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Le Torri di Mezzanotte

Электронная книга - «Le Torri di Mezzanotte». Краткое содержание книги:

Аннотация

Rand al’Thor, il Drago Rinato, si è confrontato con sé stesso, comprendendo finalmente il suo ruolo nello scontro finale con il Tenebroso. Ora tutto ciò che gli resta da fare prima dell’ultima Battaglia è riparare quanti più danni possibile nel mondo per poi radunare le truppe.
Anche Perrin sta cercando di ricongiungersi con lui, ma sulla sua strada si frappongono ostacoli provenienti dal suo passato, e per superarli dovrà innanzitutto trovare la pace con il lupo dentro di lui. E mentre Egwene, ormai stabilmente Amyrlin Seat, deve confrontarsi con Mesaana, una dei Reietti che da tempo si nasconde all’interno della Torre Bianca, Elayne sta consolidando il suo potere nell’Andor. È qui che arriva Mat, con la sua Banda della Mano Rossa, costretto da un giuramento ad attendere a Caemlyn prima di imbarcarsi in un’impresa impossibile per salvare una persona che tutti credevano morta. Dopo tante peripezie, tutti i protagonisti si ricongiungeranno per affrontare Tarmon Gai’don. Il penultimo episodio di un ciclo che con la sua potente ed essenziale visione del Bene e del Male ha appassionato milioni di lettori.
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«Non sai quanti ce ne sono, marito mio» disse Faile piano. «Continuano ad arrivare. E se ci sopraffanno?»

«Ci ritireremo attraverso un passaggio se le cose si mettono male per noi. Ma non permetterò che uccidano i Manti Bianchi senza uno scontro: non lascerò nessun uomo ai Trolloc, nemmeno i Manti Bianchi. Hanno ignorato i Fiumi Gemelli quando siamo stati attaccati. Be’, io non farò lo stesso. E questo è quanto.»

Faile, all’improvviso, si sporse per baciarlo. «Grazie.»

«Per cosa?»

«Per essere l’uomo che sei» disse lei, voltando il suo destriero e conducendo via le altre due.

Perrin scosse il capo. Si era preoccupato che avrebbe avuto bisogno di farla avvolgere in Aria da Grady per trascinarla via. Si voltò di nuovo verso i Trolloc che si avvicinavano. Gli uomini dei Fiumi Gemelli non stavano rendendo facile per loro la salita lungo il pendio. Gli arcieri stavano terminando le frecce, però.

Perrin sollevò Mah’alleinir. Una parte di lui era addolorata per dover bagnare l’arma nel sangue così poco dopo la sua nascita, una la parte più grande di lui era lieta. Questi Trolloc e quelli che li guidavano avevano causato la morte di Hopper.

Un manipolo di Trolloc giunse sulla sommità della collina, con un Fade che avanzava dietro di essi, guidati da un altro Fade con una spada nera. Perrin emise un ruggito e caricò, il martello levato in alto.

Galad imprecò, voltando Robusto e conficcando la sua spada nel collo di un Trolloc con la testa di un orso. Del sangue denso e scuro sprizzò fuori in uno zampillo rumoroso, ma le bestie erano terribilmente difficili da uccidere. Galad aveva sentito le storie, si era addestrato con uomini che avevano combattuto contro la Progenie dell’Ombra. Tuttavia la loro resistenza lo sorprese.

Dovette assestare altri tre colpi alla creatura prima che crollasse. Il braccio di Galad gli stava già facendo male. La maestria non aveva spazio nel combattere mostri come questo. Lui usava le forme di scherma a cavallo, ma spesso quelle più dirette e brutali. "Il boscaiolo monda il ramo". "Arco della luna". "Colpire la scintilla".

I suoi uomini non se la stavano cavando bene. Erano bloccati e non c’era più spazio per le lance. Le sortite avevano funzionato per qualche tempo, ma la cavalleria pesante era stata costretta a ritirarsi presso le file di fanteria e la sua intera armata veniva spinta verso est. Gli Amadiciani venivano sopraffatti e la forza dell’attacco era troppa per permettere ulteriori cariche di cavalleria. Tutto ciò che i Figli a cavallo potevano fare era agitare le loro armi selvaggiamente in un tentativo di rimanere vivi.

Galad fece voltare Robusto, ma due Trolloc ringhianti si avventarono su di lui. Ne colpì rapidamente uno lungo il collo con "l’airone ghermisce il pesce argenteo", ma la creatura cadde in avanti su Robusto, facendo sbandare il cavallo. Un altro bruto protese un calappio verso il collo dell’animale. Il cavallo cadde.

Galad riuscì a malapena a balzare via, colpendo il terreno rannicchiato mentre Robusto cadeva, le zampe che si dibattevano, il collo che sprizzava sangue sulla sua spalla bianca. Galad rotolò, la spada torta da un lato, ma era atterrato male. La sua caviglia si slogò.

Ignorando il dolore, sollevò la spada appena in tempo per deviare l’uncino di un mostro dalla pelliccia bruna e alto nove piedi che puzzava di morte. La parata di Galad gli fece perdere di nuovo l’equilibrio.

