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Presagi di tempesta

Электронная книга - «Presagi di tempesta». Краткое содержание книги:

Аннотация

I segni sono inequivocabili: l’Ultima Battaglia si avvicina. Rand al’Thor, il Drago Rinato, è determinato a stipulare una pace con gli invasori Seanchan. Per ottenerla, vuole dimostrare la sua buona fede riportando l’ordine nell’Arad Doman, un paese sotto attacco dei Seanchan, ma anche privo di un re… e dietro la sparizione del sovrano potrebbe esserci Graendal, una dei Reietti, maestra nella Coercizione. Nel frattempo, sia Mat che Perrin, superate varie vicissitudini, stanno cercando di tornare verso l’Andor per riunirsi a Rand prima dell’Ultima Battaglia.
Ancora più difficile è il compito di Egwene: catturata e ridotta a novizia nella Torre Bianca, è riuscita a instillare il dubbio in molte delle Aes Sedai rimaste fedeli a Elaida, tanto che alcune di loro prestano ascolto alle sue parole e le chiedono addirittura consiglio. Ma sulla Torre incombe lo spettro di un attacco dei Seanchan: Egwene l’ha sognato e sa che avverrà e anche molto presto.
Tarmon Gai’don, l’Ultima Battaglia, si avvicina. Ma l’umanità non è pronta.
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«Una cassa, Min» sussurrò Rand. «Anche se la cassa di Cadsuane aveva pareti invisibili, mi tratteneva quanto qualunque altra in cui io sia stato rinchiuso. La sua lingua era molto più dolorosa di qualunque verga sia mai stata usata contro la mia pelle. Ora lo capisco.» Rand si ritrasse dal tocco di Min.

«Qua! è lo scopo di tutto questo?» domandò Nynaeve. «Hai mandato quest’uomo a subire una Coercizione, sapendo quello che gli avrebbe provocato? Non guarderò un altro uomo contorcersi e morire per questo! Qualunque cosa lei lo abbia costretto a fare, non la rimuovero’! Sarà colpa tua, se causerà la tua morte.»

«Mio signore?» chiese Ramshalan. Il crescente terrore nella sua voce innervosì Min.

Il sole tramonto’; Rand ora era soltanto una sagoma. La fortezza era solo un profilo nero con lanterne che illuminavano i buchi nelle pareti. Rand si diresse verso il bordo della sporgenza, togliendosi la chiave d’accesso dalla tasca. Cominciò a risplendere appena, con una luce rossa che proveniva dal suo centro. Nynaeve inspirò bruscamente.

«Nessuna di voi era presente quando Callandor non rispose al mio volere» disse nella notte.

«Accadde due volte. Una volta cercai di animare i morti, ma ottenni solo un corpo simile a una marionetta. Una volta cercai di usarla per distruggere i Seanchan, ma provocai tanta morte fra i miei eserciti quanta fra i loro.

«Cadsuane mi disse che il secondo fallimento proveniva da un difetto in Callandor stessa. Non può essere controllata da un uomo solitario, capite? Funziona solo se e in una cassa. Callandor è un guinzaglio attento e allettante, che ha lo scopo di farmi arrendere di proposito.»

Il globo della chiave d’accesso eruppe di un colore più vivido, apparentemente cristallino. La luce all’interno era scarlatta, il nucleo brillante e splendente. Come se qualcuno avesse lasciato cadere una pietra lucente in una pozza di sangue.

«Vedo una risposta diversa ai miei problemi» disse Rand, la voce ancora quasi un sussulto.

«Tutte e due le volte che Callandor non mi rispose, ero avventato con le mie emozioni. Permettevo alla collera di guidarmi. Non posso uccidere in preda alla rabbia, Min. Devo mantenere quella rabbia dentro; devo incanalarla come incanalo l’Unico Potere. Ogni morte dev’essere premeditata. Intenzionale.»

Min non riusciva a parlare. Non riusciva a esprimere le sue paure, non riusciva a trovare le parole per farlo smettere. Gli occhi di Rand rimanevano nell’oscurità , in qualche modo, nonostante la luce liquida che teneva davanti a se. Quella luce scacciava le ombre dalla sua figura, come fosse il centro di una silenziosa esplosione. Min si voltò verso Nynaeve; la Aes Sedai osservava con occhi sgranati, la bocca socchiusa. Anche lei non riusciva a trovare le parole. Min si voltò di nuovo verso Rand. Quando era andato vicino a ucciderla con la sua stessa mano, lei non lo aveva temuto. D’altro canto, aveva sempre saputo che non era Rand a farle del male, ma Semirhage.

Ma questo Rand — la mano ardente, gli occhi così penetranti eppure così privi di emozione — la terrorizzava.

«L’ho fatto in precedenza» sussurrò lui. «Una volta dicevo di non uccidere le donne, ma era una menzogna. Assassinai una donna molto prima di affrontare Semirhage. Il suo nome era Liah. La uccisi a Shadar Logoth. La abbattei e la chiamai ‘pietà’.»

Si voltò verso il palazzo-fortezza sottostante.

