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I fuochi del cielo

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I fuochi del cielo
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Chiudendo la bocca di corsa Mat riuscì a dire, «Ma certo.» La donna non lo avrebbe ucciso. «Proprio così.» Sollevato prese la brocca dalle mani di Melindhra, ma il sorso fu simile a un lampo. Era la più forte acquavite distillata due volte che avesse mai assaggiato.

La donna riprese la brocca abbastanza a lungo per bere, quindi sospirò grata e la riconsegnò a Mat. «Era un uomo dal grande onore, Mat Cauthon. Sarebbe stato meglio se lo avessi catturato, ma anche uccidendolo hai guadagnato un grande ji. È stato un bene che tu lo abbia cercato.»

Senza volere, Mat guardò quello che stava tentando di non vedere e fu scosso dai brividi. Una corda di cuoio in mezzo a corti capelli rossi teneva la testa di Couladin legata sopra al palo alto tre metri vicino all’area dove danzavano gli Aiel. Quella cosa sembrava sorridere maligna. A lui.

Cercato Couladin? Aveva fatto del suo meglio per tenere i picchieri fra lui e qualsiasi Shaido. Ma quella freccia lo aveva ferito alla testa e lui si era ritrovato a terra prima di rendersene conto, sforzandosi di rialzarsi mentre la lotta imperversava attorno a lui, disteso con in mano la lancia con il marchio dei corvi, nel tentativo di ritornare da Pips. Couladin era apparso come se fosse saltato fuori dal nulla, velato per uccidere, ma non era possibile non riconoscere quelle braccia nude, coperte da lucenti Draghi rossi e dorati. L’uomo si era aperto un varco fra i picchieri, gridando che lui era il vero Car’a’carn. Forse allora lo credeva sul serio. Non sapeva ancora se Couladin lo avesse identificato o meno, ma non faceva differenza, non quando quell’individuo aveva deciso di scavare un buco attraverso Mat per trovare Rand. Non sapeva nemmeno chi avesse decapitato Couladin dopo quell’episodio.

Ero troppo impegnato a rimanere in vita per poter guardare, pensò amareggiato. E sperava di non morire dissanguato. Ai Fiumi Gemelli era stato bravo con il bastone da combattimento, migliore degli altri, e un bastone non era troppo diverso da una lancia, ma Couladin doveva essere nato con quelle armi fra le mani. Naturalmente alla fine non aveva aiutato molto l’uomo. Forse mi è rimasta un po’ di fortuna. Ti prego, Luce, fa’ che si manifesti adesso! si disse.

Stava pensando a come liberarsi di Melindhra per poter sellare Pips quando Talmanes si presentò da lui con un inchino formale e le mani sul cuore alla moda di Cairhien. «Che la grazia ti favorisca, Mat.»

«Che favorisca te» rispose con fare assente. Non sarebbe andata via solo perché lui glielo stava chiedendo. Sarebbe stato come mettere una volpe in un pollaio. Forse se avesse spiegato che voleva fare una cavalcata avrebbe funzionato. Ma si diceva che gli Aiel potevano superare i cavalli correndo.

«È giunta una delegazione dalla città durante la notte. Ci sarà una processione trionfale per il lord Drago, in segno di gratitudine da parte dei Cairhienesi.»

«Davvero?» La donna doveva avere qualche incarico da sbrigare. Le Fanciulle erano sempre attorno a Rand, forse l’avrebbero chiamata per fargli da guardia. L’ampio sorriso dell’Aiel era... possessivo.

«La delegazione era del sommo signore Meilan» aggiunse Nalesean unendosi a loro. Anche il suo inchino fu corretto, con un ampio movimento di entrambe le mani, ma veloce. «È lui che offre la processione per il lord Drago.»

«Lord Dobraine, lord Maringil e lady Colavaere fra gli altri si sono recati dal lord Drago.»

Mat riportò l’attenzione su quanto stava accadendo. Ognuno cercava di fingere che gli altri non esistessero, tutti guardavano lui, i volti però erano tesi come le voci per lo sforzo e le nocche delle mani bianche per quanto stringevano l’elsa della spada. Sarebbe stata la degna conclusione se fosse finito tutto in una lite, con lui che probabilmente avrebbe provato a tirarsene fuori fin quando uno di loro lo avrebbe travolto per errore. «Che importanza ha sapere chi ha inviato la delegazione, il lord Drago ha la processione?»

