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La corona di spade

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La corona di spade
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Una volta nel soggiorno sollevò il coperchio della scatola laccata vicino alla porta, quindi lo lasciò ricadere con un sospiro; non si era aspettato che Tylin gli lasciasse la chiave. Mat si appoggiò contro la porta. Aperta? Luce, cosa doveva fare? Ritornare alla locanda? Maledetti i dadi che si erano fermati la prima volta, ma in fondo non poteva escludere che Tylin pagasse comare Anan e Enid o la locandiera di qualsiasi altro posto. Non poteva escludere che Nynaeve o Elayne avrebbero sostenuto che aveva spezzato la sua promessa, rimangiandosi così le loro. Che tutte le donne fossero folgorate!

La sua attenzione fu attratta da un grosso pacco avvolto in carta verde appoggiato su uno dei tavoli. Conteneva una maschera da aquila nera e oro e una giubba coperta di piume. C’era anche un sacchetto di seta rossa con venti corone d’oro e un messaggio che profumava di fiori.

Ti avrei comprato un orecchino, porcellino mio, ma ho notato che non hai il buco all’orecchio. Fattelo fare e comprati qualcosa di carino.

Mat era sul punto di piangere. Era lui a lasciare regali alle donne. Il mondo si era capovolto! Porcellino? Oh, Luce! Dopo un minuto prese la maschera; l’avrebbe considerata un risarcimento da parte della regina, non fosse altro che per la giubba che aveva tagliato.

Quando alla fine raggiunse il cortiletto ombreggiato dove si erano incontrati ogni mattina, vicino a una vasca rotonda con delle ninfee e dei pesci bianchi a pallini colorati, scoprì che anche Nalesean e Birgitte erano pronti per la festa degli uccelli. Il Tarenese si era accontentato di una maschera verde, ma quella di Birgitte era giallo brillante e rosso con una cresta di piume, i capelli color oro erano sciolti, tutti ricoperti di piume colorate, e indossava un abito con un’ampia cintura gialla, trasparente, coperto di piume rosse e gialle. Non era sconcio come quello di Riselle, ma lo ricordava molto, soprattutto quando Birgitte si muoveva. Non aveva mai pensato che Birgitte potesse indossare un abito da donna.

«Talvolta è divertente essere guardate» spiegò lei colpendolo fra le costole quando Mat commentò. Il suo sorriso fu molto simile a quello di Nalesean quando diceva che era divertente pizzicare il posteriore delle cameriere. «Ho più piume di quante ne indossano le danzatrici, ma non abbastanza da costringermi a rallentare, in ogni caso non posso vedere molto bene e devo muovermi velocemente da questo lato del fiume.» I dadi rotolavano nella testa di Mat. «Che cosa ti ha trattenuto?» chiese Birgitte. «Spero che tu non ci abbia fatto aspettare per giocare con una bella ragazza.» Mat si augurò di non essere arrossito troppo.

«Io...» Non gli veniva in mente nessuna risposta, ma proprio in quel momento alcuni uomini con le giubbe piumate entrarono in cortile, tutti con spade sottili lungo il fianco e tutti, tranne uno, con maschere elaborate, creste colorate e becchi che non rappresentavano nessun uccello visto da essere umano. L’eccezione era Beslan, che stava facendo roteare la maschera appesa a un nastro. «Oh, sangue e maledette ceneri, che cosa ci fa lui qui?»

«Beslan?» Nalesean appoggiò le mani sull’elsa della spada e scosse il capo incredulo. «Be’, che la mia anima sia folgorata, ha detto che vuole passare la festa con te. Dice che si tratta di un vostro accordo. Gli ho detto che sarebbe stato incredibilmente noioso, ma non mi ha creduto.»

«Non credo che possa essere noioso stare con Mat» rispose il figlio di Tylin; l’inchino che fece fu rivolto a tutti e tre, ma gli occhi scuri si soffermarono a lungo su Birgitte. «Non mi sono mai divertito tanto come quando ho bevuto con lui e la Custode di lady Elayne durante la notte di Swovan, anche se, per la verità, non ricordo molto.» Non sembrava che avesse riconosciuto Birgitte. Stranamente, considerando i gusti che lei aveva mostrato in fatto di uomini — Beslan era un bel ragazzo, forse troppo grazioso, non il suo tipo d’uomo —, la donna sorrise timidamente e si pavoneggiò davanti ai suoi occhi.

