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Presagi di tempesta

Электронная книга - «Presagi di tempesta». Краткое содержание книги:

Аннотация

I segni sono inequivocabili: l’Ultima Battaglia si avvicina. Rand al’Thor, il Drago Rinato, è determinato a stipulare una pace con gli invasori Seanchan. Per ottenerla, vuole dimostrare la sua buona fede riportando l’ordine nell’Arad Doman, un paese sotto attacco dei Seanchan, ma anche privo di un re… e dietro la sparizione del sovrano potrebbe esserci Graendal, una dei Reietti, maestra nella Coercizione. Nel frattempo, sia Mat che Perrin, superate varie vicissitudini, stanno cercando di tornare verso l’Andor per riunirsi a Rand prima dell’Ultima Battaglia.
Ancora più difficile è il compito di Egwene: catturata e ridotta a novizia nella Torre Bianca, è riuscita a instillare il dubbio in molte delle Aes Sedai rimaste fedeli a Elaida, tanto che alcune di loro prestano ascolto alle sue parole e le chiedono addirittura consiglio. Ma sulla Torre incombe lo spettro di un attacco dei Seanchan: Egwene l’ha sognato e sa che avverrà e anche molto presto.
Tarmon Gai’don, l’Ultima Battaglia, si avvicina. Ma l’umanità non è pronta.
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«Venite» disse Rand, e si diresse verso il passaggio. Min lo seguì, anche se Nynaeve raggiunse il passaggio prima di lei con una corsetta.

Uscirono su un manto di aghi di pino marroni, insozzati da un lungo sonno sotto le nevi invernali ormai scomparse. I rami si davano colpetti a vicenda nella brezza, e l’aria montana era più gelida di quanto la brezza avesse indicato. Min desiderò avere un mantello, ma non c’era tempo per andare a prenderne uno. Rand incedette direttamente attraverso la foresta, Nynaeve lo raggiunse in fretta e gli parlò a bassa voce.

Nynaeve non avrebbe ottenuto nulla di utile da Rand, non quando era di questo tipo di umore.

Avrebbero dovuto solo vedere quello che rivelava. Min riuscì a cogliere qualche occhiata di alcune delle Aiel nei boschi, ma solo brevemente quando era ovvio che non si stavano premurando dì nascondersi. Di certo si erano abituate alla vita nelle terre bagnate. Come poteva della gente allevata nel Deserto conoscere così d’istinto come nascondersi in una foresta?

Più avanti, gli alberi si interrompevano. Min si affrettò a unirsi a Rand e Nynaeve, che si erano fermati in cima a una sporgenza sul dolce pendio. Qui potevano dominare la foresta, e gli alberi continuavano in basso come un mare di verde e marrone. I pini si separavano sulle sponde di un laghetto montano, incassato in un avvallamento triangolare del territorio.

In cima a una sporgenza, in alto sopra l’acqua, c’era un’impressionante struttura di pietra bianca, rettangolare e alta. Aveva la forma di diverse torri impilate l’una sull’altra, ciascuna leggermente più stretta di quella sotto. Ciò conferiva al palazzo un forma elegante… fortificato, eppure sfarzoso. «È bellissimo» disse lei senza fiato.

«Venne costruito in un periodo differente» disse Rand. «Un tempo in cui la gente pensava ancora che la maestosità di una struttura le donasse forza.»

Il palazzo era distante, ma non così tanto da impedire a Min di distinguere figure di uomini di guardia che camminavano sui bastioni, con le alabarde contro le spalle e le corazze che riflettevano la tarda luce solare. Un manipolo di cacciatori dell’ultim’ora entrò a cavallo attraverso i cancelli con un cervo legato sul cavallo da soma, e un gruppo di operai stava tagliando a pezzi un albero caduto nelle vicinanze, forse per farne legna da ardere. Un paio di servitrici in bianco portavano su dal lago delle aste con un secchio a entrambe le estremità , e le finestre si stavano illuminando per tutta la lunghezza della struttura. Era come una tenuta viva e operosa raccolta in un unico massiccio edificio.

«Credi che Ramshalan abbia trovato la strada?» chiese Nynaeve a braccia conserte, cercando ovviamente di non apparire impressionata.

«Perfino uno sciocco come lui non potrebbe non vedere quella fortezza» disse Rand stringendo gli occhi. Portava ancora la statuetta in tasca. Min desiderò che l’avesse lasciata indietro. La metteva a disagio il modo in cui Rand tastava quell’oggetto, in cui lo accarezzava.

«Dunque hai mandato Ramshalan a morire» disse Nynaeve. «Cosa otterrai da questo?»

«Lei non lo ucciderà» disse Rand.

«Come puoi esserne certo?»

«Non è da lei» rispose Rand. «Non quando può usarlo contro di me.»

«Non ti aspetterai che Graendal creda alla storia che gli hai raccontato» disse Min. «Sul mandarlo a saggiare la lealtà dei nobili domanesi.»

