I fuochi del cielo
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #5
- Язык: итальянский
- Переводчик: Valeria Ciocci
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «I fuochi del cielo». Краткое содержание книги:
Le storie dei rifugiati vennero a galla in questi incontri. Famiglie separate, perse o morte. Fattorie, negozi e barche rovinati mentre le notizie del mondo si diffondevano, scombussolando il commercio. La gente non poteva comperare se non poteva vendere. Il Profeta era stato solo l’ultimo mattone sul carro che aveva spezzato l’asse. Nynaeve non disse nulla quando vide Elayne dare un marco d’oro a un tizio con i capelli grigi diradati che, le nocche poggiate sulla fronte corrugata, cercò di baciarle la mano. Avrebbe imparato con quanta velocità svaniva l’oro. D’altronde, anche lei aveva sborsato qualcosa. Be’, forse più di qualche moneta.
Tutti gli uomini erano brizzolati e stempiati, con il viso e le mani rugosi, tranne due. Gli uomini più giovani venivano reclutati dall’esercito se non venivano presi dal Profeta, quelli che rifiutavano l’uno o l’altro erano stati impiccati. I due giovani, poco più di ragazzini — Nynaeve dubitava che si rasassero regolarmente — avevano sguardi da perseguitati, e sobbalzavano quando uno degli Shienaresi li guardava. A volte gli uomini più grandi parlavano di ricominciare tutto da capo, cercare un pezzo di terra o una fattoria da rilevare, o magari riprendere il loro commercio, ma il tono delle voci diceva che era più un inganno o una bravata che vera speranza. Prevalentemente parlavano con calma delle loro famiglie. Una moglie perduta, figlie, figli e nipoti scomparsi. Anche loro sembravano perduti. La seconda notte un tipo dalle orecchie a sventola che era sembrato il più entusiasta di tutti fra un gruppo di gente triste era scomparso. Era semplicemente andato via al sorgere del sole. Forse aveva nuotato fino a riva. Nynaeve sperava che lo avesse fatto.
Eppure furono le donne ad attirare la sua attenzione. Non avevano più prospettive degli uomini, non più certezze, ma la maggior parte aveva dei fardelli. Nessuna aveva un marito con sé, nemmeno sapeva se era ancora in vita, eppure le responsabilità che pesavano su di loro le mantenevano in movimento. Nessuna donna coraggiosa poteva arrendersi quando aveva un bambino. Anche gli altri volevano trovare un futuro. Tutte avevano almeno un po’ della speranza che gli uomini fingevano di avere. Tre l’avevano particolarmente colpita.
Nicola aveva circa la sua età, era alta quanto lei, snella, capelli scuri e grandi occhi, e voleva sposarsi. Fino a quando il suo Hyran si era messo in testa che il dovere lo chiamava per seguire il Profeta, per seguire il Drago Rinato; l’avrebbe sposata quando avrebbe assolto il suo dovere. Il dovere era importante, per Hyran. Sarebbe stato un buon marito e padre coscienzioso, come diceva Nicola. Solo che qualsiasi cosa avesse avuto in testa, non gli aveva fatto un gran bene quando qualcuno gliela aveva aperta in due con un’ascia. Nicola non sapeva chi era stato, o perché, solo che doveva fuggire il più lontano possibile dal Profeta. Da qualche parte doveva esserci un posto dove non si ammazzavano, dove non avrebbe sempre avuto paura di cosa poteva esserci dietro l’angolo.
