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Le Torri di Mezzanotte

Электронная книга - «Le Torri di Mezzanotte». Краткое содержание книги:

Аннотация

Rand al’Thor, il Drago Rinato, si è confrontato con sé stesso, comprendendo finalmente il suo ruolo nello scontro finale con il Tenebroso. Ora tutto ciò che gli resta da fare prima dell’ultima Battaglia è riparare quanti più danni possibile nel mondo per poi radunare le truppe.
Anche Perrin sta cercando di ricongiungersi con lui, ma sulla sua strada si frappongono ostacoli provenienti dal suo passato, e per superarli dovrà innanzitutto trovare la pace con il lupo dentro di lui. E mentre Egwene, ormai stabilmente Amyrlin Seat, deve confrontarsi con Mesaana, una dei Reietti che da tempo si nasconde all’interno della Torre Bianca, Elayne sta consolidando il suo potere nell’Andor. È qui che arriva Mat, con la sua Banda della Mano Rossa, costretto da un giuramento ad attendere a Caemlyn prima di imbarcarsi in un’impresa impossibile per salvare una persona che tutti credevano morta. Dopo tante peripezie, tutti i protagonisti si ricongiungeranno per affrontare Tarmon Gai’don. Il penultimo episodio di un ciclo che con la sua potente ed essenziale visione del Bene e del Male ha appassionato milioni di lettori.
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Si mise rapidamente a sedere sulla sua panca, con un quadrato di luce solare che si riversava dalla finestra sul suo lato destro. Avvolse il cuoio attorno a una sbarra di legno spessa circa due pollici, poi fece dei buchi attorno ai bordi.

Da lì, iniziò a cucire il cuoio a un altro pezzo che aveva preparato prima. Una buona cucitura attorno all’esterno gli avrebbe impedito di logorarsi. Molti artigiani del cuoio non si curavano molto della cucitura. Non Androl. La cucitura era la cosa che la gente vedeva per prima; risaltava, come vernice su una parete.

Mentre lavorava, il cuoio si asciugò e perse parte della sua elasticità, ma era ancora abbastanza flessibile. Fece i punti netti e regolari. Strinse bene gli ultimi e li usò per legare il cuoio attorno alla sbarra di legno; avrebbe tagliato quelli per ultimi una volta che il cuoio si fosse asciugato.

Terminato con la cucitura, aggiunse qualche abbellimento. Un nome in cima, inserito al suo posto col suo piccolo mazzuolo e chiodini con la capocchia a forma di lettera. Poi fu la volta dei simboli della Spada e del Drago; aveva creato lui stesso quelle piastre, basandosi sulle spille indossate dagli Asha’man.

In fondo, usando i chiodini con le lettere più piccole, stampigliò le parole: difendi, sorveglia, proteggi. Mentre il cuoio continuava ad asciugarsi, tirò fuori il suo colorante per tinteggiare le lettere e i disegni per contrasto.

C’era una tranquillità in questo tipo di lavoro; così tanta parte della sua vita riguardava la distruzione, di questi tempi. Lui sapeva che così doveva essere. Era tornato alla Torre Nera proprio perché capiva cosa stava per accadere. Tuttavia era bello creare qualcosa.

Mise da parte il suo pezzo del momento, lasciandolo asciugare mentre si occupava di alcune cinghie da sella. Le misurò con i segni su un lato del suo tavolo, poi allungò la mano verso le sue forbici nel borsello degli attrezzi che pendeva dal lato del tavolo: l’aveva fatto lui stesso. Si irritò nello scoprire che non erano al loro posto.

Che sia maledetto il giorno in cui si è sparsa la voce che avevo delle forbici qua dentro, pensò.

Malgrado le regole apparentemente severe imposte da Taim per la Torre Nera, c’era un caos preoccupante. Grosse infrazioni venivano punite con misure rigorose, ma le piccole cose — come entrare nell’officina di un uomo e 'prendere in prestito’ le sue forbici — venivano ignorate. In particolare se chi le aveva prese in prestito era uno dei preferiti del M’Hael.

Androl sospirò. Il suo coltello da cintura era da Cuellar in attesa di essere affilato. Be’, pensò lui, Taim continua a dirci di cercare delle scuse per incanalare...

Androl si svuotò dalle emozioni, poi afferrò la Fonte. Erano passati mesi da quando aveva avuto problemi a farlo: sulle prime, era stato in grado di incanalare solo quando stava tenendo in mano una cinghia di cuoio. Il M’Hael gliel’aveva fatto passare a suon di botte. Non era stato un procedimento piacevole.

Saidin si riversò dentro di lui, dolce, potente, bellissimo. Rimase seduto per un lungo momento, assaporandolo. La corruzione era svanita. Che meraviglia era. Chiuse gli occhi e inspirò a fondo.

Come sarebbe stato attingere tanto Potere quanto gli altri? A volte lo agognava. Sapeva di essere debole, il più debole tra i Dedicati nella Torre Nera. Forse così debole che non sarebbe mai dovuto essere promosso da Soldato. Logain era andato a portare la petizione al lord Drago, facendolo promuovere, contro gli espressi desideri di Taim.

