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Le Torri di Mezzanotte

Электронная книга - «Le Torri di Mezzanotte». Краткое содержание книги:

Аннотация

Rand al’Thor, il Drago Rinato, si è confrontato con sé stesso, comprendendo finalmente il suo ruolo nello scontro finale con il Tenebroso. Ora tutto ciò che gli resta da fare prima dell’ultima Battaglia è riparare quanti più danni possibile nel mondo per poi radunare le truppe.
Anche Perrin sta cercando di ricongiungersi con lui, ma sulla sua strada si frappongono ostacoli provenienti dal suo passato, e per superarli dovrà innanzitutto trovare la pace con il lupo dentro di lui. E mentre Egwene, ormai stabilmente Amyrlin Seat, deve confrontarsi con Mesaana, una dei Reietti che da tempo si nasconde all’interno della Torre Bianca, Elayne sta consolidando il suo potere nell’Andor. È qui che arriva Mat, con la sua Banda della Mano Rossa, costretto da un giuramento ad attendere a Caemlyn prima di imbarcarsi in un’impresa impossibile per salvare una persona che tutti credevano morta. Dopo tante peripezie, tutti i protagonisti si ricongiungeranno per affrontare Tarmon Gai’don. Il penultimo episodio di un ciclo che con la sua potente ed essenziale visione del Bene e del Male ha appassionato milioni di lettori.
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«Come viene creata la cupola, Luc?» disse Perrin. «Mostramelo e vattene. Ti lascerò andar via»

«Parole audaci, cucciolo» gli ringhiò l’Assassino di rimando. «Per uno che mi ha appena visto uccidere uno del suo branco.»

Sconfinato ululò di rabbia, balzando avanti. Perrin attaccò allo stesso tempo, ma il terreno sotto di loro tremò.

No, pensò Perrin. Il suo equilibrio divenne saldo mentre Sconfinato veniva sbattuto a terra.

L’Assassino scattò in avanti e Perrin sollevò il suo martello per bloccare, ma l’arma dell’Assassino si tramutò in fumo e vi passò proprio attraverso, solidificandosi dall’altra parte.

Con un guaito, Perrin cercò di tirarsi indietro, ma la lama lo colpì al petto, tagliandogli la camicia e lasciando uno squarcio da un braccio all’altro. Avvampò di dolore.

Perrin annaspò, barcollando all’indietro. L’Assassino si spinse avanti, ma qualcosa andò a sbattere contro di lui da sopra. Hopper. Ancora una volta il lupo grigio fece piombare a terra l’Assassino, ringhiando e con le zanne che scintillavano.

L’Assassino imprecò e si liberò del lupo con un calcio. Hopper fu scagliato via con un guaito di dolore, gettato per circa venti piedi. Da un lato, Sconfinato aveva fatto smettere la terra di tremare, ma si era fatto male alla zampa.

Perrin si riscosse dal dolore. L’Assassino aveva un controllo forte su questo mondo. Il martello di Perrin gli sembrava lento ogni volta che lo vibrava, come se l’aria stessa fosse più densa.

L’Assassino aveva sorriso quando aveva ucciso Danza Quercia. Perrin venne avanti, adirato. L’Assassino era in piedi e si stava ritirando giù per il fianco della collina, verso gli alberi. Perrin lo inseguì, ignorando la propria ferita. Non era tanto grave da fermarlo, anche se immaginò una benda da metterci sopra e i suoi vestiti si rammendarono e si strinsero contro il suo petto per fermare l’emorragia.

Entrò fra gli alberi appena dietro l’Assassino. I rami si chiusero sopra di lui e delle liane lo frustarono dalle ombre scure. Perrin non si curò di ricacciarle indietro. Le liane non si muovevano così. Non potevano toccarlo. Come previsto, non appena si avvicinarono, avvizzirono e rimasero immobili.

L’Assassino imprecò, poi iniziò a muoversi con passi brucianti, lasciando una forma indistinta dietro di sé. Perrin lo seguì, aumentando la propria velocità.

Perrin non prese consciamente la decisione di mettersi a quattro zampe, ma in un attimo lo fece, inseguendo l’Assassino come aveva cacciato il cervo bianco.

L’Assassino era veloce, ma era solo un uomo. Giovane Toro era parte della terra stessa, degli alberi, dei cespugli, delle pietre, dei fiumi. Si muoveva per la foresta come una brezza che soffiava in una cavità, mantenendo il passo con l’Assassino e diminuendo il distacco. Ciascun tronco sulla strada dell’Assassino era un ostacolo, ma per Giovane Toro faceva solo parte del sentiero.

Giovane Toro balzò da un lato, le zampe contro i tronchi degli alberi che lo spingevano quando svoltava. Si librò sopra pietre e rocce, balzando dall’una all’altra, lasciando una forma indistinta nell’aria dietro di sé.

