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Le Torri di Mezzanotte

Электронная книга - «Le Torri di Mezzanotte». Краткое содержание книги:

Аннотация

Rand al’Thor, il Drago Rinato, si è confrontato con sé stesso, comprendendo finalmente il suo ruolo nello scontro finale con il Tenebroso. Ora tutto ciò che gli resta da fare prima dell’ultima Battaglia è riparare quanti più danni possibile nel mondo per poi radunare le truppe.
Anche Perrin sta cercando di ricongiungersi con lui, ma sulla sua strada si frappongono ostacoli provenienti dal suo passato, e per superarli dovrà innanzitutto trovare la pace con il lupo dentro di lui. E mentre Egwene, ormai stabilmente Amyrlin Seat, deve confrontarsi con Mesaana, una dei Reietti che da tempo si nasconde all’interno della Torre Bianca, Elayne sta consolidando il suo potere nell’Andor. È qui che arriva Mat, con la sua Banda della Mano Rossa, costretto da un giuramento ad attendere a Caemlyn prima di imbarcarsi in un’impresa impossibile per salvare una persona che tutti credevano morta. Dopo tante peripezie, tutti i protagonisti si ricongiungeranno per affrontare Tarmon Gai’don. Il penultimo episodio di un ciclo che con la sua potente ed essenziale visione del Bene e del Male ha appassionato milioni di lettori.
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Gawyn imprecò, scattando per la stanza, e spalancò la porta della camera da letto di Egwene. Il suo letto, con un lato contro la parete opposta, era drappeggiato con cortine di mussolina e una lampada ardeva sul comodino accanto a esso. Gawyn attraversò la stanza fino ad arrivare da lei, scostando le tende. Stava dormendo? Oppure...

Protese una mano verso il suo collo, ma un debole tonfo alle sue spalle lo fece ruotare, descrivendo un arco con la sua spada e bloccando il colpo diretto alla sua schiena. Non una, ma due forme oscure indistinte balzarono dalle ombre. Riservò un’occhiata a Egwene; non c’era sangue, ma non riusciva a distinguere se stava respirando o no. Il suo ingresso aveva interrotto gli assassini in tempo?

Non c’era tempo per controllare. Si mise in 'boccioli di mela al vento’ e iniziò a urlare. I suoi uomini arrivarono alla soglia, poi si bloccarono lì, stupefatti.

«Chiamate altro aiuto!» disse Gawyn. «Andate!»

Lo scuro Mazone si voltò per obbedire mentre Celark, con espressione determinata, balzò nello scontro.

I Coltelli del Sangue erano indistinti e ondulati. Gawyn riuscì a scivolare in 'gatto su sabbia calda’ per metterli alla prova, ma ogni colpo centrò solo l’aria. I suoi occhi gli facevano già male dal cercare di seguire le figure.

Celark attaccò da dietro, ma fu inefficace quanto Gawyn.

Gawyn digrignò i denti, combattendo con le spalle contro il letto. Doveva tenerli lontano da Egwene, abbastanza da far arrivare gli aiuti. Se solo...

Entrambe le figure si contorsero all’improvviso, colpendo Celark all’unisono. L’uomo ebbe a malapena il tempo di imprecare prima che una spada lo raggiungesse al collo e sangue vivido sprizzasse fuori. Gawyn urlò di nuovo, mettendosi in 'lucertola nel pruno’, colpendo gli assassini alle spalle.

Di nuovo, i suoi attacchi mancarono. Pareva che lo facessero solo di poco. Celark crollò sul pavimento con un gorgoglio, il suo sangue che rifletteva la luce delle lanterne, e Gawyn non poteva farsi avanti per difenderlo. Non senza lasciare esposta Egwene.

Uno degli assassini si voltò di nuovo verso Gawyn mentre l’altro decapitava Celark, con un fendente che — nonostante le ombre — parve molto simile a "il fiume scava sotto la riva". Gawyn fece un passo indietro, cercando di distogliere lo sguardo dall’uomo caduto. Difendere. Doveva solo difendere finché non fosse giunto aiuto. Si mosse lentamente di lato.

I Seanchan erano cauti; sapevano che aveva combattuto uno di loro in precedenza. Ma avevano un vantaggio così forte. Gawyn non era certo di poter resistere contro due di loro.

Sì che resisterai, si disse con severità. Se fallisci, Egwene morirà.

Era forse un guizzo di movimento quello nell’altra stanza? Poteva essere giunto aiuto? Gawyn provò un impeto di speranza e si mosse di lato. Da lì riuscì a vedere il corpo di Mazone a terra, sanguinante.

Una terza figura in ombra scivolò nella stanza e si chiuse la porta alle spalle, mettendo il chiavistello. Ecco perché gli altri due avevano esitato. Avevano voluto attendere l’arrivo del loro compagno.

I tre attaccarono assieme.

Perrin lasciò libero il lupo.