Androl aprì gli occhi, poi tenne sollevata la cinghia e intessé un minuscolo passaggio, solo di un pollice di diametro. Splendette vivo di fronte a lui, tagliando la cinghia in due. Sorrise, poi lo lasciò svanire e ripeté il procedimento.

Alcuni dicevano che Logain avesse insistito per la promozione di Androl solo come uno spintone contro l’autorità di Taim. Ma Logain aveva detto che era stato l’incredibile Talento di Androl con i passaggi ad avergli fruttato il titolo di Dedicato. Logain era un uomo duro, frastagliato ai bordi, come un vecchio fodero che non fosse stato verniciato a dovere. Ma quel fodero conteneva ancora una spada letale. Logain era sincero. Un brav’uomo, sotto quei graffi.

Androl alla fine terminò con le cinghie. Andò verso il pezzo di cuoio ovale e tagliò via la cinghia che lo reggeva al suo posto. Quello mantenne la sua forma, e lui lo sollevò alla luce, ispezionandone le cuciture. Il cuoio era rigido senza essere fragile. Calzava sul suo avambraccio. Sì, era stato modellato per bene.

Annuì fra sé. Uno dei trucchi della vita era prestare attenzione ai piccoli dettagli. Concentrarsi, fare bene le piccole cose. Se su un parabraccio ciascun punto era fissato bene, quello non si sarebbe logorato o rotto. Poteva significare la differenza tra un arciere che durasse per tutto un tiro di sbarramento o che dovesse mettere via il suo arco.

Un solo arciere non avrebbe determinato le sorti di una battaglia. Ma le piccole cose si impilavano, l’una sopra l’altra, fino a diventare grandi cose. Terminò il parabraccio fissando alcuni legacci permanenti sulla parte posteriore, in modo che si potesse legarlo al suo posto sul braccio.

Prese la sua giubba nera dallo schienale della sedia. La spilla d’argento a forma di spada sull’alto colletto scintillò nella luce che entrava dalla finestra mentre lui si allacciava i bottoni. Lanciò uno sguardo al suo riflesso nel vetro, accertandosi che la giubba fosse dritta. Le piccole cose erano importanti. I secondi erano piccole cose, e se ne ammassavi abbastanza l’uno sull’altro diventavano la vita di un uomo.

Si mise addosso il parabraccio, poi aprì la porta della sua piccola officina ed entrò nella periferia del villaggio della Torre Nera. Qui gruppi di edifici a due piani erano disposti in modo molto simile a qualunque cittadina dell’Andor. Tetti a spiovente, di paglia, con dritte pareti di legno, alcune anche di pietra e mattoni. Una doppia fila di quegli edifici correva fino al centro del villaggio. Guardando solo quelli, avrebbe potuto pensare che stava camminando per Nuova Braem o Grafendale.

Ovviamente, questo richiedeva ignorare gli uomini in giubba nera. Erano dappertutto, a sbrigare commissioni per il M’Hael, andavano a esercitarsi, lavoravano alle fondamenta della struttura stessa della Torre Nera. Questo posto era ancora in corso d’opera. Un gruppo di Soldati — che non portavano la spilla della spada, né del Drago rosso e oro — usò il potere per far esplodere il terreno accanto alla strada in una lunga trincea. Era stato deciso che il villaggio aveva bisogno di un canale.

Androl poteva vedere i flussi — perlopiù Terra — roteare attorno ai Soldati. Nella Torre Nera, facevi il più possibile con il Potere. Addestrarsi sempre, come uomini che sollevavano pietre per accrescere la propria forza. Luce, Logain e Taim facevano proprio sgobbare quei ragazzi.

Androl si mosse sulla strada da poco cosparsa di ghiaia. Molta di quella ghiaia aveva i bordi fusi per essere stata fatta esplodere. Avevano portato dei macigni — attraverso passaggi, su flussi di Aria — poi li avevano fatti a pezzi con flussi esplosivi. Era stato come una zona di guerra, con rocce che andavano in frantumi, facendo schizzare dei frammenti. Con Potere — e addestramento — come quello, gli Asha’man sarebbero stati in grado di ridurre in macerie delle mura cittadine.

Androl continuò per la sua strada. La Torre Nera era un posto dove si vedevano cose strane, e la ghiaia fusa non era la più bizzarra di esse. Né i soldati che squarciavano il terreno, sotto l’attenta supervisione di Androl. Di recente, la vista più strana erano i bambini. Correvano e giocavano, saltando dentro la trincea lasciata dai Soldati al lavoro, scivolando giù tra quelle pareti di terra, poi arrampicandosi di nuovo fuori.

Bambini. Giocare nei buchi creati da esplosioni di saidin. Il mondo stava cambiando. La stessa nonna di Androl — così vecchia che aveva perso tutti i denti in bocca — aveva usato storie di uomini che incanalavano per spaventarlo e mandarlo a letto nelle notti in cui lui cercava di sgattaiolare fuori per contare le stelle. L’oscurità di fuori non lo aveva spaventato, né le storie di Trolloc e Fade. Ma uomini che potevano incanalare... quello lo aveva terrorizzato.

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