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READ-E-BOOK » Космическая фантастика » Il risveglio di Endymion [The Rise of Endymion]
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Il risveglio di Endymion [The Rise of Endymion]

Электронная книга - «Il risveglio di Endymion [The Rise of Endymion]». Краткое содержание книги:

L’inquisizione è tornata a colpire. Nell’anno del Signore 3131, la Chiesa, garante dell’immortalità fisica a tutti i suoi fedeli, ingaggia una crociata contro gli Ouster, indomiti mutanti di origine umana. E lancia nello spazio una spietata caccia a Aenea — la fanciulla ritenuta il nuovo messia — per carpire il segreto della sua forza misteriosa. Mentre Endymion è custodito nella cella della morte, la ribellione dei giusti sta per giungere al suo atto finale: tutto ruota intorno a Aenea, dotata di grandi poteri e portatrice di oscure verità… Dopo «Hyperion», «La caduta di Hyperion» ed «Endymion», Dan Simmons tocca con questo romanzo l’apice della forza visionaria e immaginativa. E conclude una delle più celebrate, irresistibili e sensazionali saghe fantascientifiche del nostro tempo.
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«E loro non ve lo lasciano più fare» mormorò Aenea. Batté le palpebre per scacciare i puntini rossi che le danzavano davanti agli occhi, in modo da incrociare lo sguardo di Albedo. Il dolore alla mano saliva e scendeva in lei e intorno a lei, come onde lunghe di un mare mosso.

Il consigliere Albedo inarcò appena il sopracciglio. «Loro non ce lo lasciano fare? Chi sono loro, bambina? Descrivici i tuoi padroni.»

«Niente padroni» mormorò Aenea. Doveva concentrarsi per tenere lontano le vertigini. «Leoni e Tigri e Orsi.»

«Basta discorsi ambigui» tuonò Lourdusamy. Rivolse un cenno al secondo clone Nemes. La creatura si avvicinò al vassoio e prese il paio di pinze rugginose; girò intorno a Aenea, le afferrò il polso sinistro, le tenne ferma la mano e strappò alla mia amata tutte le unghie.

Aenea urlò, svenne per breve tempo, si riprese, cercò di girare la testa, ma non fece in tempo: si vomitò addosso e gemette piano.

«Non c’è dignità nel dolore, figlia mia» disse il cardinale Mustafa. «Rispondi alle domande del consigliere e porremo termine a questa triste sciarada. Ti porteranno fuori di qui, ti cureranno le ferite, ti faranno ricrescere il dito, ti ripuliranno e ti rivestiranno e ti faranno riunire alla tua guardia del corpo o discepolo o quel che sia. Questo brutto episodio sarà concluso.»

In quel momento, vacillando nell’atroce sofferenza, Aenea era sempre consapevole con tutto il corpo della sostanza estranea che le avevano iniettato alcune ore prima, mentre era svenuta. Le cellule riconobbero la sostanza. Veleno. Un sicuro, lento, micidiale veleno senza antidoto si sarebbe attivato nel giro di ventiquattr’ore, qualsiasi cosa accadesse. Aenea capì allora che cosa volevano che lei facesse e perché.

Era sempre stata in contatto con il Nucleo, anche prima di nascere, tramite il disco d’iterazione Schrön impiantato nel cranio di sua madre e collegato alla personalità cìbrida di suo padre. Aveva così la capacità di toccare direttamente primitive sfere dati, e ora se ne servì: percepì il solido spiegamento di esotici macchinari del Nucleo che tappezzavano quella cella sotterranea, strumenti dentro strumenti, sensori al di là della comprensione o descrizione umana, aggeggi che operavano in quattro e più dimensioni, che aspettavano, fiutavano, aspettavano.

I cardinali e il consigliere Albedo e il Nucleo volevano che lei tentasse la fuga. Tutto si basava sul fatto che lei si teleportasse fuori da quella insopportabile situazione: era questo, il motivo della grossolana teatralità della tortura, dell’assurda e melodrammatica cella sotterranea in Castel Sant’Angelo, della mano pesante dell’Inquisizione. Le avrebbero inflitto dolore finché lei non fosse stata incapace di sopportarlo ancora; e quando si fosse teleportata, gli strumenti del Nucleo avrebbero misurato ogni cosa al miliardesimo di nanosecondo, avrebbero analizzato il suo uso del Vuoto, avrebbero trovato un modo di riprodurlo. Il Nucleo avrebbe finalmente riavuto i teleporter; non i rozzi sistemi di una volta, tipo fori di tarlo o propulsione Gideon, ma sistemi istantanei, eleganti, per loro in eterno.

Aenea non badò al Grande Inquisitore, si umettò le labbra secche e screpolate, disse distintamente al consigliere Albedo: «So dove vivi».

L’uomo in grigio contorse per un attimo la bocca. «Cosa significa?»