In quel momento a Mat non importava come si comportasse Birgitte. Ovviamente Beslan non sospettava nulla, o altrimenti avrebbe quasi di sicuro snudato la spada, ma l’ultima cosa che Mat voleva, per la Luce, era una giornata in compagnia di quel ragazzo. Sarebbe stato un tormento. In fondo lui aveva un minimo di decenza, anche se la madre non ne aveva mostrata affatto.

Il solo problema era Beslan, che aveva preso sul serio quella maledetta promessa di andare insieme alla festa. Più Mat ripeteva che avevano programmato una giornata incredibilmente noiosa, più Beslan diventava determinato. Dopo un po’ il ragazzo cominciò a incupirsi e Mat pensò che alla fine avrebbe davvero snudato la spada. Be’, una promessa era una promessa. Quando lui, Nalesean e Birgitte se ne andarono, furono seguiti da una mezza dozzina di idioti coperti di piume. Mat era sicuro che non sarebbe accaduto se Birgitte avesse indossato i soliti indumenti. L’intero gruppo continuava a guardarla e sorridere.

«Che cos’era tutto quel dimenarsi quando ti stava guardando?» chiese Mat a Birgitte mentre attraversavano Mol Hara. Strinse meglio la maschera d’aquila.

«Non mi sono dimenata, mi sono solo mossa.» La compostezza di Birgitte era talmente fasulla che stavolta Mat si mise a ridere. «Leggermente.» Il sorriso malizioso riapparve e la donna abbassò la voce per farsi sentire solo da Mat. «Ti ho detto che talvolta è divertente essere guardata; solo perché sono tutti troppo carini non significa che non mi piaccia essere guardata da loro. Oh, tu invece dovresti guardare lei» aggiunse, indicando una donna snella che se ne andava in giro correndo con una maschera blu da gufo e ancora meno piume di quelle sul costume di Riselle.

Era una delle peculiarità di Birgitte. Di tanto in tanto lo colpiva fra le costole indicando una bella ragazza come avrebbe fatto qualsiasi uomo, e si aspettava che lui le indicasse gli uomini che piacevano a lei, ovvero i più brutti. Che avesse o meno scelto di andare in giro mezza nuda quel giorno, era... be’, un’amica. Il mondo stava diventando strano. Stava cominciando a vedere una donna come compagna di taverna e un’altra gli dava la caccia come una volta aveva fatto lui con tutte le ragazze graziose, stando ai suoi vecchi ricordi. Ma la regina lo faceva con più insistenza. Mat non aveva mai dato la caccia a una donna che non voleva essere cacciata. Un mondo molto strano.

Il sole non era ancora molto alto, ma la festa già riempiva le strade, le piazze e i ponti. Acrobati, giocolieri e musicisti con le piume cucite sugli indumenti davano spettacolo a ogni angolo, la musica era spesso soffocata da risate roboanti e grida. Per i più poveri erano sufficienti alcune piume legate intorno al capo, piume di piccione raccolte da terra dai bambini di strada che zigzagavano fra i mendicanti, ma le maschere e i costumi diventavano sempre più elaborati a seconda di quanto erano gonfie le tasche dei proprietari, più elaborati e, spesso, più indecenti. Uomini e donne erano coperti da piume che rivelavano più carne di Riselle o di quella donna a Mol Hara. Oggi non si commerciava nelle strade o lungo i canali, anche se alcuni negozi parevano essere aperti, ma di tanto in tanto un carro si faceva largo fra la folla o una chiatta procedeva con delle piattaforme dove uomini e donne erano in posa con indosso delle coloratissime maschere da uccello che coprivano tutto il capo, con le creste sporgenti che talvolta erano lunghe un passo, e agitavano le lunghe ali colorate in modo tale da esporre completamente il resto del corpo. Uno spettacolo tutto sommato bello da vedere.

Secondo Beslan quelle ‘scenografie’, così le chiamavano, di solito venivano rappresentate nei saloni delle gilde, dei palazzi privati o delle case dei nobili. La festa aveva luogo all’interno delle abitazioni. A Ebou Dar non nevicava mai, nemmeno quando avrebbe dovuto — Beslan aveva detto che gli sarebbe piaciuto vedere la neve, almeno una volta — ma era evidente che generalmente l’inverno era abbastanza freddo da non permettere alle persone di uscire di casa mezzo svestite. Con quel caldo innaturale, invece, tutti si erano riversati in strada. Beslan gli aveva detto di aspettare che facesse notte, a quel punto avrebbe davvero visto qualcosa di notevole. Con il calare del sole cadevano anche le inibizioni.

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