Maestro del passato [Past Master - it]
- Автор: Лафферти Рафаэль Алоизиус
- Год: 1972
- Язык: итальянский
- Год: Nord
- Переводчик: Сандро Сандрелли
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «Maestro del passato [Past Master - it]». Краткое содержание книги:
— Non so quale sarà l’elemento decisivo. Foreman crede di saperlo. Vedo, Thomas, che eventuali attentati contro la tua persona non ti preoccupano.
— Oh, ho già preso le mie misure, Kingmaker. Tutto ha origini molto più lontane dei semplici Assassini programmati; si estende in realtà fino ai Programmati più complessi e ai più alti dignitari umani.
C’è un partito piuttosto forte che mi vuol morto ancora prima che io sia, per così dire, nato su Astrobia.
— C’è un’altra cosa di cui abbiamo paura, Thomas. Abbiamo paura che la gente ti veda, e allo stesso tempo abbiamo paura di nasconderti, ed è ormai troppo tardi per cambiare idea. Per gli adepti, il tuo nome è pieno di significato. Sei stato salutato da un’ovazione incredibile: questo non riusciamo a capirlo, non riusciamo a capire come sia potuto succedere, e neppure la parte da noi recitata perché accadesse. Ora il popolo ti adora, eppure la tua non è una personalità trascinante…
— Ascolta, Kingmaker! Io non mi pavoneggio seduto su un trono, se è questo che vuoi dire. Ma sarò un uomo eccellente, sol che mi sia concesso il tempo; non riuscirai a trovare un altro migliore di me. Ai miei tempi ero considerato un maestro, e lo diventerò anche qui. Sulla scena posso recitare la parte del nobile tra i retorici!. La mia recitazione non sarà goffa né incerta. Astrobia ha sete soprattutto di oratoria, oggi, e noi nell’oratoria siamo stati sublimi professionisti: voi, al confronto, siete dei dilettanti. So che avete analizzato il fenomeno, scomponendo nelle parti essenziali quel particolare fascino personale che porta un individuo al trionfo. Ma se tagliate a fette sottili un uccello, forse per questo diventate capaci di fabbricarne uno? E anche se riuscite a farlo, esso tradirà sempre, come i Programmati, la sua origine artificiale. So che avete messo a punto macchine complicate capaci d’imitare l’eloquenza, ma anch’esse suonano false. Ma è prova la derisione di cui le gratifica la gente, spazzandole via come le foglie d’autunno, e il ludibrio del popolo che le ha travolte. Ho ascoltato oratori umani e programmati che hanno imparato dalle macchine dell’eloquenza; ho visto e sentito un’infinità di cose in questa mia prima settimana su Astrobia. Il popolo ha sete di tutto ciò che è reale, autentico, e io posso darglielo. Voi avete cercato di analizzare i perché della grande ovazione che mi ha raccolto al Palazzo delle Convocazioni, e non vi siete riusciti. In parte era dovuta all’astuzia dei miei amici, in parte era frutto delle circostanze. Ma soprattutto era dovuta a me stesso, e basta.
— Ebbene, ti sarà concesso di tentare, Thomas. Ma non immischiarti nella politica. Thomas: la politica è una scienza troppo complicata su Astrobia.
— La politica era fin troppo complicata anche ai miei tempi — ribatté Thomas.
Kingmaker scoppiò a ridere. Thomas fece una smorfia, dubbioso.
— È una fortuna, oggi, esser vivi — dichiarò Peter Proctor, la volpe fortunata. — E non intendo, Thomas, parlare in senso negativo, come se qualcosa ci minacciasse. Voglio dire che tutto è sotto il segno della fortuna, la situazione e i suoi sviluppi. Oggi, su Astrobia, le cose sono più fortunate che mai.
— E allora, Proctor, per quale ragione tanta gente abbandona questa vita?
— Abbandona? Vuoi dire, si trasferisce a Cathead? Oppure intendi parlare di quello che, un tempo, era detto suicidio? La prima cosa mi deprime, la seconda mi delizia. Non è una fortuna poter lasciare una vita che ci ha dato tutto? E non è una fortuna poterlo fare in un modo così rapido e pulito? Un uomo dovrebbe rimpinzarsi di cibo anche dopo essere sazio? Perché vivere un minuto di più di quanto è necessario? La dorata Astrobia non è una prigione, non ci sono muraglie intorno ad essa per impedire che la gente esca. La vita non è per tutti, e una vita troppo lunga non dovrebbe essere per nessuno. Un uomo può disporre liberamente di sé, su Astrobia: per questo, gli abbiamo fornito apposite cabine ad ogni angolo della strada. La cosa non dà più né apprensioni né incertezze, ciascuno può andarsene con la coscienza tranquilla.