«So dove si trova il Nucleo, gli elementi fisici del Nucleo» disse Aenea.

Albedo sorrise, ma Aenea notò la rapida occhiata verso i due cardinali e il monsignore. «Sciocchezze» disse Albedo. «Nessun essere umano ha mai conosciuto la vera dislocazione del Nucleo.»

«All’inizio il Nucleo era una entità transitoria che galleggiava nella rozza sfera dati della Vecchia Terra, nota come Internet» disse Aenea, con voce resa solo un poco indistinta dal dolore e dallo shock. «Poi, già prima dell’Egira, voi avete trasferito le memorie a bolla e i server e il connettore di nuclei di memoria in un gruppo di asteroidi in orbita lunga intorno al sole, lontano dalla Vecchia Terra che progettavate di distruggere…»

«Fatela stare zitta» sbottò Albedo, girandosi verso Lourdusamy, Mustafa e Oddi. «Cerca di distrarci dall’interrogatorio. Questa storia non ha importanza.»

L’espressione di Mustafa, di Lourdusamy e di Oddi lasciava pensare tutto il contrario.

«Nei giorni dell’Egemonia» continuò Aenea, battendo la palpebra dell’occhio buono nel tentativo di concentrare l’attenzione e di dare fermezza alla voce, tra le lunghe lente ondate di sofferenza «il Nucleo ritenne prudente diversificare i propri componenti fisici: matrici di memoria a bolla nelle profondità dei nove pianeti labirinto, server per l’astrotel nei complessi industriali in orbita intorno a Tau Ceti Centro, personalità IA del Nucleo in movimento su bande di comunicazione teleporter e la megasfera di collegamento allacciata mediante gli squarci nel Vuoto che lega.»

Albedo incrociò le braccia. «Tu straparli.»

«Ma dopo la Caduta» continuò Aenea, tenendo spalancato l’occhio buono e sfidando con lo sguardo l’uomo in grigio «il Nucleo si preoccupò. L’attacco di Meina Gladstone contro l’ambiente teleporter vi diede da riflettere, anche se il danno alla vostra megasfera era riparabile. Avete deciso di diversificare ulteriormente. Moltiplicare le vostre personalità IA, miniaturizzare le memorie essenziali del Nucleo e rendere più diretto il vostro parassitismo sulle reti neurali umane…»

Albedo le girò la schiena e rivolse un gesto al più vicino clone Nemes. «Quella donna straparla. Cucile le labbra.»

«No!» intervenne il cardinale Lourdusamy. Aveva occhi brillanti e attenti. «Non toccarla, finché non lo ordino io!»

La Nemes alla destra di Aenea aveva già preso un ago e un rocchetto di filo grosso. Esitò e guardò Albedo per avere ordini.

«Aspetta» disse il consigliere.

«Volevate che il vostro parassitismo neurale fosse più diretto» riprese Aenea. «Così i vostri miliardi di entità del Nucleo formarono ciascuna la propria matrice contenitiva in forma di crucimorfo e si attaccarono direttamente all’ospite umano. Ciascun individuo del Nucleo aveva ora un proprio ospite umano in cui vivere e da distruggere a piacere. Voi rimanete collegati mediante le vecchie sfere dati e i nodi della nuova megasfera della propulsione Gideon, ma vi piace molto abitare così vicino alla vostra fonte di cibo…»

Albedo gettò indietro la testa e scoppiò a ridere, mettendo in mostra denti perfetti. Aprì le braccia e si girò verso i tre ologrammi. «Un meraviglioso divertimento» disse, ancora ridacchiando. «Avete preparato tutto questo per il suo interrogatorio…» agitò le dita dalle unghie ben curate per indicare genericamente la cella sotterranea, il lucernario, le sbarre trasversali su cui Aenea era stretta nelle morse «e finisce che la ragazza gioca con la vostra mente. Pure e semplici sciocchezze. Ma molto divertenti.»

Il cardinale Mustafa, il cardinale Lourdusamy e monsignor Oddi guardavano con grande attenzione il consigliere Albedo, ma ciascuno si toccava il petto.

L’ologramma di Lourdusamy si alzò dall’invisibile poltrona e si accostò al margine della grata. L’illusione era così perfetta che Aenea credette di udire il lieve fruscio della croce pettorale appesa alla funicella di seta rossa; la funicella era intrecciata con filo d’oro e terminava in un grosso fiocco rosso e oro. Aenea si concentrò sulla croce dondolante e sulla funicella di seta, per non pensare all’atroce dolore delle mani mutilate. Sentiva il veleno diffondersi silenziosamente nelle membra e nel corpo, come le metastasi e i nematodi di un crucimorfo in crescita. Sorrise: avrebbero potuto farle qualsiasi cosa, ma le cellule e il sangue del suo corpo non avrebbero mai accettato il crucimorfo.

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