Marigan, di qualche anno più grande, una volta era stata paffuta, ma l’abito marrone consumato adesso era largo sui fianchi, e il viso schietto sembrava più che stanco. I suoi due figli, Jaril e Seve, sei e sette anni, fissavano silenziosi il mondo a occhi sgranati, appoggiati uno all’altro sembravano avere paura di tutto e tutti, anche della loro mamma. Marigan si occupava di cure ed erbe a Samara, anche se aveva delle idee particolari a riguardo. Non era una grande meraviglia. Una donna che si offriva di curare con l’Amadicia e i Manti Bianchi proprio oltre il fiume doveva volare basso, e all’inizio dovette imparare da sola. Tutto quello che aveva sempre desiderato era curare i malati e sosteneva di averlo fatto bene, anche se non era stata in grado di curare il marito. I cinque anni dalla sua morte erano stati difficili, e la venuta del Profeta non aveva certamente aiutato nessuno. Le folle a caccia delle Aes Sedai l’avevano costretta a nascondersi quando le voci avevano trasformato la guarigione di un uomo dalla febbre in resurrezione. Questo dimostrava quanto poco la gente ne sapesse delle Aes Sedai. La morte era oltre il Potere della guarigione. Anche Marigan sembrava convinta che così non fosse. Non sapeva dove stesse andando come anche Nicola. Un villaggio da qualche parte, sperava, dove avrebbe potuto di nuovo distribuire le erbe in pace.
Areina era la più giovane delle tre, con gli occhi azzurri e decisi su un viso livido viola e giallo; non era originaria del Ghealdan. Gli abiti lo lasciavano capire anche se non lo avesse fatto il resto: una corta giubba e pantaloni voluminosi non molto diversi da quelli di Birgitte. Erano tutto ciò che possedeva. Non voleva rivelare da dove provenisse, ma era contenta di aver fatto la strada che l’aveva portata al Serpente di fiume. Di parte di essa. Nynaeve dovette fare alcune deduzioni. Areina era andata a Illian con l’intenzione di riportare a casa il fratello minore prima che questi prestasse il giuramento di Cercatore del Corno. Con migliaia di persone in città non lo aveva trovato, ma si era ritrovata a prestare lei il giuramento, intenzionata a vedere il mondo anche non credendo all’esistenza del Corno di Valere, sperando che da qualche parte avrebbe trovato il giovane Gwil per riportarlo a casa. Le cose erano state... difficili da allora. Areina non era del tutto riluttante a parlare, ma faceva un grande sforzo a dare a tutto un bell’aspetto... Era stata cacciata fuori da diversi villaggi, derubata una volta e picchiata diverse altre. Malgrado ciò non aveva intenzione di rinunciare alla ricerca del suo santuario o di un villaggio pacifico. Il mondo era ancora lì fuori e Areina voleva entrarci. Non l’aveva detto chiaramente, ma Nynaeve sapeva che era quello che intendeva.
Nynaeve sapeva molto bene perché quelle donne l’avevano turbata così tanto. Ogni storia poteva essere il riflesso di un filo della sua vita. Quello che non capiva era perché le piaceva Areina più delle altre. I suoi problemi scaturivano dalle sue opinioni, dalla lingua troppo sciolta, dal fatto di dire alle persone esattamente cosa pensava. Non era una coincidenza che fosse stata allontanata da un villaggio per aver chiamato il sindaco ‘faccia di merlo’ e aver detto ad alcune donne che delle spazzacucine ossa secche non avevano alcun diritto di chiederle perché andava in giro da sola. Era quanto aveva voluto ammettere. Nynaeve pensava che prenderla come esempio per qualche giorno avrebbe fatto ad Areina un mondo di bene. E doveva esserci qualcosa che poteva fare per le altre due. Riusciva a comprendere molto bene il desiderio di pace e sicurezza.
Vi fu uno strano scambio la mattina del secondo giorno, quando gli umori erano ancora morbidi e le lingue — quelle di alcuni! — ancora di carta vetrata. Nynaeve aveva fatto un placido commento su Elayne che non stava al palazzo della madre, per cui certo lei non avrebbe dormito schiacciata contro il muro ogni notte. Elayne aveva storto la bocca, ma prima che potesse replicare Birgitte aveva detto: «Sei l’erede al trono di Andor?» Non si era guardata attorno per accertarsi che nessuno ascoltasse.
«Lo sono.» La voce di Elayne sembrava più dignitosa di quanto Nynaeve ricordasse, ma c’era una punta di... soddisfazione?