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Le Torri di Mezzanotte

Электронная книга - «Le Torri di Mezzanotte». Краткое содержание книги:

Аннотация

Rand al’Thor, il Drago Rinato, si è confrontato con sé stesso, comprendendo finalmente il suo ruolo nello scontro finale con il Tenebroso. Ora tutto ciò che gli resta da fare prima dell’ultima Battaglia è riparare quanti più danni possibile nel mondo per poi radunare le truppe.
Anche Perrin sta cercando di ricongiungersi con lui, ma sulla sua strada si frappongono ostacoli provenienti dal suo passato, e per superarli dovrà innanzitutto trovare la pace con il lupo dentro di lui. E mentre Egwene, ormai stabilmente Amyrlin Seat, deve confrontarsi con Mesaana, una dei Reietti che da tempo si nasconde all’interno della Torre Bianca, Elayne sta consolidando il suo potere nell’Andor. È qui che arriva Mat, con la sua Banda della Mano Rossa, costretto da un giuramento ad attendere a Caemlyn prima di imbarcarsi in un’impresa impossibile per salvare una persona che tutti credevano morta. Dopo tante peripezie, tutti i protagonisti si ricongiungeranno per affrontare Tarmon Gai’don. Il penultimo episodio di un ciclo che con la sua potente ed essenziale visione del Bene e del Male ha appassionato milioni di lettori.
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Era ragionevolmente certa di poter ottenere l’approvazione per questa proposta, però. Alle Aes Sedai non sarebbe piaciuto cedere dei ter’angreal, ma non gradivano neanche l’accordo che era stato stipulato col Popolo del Mare riguardo la Scodella dei Venti. Per sbarazzarsi di quello, avrebbero dato quasi qualunque cosa.

«Sapevo che avresti cercato di porre fine all’accordo per cui le Sorelle devono addestrarci» disse Shielyn, suonando compiaciuta di sé.

«Quale preferiresti avere?» chiese Egwene. «Donne che sono tra i nostri membri più deboli e che vedono il loro servizio come una punizione? Oppure donne del vostro stesso Popolo del Mare, che hanno imparato il meglio che possiamo offrire e tornano per condividerlo felicemente?» Egwene era stata quasi tentata di mandare semplicemente da loro Aes Sedai del Popolo del Mare per adempiere comunque all’accordo; pareva una scappatoia adeguata a quella situazione.

Fortunatamente, però, questo nuovo accordo avrebbe soppiantato il vecchio. Aveva la sensazione che avrebbe perso comunque le Sorelle del Popolo del Mare, perlomeno quelle che bramavano tornare con la loro gente. Il mondo stava cambiando e, ora che le Cercavento non erano più un segreto, le vecchie usanze non dovevano più essere rispettate.

«Ne discuteremo» disse Shielyn. Annuì alle altre ed esse svanirono dalla stanza. Di sicuro imparavano in fretta.

«Questa è una danza pericolosa, Egwene al’Vere» disse Amys, alzandosi in piedi e aggiustandosi lo scialle. «C’era un tempo in cui gli Aiel sarebbero stati orgogliosi di aver servito le Aes Sedai. Quel tempo è passato.»

«Le donne che pensavi di trovare non sono nulla più che un sogno, Amys» disse Egwene. «La vita vera spesso è più deludente dei sogni, ma almeno quando trovi onore nel mondo reale, sai che è più di una fantasia.»

La Sapiente annuì. «Probabilmente acconsentiremo a questo accordo. Ci occorre imparare quello che le Aes Sedai possono insegnare.»

«Selezioneremo le nostre donne più forti» aggiunse Bair. «Quelle che non saranno corrotte dalla mollezza degli abitanti delle terre bagnate.» Non c’era condanna in quelle parole. Definire molli gli abitanti delle terre bagnate non era un insulto, per come la vedeva Bair.

Amys annuì. «Questo lavoro che fai è buono, finché non presumi di legarci in fasce d’acciaio.»

No, Amys, pensò Egwene. Non vi legherò in fasce d’acciaio. Userò del merletto, invece.

«Ora» disse Bair. «Hai ancora bisogno di noi quest’oggi? Hai indicato una battaglia...?»

«Sì» disse Egwene. «O così spero.» Non era giunta nessuna notizia. Questo voleva dire che Nynaeve e Siuan non avevano scoperto nessuno a origliare. Il suo stratagemma era fallito?

Le Sapienti annuirono verso di lei, poi si spostarono da un lato per conferire a bassa voce. Egwene si diresse verso le Aes Sedai.

Yukiri si alzò in piedi. «Non mi piace, Madre» disse Yukiri, parlando piano e scrutando le Sapienti. «Non penso che il Consiglio acconsentirà a questo. Molte sono irremovibili sul fatto che tutti gli oggetti dell’Unico Potere dovrebbero appartenere a noi.»

