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Le Torri di Mezzanotte

Электронная книга - «Le Torri di Mezzanotte». Краткое содержание книги:

Аннотация

Rand al’Thor, il Drago Rinato, si è confrontato con sé stesso, comprendendo finalmente il suo ruolo nello scontro finale con il Tenebroso. Ora tutto ciò che gli resta da fare prima dell’ultima Battaglia è riparare quanti più danni possibile nel mondo per poi radunare le truppe.
Anche Perrin sta cercando di ricongiungersi con lui, ma sulla sua strada si frappongono ostacoli provenienti dal suo passato, e per superarli dovrà innanzitutto trovare la pace con il lupo dentro di lui. E mentre Egwene, ormai stabilmente Amyrlin Seat, deve confrontarsi con Mesaana, una dei Reietti che da tempo si nasconde all’interno della Torre Bianca, Elayne sta consolidando il suo potere nell’Andor. È qui che arriva Mat, con la sua Banda della Mano Rossa, costretto da un giuramento ad attendere a Caemlyn prima di imbarcarsi in un’impresa impossibile per salvare una persona che tutti credevano morta. Dopo tante peripezie, tutti i protagonisti si ricongiungeranno per affrontare Tarmon Gai’don. Il penultimo episodio di un ciclo che con la sua potente ed essenziale visione del Bene e del Male ha appassionato milioni di lettori.
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Perrin si fermò dov’era, frustrato. L’Assassino poteva muoversi più veloce di lui e poteva arrivare sotto la cupola balzando più avanti, poi aspettando che Perrin si muovesse su di lui. Da lì, poteva saltare direttamente da Perrin e attaccare.

Non posso seminarlo, si rese conto Perrin. L’unico modo per essere certo, l’unico modo per proteggere Faile e gli altri, era uccidere l’Assassino. Altrimenti l’uomo avrebbe recuperato il chiodo, ovunque Perrin l’avesse messo, poi l’avrebbe riposizionato per intrappolare la sua gente.

Perrin si guardò attorno per orientarsi. Era su un pendio poco alberato e poteva vedere Montedrago a nord di lui. Lanciò un’occhiata a est e vide la punta di un’enorme struttura spuntare sopra le cime degli alberi. La Torre Bianca. La città poteva fornire un vantaggio a Perrin, rendere più facile nascondersi in uno dei molti edifici o vicoli.

Perrin balzò in quella direzione, portando il chiodo con sé, la cupola da esso creata che viaggiava con lui mentre si muoveva. Sarebbero arrivati a uno scontro, dopotutto.

37

Oscurità della Torre

Gawyn sedeva su una panchina nei giardini del Palazzo di Caemlyn. Erano passate diverse ore da quando aveva mandato via la messaggera di Egwene. Una luna gibbosa era sospesa nel cielo. Dei servitori passavano ogni tanto a vedere se gli servisse qualcosa. Parevano preoccupati per lui.

Gawyn voleva solo guardare il cielo. Erano passate settimane dall’ultima volta che era stato in grado di farlo. L’aria si stava raffreddando, ma lui lasciò la sua giacca appesa sullo schienale della panchina. L’aria aperta gli dava una bella sensazione... diversa, in qualche modo, dalla stessa aria sotto un cielo coperto.

Con l’ultima luce del crepuscolo che svaniva, le stelle brillavano come bambini esitanti, facendo capolino ora che il frastuono del giorno era scemato. Era così bello poterle finalmente vedere di nuovo. Gawyn inspirò a fondo.

Elayne aveva ragione. Buona parte dell’odio di Gawyn per al’Thor proveniva dalla frustrazione. Forse dalla gelosia. Al’Thor stava giocando un ruolo più vicino a quello che Gawyn avrebbe scelto per sé stesso. Governare nazioni, capeggiare eserciti. Guardando le loro vite, chi aveva assunto il ruolo di principe e chi quello di pastore sperduto?

Forse Gawyn resisteva alle richieste di Egwene perché voleva comandare, essere quello che portava a termine le gesta eroiche. Se fosse diventato suo Custode, avrebbe dovuto farsi da parte e aiutare lei a cambiare il mondo. C’era onore nel tenere in vita una persona importante. Un grande onore. Qual era lo scopo delle grandi gesta? Il riconoscimento che portavano o le vite migliori che generavano?

Farsi da parte. Aveva ammirato uomini come Sleete per la loro disponibilità a farlo, ma non li aveva mai compresi. Non davvero. Non posso lasciarla a farlo da sola, pensò. Devo aiutarla. Da dentro la sua ombra.

Perché lui l’amava. Ma anche perché era per il meglio. Se due bardi cercavano di suonare due canzoni diverse allo stesso tempo, facevano entrambi rumore. Ma se uno si faceva indietro per dare armonia alla melodia dell’altro, allora la bellezza poteva essere più grande di quella che ciascuno creava da solo.

