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Le Torri di Mezzanotte

Электронная книга - «Le Torri di Mezzanotte». Краткое содержание книги:

Аннотация

Rand al’Thor, il Drago Rinato, si è confrontato con sé stesso, comprendendo finalmente il suo ruolo nello scontro finale con il Tenebroso. Ora tutto ciò che gli resta da fare prima dell’ultima Battaglia è riparare quanti più danni possibile nel mondo per poi radunare le truppe.
Anche Perrin sta cercando di ricongiungersi con lui, ma sulla sua strada si frappongono ostacoli provenienti dal suo passato, e per superarli dovrà innanzitutto trovare la pace con il lupo dentro di lui. E mentre Egwene, ormai stabilmente Amyrlin Seat, deve confrontarsi con Mesaana, una dei Reietti che da tempo si nasconde all’interno della Torre Bianca, Elayne sta consolidando il suo potere nell’Andor. È qui che arriva Mat, con la sua Banda della Mano Rossa, costretto da un giuramento ad attendere a Caemlyn prima di imbarcarsi in un’impresa impossibile per salvare una persona che tutti credevano morta. Dopo tante peripezie, tutti i protagonisti si ricongiungeranno per affrontare Tarmon Gai’don. Il penultimo episodio di un ciclo che con la sua potente ed essenziale visione del Bene e del Male ha appassionato milioni di lettori.
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Perrin annuì. Non fece notare che uno dei motivi per cui se la stavano cavando facilmente era che parecchi Trolloc erano concentrati sui Manti Bianchi. I Trolloc erano cose nauseanti e mostruose, e avevano una vena ferocemente egoista. Caricare su per la collina con palle di fuoco e arcieri solo per cercare di ottenere terreno da due interi contingenti di cavalleria? Meglio cercare il nemico più facile, e questo aveva anche senso a livello tattico. Quando avevi due fronti su cui combattere, prima ti concentravi sulla battaglia più semplice.

Stavano cercando di schiacciare i Manti Bianchi contro il fianco della collina il più rapidamente possibile ed erano sciamati su di loro, non lasciando spazio alla loro cavalleria per delle cariche, separandoli in gruppi. La persona che guidava tutto questo doveva conoscere la tattica; questa non era opera delle menti dei Trolloc.

«Lord Perrin!» La voce di Jori Congar si levò sopra il frastuono dei Trolloc ululanti. Si precipitò al fianco di Stepper. «Mi hai chiesto di osservare e dirti come se la stavano cavando. Be’, forse vorrai dare un’occhiata.»

Perrin annuì, sollevando il pugno, poi facendo un cenno di taglio. Grady e Neald erano in piedi dietro di lui, su una formazione di roccia che poteva guardare giù verso la strada. I loro ordini principali erano di togliere di mezzo qualunque Myrddraal scorgessero. Perrin voleva mantenere il più possibile di quelle cose lontano dalle alture; uccidere un singolo Myrddraal con spada o ascia poteva costare decine di vite. Meglio ucciderli col Fuoco, da lontano. Inoltre, a volte uccidere uno dei Fade avrebbe significato uccidere un’unità di Trolloc legati a esso.

Gli Asha’man, le Aes Sedai e le Sapienti videro il segnale di Perrin. Iniziarono un assalto totale sui Trolloc, il fuoco che volava dalle mani, il fulmine che piombava dal cielo, spingendo i Trolloc all’indietro giù per il pendio. La fanteria di Perrin indietreggiò per qualche attimo di riposo.

Perrin spronò Stepper verso l’orlo, guardando il pendio verso sud, tenendo Mah’alleinir lungo la sua gamba. Sotto, le truppe di Damodred se la stavano cavando ancora peggio di quanto aveva temuto Perrin. I Trolloc si erano incuneati avanti, quasi dividendo i Manti Bianchi in due sezioni. I mostri si stavano riversando attorno ai lati, intrappolando Galad, facendo combattere i Manti Bianchi su tre fronti. Avevano le spalle contro il fianco della collina e molti gruppi di cavalleria erano stati tagliati fuori dal corpo principale dello scontro.

Gallenne si accostò a Perrin al trotto. «I Trolloc stanno ancora apparendo. Supporrei cinquantamila bestie finora. Gli Asha’man dicono di aver percepito l’incanalatore e non sta prendendo parte alla battaglia.»

«Quello che guida la Progenie dell’Ombra non vorrà impegnare i loro incanalatori» suppose Perrin. «Non con noi che teniamo il terreno più elevato. Lasceranno che i Trolloc facciano più danno che possono e vedranno se riescono a ottenere una posizione di vantaggio. In tal caso, vedremo gli incanalatori uscire fuori.»

Gallenne annuì.

«Le truppe di Damodred sono nei guai.»

«Sì» disse Gallenne. «Ci hai posizionati bene per aiutarli, ma pare che non siamo stati sufficienti.»

«Vado giù da loro» decise Perrin. Indicò. «I Trolloc lo stanno circondando, bloccandolo contro la collina. Potremmo caricare giù e sorprendere le bestie con un attacco violento, facendoci largo e liberando gli uomini di Damodred per farli salire sull’altopiano qui.»

