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Le Torri di Mezzanotte

Электронная книга - «Le Torri di Mezzanotte». Краткое содержание книги:

Аннотация

Rand al’Thor, il Drago Rinato, si è confrontato con sé stesso, comprendendo finalmente il suo ruolo nello scontro finale con il Tenebroso. Ora tutto ciò che gli resta da fare prima dell’ultima Battaglia è riparare quanti più danni possibile nel mondo per poi radunare le truppe.
Anche Perrin sta cercando di ricongiungersi con lui, ma sulla sua strada si frappongono ostacoli provenienti dal suo passato, e per superarli dovrà innanzitutto trovare la pace con il lupo dentro di lui. E mentre Egwene, ormai stabilmente Amyrlin Seat, deve confrontarsi con Mesaana, una dei Reietti che da tempo si nasconde all’interno della Torre Bianca, Elayne sta consolidando il suo potere nell’Andor. È qui che arriva Mat, con la sua Banda della Mano Rossa, costretto da un giuramento ad attendere a Caemlyn prima di imbarcarsi in un’impresa impossibile per salvare una persona che tutti credevano morta. Dopo tante peripezie, tutti i protagonisti si ricongiungeranno per affrontare Tarmon Gai’don. Il penultimo episodio di un ciclo che con la sua potente ed essenziale visione del Bene e del Male ha appassionato milioni di lettori.
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«Io...» Saerin si accigliò. «Non posso andare. C’è qualcosa di strano.»

«Sciocchezze» sbottò Bair. «È...»

«Bair» disse Amys. «Non posso andar via. C’è qualcosa di molto sbagliato.»

«Il cielo è viola» disse Yukiri, guardando fuori da una finestrella. «Luce! Sembra una cupola, che copre la Torre e la città. Quando è successo?»

«C’è qualcosa di molto sbagliato qui» disse Bair. «Dovremmo svegliarci.»

Amys scomparve all’improvviso, facendo sussultare Egwene. Fu di ritorno dopo un momento. «Sono stata in grado di tornare al posto dove eravamo prima, ma non posso lasciare la città. Non mi piace questo, Egwene al’Vere.»

Egwene cercò di mandare sé stessa a Cairhien. Non funzionò. Guardò fuori dalla finestra, sentendosi preoccupata, ma risoluta. Sì, c’era del viola sopra di loro.

«Svegliatevi, se dovete» disse alle Sapienti. «Io combatterò. Una delle Anime dell’Ombra è qui.»

Le Sapienti tacquero. «Andremo con te» disse infine Melaine.

«Bene. Voi altre, andate via da questo posto. Recatevi alla Strada del musicista e rimanete lì finché non vi svegliate. Melaine, Amys, Bair, Leane, noi andremo in un luogo più in alto nella Torre, una stanza con pannelli di legno e un letto a baldacchino, con delle cortine di mussolina attorno. È la mia camera da letto.»

Le Sapienti annuirono ed Egwene si inviò lì. Una lampada era posata sul suo comodino; non ardeva qui nel Tel’aran’rhiod, anche se l’aveva lasciata accesa nel mondo reale. Le Sapienti e Leane apparvero attorno a lei. La mussolina che avvolgeva il letto di Egwene si increspò nella brezza della loro comparsa.

La Torre tremò. Il combattimento continuava.

«State attente» disse Egwene. «Diamo la caccia a nemici pericolosi e loro conoscono questo terreno meglio dì voi.»

«Staremo attente» replicò Bair. «Ho sentito che le Anime dell’Ombra si ritengono dominatori di questo posto. Be’, vedremo.»

«Leane,» disse Egwene «puoi cavartela?» Egwene era stata tentata di mandarla via, ma lei e Siuan avevano trascorso un po’ di tempo nel Tel’aran’rhiod. Di sicuro lei aveva più esperienza di molte altre.

«Terrò la testa bassa, Madre» promise. «Ma di certo saranno in superiorità numerica. Hai bisogno di me.»

«D’accordo» disse Egwene.

Le quattro donne scomparvero in un batter d’occhio. Perché non potevano lasciare la Torre? Era preoccupante, ma anche utile. Avrebbe voluto dire che lei era intrappolata qui.

Ma sperava che lo fosse anche Mesaana.

Cinque colombe si levarono in aria, sparpagliandosi dal bordo del tetto. Perrin si girò. L’Assassino era in piedi dietro di lui, e odorava come pietra.

L’uomo dagli occhi duri alzò lo sguardo verso gli uccelli in fuga. «Tuoi?»

«Come avvertimento» replicò Perrin. «Immaginavo che non ti saresti lasciato ingannare dai gusci di noce per terra.»

«Scaltro» disse l’Assassino.

Dietro di lui si estendeva una città magnifica. Perrin non aveva creduto che potesse esistere una città stupefacente quanto Caemlyn. Ma se c’era qualcosa del genere, era Tar Valon. L’intera città era un’opera d’arte, quasi ogni edificio decorato con archi, guglie, incisioni e ornamenti. Perfino le pietre del selciato parevano disposte in modo artistico.

