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Le Torri di Mezzanotte

Электронная книга - «Le Torri di Mezzanotte». Краткое содержание книги:

Аннотация

Rand al’Thor, il Drago Rinato, si è confrontato con sé stesso, comprendendo finalmente il suo ruolo nello scontro finale con il Tenebroso. Ora tutto ciò che gli resta da fare prima dell’ultima Battaglia è riparare quanti più danni possibile nel mondo per poi radunare le truppe.
Anche Perrin sta cercando di ricongiungersi con lui, ma sulla sua strada si frappongono ostacoli provenienti dal suo passato, e per superarli dovrà innanzitutto trovare la pace con il lupo dentro di lui. E mentre Egwene, ormai stabilmente Amyrlin Seat, deve confrontarsi con Mesaana, una dei Reietti che da tempo si nasconde all’interno della Torre Bianca, Elayne sta consolidando il suo potere nell’Andor. È qui che arriva Mat, con la sua Banda della Mano Rossa, costretto da un giuramento ad attendere a Caemlyn prima di imbarcarsi in un’impresa impossibile per salvare una persona che tutti credevano morta. Dopo tante peripezie, tutti i protagonisti si ricongiungeranno per affrontare Tarmon Gai’don. Il penultimo episodio di un ciclo che con la sua potente ed essenziale visione del Bene e del Male ha appassionato milioni di lettori.
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«I Fiumi Gemelli?» chiese Morgase. «E lord Perrin Aybara?»

Elayne annuì.

«È un tipo interessante, questo Perrin» disse Morgase pensierosa. «Sì, forse potrei essere di qualche utilità lì. Abbiamo già una sorta di comprensione reciproca.»

Elayne sollevò un sopracciglio.

«C’è lui dietro il mio ritorno da te sana e salva» disse Morgase. «È un uomo onesto e anche onorevole. Ma anche un ribelle, malgrado le sue buone intenzioni. Non avrai vita facile con lui se arrivi a uno scontro.»

«Preferirei evitarlo.» Elayne fece una smorfia. Il modo migliore per occuparsi di quella faccenda sarebbe stato trovarlo e giustiziarlo, ma ovviamente lei non aveva intenzione di fare una cosa del genere. Persino se i rapporti l’avevano irritata tanto da desiderare di potere.

«Be’, cominceremo a lavorare a un modo.» Morgase sorrise. «Ti aiuterà sentire cosa mi è successo. Oh, e Lini è sana e salva. Non so se fossi preoccupata per lei o no.»

«A essere sincera, no» disse Elayne, con una smorfia e provando una punta di vergogna. «Sembra che Lini non si lascerebbe scomporre nemmeno dal crollo di Montedrago.»

Morgase sorrise, poi cominciò la sua storia.

Elayne ascoltò con stupore e non poca eccitazione. Sua madre era viva. Che fosse benedetta la Luce, di recente così tante coso erano andate storte, ma almeno una era andata per il verso giusto.

Di notte la Terra delle Tre Piegature era pacifica e silenziosa. Parecchi animali erano attivi verso il crepuscolo o l’alba, quando non faceva né troppo caldo, né si gelava.

Aviendha era seduta su un piccolo affioramento di roccia, le gambe piegate sotto di sé, guardando giù verso il Rhuidean, nelle terre degli Aiel Jenn, il clan che non era. Quello era prima dell’arrivo di Rand. Lui aveva infranto la città in tre modi molto importanti e per nulla confortanti.

Il primo era il più semplice. Rand aveva fatto sparire la nebbia. La città si era spogliata della sua cupola come un algai’d’siswai che si togliesse il velo. Lei non sapeva in che modo Rand avesse provocato la trasformazione; dubitava che lo sapesse lui stesso. Ma, nello scoprire la città, lui l’aveva cambiata per sempre.

Il secondo modo in cui Rand aveva infranto il Rhuidean era portandovi acqua. Un grande lago si trovava accanto alla città e una spettrale luce lunare ne faceva risplendere le acque, filtrando attraverso le nubi. La gente lo chiamava il lago Tsodrelle’Aman. Lacrime del Drago, anche se il lago si sarebbe dovuto chiamare Lacrime degli Aiel. Rand al’Thor non sapeva quanto dolore avrebbe causato in ciò che aveva rivelato. Era così che faceva lui. Le sue azioni erano spesso talmente innocenti.

Il terzo modo in cui Rand aveva infranto la città era il più profondo. Aviendha lo stava arrivando a comprendere lentamente. Le parole di Nakomi la preoccupavano, la innervosivano. Avevano risvegliato in lei ombre di ricordi, immagini di futuri possibili che Aviendha aveva visto negli anelli durante la sua prima visita al Rhuidean, ma che la sua mente non riusciva a rievocare del tutto, almeno non direttamente.