Gallenne si accigliò. «Perdonami, lord Perrin, ma devo chiederlo. Cosa senti di dovergli? Mi sarei rattristato se, in effetti, fossimo venuti qui per attaccare loro, anche se ne avrei visto la logica. Ma non vedo motivo di aiutarli.»

Perrin grugni. «È solo la cosa giusta da fare.»

«Questa è materia di dibattito» disse Gallende, scuotendo la sua testa coperta dall’elmo. «Combattere Trolloc e Fade è eccellente, poiché ognuno che cade è uno in meno da affrontare all’Ultima Battaglia. I nostri uomini fanno esercizio combattendoli e possono imparare a controllare le loro paure. Ma quel pendio è ripido e insidioso; se cerchi di cavalcare giù fino a Damodred, potresti distruggere il nostro vantaggio.»

«Vado comunque» disse Perrin. «Jori, va’ a prendere gli uomini dei Fiumi Gemelli e gli Asha’man. Avrò bisogno di loro per ammorbidire i Trolloc per la mia carica.» Guardò di nuovo giù. Ricordi dei Fiumi Gemelli si riversarono nella sua mente. Sangue. Morte. Mah’alleinir divenne più caldo nel suo pugno. «Non li abbandonerò a questo, Gallenne. Nemmeno loro. Ti unirai a me?»

«Sei uno strano uomo, Aybara.» Gallenne esitò. «E uno che ha vero onore. Sì, verrò.»

«Bene. Jori, muoviti. Dobbiamo raggiungere Damodred prima che i suoi fronti si spezzino.»

Una scossa increspò la massa di Trolloc. Galad esitò, la spada stretta tra dita sudate. Il suo intero corpo era dolorante. Tutt’attorno a lui si levavano gemiti, alcuni gutturali e ringhianti — Trolloc che morivano — alcuni pietosi da uomini caduti. I Figli vicino a lui stavano tenendo. A malapena.

La notte era buia, perfino con quelle luci. Pareva che stessero combattendo contro degli incubi. Ma se i Figli della Luce non riuscivano a opporsi all’oscurità, chi poteva farlo?

I Trolloc iniziarono a ululare più forte. Quelli di fronte a lui si girarono, parlando tra loro in una lingua rozza e ringhiante che lo fece arretrare dalla repulsione. I Trolloc potevano parlare? Non lo sapeva. Cosa aveva attirato la loro attenzione?

E poi lo vide. Una raffica di frecce che cadevano dall’alto piombò tra le file dei Trolloc vicini. Gli arcieri dei Fiumi Gemelli facevano onore alla loro reputazione. Galad non si sarebbe fidato di molti arcieri per un tiro simile, non senza delle frecce vaganti che cadessero tra i Manti Bianchi. Quegli arcieri erano precisi, però.

I Trolloc gridarono e ulularono. Poi, dalla cima dell’altura, mille cavalieri caricarono. Luci balenarono attorno a loro; fuochi caddero dall’alto, descrivendo archi come lance rosso-dorate. Illuminarono i cavalieri in argento.

Era una manovra incredibile. Il pendio era tanto ripido che i cavalli sarebbero potuti inciampare, cadere e far ruzzolare l’intera truppa in un’inutile massa di corpi. Ma non caddero. Cavalcarono a passo sicuro, le lance scintillanti. Davanti a loro cavalcava un mostro barbuto di uomo con un grosso martello tenuto alto. Perrin Aybara stesso, sopra la sua testa uno stendardo che sventolava, portato da un uomo che cavalcava appena dietro. La testa di lupo cremisi.

Involontariamente, Galad abbassò il suo scudo a quella vista. Aybara sembrava quasi in fiamme per le lingue di fuoco che lo circondavano. Galad poteva vedere quei grandi occhi dorati. Come fuochi essi stessi.

I cavalieri impattarono contro i Trolloc che avevano circondato la truppa di Galad. Aybara emise un ruggito sopra il frastuono, poi iniziò a menare colpi a destra e a manca con il martello. L’attacco costrinse i Trolloc a indietreggiare.

«All’assalto!» urlò Galad. «Incalzate l’attacco! Costringeteli contro la cavalleria!» Caricò verso nord, verso la parete delle alture, con Bornhald al suo fianco. Lì vicino, Trom radunò quello che rimaneva della sua legione e la manovrò in modo da attaccare i Trolloc di fronte ad Aybara.

La mischia divenne sempre più caotica. Galad combatteva furiosamente. Sopra, incredibile a dirsi, l’intero esercito di Aybara si riversò giù dal pendio, abbandonando il terreno elevato. Piombarono sui Trolloc, decine di migliaia di uomini che urlavano «Occhidoro! Occhidoro!»

L’attacco mise Galad e Bornhald tra le file dei Trolloc. Le creature cercavano di indietreggiare da Aybara, precipitandosi in tutte le direzioni. Presto gli uomini vicino a Galad e Bornhald stavano combattendo disperatamente per restare in vita. Galad finì un Trolloc con "il nastro nell’aria", ma ruotò e si ritrovò immediatamente di fronte un colosso dalla faccia di ariete alto dieci piedi. Delle corna si avvolgevano ai lati del suo enorme volto squadrato, ma gli occhi erano umani e così la mascella inferiore.

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