«Importa perché dovresti chiedergli di farci avere i posti che ci spettano di diritto, in testa al corteo» intervenne velocemente Talmanes. «Tu hai ucciso Couladin e hai guadagnato questa posizione per noi.» Nalesean chiuse la bocca e divenne cupo, ovviamente voleva dire la stessa cosa.

«Chiedeteglielo voi» rispose Mat. «Non sono affari miei.» Le mani di Melindhra gli si strinsero al collo, ma a lui non importava. Moiraine di certo non era lontana da Rand. Lui non avrebbe infilato la testa in un secondo cappio mentre cercava ancora di trovare il sistema di liberarsi dal primo.

Talmanes e Nalesean lo guardarono a bocca aperta come se fosse un demente. «Tu sei il nostro condottiero» protestò Nalesean. «Il nostro generale.»

«Il mio maggiordomo ti luciderà gli stivali» aggiunse Talmanes con un sorrisetto che non era destinato anche al Tarenese dal volto squadrato «pulirà e rammenderà i tuoi abiti, così avrai un aspetto migliore.»

Nalesean si toccò la barba, lanciando una mezza occhiata all’uomo prima di riuscire a trattenersi. «Se posso permettermi, ho una buona giubba che credo dovrebbe andarti bene. Ottimo raso oro e rosso.» Stavolta toccò al Cairhienese incupirsi.

«Generale!» esclamò Mat tenendosi in piedi con la lancia. «Non sono un maledetto...! Intendo dire, non vorrei usurpare il tuo posto.» Che se la vedessero loro nel capire a chi dei due stava riferendosi.

«Che la mia anima sia folgorata,» esclamò Nalesean «sono state le tue conoscenze della battaglia che ci hanno fatto vincere e mantenuti in vita. Per non dire della tua fortuna. Ho sentito parlare di come peschi sempre la carta giusta, ma c’è di più. Ti avrei seguito anche se non avessi mai incontrato il lord Drago.»

«Tu sei il nostro capo» aggiunse Talmanes subito dopo, con una voce più sobria anche se altrettanto ferma. «Fino a ieri ho servito uomini di un’altra terra perché dovevo. Te invece ti servirò perché voglio. Forse non sei un lord in Andor, ma qui, io dico che lo sei e mi impegno a essere un tuo uomo.»

Il Cairhienese e il Tarenese si fissarono l’un l’altro e, anche se stupiti di aver dato voce agli stessi sentimenti, lentamente, con riluttanza, si scambiarono dei brevi cenni del capo. Se pure non si piacevano — solo uno sciocco avrebbe osservato il contrario — su quel punto erano d’accordo. In un certo senso.

«Manderò il mio stalliere a preparare il tuo cavallo per la processione» disse Talmanes e fece una leggera smorfia quando Nalesean aggiunse, «Il mio può collaborare. Il tuo destriero deve renderci fieri. E che la mia anima sia folgorata, abbiamo bisogno di una bandiera. La tua bandiera.» A quella affermazione il Cairhienese annuì con enfasi.

Mat non sapeva se ridere istericamente o sedersi a piangere. Quei maledetti ricordi. Se non fosse stato per loro avrebbe continuato a cavalcare. Se non fosse stato per Rand, non li avrebbe avuti. Poteva ripercorrere tutti i passi che l’avevano condotto lì, ognuno necessario come era sembrato allora e ognuno che pareva fine a se stesso, ma che portava inevitabilmente al seguente. All’inizio di tutto c’era Rand. E i maledetti ta’veren. Non riusciva a capire perché fare qualcosa che appariva del tutto necessario e quasi innocuo per come la vedeva lui sembrava guidarlo sempre più in fondo al pantano. Melindhra aveva iniziato a carezzargli il collo invece di stringerlo. Tutto ciò di cui aveva bisogno adesso...

Guardò la collina e la vide, Moiraine, sulla sua delicata giumenta, insieme a Lan e il suo stallone nero che le torreggiava di fianco. Il Custode si chinò verso di lei come per ascoltare, sembrò esserci una breve discussione, una protesta violenta da parte dell’uomo, ma dopo un po’ l’Aes Sedai fece voltare Aldieb e cavalcò al di là del suo sguardo verso il pendio opposto. Lan rimase dov’era, in groppa a Mandarb, gli occhi rivolti al campo sottostante. A Mat.

Questi fu scosso dai brividi. Sembrava davvero che la testa di Couladin gli sorridesse maliziosa. Riusciva quasi a sentire la voce dell’uomo. Mi hai ucciso, ma hai infilato il piede dritto nella trappola. Io sono morto, ma tu non sarai mai più libero.

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