L’Assassino odorò di paura per la prima volta. Scomparve, ma Giovane Toro lo seguì, comparendo nel campo dove si trovava il suo esercito, sotto l’ombra della grande spada di pietra. L’Assassino si guardò sopra la spalla e imprecò, scomparendo di nuovo.

Giovane Toro lo seguì. Il posto era quello dove si erano accampati i Manti Bianchi.

La sommità di un piccolo altopiano.

Una caverna scavata nel fianco di una collina.

Il centro di un piccolo lago. Giovane Toro corse sulla superficie con facilità.

Seguiva l’Assassino in ogni posto dove andava, avvicinandosi ogni momento che passava. Non c’era tempo per spade, martelli o archi. Questo era un inseguimento e stavolta Giovane Toro era il cacciatore. Lui...

Balzò nel mezzo di un campo e l’Assassino non era lì. Fiutò dov’era andato l’uomo, però. Lo seguì e comparve in un altro punto dello stesso campo. C’erano odori di posti tutt’attorno. Cosa?

Perrin si fermò, i suoi stivali che stridevano contro il terreno. Si girò, confuso. L’Assassino doveva essere balzato rapidamente per diversi posti nello stesso campo, confondendo la sua traccia. Perrin cercò di determinare quale seguire, ma tutte si affievolivano e si mescolavano.

«Dannazione a lui!» disse.

Giovane Toro, giunse un messaggio. Scintille. Il lupo era stato ferito, ma non era fuggito come aveva ritenuto Perrin. Mandò l’immagine di una sottile verga d’argento, alta due spanne, che spuntava dal terreno nel mezzo di una macchia di finocchio canino.

Perrin sorrise e si inviò lì. Il lupo ferito, che ancora perdeva sangue, era steso accanto all’oggetto. Era evidentemente qualche sorta di ter’angreal. Sembrava essere fatto di dozzine su dozzine di pezzi di metallo sottili come filamenti, avvolti assieme come una treccia. Era lungo circa due spanne ed era conficcato di punta nel terreno morbido.

Perrin lo svelse da terreno. La cupola non svanì. Rigirò il chiodo nella sua mano, ma non aveva idea di come interrompere la cupola. Desiderò che il chiodo mutasse in qualcos’altro, un bastone, e rimase sorpreso quando venne respinto. Pareva proprio che l’oggetto avesse spinto via la sua mente.

È qui nella sua realtà, inviò Scintille. Quel messaggio cercò di trasmettere qualcosa, che l’oggetto era in qualche modo più reale di molte cose nel sogno del lupo.

Perrin non aveva tempo di farsi domande al riguardo. La priorità era spostare la cupola, se poteva, lontano da dove la sua gente era accampata. Inviò sé stesso al margine da cui era entrato dentro la cupola.

Come aveva sperato, il centro della cupola si mosse con lui. Era nel punto da cui era entrato, ma il bordo della cupola aveva cambiato posizione, col centro che ora si trovava dove stava Perrin. La cupola continuava a dominare il cielo, estendendosi lontano in ogni direzione.

Giovane Toro, trasmise Scintille. Sono libero. Quello che era sbagliato è scomparso.

Va’, trasmise Perrin. Io prenderò questo e me ne sbarazzerò. Tutti voi, andate in una direzione diversa e ululate. Confondete l’Assassino.

I lupi risposero. Una parte di Perrin, il cacciatore dentro di lui, era frustrata perché non era riuscito a sconfiggere l’Assassino direttamente. Ma questo era più importante.

Cercò di traslare in qualche posto distante, ma non funzionò. Pareva che, perfino se stava tenendo in mano il ter’angreal, fosse comunque vincolato alle regole della cupola.

Così traslò invece più lontano che poteva. Neald aveva detto che c’erano circa quattro leghe dal loro campo al perimetro, così Perrin traslò di quella distanza verso nord, poi lo fece ancora, ancora e ancora. L’enorme cupola si mosse con lui, il suo centro che gli appariva sempre proprio sopra la testa.

Avrebbe portato il chiodo in qualche posto sicuro, dove l’Assassino non avrebbe potuto trovarlo.

36

Un invito

Egwene apparve nel Tel’aran’rhiod indossando un abito color bianco con filo d’oro alle cuciture e nel ricamo, minuscoli pezzi di ossidiana — levigati ma non modellati — cuciti in oro lungo l’orlo del corpetto. Sarebbe stato terribilmente poco pratico da possedere, ma ciò non aveva importanza qui.

Era nelle sue stanze, dove aveva voluto comparire. Inviò sé stessa al corridoio fuori dagli alloggi dell’Ajah Gialla. Nynaeve era lì, le braccia conserte, il suo vestito marroncino e bruno un po’ più pratico.

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