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La corona di spade

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La corona di spade
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Quando finalmente Olver ebbe finito di vestirsi, seguì Mat nel soggiorno con un’altra domanda e... gli andò a finire contro quando lui si fermò d’improvviso. Tylin stava posando sul tavolo il libro che Olver stava leggendo la sera prima.

«Maestà!» gli occhi di Mat saettarono verso la porta che aveva chiuso a chiave e che adesso era spalancata. «Quale sorpresa.» Frappose Olver tra sé e il sorriso derisorio della donna. Be’, forse non era davvero derisorio, ma lo sembrava. Tylin era di sicuro soddisfatta di sé stessa. «Stavo per portare fuori Olver. A vedere la festa, e magari dei serragli ambulanti. Vuole una maschera di piume.» Mat chiuse la bocca di scatto per smettere di cianciare e cominciò a dirigersi verso la porta usando il ragazzo come scudo.

«Sì» mormorò Tylin, guardandolo attraverso le ciglia. Non fece alcuna mossa per intervenire, ma il sorriso divenne più profondo, come se stesse solo aspettando che Mat infilasse il piede nella trappola. «È molto meglio se non va da solo, altrimenti finirà a scorrazzare in giro con gli altri monelli, come ho saputo che fa. Si sentono molte cose su di te, ragazzo. Riselle?»

Sulla soglia apparve una donna e Mat sobbalzò. Vide una maschera fantasiosa fatta di piume blu e oro che nascondeva la maggior parte del viso di Riselle, ma il resto del costume celava ben poco. Quella donna aveva il seno più generoso che Mat avesse mai visto:

«Olver,» disse inginocchiandosi «ti piacerebbe venire a vedere la festa con me?» Gli porse una maschera verde e rossa simile a un falco, della misura giusta per un ragazzino.

Prima che Mat riuscisse ad aprire bocca, Olver si liberò e corse da lei. «Oh, sì, ti prego. Grazie.» Quel piccolo ingrato rise mentre la donna gli legava la maschera sul volto e se lo stringeva al petto. Se ne andarono mano nella mano, lasciando Mat a bocca aperta.

Si riprese velocemente quando sentì Tylin che diceva: «È un bene per te che io non sia gelosa, dolcezza.» La regina gli fece vedere la lunga chiave di ferro della sua porta che aveva riposo dietro la cintura d’oro e d’argento e poi una identica, sventolandogliele entrambe sotto al naso. «La gente tiene sempre la chiave in una scatola vicino alla porta.» Esattamente dove Mat aveva lasciato la sua. «E nessuno pensa mai che possa essercene una seconda.» Una chiave fece ritorno dietro la cintura di Tylin, l’altra nella serratura, che si chiuse con un forte scatto, quindi anche questa finì dietro la cintura. «Bene, agnellino.» Tylin sorrise.

Era troppo. Quella donna lo stava perseguitando, stava cercando di affamarlo. Adesso si era chiusa dentro con lui come... come non sapeva cosa. Agnellino! Quei maledetti dadi rotolavano all’impazzata nel suo cranio e comunque aveva cose importanti da fare. I dadi non avevano mai avuto nulla a che vedere con il trovare qualcosa, ma... Mat la raggiunse con due lunghi passi, l’afferrò per un braccio e iniziò a infilare la mano dietro la cintura alla ricerca della chiave. «Non ho il maledetto tempo per...» Rimase senza fiato quando sentì la punta acuminata del pugnale sotto il proprio mento, chiuse la bocca e si ritrovò in punta di piedi.

«Leva la mano» disse Tylin con freddezza. Mat ebbe il fegato di guardarla. Adesso la donna non sorrideva. Mat lasciò andare il braccio con cautela. Tylin non allentò la pressione della lama, e scosse il capo. «Male. Io cerco di farti delle concessioni perché sei forestiero, anatroccolo, ma visto che desideri il gioco duro... Mani sui fianchi, avanti.» La punta del pugnale si mosse. Mat fece dei passetti indietro in punta di piedi.

«Che cosa vuoi fare?» mormorò a denti stretti. Il collo tirato gli rendeva anche la voce tesa. Fra le altre cose. «Be’?» Avrebbe potuto provare ad afferrarla per un polso, era veloce di mano. «Che cos’hai intenzione di fare?» Sarebbe stato abbastanza veloce con un pugnale già puntato contro la gola? Era una grande domanda. Se la regina intendeva ucciderlo, un semplice movimento del polso avrebbe fatto penetrare la lama nella gola dritta verso il cervello. «Mi vuoi rispondere?» Non c’era panico nella voce di Mat. «Maestà? Tylin?» Be’, forse era leggermente in preda al panico, per chiamarla per nome. A Ebou Dar ci si poteva rivolgere a qualsiasi donna chiamandola dolcezza e quella avrebbe sorriso, ma usare il suo nome prima che lei desse l’autorizzazione era quasi come molestarla. Alcuni baci non erano abbastanza per avere quel permesso.

