confederazione li ha mandati raminghi per l’universo, e adesso essi sono convinti di avere dato troppo, in confronto a quello che hanno ricevuto. Ne hanno abbastanza, ormai della Confederazione, e, secondo me, hanno ragione.»