«Il Consiglio vedrà la ragione» disse Egwene. «Abbiamo già restituito la Scodella dei Venti al Popolo del Mare, e ora che Elayne ha riscoperto il metodo di ricreare i ter’angreal, è solo una questione di tempo prima che ce ne siano così tanti che non possiamo tenerne il conto»

«Ma Elayne è Aes Sedai, Madre» disse Seaine, alzandosi con espressione turbata. «Di certo puoi tenerla in riga.»

«Forse» disse Egwene, parlando piano. «Ma non vi sembra strano che — dopo tutti questi anni — stiano tornando così tanti Talenti, vengano fatte così tante scoperte? Il mio Sognare, i ter’angreal di Elayne, la Predizione. I Talenti rari sembrano abbondare. Un’Epoca sta finendo e il mondo sta cambiando. Dubito che il Talento di Elayne resterà unico. E se una delle Sapienti o delle donne del Popolo del Mare lo manifestasse?»

Le altre tre sedettero in silenzio, turbate.

«Non è comunque giusto cederli, Madre» disse infine Yukiri. «Con qualche sforzo, noi potremmo portare le Sapienti e le Cercavento sotto controllo.»

«E gli Asha’man?» disse Egwene sottovoce, incapace di trattenere un accenno di disagio dal suo tono. «Insisteremo che tutti gli angreal e i sa’angreal creati per gli uomini appartengano a noi, anche se non possiamo usarli? E se ci fossero degli Asha’man che imparano a creare oggetti di Potere? Li costringeremo a consegnare tutto quello che creano a noi? Saremmo in grado di imporlo?»

«Io...» disse Yukiri.

Leane scosse il capo. «Ha ragione, Yukiri. Luce, ha proprio ragione.»

«Il mondo com’era non può più essere nostro» disse Egwene piano, non volendo che le Sapienti udissero. «Lo è mai stato? La Torre Nera vincola Aes Sedai, gli Aiel non ci riveriscono più, le Cercavento ci hanno nascosto le loro incanalatrici migliori per secoli e stanno diventando sempre più belligeranti. Se cerchiamo di aggrapparci con troppa forza a tutto questo, diventeremo delle tiranne o delle sciocche, a seconda di quanto successo abbiamo. Io non posso accettare nessuno dei due appellativi.

«Noi le guideremo, Yukiri. Dobbiamo diventare una fonte a cui le donne guardano, tutte le donne. Otterremo questo non mantenendo una stretta troppo forte, ma portando le loro incanalatrici a addestrarsi con noi e mandando le nostre Ammesse più talentuose a diventare esperte nelle cose in cui loro eccellono.»

«E se loro stessero dicendo la stessa cosa adesso?» chiese Leane piano, scrutando le Sapienti, che stavano parlando in toni sommessi dal lato opposto della stanza. «Se cercassero di giocarci come noi giochiamo loro?»

«Allora noi dovremmo giocare meglio» disse Egwene. «Tutto questo è secondario, per ora. Abbiamo bisogno di unità contro l’Ombra e i Seanchan. Dobbiamo...»

Una Siuan dall’aspetto sconvolto comparve nella stanza, il suo vestito bruciacchiato da una parte. «Madre! Abbiamo bisogno di te!»

«La battaglia è cominciata?» disse Egwene con urgenza. Da un lato, le Sapienti drizzarono le orecchie.

«Proprio così» disse Siuan, annaspando. «E appena successo. Madre, non sono venute a origliare! Hanno attaccato!»

Perrin procedeva come un lampo per la terra, coprendo leghe a ogni passo. Doveva portare il chiodo in un posto distante dall’Assassino. Forse l’oceano? Poteva...

Una freccia sibilò attraverso l’aria, scalfendogli la spalla. Perrin imprecò e si girò. Erano su un’alta collina rocciosa. L’Assassino si trovava in basso rispetto a lui, l’arco sollevato contro il suo volto angoloso, gli occhi scuri accesi di rabbia. Scagliò un’altra freccia.

Un muro, pensò Perrin, evocando un muro di mattoni di fronte a sé. La freccia si conficcò per diversi pollici nei mattoni, ma si fermò. Perrin si inviò via immediatamente. Non poteva andare lontano, però, non mentre portava la cupola.

Perrin cambiò in modo da non andare più dritto a nord, ma muovendosi verso est. Dubitava che questo avrebbe fatto perdere le tracce all’Assassino: probabilmente era in grado di vedere la cupola muoversi e valutarne la direzione.

Cosa fare? Aveva progettato di gettare il chiodo nell’oceano, ma se l’Assassino lo stava seguendo, l’avrebbe recuperato e basta. Perrin si concentrò sul muoversi più velocemente che poteva, coprendo leghe con ogni battito di cuore. Poteva andare più rapido del suo avversario? Il paesaggio era indistinto al suo passaggio. Montagne, foreste, laghi, prati.

Proprio mentre pensava che forse aveva ottenuto un vantaggio, una figura apparve proprio accanto a lui, vibrando una spada verso il suo collo. Perrin si tuffò, schivando a malapena l’attacco. Ringhiò, sollevando il suo martello, ma l’Assassino scomparve.

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