Tylin non rispose, ma lo fece arretrare ulteriormente fino a quando all’improvviso le spalle di Mat batterono contro qualcosa che lo fermò. Poiché la donna non aveva intenzione di spostare quella maledetta lama, lui non era in grado di girare la testa, ma fece scattare gli occhi, che fino a quel momento erano rimasti su di lei. Si trovavano nella camera da letto, la testiera con le incisioni floreali si era piantata in mezzo alle spalle di Mat. Perché lo aveva portato... Mat divenne rosso cremisi, quasi quanto il letto. No. Non poteva volere... Era indecente! Non era possibile!

«Non puoi farmi questo» mormorò. La voce era bassa e stridula, ma aveva i suoi buoni motivi.

«Guarda e impara, gattino» rispose Tylin, poi lanciò il pugnale nuziale.

Trascorso parecchio tempo, Mat tirò su le lenzuola, irritato. Lenzuola di seta. Nalesean aveva ragione. La regina di Altara canticchiava contenta vicina al letto, con le braccia dietro la schiena per abbottonarsi il vestito. Lui indossava solo il medaglione appeso al cordoncino — non gli era servito a molto — e il fazzoletto nero legato intorno alla gola. ‘Un nastro sul suo regalo’ così lo aveva definito quella maledetta donna. Mat si voltò e prese dal tavolino di fianco al letto la pipa montata in argento con il sacchetto del tabacco. Usò delle pinze dorate e un tizzone ardente in una scodellina piena di sabbia per accenderla. Incrociò le braccia e fumò con energia mentre guardava torvo la regina.

«Non dovresti agitarti, anatroccolo, né tenermi il broncio.» Tylin riprese il pugnale da dove l’aveva conficcato, nella spalliera del letto, ed esaminò la punta prima di riporlo nella "custodia. «Che cosa c’è? Ti sei divertito quanto me e io...» Scoppiò a ridere, una risata profonda, e ripose il pugnale nella custodia. «Se questo fa parte dell’essere ta’veren, devi essere molto popolare.» Mat divenne rosso fuoco.

«Non è naturale» esplose poi, strappandosi letteralmente la pipa di bocca. «In teoria dovrei essere io il cacciatore!» Gli occhi di Tylin erano lo specchio dei suoi. Se fosse stata una cameriera di una taverna che sorrideva nel modo giusto, forse Mat avrebbe tentato la sua fortuna — be’, se la cameriera non avesse avuto un figlio che se ne andava in giro a bucare la gente — ma era stato lui a essere cacciato. Prima di quel momento non ci aveva mai pensato in quel modo. Non ne aveva mai avuto bisogno.

Tylin incominciò a ridere scuotendo il capo e asciugandosi gli occhi con la punta delle dita. «Oh, piccioncino, continuo a dimenticare. Adesso ti trovi a Ebou Dar. Ti ho lasciato un regalino nel soggiorno.» La donna gli diede dei colpetti su un piede. «Oggi mangia bene. Avrai bisogno di tutte le tue forze.»

Mat si mise una mano davanti agli occhi e cercò di non piangere. Quando tolse la mano, Tylin era scomparsa.

Mat scese dal letto e si avvolse il lenzuolo intorno al corpo; per qualche motivo l’idea di andare in giro nudo lo metteva a disagio. Quella maledetta donna avrebbe potuto saltare fuori dal guardaroba. I suoi indumenti erano sul pavimento. Perché perdere tempo con i lacci, pensò amareggiato, quando si possono semplicemente tagliare i vestiti di qualcuno! Quella donna non aveva diritto di tagliare a quel modo la sua giubba rossa. Si era divertita a sbucciarlo come una cipolla.

Quasi trattenendo il respiro, spalancò le ante del guardaroba rosso e oro. Un gesto inutile. Non aveva grande possibilità di scelta. Nerim aveva preso la maggior parte delle sue giubbe per farle pulire o rammendare. Si vestì velocemente, scelse una giubba semplice di seta color bronzo scuro, nascose i vestiti ridotti a brandelli sotto al letto con l’idea di liberarsene senza che lo vedesse Nerim. O chiunque altro. Erano già in troppi a sapere cosa c’era fra lui e Tylin, e non sarebbe riuscito ad affrontare qualcuno che avesse scoperto la storia di quegli indumenti.

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