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Le Torri di Mezzanotte

Электронная книга - «Le Torri di Mezzanotte». Краткое содержание книги:

Аннотация

Rand al’Thor, il Drago Rinato, si è confrontato con sé stesso, comprendendo finalmente il suo ruolo nello scontro finale con il Tenebroso. Ora tutto ciò che gli resta da fare prima dell’ultima Battaglia è riparare quanti più danni possibile nel mondo per poi radunare le truppe.
Anche Perrin sta cercando di ricongiungersi con lui, ma sulla sua strada si frappongono ostacoli provenienti dal suo passato, e per superarli dovrà innanzitutto trovare la pace con il lupo dentro di lui. E mentre Egwene, ormai stabilmente Amyrlin Seat, deve confrontarsi con Mesaana, una dei Reietti che da tempo si nasconde all’interno della Torre Bianca, Elayne sta consolidando il suo potere nell’Andor. È qui che arriva Mat, con la sua Banda della Mano Rossa, costretto da un giuramento ad attendere a Caemlyn prima di imbarcarsi in un’impresa impossibile per salvare una persona che tutti credevano morta. Dopo tante peripezie, tutti i protagonisti si ricongiungeranno per affrontare Tarmon Gai’don. Il penultimo episodio di un ciclo che con la sua potente ed essenziale visione del Bene e del Male ha appassionato milioni di lettori.
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Una debole luce apparve sotto una soglia più avanti. Si spostò dentro la stanza, preparando dei flussi. Lì c’erano due donne, che parlavano in sussurri, una che teneva in mano un globo di luce. Evanellein e Mestra, due delle Sorelle Nere che erano fuggite dalla Torre Bianca.

Egwene scagliò una palla di fuoco che distrusse Mestra in un inferno ardente. Evanellein guaì ed Egwene usò un trucco che Nynaeve le aveva insegnato: immaginò che Evanellein fosse stupida, incapace di pensare e di reagire.

Gli occhi della donna divennero vitrei e la sua bocca si aprì.

Il pensiero era più rapido dei flussi. Egwene esitò. Ora cosa? Ucciderla mentre era indifesa? Le si strinse lo stomaco al pensiero. Potrei prenderla prigioniera. Andare...

Qualcuno apparve nella stanza con lei. La nuova arrivata era vestita di nero, un abito stupendo con rifiniture argentee. L’oscurità turbinava attorno a lei, fatta di nastri roteanti di stoffa, la sua gonna che si increspava. L’effetto era innaturale e impressionante, possibile solo qui nel Tel’aran’rhiod.

Egwene guardò negli occhi della donna. Grandi e azzurri, posti in un volto angoloso con capelli neri lunghi fino al mento. C’era un potere in quegli occhi ed Egwene seppe immediatamente cosa si trovava di fronte. Perché combattere? Lei non poteva...

Percepì la propria mente cambiare, diventare arrendevole. Vi si oppose con un impeto di panico e, in un momento di chiarezza, si spedì via.

Egwene apparve nelle sue stanze, poi si sollevò la mano alla testa, mettendosi a sedere sul letto. Luce, quanto era forte quella donna.

Qualcosa risuonò dietro di lei; qualcuno che compariva nella stanza. Egwene balzò in piedi, preparando dei flussi. Lì c’era Nynaeve, gli occhi sgranati dalla furia. La donna protese le mani in avanti, formando dei flussi, ma si bloccò.

«Ai giardini» disse Egwene, non fidandosi dei propri alloggi. Non sarebbe dovuta venire qui: Mesaana avrebbe conosciuto questo posto.

Nynaeve annuì ed Egwene scomparve, riapparendo nei giardini inferiori della Torre. La strana cupola viola si estendeva in cielo. Cos’era quella cosa e come aveva fatto Mesaana a portarla qui? Nynaeve apparve un momento dopo.

«Sono ancora lassù» bisbigliò Nynaeve. «Ho appena visto Alviarin.»

«Io ho visto Mesaana» disse Egwene. «Mi ha quasi preso.»

«Luce! Stai bene?»

Egwene annuì. «Mestra è morta. Ho visto anche Evanellein.»

«È nero come una tomba lassù» mormorò Nynaeve. «Penso che l’abbiano reso loro così. Non dovrebbero essere in grado di incanalare così bene con quelle copie imperfette. Siuan e Leane stanno bene: le ho viste poco fa, che si spalleggiavano a vicenda. Appena prima, io sono riuscita a colpire Notori con una vampata di Fuoco. E morta.»

«Bene. L’Ajah Nera ha rubato diciannove ter’angreal. Questo potrebbe darci una stima di quante Sorelle Nere ci troviamo davanti. O, dal momento che sono in grado di incanalare con tanta forza, forse no.» Lei, Siuan, Nynaeve, Leane e le tre Sapienti erano in inferiorità numerica, ma l’Ajah Nera non pareva avere molta esperienza col Tel’aran’rhiod.

«Hai visto le Sapienti?»

«Sono lassù.»