«Perdonami» disse, ma non sembrava rivolto a Min «se chiamo pietà anche questa.» Qualcosa di lucente e impassibile si formò nell’aria davanti a lui e Min cacciò un urlo, indietreggiando. L’aria stessa parve incurvarsi, come ritraendosi da Rand per paura. La polvere sbuffò da terra in un cerchio attorno a lui e gli alberi gemettero, illuminati dalla brillante luce bianca, con gli aghi di pino che sbatacchiavano come centomila insetti zampettanti l’uno sopra l’altro. Min non riusciva più a distinguere Rand, solo un’avvampante, scintillante forza di luce. Puro Potere, radunato, che le fece rizzare i peli delle braccia con la forza della sua energia nebulosa. In quel momento provò la sensazione di poter capire cos’era l’Unico Potere. Era lì, davanti a lei, incarnato nell’uomo Rand al’Thor.

E poi, con un suono simile a un sospiro, lui lo lasciò andare. Una colonna di bianco candido esplose da lui e arse per il silenzioso cielo notturno, illuminando gli alberi sottostanti in un’onda. Si mosse rapida come uno schiocco di dita, colpendo il muro della fortezza lontana. Le pietre si illuminarono come se stessero inspirando la forza dell’energia. L’intera fortezza risplendette, trasformandosi in una luce vivente, un palazzo stupefacente e spettacolare di energia assoluta. Era meraviglioso.

E poi scomparve. Bruciato via dal paesaggio — e dal Disegno — come se non fosse mai stato lì. L’intera fortezza, centinaia di piedi di pietra e chiunque vi avesse vissuto.

Qualcosa colpì Min, qualcosa di simile a un’onda d’urto nell’aria. Non era un’esplosione fisica e non la fece barcollare, ma le fece rivoltare le interiora. La foresta attorno a loro — ancora illuminata dalla splendente chiave d’accesso che Rand teneva in mano — parve distorcersi e tremolare. Era come se il mondo stesso gemesse dall’agonia.

Tornò tutto a posto, ma Min poteva ancora percepire quella tensione. In quell’istante, parve come se la sostanza stessa del mondo fosse stata prossima a spezzarsi.

«Cos’hai fatto?» mormorò Nynaeve.

Rand non rispose. Min poteva vedere di nuovo il suo volto, ora che l’enorme colonna di fuoco malefico era scomparsa, lasciandosi dietro solo la chiave d’accesso lucente. Lui era in estasi, la bocca spalancata, e teneva la chiave d’accesso in alto davanti a se come in un gesto di vittoria. O reverenziale.

Poi digrignò i denti, sgranò gli occhi, schiuse le labbra come se fosse sotto un’enorme pressione. La luce balenò una volta, poi scomparve immediatamente. Tutto divenne buio. Min sbatte le palpebre in quell’improvvisa oscurità , cercando di adattare la vista. La potente immagine di Rand pareva impressa nei suoi occhi. Aveva fatto davvero quello che Min pensava? Aveva davvero arso un’intera fortezza col fuoco malefico?

Tutte quelle persone. Uomini che tornavano dalla caccia… donne che portavano acqua… soldati sulle mura… gli stallieri all’esterno.

Non c’erano piu’. Bruciati via dal Disegno. Uccisi. Morti per sempre. L’orrore di tutto ciò fece barcollare all’indietro Min, e lei premette la schiena contro un albero per aiutarsi a restare dritta.

Così tante vite, terminate in un istante. Morte. Distrutte. Da Rand.

Una luce comparve da Nynaeve e Min si voltò, vedendo la Aes Sedai illuminata dal tiepido, soffuso bagliore di un globo sopra la sua mano. I suoi occhi parevano quasi ardere di luce propria. «Sei fuori controllo, Rand al’Thor» dichiarò.

«Faccio quello che va fatto» disse lui, ora parlando dalle ombre. Suonava esausto.

«Controllalo.»

«Cosa?»

«Lo sciocco» disse Rand. «La sua Coercizione è ancora lì? Il tocco di Graendal è ,scomparso?»

«Odio quello che hai appena fatto, Rand» ringhiò Nynaeve. «No. ‘Odio’ non è una parola abbastanza forte. Disprezzo quello che hai fatto. Cosa ti è successo?»

«Controllalo!» sussurrò Rand. La sua voce suonava pericolosa. «Prima di condannarmi, stabiliamo se i miei peccati hanno ottenuto qualcosa oltre la mia stessa dannazione.» Nynaeve inspirò a fondo, poi lanciò un’occhiata a Ramshalan, che era ancora trattenuto nella stretta di diverse Fanciulle Aiel. Nynaeve allungò una mano e gli toccò la fronte, concentrandosi. «Non c’è piu’» disse. «Cancellata.»

«Allora è morta» disse Rand dall’oscurità.

Luce!, pensò Min, comprendendo cosa aveva fatto. Non ha usato Ramshalan come un messaggero o come esca. Ha usato l’uomo come mezzo per fornirgli la prova che Graendal era morta.

Il fuoco malefico bruciava via qualcuno dal Disegno completamente, facendo in modo che le sue azioni più recenti non fossero mai state compiute. Ramshalan si sarebbe ricordato della sua visita a Graendal, ma la Coercizione della Reietta non sarebbe mai esistita. In un certo senso, era stata uccisa prima che Ramshalan le avesse fatto visita.

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