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Il cielo era pieno di navi [The Sky is Filled with Ships - it]

Электронная книга - «Il cielo era pieno di navi [The Sky is Filled with Ships - it]». Краткое содержание книги:

Che cosa bolle ai confini della Galassia? Si parla di stragi “locali” e rappresaglie “limitate” su lontani pianeti come Odino, Cassandra, Antigone; si dice che la Lega dei Mondi Indipendenti voglia ribellarsi al governo centrale terrestre; si teme una guerra totale. Ma il solo a sapere come stanno realmente le cose è il capitano Robert Janas, un neutrale, un uomo di buona volontà e di buon senso, dal cui rapporto dipende il destino di miliardi di uomini. E Janas, come spesso accade a chi dice semplicemente la verità, non trova nessuno disposto a credergli.
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Nel grigiore informe, dove, a differenza del continuum delle dimensioni umane, nessu­na stella brillava, i due colossi si affrontarono, scatenando forze capaci di ridurre in cene­re una dozzina di Terre.

Più di una nave ribelle era già stata annientata dal fuoco della “Salamina”, quando un fuoco di sbarramento dei can­noni a energia del nemico riu­scì a penetrare il campo di forza dell’unità terrestre. I missili nucleari puntarono drit­to contro il poderoso incrocia­tore da battaglia, ma, pronta­mente bloccati dai cannoni a energia, esplosero a dieci chilo­metri dal bersaglio. La “Salamina” rispose al fuoco nemico con i proprio pezzi e missili. Un’altra unità ribelle fu in­ghiottita nella vampata atomi­ca, ma un istante dopo una salva di cannoni a energia cen­trò lo scafo della “Salamina” che, in quel momento, era privo di difese.

Un raggio a energia colpì la nave a prua e, attraverso lo squarcio, si insinuò nell’inter­no, mentre grosse nuvole bian­castre di aria si allargavano nello spazio, simili a vapore che sfugge da una conduttura rotta. Sprazzi accecanti di energia avvolsero lo scafo della nave e raggiunsero la plancia. I ponti sparirono in una nuvola di vapore, gli strumenti, uno dopo l’altro, cessarono di esi­stere. Il comandante e gli altri ufficiali in plancia persero tut­ti la vita.

La “Salamina”, al comando dei secondi ufficiali, continuò la lotta combattendo furiosa­mente, come un animale feri­to. Appena lo schermo di pro­tezione si ricostituì, essa si lanciò in mezzo alla flotta nemica, scatenando attorno a sé un inferno di missili e di salve di energia, mirando a coloro che erano venuti a minacciare la Terra. Le altre navi della Confederazione la seguirono.

Un missile nemico esplose nell’attimo preciso in cui gli schermi di protezione della “Salamina” erano abbassati per consentire ai pezzi di bordo di fare fuoco. L’esplosione nucleare si verificò a una certa distanza dalla “Salamina”, ma abbastanza vicino per aprire un altro squarcio nello scafo, che determinò nuove perdite di aria e seminò la morte tra il resto dell’equipaggio. I pochi ufficiali superstiti del ponte ausiliario morirono al loro po­sto, avvolti dal fuoco atomico, tenendo testa, fino all’ultimo, alla furia del nemico.

Per un istante, la “Salami­na” fu una cosa morta, un relitto vuoto e fluttuante nello spazio, destinato a cadere in mano al nemico. Ma non rima­se a lungo in quello stato. I progettisti della “Salamina” avevano fatto le cose a dovere, e la nave era dura a morire.

Nella parte più protetta del­lo scafo, il computer principa­le della nave era ancora in attività. Il calcolatore conti­nuava a chiamare, imperturba­bile, le varie stazioni di coman­do, senza più ottenere rispo­sta. Per qualche secondo il cervello elettronico indugiò a leggere gli ordini, poi scattò sull’autoprogrammazione. Ora la “Salamina” era viva, forse più viva che mai, ed era come un animale ferito, un animale meccanico, ma fornito di intelligenza. Con rinnovato ardore, la “Salamina” si lanciò nella mischia.

11

Ritornando verso Central, Ro­bert Janas non perdeva d’oc­chio il bagliore metallico che aveva visto dietro di sé nella luce del mattino. Non sapeva se era lo stesso apparecchio che, quel pomeriggio, lo aveva seguito a San Francisco, né, del resto, gli importava molto saperlo. In ogni caso l’obietti­vo non poteva essere che uno: tenere d’occhio ogni sua mos­sa. Janas non sapeva neppure con certezza a che fazione appartenesse l’individuo che lo pedinava, ma anche questo non aveva molta importanza. Due persone soltanto poteva­no essere interessate a ciò che faceva: Altho Franken della CNS e il presidente della Con­federazione Jonal Herrera. Po­co importava sapere chi dei due gli avesse messo alle calca­gna quell’uomo, o quegli uo­mini, perché, per Janas, Fran­ken era sullo stesso piano di Herrera, ora che i due erano dalla stessa parte.