«Galad!»

Figure in bianco andarono a sbattere contro i Trolloc. Sangue puzzolente schizzò in aria. Figure bianche ruzzolarono a terra, ma i Trolloc vennero ricacciati indietro. Bornhald era lì in piedi col fiatone, la spada davanti a lui, lo scudo ammaccato e spruzzato di sangue scuro. Aveva quattro uomini con sé. Altri due erano caduti.

«Grazie» disse Galad. «I vostri cavalli?»

«Abbattuti» disse Bornhald. «Devono avere ordini di mirare ai cavalli.»

«Non vogliono che scappiamo» disse Galad. «O che raduniamo una carica.» Abbassò lo sguardo verso la fila di soldati sotto assedio. Ventimila unità erano sembrate un esercito enorme, ma le linee di battaglia erano nel caos. E i Trolloc continuavano ad arrivare, ondata dopo ondata. La sezione settentrionale del fronte di Figli stava cedendo e i Trolloc si stavano spingendo avanti lì con una manovra a tenaglia per circondare le truppe di Galad. Li avrebbero tagliati fuori a nord e a sud, poi li avrebbero compressi contro la collina. Luce!

«Radunatevi alla fila nord di fanteria!» urlò Galad. Corse in quella direzione più veloce che poteva, la sua caviglia che protestava ma ancora funzionante. Degli uomini si unirono a lui. I loro abiti non erano più bianchi.

Galad sapeva che parecchi generali, come Gareth Bryne, non combattevano nelle prime linee. Erano troppo importanti per quello e le loro menti erano necessarie per organizzare lo scontro. Forse era quello che avrebbe dovuto fare Galad. Tutto stava andando in pezzi.

I suoi uomini erano bravi. Solidi. Ma erano privi di esperienza con i Trolloc. Solo ora — caricando lungo un terreno fangoso in una notte scura, illuminata da globi sospesi in aria — si accorgeva di quanto fossero inesperti molti di loro. Aveva alcuni veterani, ma la parte preponderante aveva combattuto perlopiù contro banditi indisciplinati o milizia cittadina.

I Trolloc erano diversi. Quei mostri ululanti, grugnenti e ringhianti erano in preda a una frenesia. Quello che gli mancava in disciplina militare lo compensavano in forza e ferocia. E fame. I Myrddraal in mezzo a loro erano tanto terribili da rompere una formazione completamente da soli. I soldati di Galad stavano cedendo.

«Reggete!» tuonò Galad, raggiungendo la parte della fila che si stava spezzando. Aveva Bornhald e circa cinquanta uomini. Neanche lontanamente sufficienti. «Noi siamo i Figli della Luce! Noi non arretriamo davanti all’Ombra!»

Non funzionò. Guardando il disastro avvenire, la sua intera struttura di pensiero cominciò a incrinarsi. I Figli della Luce non venivano protetti dalla loro bontà; stavano cadendo a frotte, come grano davanti alla falce. Peggio ancora, alcuni non combattevano con coraggio o resistevano con determinazione. Troppi urlavano dal terrore, fuggendo. Poteva capire gli Amadiciani, ma parecchi dei Figli stessi erano poco meglio.

Non erano codardi. Non erano guerrieri scadenti. Erano solo uomini. Normali. Non era così che sarebbe dovuto essere.

Il tuono risuonò mentre Gallenne faceva svoltare i suoi cavalieri per una nuova carica. Impattarono contro la linea dei Trolloc e costrinsero molti di essi oltre il bordo, facendoli ruzzolare di nuovo giù per il pendio.

Perrin schiantò Mah’alleinir contro la testa di un Trolloc. La forza dell’impatto scagliò la creatura di lato e — stranamente — la pelle sfrigolò e fumò dove era stata centrata dal martello. Questo accadeva con ogni colpo, come se il tocco di Mah’alleinir li bruciasse, anche se Perrin avvertiva solo un confortevole calore dal martello.

La carica di Gallenne si fece largo tra i ranghi dei Trolloc, separandoli in due coorti, ma c’erano così tante carcasse che stava diventando difficile per i suoi lancieri caricare. Gallenne si ritirò e un contingente di uomini dei Fiumi Gemelli si avvicinò e scagliò frecce contro i Trolloc, abbattendoli in un’ondata di grida, ululati e tanfo di morte.

Perrin tirò indietro Stepper mentre dei soldati di fanteria si disponevano attorno a lui. Pochissimi dei suoi uomini erano caduti in mezzo ai Trolloc. Naturalmente, perfino uno era troppo.

Arganda giunse al trotto sul suo cavallo. Aveva perso le piume del suo elmo da qualche parte, ma esibiva un ampio sorriso. «Di rado ho partecipato a una battaglia tanto appagante, Aybara» disse. «Nemici da abbattere per cui non provi nemmeno un briciolo di pietà, una perfetta zona di allestimento e una posizione difendibile. Arcieri incredibili e Asha’man per chiudere i varchi! Io stesso ho abbattuto oltre due dozzine di quelle bestie! Anche solo per questo giorno, sono lieto che ti abbiamo seguito!»

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