E in quel momento, finalmente, comprese. Si alzò in piedi. Non poteva andare da Egwene come un principe. Doveva andare da lei come un Custode. Doveva badare a lei, servirla. Eseguire il suo volere.

Era tempo di tornare.

Mettendosi addosso il mantello, si avviò lungo il sentiero verso il Palazzo. Le serenate iniziali di varie rane dello stagno si interruppero — seguite da schizzi — mentre lui le superava ed entrava nell’edificio. Non dovette camminare molto prima di arrivare alle stanze di sua sorella. Lei sarebbe stata alzata: aveva problemi a dormire, di recente. Nel corso degli ultimi anni, avevano condiviso spesso una conversazione e una tazza di tè caldo prima di andare a letto. Presso le sue porte, però, venne fermato da Birgitte.

Lei gli scoccò un’altra occhiataccia. Sì, non le piaceva essere costretta a fungere da capitano-generale al suo posto. Poteva vederlo ora. Si sentì un po’ impacciato nel dirigersi verso di lei. La donna sollevò una mano. «Non stanotte, principino.»

«Sto partendo per la Torre Bianca» disse lui. «Mi piacerebbe dire addio.»

Fece un passo avanti, ma Birgitte gli mise la mano contro il petto, spingendolo delicatamente all’indietro. «Puoi andare domattina.»

Per poco lui non allungò la mano verso la spada, ma si fermò. Luce! C’era stato un tempo in cui non aveva reagito a questo modo per ogni cosa. Era diventato davvero uno sciocco. «Chiedile se vuole vedermi» disse educatamente. «Per favore.»

«Ho i miei ordini» disse Birgitte. «Inoltre non potrebbe parlarti. Sta dormendo.»

«Sono certo che preferirebbe essere svegliata.»

«Non è quel tipo di sonno» disse Birgitte. Sospirò. «Ha a che fare con faccende da Aes Sedai. Vai a letto. Domattina probabilmente tua sorella avrà notizie per te da parte di Egwene.»

Gawyn si accigliò. Come...

I sogni, si rese conto. Ecco cosa intendevano le Aes Sedai su Egwene che le addestrava a camminare nei loro sogni. «Dunque anche Egwene sta dormendo?»

Birgitte lo squadrò. «Dannate ceneri, probabilmente ho già detto troppo. Fila alle tue stanze.»

Gawyn si allontanò, ma non per andare alle sue stanze.

Aspetterà un momento di debolezza, pensò, ricordando le parole della sul’damE quando colpirà, lascerà una tale devastazione che non crederesti mai possa essere causata da un singolo uomo...

Un momento di debolezza.

Schizzò via dalle camere di Elayne, scattando per i corridoi del palazzo fino alla stanza di Viaggio che Elayne aveva allestito. Per fortuna, una donna della Famiglia era in servizio qui, con gli occhi cisposi, ma in attesa, nel caso in cui fosse stato necessario inviare messaggi urgenti. Gawyn non riconosceva la donna dai capelli scuri, ma lei parve riconoscere lui.

Sbadigliò e aprì un passaggio su sua richiesta. Lui lo attraversò di corsa, ritrovandosi sul terreno di Viaggio della Torre Bianca. Il passaggio scomparve proprio dietro di lui. Gawyn trasalì, girandosi con un’imprecazione. Si era quasi chiuso su di lui! Perché mai la donna della Famiglia lo aveva lasciato svanire in modo così brusco e pericoloso? Un attimo prima e gli avrebbe tagliato il piede, o peggio.

Non c’era tempo. Si voltò e continuò a correre.

Egwene, Leane e le Sapienti apparvero in una stanza alla base della Torre, dove un gruppo di donne preoccupate attendeva. Era un posto di guardia che Egwene aveva prestabilito come posizione di ripiego.

«Rapporto!» pretese Egwene.

«Shevan e Carlinya sono morte, Madre» disse Saerin in tono cupo. La brusca Marrone aveva il fiato corto.

Egwene imprecò. «Cos’è successo?»

«Eravamo nel mezzo del nostro stratagemma, impegnate in una discussione su un falso piano per portare pace nell’Arad Doman, come avevi ordinato. E poi...»

«Fuoco» disse Morvrin con un brivido. «Esploso attraverso le pareti. Donne che incanalavano, diverse con incredibile Potere. Ho visto Alviarin lì. Anche altre.»

«Nynaeve è ancora lassù» aggiunse Brendas.

«Donna testarda» disse Egwene, guardando le tre Sapienti. Quelle annuirono. «Mandate fuori Brendas» disse, indicando la Bianca dagli occhi freddi. «Quando ti svegli, vai a svegliare le altre per metterle fuori pericolo. Lascia Nynaeve, Siuan, Leane e me.»

«Sì, Madre» disse Brendas. Amys fece qualcosa per cui la sua forma sbiadì.

«Voi altre» disse Egwene «andate in qualche posto sicuro. Lontano dalla città.»

«Molto bene, Madre» disse Saerin. Rimase al suo posto, però.

«Cosa?» disse Egwene.

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