Planando lungo i fianchi dei monti, Janas scese col grav-car sulla piattaforma d’atterraggio in cima alla Residenza Ufficiali della CNS. Dopo aver riconse­gnato il mezzo all’addetto, Ja­nas andò nel suo appartamen­to, si rase la barba, fece il bagno, poi scese alla tavola calda per un rapido spuntino. Finalmente ritornò in camera, si svesti, spense la luce e si sdraiò sul letto.

Si svegliò nel tardo pomerig­gio e chiamò Emmett, confer­mandogli che quella sera sareb­be andato da lui. Dopo di che si vesti, scese per la cena, e ordinò un overcab per andare da Emmett. Arrivò da Jarl poco prima delle otto.

Nel grande soggiorno di Emmett erano riunite più di ventiquattro persone. Janas conosceva soltanto qualcuno dei presenti. Tra questi notò Hal Danser, Juan Kai e Paul D’Lugan. Emmett stava par­lando con una signora magra, dai capelli scuri, di un mezzo secolo più vecchia di Janas.

«Bob» lo chiamò Em­mett. «Vieni qui. C’è qualcu­no che vuole conoscerti.»

Janas si avvicinò ai due.

«La cittadina Syble Dian» disse Emmett «il nostro legale. Bob Janas.»

«Lieto di conoscervi» disse Janas, stringendo la ma­no alla donna.

«Dunque, siete voi il fa­moso Robert Janas» disse Syble Dian.

«Credo proprio di sì» rispose Janas, con un sorriso.

«Molto lieta. Riuscirete a trovare il modo per uscire da questo guaio? Ho il sospetto che il settore legale possa fare ben poco.» Lanciò un’occhia­ta a Paul D’Lugan, quasi voles­se significare che quell’uomo era la sua antitesi, in quanto partigiano dell’illegalità.

«Non lo so» disse Janas. «Lo spero.»

Alle otto e un quarto, Em­mett, su suggerimento di Ja­nas, richiamò l’attenzione dei presenti.

«Prima di tutto» comin­ciò Emmett «voglio essere sicuro che nessuno di noi ab­bia su di sé degli apparecchi spia. C’è chi si diverte un mondo a appiccicare addosso a noi e ai nostri amici delle riceventi in miniatura.»

Tacque un secondo, per aspettare che le sue parole fa­cessero effetto.

«Perciò» prosegui «vi prego di uscire a due a due, di svestirvi e di controllare con estrema attenzione i vostri in­dumenti e quelli del vostro collega. Tirate fuori tutti gli oggetti piccoli e di forma rego­lare, che si trovano dove non dovrebbero essere. Se non sa­pete che cosa sono, distrugge­teli senz’altro. Potete andare a svestirvi in camera da letto. Miriam vi farà strada.»

Dopo un breve mormorio stupito, i presenti accettarono l’invito di Emmett. I controlli cominciarono e durarono una buona mezz’ora.

«Grazie» disse Emmett quando tutti furono ritornati nel salone. «Adesso mi sento meglio.»

Janas notò che Emmett non aveva accennato alla mezza dozzina di noiser sistemati in vari punti della stanza. Effetti­vamente, se tra loro c’era una spia, era meglio che non fosse al corrente della presenza degli apparecchi anti-ascolto.

«Siamo arrivati, ormai, a un punto critico» continuò Emmett. «Sappiamo tutti ciò che ha fatto Altho Franken e a quale rischio ha esposto la Compagnia di Navigazione So­lare. Abbiamo con noi stasera un uomo che conosce meglio di ogni altro quei pericoli.»

Fece una pausa, si voltò verso Janas, poi tornò a rivol­gersi agli altri presenti.

«Bob Janas è stato il pri­mo a rendersi conto di ciò che sarebbe capitato se la Lega fosse diventata più forte. Ha passato buona parte della sua vita sui mondi stellari e ha capito presto che non era pos­sibile tacitare i ribelli limitan­dosi semplicemente a ritirare le forze della Confederazione. I ribelli ormai sono decisi a venire sul nostro pianeta, per obbligare la Confederazione a riconoscere i loro diritti. Bob si è reso conto che, prima o poi, la CNS sarebbe stata im­plicata nel conflitto e, da allo­ra, ha fatto tutto il possibile perché la neutralità della Com­pagnia fosse salvaguardata. Non voglio addentrarmi in par­ticolari, voglio dirvi solo que­sto: Bob ha speso un patrimo­nio e ha messo a repentaglio la propria vita per procurarsi questi rapporti che potrebbero salvare la CNS dalla distru­zione. Noi dobbiamo adope­rarci, con tutti i mezzi a nostra disposizione, perché questi rapporti siano resi operanti, se non vogliamo che Altho Fran­ken, o quel pazzo assetato di potere che è Jonal Herrera, provochino la distruzione completa dell’intera Spirale.»

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