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I fuochi del cielo

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I fuochi del cielo
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«Sono andate da Moiraine Sedai e le Sapienti al crepuscolo, Car’a’carn» rispose Sulin avvicinandosi a Jeade’en. I capelli bianchi e corti splendevano alla luce della luna. No, aveva la testa bendata. Come aveva fatto a dimenticarlo? «Almeno due ore fa. Sanno che la carne non è pietra. Anche le gambe più forti hanno dei limiti.»

Rand aggrottò le sopracciglia. Gambe? Ma cavalcavano Nebbia... La donna non diceva cose sensate. «Devo trovarle.»

«Sono con Moiraine Sedai e le Sapienti, Car’a’carn» ripeté lentamente. Gli sembrava che fosse accigliata, ma era difficile affermarlo con certezza.

«Non loro» mormorò. «Devo trovare la mia gente. Sono ancora là fuori, Sulin.» Perché lo stallone non si muoveva? «Riesci a sentirli? Là fuori, nella notte. Ancora combattono. Devo aiutarli.» Ma certo, non aveva che da affondare i talloni nelle costole del pezzato. Ma quando lo fece, Jeade’en si spostò solo da un lato, con Sulin che lo reggeva per le briglie. Non ricordava che la donna lo tenesse.

«Le Sapienti hanno bisogno di parlarti, Rand al’Thor.» La voce della donna era cambiata, ma lui era troppo stanco per sapere in che modo.

«Non possono aspettare?» Evidentemente aveva perso il messaggero. «Devo trovarli, Sulin.»

Enaila sembrò spuntare fuori dall’altro lato della testa dello stallone. «Hai trovato la tua gente, Rand al’Thor.»

«Le Sapienti ti stanno aspettando» aggiunse Sulin. Lei ed Enaila fecero voltare Jeade’en senza aspettare il suo consenso. Le Fanciulle si radunarono per un qualche motivo e si avviarono verso il pendio della collina, con i volti che riflettevano la luce della luna mentre lo fissavano, così vicine che con le spalle toccavano i fianchi del cavallo.

«Qualsiasi cosa vogliano,» borbottò «sarà meglio che si sbrighino.» Non era necessario che guidassero il pezzato, ma era troppo faticoso metterlo in evidenza in quel momento. Si girò a guardare indietro lamentandosi per il dolore nel fianco, la cima della collina era già stata inghiottita dalla notte. «Ho ancora molte cose da fare. Devo trovare...» Couladin. Sammael. Gli uomini che stavano combattendo e morendo per lui. «Ho bisogno di trovarli.» Era così stanco, ma ancora non poteva dormire.

L’accampamento delle Sapienti era illuminato da lampade appese ai pali e piccoli fuochi dove bolliva dell’acqua che veniva portata via e rimpiazzata da uomini e donne vestiti di bianco non appena iniziava a fremere. C’erano gai’shain ovunque, come anche Sapienti, che accudivano i feriti, i quali riempivano il campo. Moiraine si muoveva con lentezza lungo la linea di quelli che non potevano stare in piedi, fermandosi solo di rado per appoggiare le mani su un Aiel che incominciava a dibattersi tra gli spasmi della guarigione. Barcollava ogni volta che si alzava, e Lan le stava dietro come se volesse tenerla in piedi, o si — aspettasse di doverlo fare. Sulin scambiò qualche parola con Adelin ed Enaila, a voce troppo bassa perché Rand potesse capire, e le giovani donne corsero a parlare con l’Aes Sedai. Malgrado il numero di feriti, non tutte le Sapienti stavano accudendoli. Dentro a un padiglione sistemato da un lato, forse una ventina erano sedute in circolo mentre ascoltavano una in piedi al centro. Quando questa si sedeva, un’altra prendeva il suo posto. I gai’shain erano in ginocchio fuori del padiglione, ma nessuna delle Sapienti sembrava nutrire alcun interesse per il vino, o qualsiasi altra cosa tranne quello che stavano sentendo. A Rand pareva che fosse Amys l’oratrice. Con sua sorpresa Asmodean stava aiutando con i feriti, aveva degli otri d’acqua su ogni spalla e appariva davvero strano con la giubba di velluto nera e il merletto bianco. Tirandosi su dopo aver dato da bere a un uomo nudo fino alla cintola tranne per le bende, vide Rand ed esitò.

