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Le Torri di Mezzanotte

Электронная книга - «Le Torri di Mezzanotte». Краткое содержание книги:

Аннотация

Rand al’Thor, il Drago Rinato, si è confrontato con sé stesso, comprendendo finalmente il suo ruolo nello scontro finale con il Tenebroso. Ora tutto ciò che gli resta da fare prima dell’ultima Battaglia è riparare quanti più danni possibile nel mondo per poi radunare le truppe.
Anche Perrin sta cercando di ricongiungersi con lui, ma sulla sua strada si frappongono ostacoli provenienti dal suo passato, e per superarli dovrà innanzitutto trovare la pace con il lupo dentro di lui. E mentre Egwene, ormai stabilmente Amyrlin Seat, deve confrontarsi con Mesaana, una dei Reietti che da tempo si nasconde all’interno della Torre Bianca, Elayne sta consolidando il suo potere nell’Andor. È qui che arriva Mat, con la sua Banda della Mano Rossa, costretto da un giuramento ad attendere a Caemlyn prima di imbarcarsi in un’impresa impossibile per salvare una persona che tutti credevano morta. Dopo tante peripezie, tutti i protagonisti si ricongiungeranno per affrontare Tarmon Gai’don. Il penultimo episodio di un ciclo che con la sua potente ed essenziale visione del Bene e del Male ha appassionato milioni di lettori.
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«Ne ho bevuto uno, una volta» disse Androl. «Per una scommessa.»

«Sì, ma dove?»

«A Retash, naturalmente.»

«Ma è a parecchie leghe lontano dalla costa, in un arcipelago che nemmeno il Popolo del Mare visita spesso!»

Androl scrollò di nuovo le spalle. Lanciò un’occhiata ai lacchè di Taim. Un ragazzo del villaggio aveva portato loro un canestro di cibo da Taim, anche se il M’Hael affermava di non fare dei favoritismi. Se Androl l’avesse chiesto, avrebbe scoperto che un altro ragazzo avrebbe dovuto mandare del cibo per gli altri. Ma quel ragazzo si era perduto, o se l’era dimenticato, o aveva commesso qualche altro errore innocente. Taim avrebbe fatto frustare qualcuno e non sarebbe cambiato nulla.

«Questa divisione è preoccupante, amico mio» disse Emarin piano. «Come possiamo combattere per il lord Drago se non riusciamo a mettere pace fra noi stessi?»

Androl scosse il capo.

Emarin continuò. «Dicono che nessun uomo col favore di Logain abbia ottenuto la spilla col Drago da settimane. Ce ne sono molti, come Nalaam lì, che avrebbero dovuto avere la spilla della spada tempo fa, ma gli è stata ripetutamente negata dal M’Hael. Una Casata i cui membri litigano per il comando non sarà mai una minaccia per altre Casate.»

«Parole sagge» disse Androl. «Ma cosa dovremmo fare? Cosa possiamo fare? Taim è M’Hael e Logain non è ancora tornato.»

«Forse potremmo mandare qualcuno da lui» disse Emarin. «O forse tu potresti calmare gli altri. Temo che alcuni di loro siano prossimi a perdere la pazienza, e se scoppia uno scontro, ho pochi dubbi su chi subirà le punizioni peggiori da parte di Taim.»

Androl si accigliò. «Vero. Ma perché io? Tu sei molto più bravo di me con le parole, Emarin.»

Emarin ridacchiò. «Sì, ma Logain si fida di te, Androl. Gli altri uomini ti tengono in considerazione.»

Non dovrebbero, pensò Androl. «Vedrò cosa riesco a escogitare.» Nalaam si stava preparando per un’altra storia, ma prima che potesse cominciare, Androl fece un gesto a Jonneth, tenendo in alto il parabraccio. «Ho visto che quello che avevi si è incrinato. Prova questo.»

La faccia di Jonneth si illuminò mentre prendeva il parabraccio. «Sei incredibile, Androl! Non pensavo che nessuno se ne fosse accorto. È una cosa sciocca, lo so, ma...» Il suo sorriso si allargò e si precipitò verso un albero vicino, accanto al quale era posato un po’ di equipaggiamento degli uomini, incluso l’arco di Jonneth. A questi uomini dei Fiumi Gemelli piaceva averlo a portata di mano.

Jonneth ritornò, mettendo la corda all’arco. Indossò il parabraccio. «Calza a meraviglia!» disse, e Androl si ritrovò a sorridere. Piccole cose. Potevano significare così tanto.

Jonneth prese la mira e tirò una freccia, lo strale che sibilava in aria, la corda che schioccava contro il parabraccio. La freccia volò lontano, colpendo un albero su una collina a più di duecento passi di distanza.

Canler fischiò. «Non ho mai visto nulla come quei vostri archi, Jonneth. Mai in vita mia.» Erano entrambi Andorani, anche se Canler proveniva da una cittadina molto più vicina a Caemlyn.

Jonneth guardò il suo tiro con occhio critico, poi tese di nuovo — l’impennaggio contro la guancia — e scoccò. La freccia andò a colpire lo stesso albero. Androl avrebbe detto che i due dardi erano a meno di due spanne di distanza.

Canler fischiò di nuovo.