Rand scosse lentamente il capo. «No. Spero che lei creda a qualcosa di quella storia, ma non me lo aspetto. Dico sul serio, Min: è molto più scaltra di me. E temo che lei mi conosca meglio di quanto io conosco lei. Costringerà Ramshalan a spifferare l’intera conversazione che abbiamo avuto. Da lì, troverà un modo per usare quella conversazione contro di me.»

«Come?» chiese Min.

«Non so. Vorrei saperlo. Lei penserà a qualcosa di astuto, poi infetterà Ramshalan con una Coercizione molto sottile che non sarò in grado di prevedere. Mi rimarrà la scelta di tenerlo nelle vicinanze e vedere cosa fa, oppure mandarlo via. Ma naturalmente lei ci avrà già pensato, e qualunque cosa io faccia metterà in moto gli altri suoi piani.»

«Da come lo dici, sembra che tu non possa vincere» fece notare Nynaeve accigliandosi. Non pareva accorgersi affatto del freddo. In effetti, nemmeno Rand. Qualunque fosse il ‘trucco’ per ignorare caldo e freddo, Min non era mai stata in grado di scoprirlo. Affermavano che non aveva nulla a che fare con il Potere, ma se era così, perché Rand e le Aes Sedai erano gli unici a riuscirci? Anche gli Aiel parevano imperturbati dal freddo, ma loro non contavano. Non sembravano mai turbati dalle normali preoccupazioni umane, anche se potevano essere molto suscettibili sulle cose più imprevedibili e insignificanti.

«Non possiamo vincere, dici?» chiese Rand. «È questo che stiamo cercando di fare? Vincere?»

Nynaeve sollevò un sopracciglio. «Non rispondi più alle domande?»

Rand si voltò, guardando Nynaeve. Stando dall’altro lato rispetto a lui, Min non poteva vedere cos’aveva in volto, ma l’espressione di Nynaeve divenne pallida. Era colpa sua. Non riusciva a vedere quanto era teso Rand? Forse il gelo di Min non derivava solo dal freddo. Si mosse più vicino a lui, ma non gli mise il braccio attorno come avrebbe potuto fare una volta. Quando infine lui si girò a Nynaeve, la Aes Sedai si afflosciò appena, come se fosse stata a ciondolare, tenuta su dal suo sguardo.

Rand non parlò per qualche tempo, perciò attesero in silenzio sul crinale montano mentre il sole distante procedeva verso l’orizzonte. Le ombre si allungarono come dita che si allontanavano dal sole. In basso, presso le mura della fortezza, alcuni stallieri iniziarono a far passeggiare dei cavalli per farli esercitare. Altre luci erano state accese alle finestre della fortezza. Quante persone aveva Graendal a vivere lì? A decine, se non centinaia.

Un fracasso nel bosco attirò all’improvviso l’attenzione di Min; fu accompagnato da imprecazioni. Sobbalzò quando il suono venne interrotto piuttosto bruscamente.

Un gruppetto di Aiel si avvicinò pochi istanti dopo, guidando uno scompigliato Ramshalan, con i suoi abiti eleganti pieni di aghi di pino e strappati dai rami. Si tolse di dosso la polvere, poi fece un passo verso Rand.

Le Fanciulle lo tennero indietro. Lui lanciò loro un’occhiata, inclinando il capo. «Mio lord Drago?»

«È infetto?» chiese Rand a Nynaeve.

«Da cosa?» domandò lei.

«Dal tocco di Graendal.»

Nynaeve si avvicinò a Ramshalan e lo guardò per un momento. Con un sibilo disse: «Sì. Rand, è sotto una potente Coercizione. Ci sono parecchi flussi qui. Non allo stesso punto dell’apprendista candelaio, o forse è solo più sottile.»

«Dico,» intervenne Ramshalan «mio lord Drago, cosa sta succedendo? La signora del castello laggiù era piuttosto amichevole: è un alleato, mio signore. Non hai nulla da temere da lei! Molto raffinata, devo dire.»

«Ma davvero?» chiese Rand piano. Si stava facendo buio, il sole tramontava dietro le montagne distanti. A parte la fioca luce della sera, l’unica illuminazione proveniva dal passaggio ancora aperto dietro di loro. Risplendeva della luce delle lampade, un invitante portale per il calore, lontano da questo posto d’ombra e freddo.

La voce di Rand suonava così dura. Peggio di come Min l’avesse mai sentita prima.

«Rand,» gli disse, toccandogli il braccio «torniamo indietro.»

«C’è qualcosa che devo fare» ribatte lui, senza guardarla.

«Riflettici un po’ di piu’» disse Min. «Almeno accetta qualche consiglio. Possiamo chiedere a Cadsuane, oppure…»

«Cadsuane mi ha tenuto prigioniero in una cassa, Min» disse lui molto piano. Il suo volto era ammantato dall’ombra, ma quando si voltò verso di lei, i suoi occhi riflettevano la luce del passaggio aperto. Arancione e rossa. C’era una punta di rabbia nel suo tono.

Non avrei dovuto menzionare Cadsuane, si rese conto lei. Il nome della donna era una delle poche cose che riuscivano ancora a suscitare un’emozione in lui.

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