Lei era preoccupata che presto il Rhuidean avrebbe smesso di essere importante. Una volta, lo scopo supremo della città era stato mostrare alle Sapienti e ai capiclan il passato segreto del loro popolo. Prepararli per il giorno in cui avrebbero servito il Drago. Quel giorno era giunto. Allora chi sarebbe venuto al Rhuidean adesso? Mandare i capi degli Aiel attraverso le colonne di vetro sarebbe stato come ricordare loro del toh che avevano cominciato ad assolvere.

Questo turbava Aviendha in modi che le causavano una specie di prurito sotto la pelle. Non voleva accettare queste domande. Voleva continuare con la tradizione. Ma non riusciva a togliersele dalla testa.

Rand causava così tanti problemi. Eppure lei lo amava. Lo amava per la sua ignoranza, in un certo senso. Gli permetteva di imparare. E così lei lo amava per il modo sciocco in cui cercava di proteggere coloro che non volevano essere protetti.

Soprattutto, lo amava per il suo desiderio di essere forte. Aviendha aveva sempre voluto essere forte. Imparare la lancia. Combattere e ottenere ji. Essere la migliore. Lei poteva percepirlo ora, distante. Erano così simili in questo senso.

I piedi le facevano male per la corsa. Li aveva sfregati con la resina di una pianta di segade, ma poteva ancora sentirli pulsare. I suoi stivali erano posati sulla pietra accanto a lei, assieme alle ottime calze di lana che Elayne le aveva dato.

Era stanca e assetata; quella notte avrebbe digiunato, rimanendo in contemplazione, poi avrebbe riempito il suo otre al lago prima di andare dentro il Rhuidean l’indomani. Quella notte era lì seduta a meditare, preparandosi.

Le vite degli Aiel stavano cambiando. Era un segno di forza accettare il cambiamento quando non poteva essere evitato. Se una fortezza veniva danneggiata durante una scorreria e tu la ricostruivi, non la rifacevi mai esattamente allo stesso modo. Coglievi l’occasione per aggiustare i problemi: la porta che cigolava al vento, la sezione del pavimento sconnessa. Farla esattamente come prima sarebbe stata follia.

Forse era necessario che le tradizioni — come andare al Rhuidean e perfino vivere nella stessa Terra delle Tre Piegature — prima o poi venissero riviste. Ma per ora gli Aiel non potevano lasciare le terre bagnate. C’era l’Ultima Battaglia. E poi i Seanchan avevano catturato molti Aiel e reso damane delle Sapienti; quello non poteva essere permesso. E la Torre Bianca presumeva ancora che tutte le Sapienti aiel in grado di incanalare fossero delle selvatiche. Bisognava fare qualcosa al riguardo.

E lei? Più ci pensava, più si rendeva conto di non poter tornare alla sua vecchia vita. Doveva stare con Rand. Se lui fosse sopravvissuto all’Ultima Battaglia — e Aviendha aveva intenzione di combattere con tutta la forza di cui disponeva per assicurarsi che lo facesse — sarebbe stato comunque un re delle terre bagnate. E poi c’era Elayne. Aviendha e lei sarebbero state sorelle-mogli, ma Elayne non avrebbe mai lasciato l’Andor. Si sarebbe aspettata che Rand rimanesse con lei? Questo avrebbe voluto dire che avrebbe dovuto farlo anche Aviendha?

Era così difficoltoso, sia per lei che per il suo popolo. Le tradizioni non dovevano essere mantenute solo perché erano tradizioni. La forza non era forza se non aveva scopo o indirizzo.

Esaminò il Rhuidean, un posto tanto magnifico di pietra e maestosità. Molte città la disgustavano per la loro putrida sporcizia, ma il Rhuidean era diverso. Tetti a cupola, monoliti e pinnacoli non terminati, zone abitative attentamente pianificate. Adesso nelle fontane scorreva acqua, anche se una vasta sezione portava ancora i segni di quando Rand aveva combattuto lì. Molto di ciò era stato ripulito dalle famiglie che vivevano qui, Aiel che non erano andati in guerra.

Non ci sarebbero stati negozi. Niente alterchi per le strade, niente assassini nei vicoli. Il Rhuidean poteva essere stato privato di significato, ma sarebbe rimasto un luogo di pace.

Andrò avanti, decise lei. Passerò tra le colonne di vetro.

Forse le sue preoccupazioni erano vere e ora il passaggio era meno significativo, ma era sinceramente curiosa di vedere quello che gli altri avevano visto. Inoltre, conoscere il proprio passato era importante per capire il futuro.

Sapienti e capiclan avevano visitato quel posto per secoli. Tornavano con la conoscenza. Forse la città le avrebbe mostrato cosa fare riguardo al suo popolo e al suo stesso cuore.

46

Lavorare il cuoio

Androl prese con cautela il pezzo di cuoio ovale dall’acqua fumante; si era annerito e arricciato. Si mosse rapidamente, prendendolo nelle sue dita callose. Il cuoio era elastico e flessibile ora.

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