— Già. L’azione più sporca, ma con la coscienza tranquilla! Siete riusciti anche a questo!
— Viviamo in un mondo molto fortunato, Thomas. Possiamo esserne soddisfatti. E sono convinto che per il nostro mondo la fortuna aumenterà ancora.
— E io sarei il vostro portafortuna, non è vero? — chiese Thomas. — E tu, Peter, cosa sei? Me lo sono chiesto tante volte, e mi dicono che altri se lo sono chiesto prima di me.
— Io, Thomas? Io sono l’uomo più fortunato di questo mondo, di qualsiasi altro mondo. Non c’è bisogno di affaticarsi a cercare: io sono l’uomo più ricco di Astrobia, dopo Kingmaker, così tutta l’invidia è per lui e non per me. Ho avuto fortuna nel prender moglie, nei figli, in tutto quello che ho conseguito, nella dimora che mi sono edificato…
— Risparmiami il resto — l’interruppe Thomas.
— E piaccio a tutti — concluse Proctor, con uno sguardo che era qualcosa di più di quello di una volpe.
Un altro di quei brevi sogni del Passaggio riemergeva dal fondo della mente di Thomas. Peter Proctor era una volpe e correva a quattro zampe su una sottile crosta vulcanica sotto la quale si spalancava un abisso. Thomas fu bruscamente preso dal terrore alla vista di quel vuoto sotto la crosta, e delle fiamme guizzanti che erano soltanto una delle orrende caratteristiche di quel vuoto. A quale profondità giungeva il baratro sotto la crosta? Thomas guardò: l’abisso era eterno, senza fondo. S’intravedevano le stelle laggiù, a una distanza immensa, ma c’era qualcosa di strano in quelle stelle. Erano in qualche modo distorte, e così la loro luce. Ma Peter la Volpe non aveva paura di quelle profondità abissali, neppure quando enormi frammenti della crosta vulcanica si sfaldarono sotto i suoi piedi, precipitando nell’eternità sottostante. — Laggiù sono a casa mia — disse la volpe. — Che la crosta precipiti pure là dentro, che si spezzi e si frantumi, e che tutti gli esseri che vi abitano precipitino anch’essi fra le fiamme. Io dò il benvenuto al vuoto dell’abisso, al vuoto fondamentale. Nacqui per esso, e trascinerei l’intero universo dentro di esso, se soltanto quegli sciocchi confusionari che cercano di sostenere la crosta la smettessero una buona volta. Le fiamme che guizzano nel vuoto sono la mia casa. Niente può nuocere a una volpe dalla coda di amianto. — E allora Thomas si accorse che Peter la Volpe aveva davvero la coda d’amianto.
— Ma tu non sei uno dei tre uomini che mi hanno preso dal Passato? — domandò Thomas. — Se tutto va così bene, perché l’hai fatto?
— Oh, io credo che combinerai molto meno danni di quanto avrebbe potuto fare un altro, mio piccolo Thomas. Tu sarai la novità delle novità. Ci serve qualcosa del genere, oggi, per il popolo, almeno finché non avremo superato questa fase provvisoria. La gente deve cibarsi di novità, dopo essersi saziata di cibo.
— La ricerca forsennata di novità non è altro che un aspetto della disperazione.
— Chi ha detto questo, mio piccolo Thomas?
— Un francese, qualche secolo dopo di me. Sono incappato in questa frase per pura coincidenza.
— Be’, io invece credo che le novità siano un aspetto della speranza: la speranza nella grande soluzione, che mette continuamente nuove foglie verdi. La stessa speranza è soltanto una tappa che incontriamo nel nostro cammino. Ma è meravigliosa.
— Già, Proctor. E la fortuna è fortunata. C’è così poca realtà in te, ch’io mi domando se veramente tu proietti un’ombra.
— Spero che non sia un’ombra nera, Thomas. Ti stai ancora chiedendo perché anch’io ho deciso di chiamarti, visto che le cose vanno così bene? Io ti considero innocuo, un giocattolo fuori moda. Diamo al popolo il suo giocattolo!