Gli occhi dell’Assassino guizzarono giù verso la cintura di Perrin. Lì, fissato a un borsello che Perrin aveva creato per tenerlo, c’era il ter’angreal. La punta usciva da sopra, pezzi argentei che si avvolgevano l’uno attorno all’altro in una treccia annodata in modo complesso. Perrin aveva cercato nuovamente di distruggere la cosa col pensiero, ma era stato ricacciato indietro. Attaccarla col suo martello non l’aveva nemmeno piegata. Qualunque cosa fosse, era stata costruita per resistere ad attacchi del genere.

«Ti sei fatto abile» disse l’Assassino. «Avrei dovuto ucciderti mesi fa.»

«Credo che tu abbia tentato» disse Perrin, sollevando il suo martello e appoggiandoselo sulla spalla. «Chi sei in realtà?»

«Un uomo di due mondi, Perrin Aybara. E posseduto da entrambi. Devo riavere l’onirichiodo.»

«Avvicinati e lo distruggerò» disse Perrin.

L’Assassino sbuffò, avanzando. «Non ne hai la forza, ragazzo. Nemmeno io possiedo la forza per riuscirci.» I suoi occhi guizzarono inconsciamente sopra la spalla di Perrin. Verso cosa?

Montedrago, pensò Perrin. Dev’essersi preoccupato che stessi venendo da questa parte per gettarcelo dentro.

Quella era dunque un’indicazione di un modo in cui Perrin poteva distruggere il ter’angreal? Oppure l’Assassino stava cercando di sviarlo?

«Non costringermi, ragazzo» disse l’Assassino, spada e coltello che apparivano nelle sue mani mentre avanzava. «Ho già ucciso quattro lupi oggi. Dammi il chiodo.»

Quattro? Ma lui aveva ucciso solo quello che Perrin aveva visto. Sta cercando di pungolarmi.

«Pensi che crederò che non mi ucciderai, se te lo darò?» disse Perrin. «Se te lo dessi, dovresti tornare a rimetterlo a Ghealdan. Sai che ti seguirei semplicemente lì.» Perrin scosse il capo. «Uno di noi deve morire, e questo è quanto.»

L’Assassino esitò, poi sorrise. «Luc ti odia, lo sai. Ti odia profondamente.»

«E tu no?» chiese Perrin, accigliandosi.

«Non più di quanto il lupo odia il cervo.»

«Tu non sei un lupo» disse Perrin, ringhiando piano.

L’Assassino scrollò le spalle. «Facciamola finita con questo, allora.» Scattò avanti.

Gawyn entrò di gran carriera nella Torre Bianca; gli uomini di guardia ebbero a malapena il tempo di rivolgergli il saluto. Lui scattò oltre lampade su sostegni con specchi. Solo una su due era accesa, per risparmiare olio. Mentre raggiungeva una rampa per salire, udì dei passi dietro di sé.

La sua spada sibilò mentre la sfoderava, ruotando. Mazone e Celark si arrestarono. Gli ex Cuccioli indossavano"uniformi della Guardia della Torre ora. Avrebbero cercato di fermarlo? Chi sapeva che genere di ordini Egwene aveva lasciato?

Quelli gli rivolsero il saluto.

«Uomini?» disse Gawyn. «Cosa state facendo?»

«Signore» disse Celark, il volto magro in ombra nella luce discontinua. «Quando un ufficiale corre con un’espressione come quella in faccia, non chiedi se ha bisogno di aiuto. Lo segui e basta!»

Gawyn sorrise. «Andiamo.» Corse su per le rampe, seguito dai due uomini, le spade pronte.

Gli alloggi di Egwene erano piuttosto in alto e il cuore di Gawyn stava palpitando — il respiro affannoso — quando raggiunsero il suo piano. Si affrettarono lungo tre corridoi; poi Gawyn alzò la mano. Lanciò un’occhiata alle vicine rientranze in ombra. Alcune di essere erano abbastanza profonde da nascondere un Coltello del Sangue?

Non puoi avere luce senza ombra...

Sbirciò attorno all’angolo verso la porta di Egwene; si trovava praticamente nella stessa posizione dove era stato quando aveva rovinato i suoi piani in precedenza. Stava facendo la stessa cosa ora? Le sue due guardie si fermarono a poca distanza dietro di lui, attendendo il suo ordine.

Sì. Stava facendo la stessa cosa di prima. Eppure era cambiato qualcosa. Lui si sarebbe assicurato che Egwene fosse protetta così da permetterle di fare grandi cose. Sarebbe stato nella sua ombra e ne sarebbe andato fiero. Avrebbe fatto come lei chiedeva... ma l’avrebbe tenuta al sicuro a ogni costo.

Perché era ciò che un Custode faceva.

Scivolò avanti, facendo cenno ai suoi uomini di seguire. L’oscurità in quella alcova in ombra non sembrava respingere la sua attenzione come nell’occasione precedente. Un buon segno. Si fermò presso la porta e provò ad aprirla con cautela. Non era chiusa a chiave. Trasse un profondo respiro, poi scivolò dentro.

Non scattò nessun allarme; nessuna trappola lo prese e lo scagliò in giro. Alcune lampade erano accese alle pareti. A un debole rumore, alzò lo sguardo. Lassù era appesa una cameriera della Torre, che si dibatteva con gli occhi sgranati e la bocca imbavagliata da un flusso invisibile di Aria.

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