Nynaeve fece una smorfia. «Pare che si stiano divertendo.»

«È probabile» disse Egwene. «Voglio che tu e io andiamo assieme. Compariremo alle intersezioni, schiena contro schiena, e le esamineremo rapidamente in cerca di luce o persone. Se vedi una Nera, colpisci. Se qualcuno vede te, di’ "Vai" e balzeremo di nuovo qui.»

Nynaeve annuì.

«La prima intersezione è quella fuori dal mio alloggio» disse Egwene. «Corridoio sul lato sud. La inonderò di luce; tu sta’ pronta. Da lì, balzeremo giù di un corridoio, accanto alla porta per la rampa di servizio. Quindi proseguiremo così verso il basso.»

Nynaeve annuì bruscamente.

Il mondo svanì attorno a Egwene. Lei comparve nel corridoio e pensò immediatamente a quel posto illuminato, imponendo la sua volontà su di esso. La luce inondò l’intero spazio. Una donna dal volto tondo era accucciata vicino al lato del muro, vestita di bianco. Sedore, una delle Sorelle Nere.

Sedore si girò, l’espressione adirata e flussi che balzavano su attorno a lei. Egwene agì più rapidamente, creando una colonna di fuoco appena prima che Sedore lasciasse andare la propria. Niente flussi da parte di Egwene. Solo il fuoco.

Egwene vide la Nera strabuzzare gli occhi mentre il fuoco ruggiva attorno a lei. Sedore strillò, ma quell’urlo si interruppe quando il calore la consumò. Il suo corpo bruciato crollò a terra fumante.

Egwene esalò un sospiro di sollievo. «Nessuno dalla tua parte?»

«No» disse Nynaeve. «Chi è che hai colpito?»

«Sedore.»

«Davvero?» disse Nynaeve, voltandosi. Era stata un’Adunante per la Gialla.

Egwene sorrise. «Prossimo corridoio.»

Saltarono e ripeterono la loro strategia, inondando il corridoio di luce. Non c’era nessuno lì, così procedettero. I due corridoi successivi erano vuoti. Egwene era sul punto di andare quando una voce sibilò: «Sciocca bambina! Il tuo schema è ovvio.»

Egwene si girò. «Dove...»

Si interruppe quando vide Bair. L’attempata Sapiente aveva cambiato i suoi abiti e perfino la sua stessa pelle per confondersi col bianco della parete e delle piastrelle. Era praticamente invisibile, accucciata in un’alcova.

«Non dovresti...» iniziò Bair.

Una parete accanto a loro esplose all’infuori, gettando in aria pezzi di roccia. Al di là c’erano sei donne, ed esse rilasciarono flussi di Fuoco.

Pareva che il tempo del sotterfugio fosse terminato.

Perrin giunse in cima al muro che circondava i terreni della Torre Bianca, atterrando con un tonfo. La stranezza del sogno del lupo continuava: ora non fiutava solo odori strani, ma udiva anche suoni strani. Un frastuono dall’interno della Torre.

Balzò dietro l’ Assassino, che attraversò i terreni, poi corse su per l’esterno della Torre stessa. Perrin lo seguì, correndo nell’aria. L’Assassino conservò il suo distacco, il borsello con il ter’angreal legato alla sua cintura.

Perrin creò un arco lungo. Lo tese, fermandosi sul posto, in piedi sul lato della Torre. Scagliò, ma l’ammazzalupi balzò su, poi cadde dentro la Torre attraverso una finestra. La freccia lo mancò.

Perrin balzò fino alla finestra, poi vi si tuffò dentro, con Hopper che saltava dentro dietro di lui, lasciandosi alle spalle un’immagine indistinta. Entrarono in una camera da letto con broccati blu. La porta si chiuse sbattendo e Perrin si precipitò dietro l’Assassino. Non si curò di aprire la porta; la mandò in pezzi col suo martello.

L’Assassino corse lungo un corridoio.

Inseguilo, trasmise Perrin a Hopper. Io gli taglierò la strada.

Il lupo corse avanti, dietro l’Assassino. Perrin corse sulla destra, poi tagliò lungo un corridoio. Si mosse rapidamente, le pareti che gli passavano accanto veloci.

Superò un corridoio che pareva pieno di persone. Fu così sorpreso che si fermò di colpo, con il corridoio che sobbalzava attorno a lui.

Erano Aes Sedai, e stavano combattendo. Il corridoio era illuminato, con lingue di fiamma che volavano da un’estremità all’altra. I suoni che aveva udito prima non erano stati un’illusione. E, pensò, sì...

«Egwene?» chiese Perrin.

Lei era premuta contro il muro lì vicino, e guardava assorta lungo il corridoio. Quando Perrin parlò, si girò verso di lui, le mani che si sollevavano. Perrin avvertì qualcosa afferrarlo. La sua mente reagì all’istante, però, spingendo via l’aria.

Egwene trasalì quando non riuscì a ghermirlo.

Lui venne avanti. «Egwene, tu non dovresti essere qui. Questo posto è pericoloso.»

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