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Il cielo era pieno di navi [The Sky is Filled with Ships - it]

Электронная книга - «Il cielo era pieno di navi [The Sky is Filled with Ships - it]». Краткое содержание книги:

Che cosa bolle ai confini della Galassia? Si parla di stragi “locali” e rappresaglie “limitate” su lontani pianeti come Odino, Cassandra, Antigone; si dice che la Lega dei Mondi Indipendenti voglia ribellarsi al governo centrale terrestre; si teme una guerra totale. Ma il solo a sapere come stanno realmente le cose è il capitano Robert Janas, un neutrale, un uomo di buona volontà e di buon senso, dal cui rapporto dipende il destino di miliardi di uomini. E Janas, come spesso accade a chi dice semplicemente la verità, non trova nessuno disposto a credergli.
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«Telemaco è nella Nebulo­sa Centrale» disse Gray «a circa...»

«Lo so» disse Janas «a circa diciotto anni-luce da Odi­no, verso il centro della Galas­sia.»

«Siete stato a lungo nella Nebulosa?» chiese Gray.

Janas accennò di si.

Nuovo silenzio.

«Cosa volete?» chiese al­la fine Janas, scandendo le parole. I due, era chiaro, non erano semplici turisti, come volevano far credere. Erano venuti con la gita organizzata, ma, in realtà, erano arrivati fin li per incontrare lui. Perché?

Rinni apri di scatto la borsa che portava a tracolla. Dentro apparve un noiser di tipo mili­tare, con la lampada spia acce­sa. Janas annui.

«Siamo entrambi registrati come terrestri, di professione ballerini» spiegò Rinni, con voce decisa. «Andiamo e ve­niamo a nostro piacere, senza che nessuno ci faccia doman­de. Il mese scorso, a Ginevra, abbiamo dato uno spettacolo davanti al presidente.»

Gray fece una smorfia e Janas non ebbe difficoltà a capire perché. Herrera, tra l’al­tro, era noto perché gli piace­vano le belle donne.

«E voi siete agenti della Lega dei Mondi Indipendenti, vero?» disse Janas lentamen­te, nel tono di chi fa una constatazione, più che una do­manda.

«Si» rispose Rinni.

«E che cosa volete da me?» ripeté Janas.

«Sappiamo chi siete, co­mandante» disse Rinni. «E sappiamo anche perché siete tornato sulla Terra.»

«Bravi!» disse Janas, sforzandosi di nascondere la propria irritazione, nel vedere quanta gente si occupava dei fatti suoi. Ma più forte dell’ir­ritazione era la diffidenza ver­so i due giovani. Quei due volevano qualcosa da lui, e sapeva perfettamente che co­sa: ma Janas non aveva la minima intenzione di lasciarsi coinvolgere nel gioco di un’al­tra fazione. Ne aveva già abba­stanza dei problemi della CNS.

«Che cosa vi ha detto Altho Franken, quando gli avete chiesto di tenere la CNS fuori dal conflitto?» chiese Rin­ni.

«Questo non lo sapete?»

Rinni sorrise, e, per un se­condo, la maschera dura del suo volto s’incrinò.

«Una certa idea, ce l’ab­biamo» rispose Gray.

«Probabilmente siete nel giusto» disse Janas.

«E che cosa intendete fa­re, comandante?» chiese Rinni, riprendendo la sua espressione dura.

«Ma voi, che cosa c’entra­te in questa faccenda?»

«Vogliamo aiutarvi» dis­se Rinni.

«Comandante Janas» dis­se Gray, con tutto lo slancio della giovinezza. «Il generale Kantralas non vuole distrugge­re la CNS. È pronto a accet­tarne la neutralità. Sa che la CNS gli è sinceramente amica.»

«Altho Franken non è un amico del generale» disse Janas.

«E voi?» chiese Rinni.

«Io condivido certi suoi punti di vista, per così dire» disse Janas «e certo non desidero che la CNS si allei con gli avversari di Kantralas.»

«Chi non è con noi...» cominciò Gray.

«Un momento» disse Janas, alzando la mano. «Quali sono le vostre intenzioni precise?»

«Voi e i vostri amici perse­guite gli stessi scopi nostri» disse Rinni.

«Cioè?» chiese Janas.

«La distruzione della Con­federazione» disse Rinni, con una sfumatura di stupore nella voce. «La fine della guerra. La libertà di tutti i mondi dalla dominazione della Terra. L’instaurazione di una pace giusta e universale.» Tacque un istante, guardando Janas. «L’umanità non può più tollera­re la brutalità e le atrocità del presidente Herrera.»

«Non è stata solo la Con­federazione a macchiarsi di atrocità» ribatté Janas. «E Cassandra, e Erda? Li avete dimenticati, forse?»

