Il battello del delirio [Fevre Dream - it]
- Автор: Мартин Джордж Рэймонд Ричард
- Год: 1994
- Язык: итальянский
- Год: Fanucci Editore
- ISBN: 978-88-347-0400-4
- Переводчик: Ornella Ranieri Davide
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «Il battello del delirio [Fevre Dream - it]». Краткое содержание книги:
«Non ho nulla di cui lamentarmi,» rispose il pilota. Gettò quindi un’occhiata a Marsh. «Questo vostro battello ha il diavolo in corpo, Capitano. Se intendete portarlo giù a New Orleans, allora vi consiglio di affidarlo a piloti che la sanno lunga. Qui ci vuole una mano esperta al timone, eh sì.»
Marsh annuì. Del resto, non era una sorpresa; sovente i battelli più veloci erano più difficili da guidare. Ma la cosa non lo preoccupava affatto. Nessun pilota che non sapesse il fatto suo avrebbe mai messo le mani sul timone del Fevre Dream.
«Che tempo stiamo facendo?» s’informò Marsh.
«Abbastanza buono,» rispose il pilota con una scrollata di spalle. «Beh, potrebbe fare di meglio, ma Mister Daly ha detto che non avevate premura, e così stiamo facendo una tranquilla passeggiata.»
«Faremo scalo a Paducah,» ordinò Marsh. «Ho due passeggeri da far sbarcare e delle merci da scaricare.» Trascorse ancora qualche minuto a conversare con il pilota, dopodiché tornò giù, sul ponte di controcoperta.
Il salone di prima classe era stato apparecchiato per il pranzo. Il fulgido sole di mezzogiorno si riversava dagli osteriggi in una cascata iridescente, e sotto il barbaglio policromo una lunga fila di tavoli si susseguivano per tutta la lunghezza della cabina. I camerieri stavano disponendo sui tavoli l’argenteria e le porcellane; i bicchieri di cristallo scintillavano, sfolgoranti nella luce. Dalla cucina Marsh carpì un effluvio dei profumi più meravigliosi e succulenti. Si fermò e si procurò un menu, vi diede un’occhiata e decise che aveva ancora fame. Inoltre, York non s’era ancora fatto vivo, ed era più che corretto che almeno uno dei capitani si unisse ai passeggeri ed agli altri membri superiori dell’equipaggio per consumare il pranzo.
Pranzo che, a giudizio di Marsh, fu ottimo. Il Capitano fece fuori una robusta porzione di agnello arrosto in salsa di prezzemolo, un piccioncino, una montagna di patate irlandesi con granturco fresco e barbabietole, e due pezzi della celebre torta di noci, un cavallo di battaglia del bravo Toby. Alla fine del pranzo il Capitano si sentiva dell’umore più amabile. Acconsentì persino a che il pastore tenesse un sermone sulla necessità di cristianizzare gli indiani; un evento raro, considerando la sua intolleranza nei confronti dei predicatori che non voleva neppure a bordo. Bisognava pur intrattenere in qualche modo i passeggeri, giacché anche lo scenario più splendido dopo un po’ risultava noioso.
Nel primo pomeriggio il Fevre Dream giunse a Paducah, la città che sorgeva sul lato del fiume che rientrava nei confini del Kentucky, dove il Tennessee confluiva nell’Ohio. Fu la terza sosta di quel viaggio, ma la prima di una buona durata. Si erano fermati brevemente a Rossborough durante la notte per far scendere tre passeggeri, poi avevano fatto rifornimento di legname e avevano imbarcato un piccolo carico ad Evansville mentre Marsh dormiva. A Paducah, però, dovevano scaricare dodici tonnellate di ferro, oltre un carico di farina, zucchero e libri. Per contro, avrebbero dovuto caricare a bordo quaranta o cinquanta tonnellate di legname. Paducah era nota per il commercio di legname, sicché era costantemente invasa di zattere cariche di tronchi che scendevano lungo il corso del Tennessee, intasando il fiume ed ostacolando il traffico dei battelli. Come la maggioranza degli armatori e comandanti di battelli, Marsh non nutriva grande simpatia per gli zatterieri. Quasi mai avevano luci notturne e spesso venivano speronati da qualche sfortunato battello, soltanto allora si decidevano a farsi vedere, bestemmiando, urlando e lanciando cose.
Fortunatamente non c’erano zattere in giro quando giunsero a Paducah, dove ormeggiarono. A Marsh bastò una sola occhiata al carico in attesa sul pontile — che includeva enormi torri di casse ed alcune balle di tabacco — per decidere che non sarebbe stato complicato imbarcare altre merci sul ponte di coperta. Sarebbe stato un peccato, giudicò, andar via da Paducah e lasciare tutto quel ben di Dio ad altri battelli, rinunciando ad una clientela così appetibile.