Per una volta, non si preoccupò di quali effetti avrebbe avuto su di lui. Lasciò semplicemente che fosse lui e, mentre combatteva, il mondo parve diventare giusto attorno a lui.

Forse era perché si piegava al suo volere.

Giovane Toro balzò da un tetto a Tar Valon, con possenti zampe posteriori che lo facevano saltare in aria e il borsello del ter’angreal legato alla schiena. Si librò sopra una strada e atterrò su un bianco tetto di marmo con gruppi di statue ai margini. Rotolò, rialzandosi come un uomo — il ter’angreal legato in vita — e colpendo con il martello.

L’Assassino scomparve appena prima che l’arma lo centrasse, poi ricomparve accanto a Perrin. Perrin svanì mentre l’Assassino attaccava, poi riapparve appena a sinistra. Continuarono così, girando l’uno attorno all’altro, ciascuno che scompariva e poi appariva di nuovo, sforzandosi di mettere a segno un colpo.

Perrin si gettò fuori dal ciclo, mandandosi a un posto accanto a una delle grandi statue del tetto, un generale dall’aria pomposa. Attaccò, schiantando il suo martello contro di essa, amplificando la potenza del colpo. Pezzi di statua esplosero verso l’Assassino. L’uccisore di lupi apparve, aspettandosi di trovare Perrin accanto a lui. Invece fu investito da una tempesta di pietra e polvere.

L’Assassino urlò, con frammenti di pietra che gli scalfivano la pelle. Immediatamente il suo mantello divenne resistente come acciaio, facendo rimbalzare pezzi di pietra. Lo scagliò all’indietro e l’intero edificio iniziò a tremare. Perrin imprecò e balzò via dal tetto mentre questo crollava.

Perrin si librò, diventando un lupo prima di atterrare su un tetto vicino. L’Assassino comparve di fronte a lui, l’arco teso. Giovane Toro ringhiò, immaginando il vento soffiare, ma l’Assassino non tirò. Rimase semplicemente lì, come se...

Come se fosse solo una statua.

Perrin imprecò, ruotando mentre una freccia gli schizzava vicino, mancandolo solo di poco alla vita. Il vero Assassino si trovava a poca distanza; svanì, lasciando la statua sorprendentemente dettagliata che aveva creato per distrarre Perrin.

Perrin prese un respiro profondo e fece lasciare al sudore la sua fronte. L’Assassino poteva giungere su di lui da qualunque direzione. Si mise un muro alle spalle e si alzò con cautela, esaminando il tetto. Sopra di lui la cupola tremolò. Ci si era abituato: si muoveva con lui.

Ma lui non si stava muovendo.

Abbassò lo sguardo in preda al panico. Il borsello non c’era più: la freccia che l’Assassino aveva scagliato l’aveva tagliato via. Perrin scattò avanti fino al bordo del tetto. Sotto, l’Assassino correva per la strada, il borsello in mano.

Un lupo balzò da un vicolo, andando a sbattere contro l’Assassino, gettandolo a terra. Hopper.

Perrin fu lì in un momento, all’attacco. L’Assassino imprecò, scomparendo da sotto Hopper e ricomparendo al termine della strada. Iniziò a fuggire, lasciando un’immagine indistinta dietro di sé.

Perrin lo seguì e Hopper si unì a lui. Come mi hai trovato?, trasmise Perrin.

Siete due cuccioli stupidi, trasmise Hopper. Fate molto baccano. Come gatti che soffiano. Facili da trovare.

Perrin non aveva mostrato di proposito a Hopper dove si trovava. Dopo aver visto Danza Quercia morire... be’, questo era il combattimento di Perrin. Ora che il ter’angreal era stato portato via da Ghealdan e la sua gente stava scappando, non voleva rischiare le vite di altri lupi.

Non che Hopper se ne sarebbe andato se lui gli avesse detto di farlo. Ringhiando di nuovo, Perrin si precipitò dietro l’Assassino, col lupo al suo fianco.

Egwene si accucciò accanto alla parete del corridoio, col sudore che le colava dalla fronte. Dalla parte opposta rispetto a lei, delle gocce fuse di roccia si raffreddavano dopo un’esplosione infuocata.

Il corridoio della Torre rimase immobile. Poche lampade tremolavano alla parete. Attraverso la finestra, Egwene poteva vedere il cielo violetto. Combatteva da quelle che sembravano ore, anche se probabilmente era passata solo una quindicina di minuti. Aveva perso di vista le Sapienti.

Iniziò a strisciare avanti, usando il flusso contro orecchie indiscrete per rendere silenziosi i propri passi finché non raggiunse un angolo e vi sbirciò attorno. Buio in entrambe le direzioni. Egwene strisciò in avanti, muovendosi in modo cauto e risoluto. La Torre era il suo dominio. Si sentiva invasa, proprio come quando erano giunti i Seanchan. Comunque, questo scontro si stava dimostrando molto diverso dal ricacciare indietro i Seanchan. Allora il nemico era stato audace, facile da individuare.

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