«E voi avete dimenticato Antigone e Odino, comandan­te?» chiese Rinni. «Le atro­cità e il genocidio sono conse­guenze della politica della Confederazione. Non siamo stati noi a cominciare.»

«Ma avete continuato» replicò Janas.

«Solo per autodifesa, co­mandante.» C’era, nella voce di Rinni, una irritazione since­ra. «E per noi non si tratta di tattica. I nostri capi non han­no dato l’ordine dei massacri e non hanno perdonato l’acca­duto.»

«Gli uomini che hanno portato la desolazione su Cas­sandra e su Erda sono stati puniti?» chiese Janas.

«No» rispose Rinni «ma ciò non significa che noi ap­proviamo le loro azioni. Non possiamo, però, permetterci di perdere i nostri capi. Forse hanno avuto torto, ma hanno sempre agito, così credevano, nell’interesse della Lega.»

Janas, per un momento, ri­mase in silenzio.

«Ma questo è un punto secondario» disse Gray. «Il punto principale è un altro. Voi e noi vogliamo la fine della dittatura di Herrera e una alleanza onesta e aperta di tutti i mondi, ognuno dei quali dovrà essere libero, uguale e sovrano. L’intera Spirale non ne può più della tirannia di un uomo e del dominio di un solo pianeta. Questa, comandante, è la nostra meta.»

Janas scosse il capo. «Forse avete travisato i miei in­tenti» disse. «Le mie aspira­zioni sono più modeste delle vostre.»

«E quali sono le vostre aspirazioni, comandante?» chiese Rinni, con voce aspra e dura come l’acciaio.

«Vorrei soltanto che la CNS rimanesse fuori dalla mi­schia» le disse. «E non nutro grandi speranze di riuscire a realizzare qualcosa di più. An­zi, dubito molto di riuscirci.»

Per qualche istante, Rinni e Gray rimasero in silenzio.

«Su questo punto siamo d’accordo, comandante Janas» disse Gray alla fine.

«Lo immagino» disse Ja­nas, prendendo l’ultimo pezzo di roast-beef. «In linea di principio, io sono d’accordo con voi. Però ritengo che i vostri propositi, date le circo­stanze attuali, siano poco reali­sti.»

«Che cosa intendete dire, comandante?» chiese Rinni.

«Voi siete convinti, se ho capito bene, che una volta eliminato quel brutto mostro della Confederazione terrestre, tutto vada a posto da solo. Io, invece, temo che non sia tanto semplice.»

«Andate avanti» disse Rinni.

«Una volta tolta di mezzo la Confederazione, nell’ipotesi che vinca la Lega, che cosa farete dei mostri che avete creato? Come vi libererete di gente come Carman Dubourg? Quell’uomo vi dà una mano a far fuori Herrera, e intanto si sta costruendo il suo impero personale. Non entrerà sicuramente nella vostra al­leanza di “liberi e uguali”. E dei pianeti come Erda e Cas­sandra, che ne farete? Credete che accetteranno di unirsi alla vostra alleanza, o anche solo di mettersi in relazione con voi, dopo quello che avete fat­to? Non è così semplice come sembra» ripeté Janas.

«Continuate, comandante» mormorò Rinni. «Mi pare di cominciare a capire il vostro punto di vista.»

«No, non capite» disse Janas, scrollando il capo. «E non dirò niente altro. Voi cre­dete in ciò che fate, e io vi ammiro per questo. Spero sin­ceramente che riusciate a crea­re l’ordine nuovo che voi so­gnate.»

«Insomma, voi non crede­te nella nostra vittoria, è così?» chiese Gray.

«Io non credo in nessuna vittoria» disse Janas. «Spero soltanto che la CNS riesca a sopravvivere.»

«Come ho già detto, co­mandante, siamo d’accordo con voi su questo punto» disse Gray. «Potremo almeno collaborare a questo scopo.»

«No» disse Janas. «Io non mi unirò a voi e non voglio che voi vi uniate a me. Questa è una faccenda privata, che riguarda solo la CNS.»

«Comandante» disse Rin­ni, dominando l’irritazione. «Se ci permetteste di aiutarvi, potremmo esservi di grande aiuto. Abbiamo un’organizza­zione potente sulla Terra, mol­to più potente di quanto voi sospettiate.»

«Grazie, no!» le disse Janas.

«Dunque, non possiamo fare proprio niente?» chiese Gray, senza più speranze.

Janas, per un secondo, tacque. «Avete qualcuno a San Francisco?»

«Sì» rispose Gray.

«Ci sono due cose che vorrei che i vostri controllasse­ro» disse Janas. «Una è una faccenda mia personale, l’altra invece vi riguarda più da vici­no.»

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