Intanto, il Fevre Dream era già saldamente legato alla calata della banchina e sciami di scaricatori stavano, abbassando le passerelle di sbarco e si accingevano a scaricare. Mike il Peloso gironzolava tra di loro, e tuonava, «Spicciatevi, non siete mica signori delle cabine scesi a fare una passeggiata,» e «Tu fattelo cadere, ragazzo, ed io mi faccio cadere questa sbarra di ferro dritto sulla tua testa,» e giù così, snocciolando moniti ed incitamenti in una feroce sequela. La passerella venne giù con un whunk e pochi passeggeri incominciarono a sbarcare. Marsh prese la decisione. Si recò nell’ufficio del commissario di bordo, e vi trovò Jonathan Jeffers intento a lavorare su alcune polizze di carico. «Dovete scriverle necessariamente adesso, Mister Jeffers?» chiese.
«Assolutamente no, Capitano Marsh,» fece il contabile. Si tolse gli occhiali e ne pulì le lenti su di un fazzoletto da collo. «Servono per quando arriveremo a Cairo.»
«Bene,» disse Marsh. «Venite con me. Scendiamo a terra e scopriamo chi è il proprietario di tutto quel carico esposto laggiù al sole, e dov’è diretto. Se va nella direzione di St. Louis, almeno una parte, allora forse guadagneremo un po’ di quattrini.»
«Eccellente,» ribatté Jeffers. Si alzò dallo sgabello, si raddrizzò la giacca nera di ottima fattura, controllò che la massiccia cassaforte di ferro fosse chiusa e raccolse il bastone. «Conosco una buona osteria a Paducah,» aggiunse mentre uscivano.
L’intraprendenza speculativa di Marsh si rivelò proficua. Trovarono lo spedizioniere del tabacco senza difficoltà, e lo condussero all’osteria dove Marsh lo convinse a consegnare la sua merce al Fevre Dream e Jeffers gli accordò un buon prezzo. La conclusione dell’affare richiese quasi tre ore, ma alla fine Marsh si sentiva terribilmente soddisfatto quando lui e Jeffers si avviarono di buon passo alla calata dov’era ormeggiato il Fevre Dream. Quando vi giunsero, Mike il Peloso stava lì a fumare un sigaro nero ed a conversare con il secondo di qualche altro battello. «Quello è nostro adesso,» gli annunziò Marsh, indicando il tabacco con il bastone. «Fallo caricare alla svelta, così possiamo partire.» Marsh si appoggiò al parapetto del ponte, al riparo dal sole, e, compiaciuto dì se stesso, si mise a contemplare l’andirivieni degli scaricatori che trasportavano le balle mentre Whitey cominciava a far salire il vapore. Casualmente, qualcos’altro attirò la sua attenzione; una fila di omnibus a cavalli appartenenti ad un albergo che attendevano sulla strada, poco lontano dal pontile d’imbarco. Per un istante Marsh restò a fissarli con curiosità tirandosi le basette, poi salì dritto alla cabina di pilotaggio.
Il pilota stava mangiando una fetta di torta accompagnandola con una tazza di caffè. «Mister Kitch,» gli disse Marsh, «non fatelo partire finché non ve lo dirò io.»
«Come mai, Capitano? Hanno quasi finito di caricare, ed il vapore è già alto.»
«Guardate laggiù,» disse Marsh, sollevando il bastone. «Quegli omnibus stanno portano dei passeggeri al pontile, o aspettano che ne arrivino. Non i nostri, no, e certamente un albergo non manda i suoi tram incontro ai passeggeri di ogni misero battello con la ruota poppiera. Ho un presentimento.»
Pochi istanti, e quel presentimento trovò conferma. Sputacchiando fumo e vapore, scintillando giù per l’Ohio veloce come il diavolo, un lungo battello di gran lusso si offrì alla loro vista. Marsh lo riconobbe quasi immediatamente, prim’ancora di leggerne il nome; il Southerner della Cincinnati Louisville Packet Company. «Lo sapevo!» esultò. «Dev’essere partito da Louisville dodici ore dopo di noi. Ha fatto un tempo migliore, però.» Si portò alla finestra laterale, scostò la lussuosa tenda che riparava dal caldissimo sole pomeridiano e guardò l’altro battello avvicinarsi alla banchina, ormeggiarsi e cominciare lo sbarco dei passeggeri. «Non ci metterà molto,» disse Marsh al suo pilota. «Niente merci da caricare o da scaricare, solo passeggeri. Lasciate che parta per primo, capito? Fatelo discendere il fiume per un piccolo tratto, poi partite a tutto vapore ed inseguitelo.»