Dopo un po’ diede gli otri a un gai’shain e si fece strada fra le Fanciulle verso di lui. Queste lo ignorarono, sembrava che Stessero guardando tutte Enaila e Adelin che parlavano con Moiraine oppure Rand. Quando raggiunse il circolo di Far Dareis Mai attorno a Jeade’en aveva il volto teso. Le donne si scostarono con lentezza e lo fecero solo per farlo passare e arrivare alla staffa di Rand.

«Ero sicuro che fossi salvo. Ero certo.» Dal tono della voce non pareva così. Quando Rand non rispose, Asmodean a disagio cambiò posizione. «Moiraine ha insistito perché portassi l’acqua. Una donna decisa, per non permettere al bardo del lord Drago di...» interrompendosi si inumidì velocemente le labbra. «Cosa è accaduto?»

«Sammael» disse Rand, ma non in risposta. Stava solo dando voce ai propri pensieri attraverso il vuoto. «Mi ricordo la prima volta che venne chiamato Distruttore della Speranza. Dopo aver tradito i Cancelli di Beva e portato l’Ombra su Word M’odi e il cuore di Patelle. Sembrò che la speranza fosse morta quel giorno. Culan Cuhan pianse. Cosa c’è che non va?» Asmodean aveva il volto bianco come i capelli di Sulin e scuoteva silenzioso il capo. Rand guardò verso il padiglione. Chiunque stesse parlando adesso, non la conosceva. «È per quello che mi stanno aspettando? Allora dovrei unirmi a loro.»

«Non sono ancora pronte a darti il benvenuto» disse Lan apparendo di fianco ad Asmodean, che sobbalzò, «o a qualsiasi altro uomo.» Nemmeno Rand aveva visto o sentito il Custode avvicinarsi, ma voltò solo il capo. Anche quello gli parve uno sforzo. «Si sta svolgendo un incontro con le Sapienti dei Miagoma, i Codarra, gli Shiande e i Daryne.»

«I clan stanno venendo da me» disse Rand atono. Ma avevano atteso abbastanza da rendere la giornata sanguinosa. Non succedeva mai nelle storie.

«Così sembra. Ma i quattro capi non potranno vederti finché le Sapienti non avranno organizzato tutto» aggiunse Lan secco.

«Vieni, Moiraine può raccontarti più di quanto possa fare io.»

Rand scosse il capo. «Quel che è fatto, è fatto. Sentirò i dettagli più tardi. Se Han non deve più tenerli a bada alle nostre spalle, ho bisogno di lui. Sulin, manda un corriere. Han...»

«È fatta, Rand» disse con insistenza il Custode. «Tutto. Sono rimasti solo alcuni Shaido a sud della città. Ne sono stati presi a migliaia come prigionieri e la maggior parte di loro sta superando il Gaelin. Ti avremmo inviato la notizia un’ora fa, se qualcuno avesse saputo dove ti trovavi. Continuavi a muoverti. Vieni e lascia che sia Moiraine a metterti al corrente.»

«Fatto. Abbiamo vinto?»

«Tu hai vinto. Completamente.»

Rand guardò gli uomini bendati, la linea in paziente attesa di essere medicata e quelli che se ne andavano con loro. Le file erano quasi immobili. Moiraine stava ancora procedendo fra queste, fermandosi stancamente di tanto in tanto a guarire qualcuno. Solo alcuni dei feriti si trovavano lì. Erano venuti quando potevano durante il giorno, allontanandosi se e quando potevano. Nessuno dei morti era in quel luogo. Solo una battaglia persa è più triste di una battaglia vinta, pensò. Gli sembrava di ricordare di averlo già detto, molto tempo prima. Forse lo aveva letto.

No. C’erano troppi sopravvissuti perché si preoccupasse dei morti. Ma quanti sono i volti che conosco, come quello di Jolien? Non dimenticherò mai, Ilyena, nemmeno se tutto il mondo dovesse bruciare! pensò. Aggrottando le sopracciglia si portò una mano alla testa. Quei ricordi sembravano giungere uno dopo l’altro, da posti differenti. Era così stanco che riusciva appena a pensare. Ma ne aveva bisogno, aveva bisogno di pensieri che non scivolassero quasi fuori controllo. Rilasciò la Fonte e il vuoto, rimanendo sommerso dalle convulsioni quando saidin lo travolse mentre lo abbandonava. Ebbe appena il tempo di accorgersi dell’errore. Senza il Potere, fu travolto dalla stanchezza e dal dolore.

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