«Mio padre si addestrava con uno di quelli» osservò Nalaam. «Ha imparato l’arte da un uomo dei Fiumi Gemelli che stava per affogare a Illian. Lui lo salvò e quello gli diede la corda d’arco come ricordo.»

Canler sollevò un sopracciglio, ma parve coinvolto dalla storia allo stesso tempo. Androl si limitò a ridacchiare, scuotendo la testa. «Ti dispiace se ci provo io, Jonneth? Sono piuttosto bravo con un arco tarenese, e quelli sono un po’ più lunghi di molti altri.»

«Ma certo» disse l’uomo allampanato, togliendosi il parabraccio e porgendogli l’arco.

Androl indossò il parabraccio e sollevò l’arco. Era di tasso nero e la corda non era tanto elastica come lui era abituato. Jonneth gli porse una freccia e Androl imitò il movimento dell’uomo, tendendo fino alla guancia.

«Luce!» esclamò per il peso di quella tensione. «Le tue braccia sono ingannevolmente piccole, Jonneth. Come fai a mirare? Io riesco a malapena a tenerlo fermo!»

Jonneth rise mentre le braccia di Androl tremolavano e alla fine lui scoccò, incapace di tenere l’arco teso per un attimo di più. La freccia colpì il terreno lontano dal bersaglio. Androl passò l’arco a Jonneth.

«Quello era piuttosto buono, Androl» disse Jonneth. «Molti uomini non riescono nemmeno a tendere la corda. Dammi dieci anni e potrei farti tirare come un uomo nato nei Fiumi Gemelli.»

«Mi limiterò agli archi corti per ora» disse Androl. «Non saresti mai in grado di tirare con uno di quei mostri da cavallo.»

«Non ne avrei bisogno!» disse Jonneth.

«E se fossi inseguito?»

«Se fossero in meno di cinque,» disse Jonneth «li abbatterei tutti con questo prima che arrivassero da me. Se ce ne fossero più di cinque, allora perché mai dovrei mettermi a tirare frecce contro di loro? Dovrei correre come se avessi il Tenebroso stesso alle calcagna.»

Gli altri uomini ridacchiarono, anche se Androl colse Emarin che lo fissava. Probabilmente domandandosi come faceva Androl a sapere del tirare con l’arco da cavallo. Era acuto, quel nobile. Androl avrebbe dovuto guardarsi le spalle.

«E cos’è questo?» chiese una voce. «Stai cercando di imparare a tirare con l’arco, galoppino? È così che riesci a difenderti?»

Androl digrignò i denti, voltandosi mentre Coteren si metteva in piedi. Era un uomo corpulento, con i suoi oleosi capelli neri tenuti lunghi e sciolti. Pendevano attorno a una faccia rozza con guance grassocce. I suoi occhi erano concentrati, pericolosi. Sorrise. Il sorriso di un gatto che aveva trovato un roditore con cui giocare.

Androl slacciò in silenzio il parabraccio, porgendolo a Jonneth. Coteren era un Asha’man completo, un amico personale del M’Hael. Era superiore in rango a tutti loro di parecchio.

«Il M’Hael verrà informato di questo» disse Coteren. «Voi ignorate le vostre lezioni. Non avete bisogno di archi o frecce... non quando potete uccidere col Potere!»

«Non stiamo ignorando nulla» disse Nalaam in tono ostinato.

«Zitto, ragazzo» disse Androl. «Tieni a bada la lingua.»

Coteren rise. «Ascoltate il galoppino, marmaglia. Il M’Hael saprà anche della vostra impudenza.» Si concentrò su Androl. «Afferra la Fonte.»

Androl obbedì con riluttanza. La dolcezza di saidin si riversò in lui e Androl si guardò nervosamente di lato. Non c’era segno delle ombre.

«Così patetico» disse Coteren. «Distruggi quella roccia laggiù.»

Era fin troppo grossa per lui. Ma aveva avuto a che fare con dei bulli in precedenza e Coteren era uno della peggior specie: uno con potere e autorità. La cosa migliore da fare era obbedire. L’imbarazzo era una piccola punizione. Quello era qualcosa che i bulli sembravano capire.

Androl intessé il flusso richiesto di Fuoco e Terra, colpendo la grossa pietra. Il sottile filamento conteneva quasi tutto il Potere che riusciva a radunare, ma fece sfaldare solo pochi frammenti dal macigno.

Coteren rise di gusto, così come il gruppo di Dedicati che mangiavano sotto l’albero lì vicino. «Dannate ceneri, sei proprio inutile!» disse Coteren. «Dimentica quello che ho detto prima, galoppino! Tu hai bisogno di quell’arco!»

Androl lasciò andare l’Unico Potere. Coteren aveva avuto la sua risata; sarebbe stato soddisfatto. Purtroppo, Androl percepì degli uomini afferrare la Fonte dietro di lui. Jonneth, Canler e Nalaam si affiancarono ad Androl, ciascuno di loro colmo dell’Unico Potere e ribollente di rabbia.

Gli uomini che stavano mangiando si alzarono, anche loro che trattenevano la Fonte. Ce n’erano il doppio rispetto agli amici di Androl. Coteren sogghignò.

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