Crocevia del crepuscolo
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #10
- Язык: итальянский
- Переводчик: Gabriele Giorgi
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «Crocevia del crepuscolo». Краткое содержание книги:
Il salone era ampio ma non elaborato, come il maniero stesso, con cornici di legno intagliato e dipinto di rosso. Il mobilio era di colori sgargianti ma senza un tocco di doratura, i due lunghi caminetti di semplice pietra anche se ben fatti, gli alari di robusto ferro battuto pensati più per durare a lungo che per le apparenze. Nei focolari ardevano piccoli fuochi – dietro sua insistenza; le fiamme guizzavano basse su ceppi semiconsumati, ma ognuno era sufficiente per riscaldarle le mani, che era tutto ciò che voleva. Se avesse lasciato fare a lui, Algarin l’avrebbe ovattata in un caldo cocente e soffocata di servitori, per quanto ne rimanessero pochi al suo servizio. Un signore della terra minore – era lungi dall’essere ricco – tuttavia pagava i suoi debiti nella forma e nella sostanza, perfino quando molti altri uomini indebitati avrebbero fatto il contrario.
La porta priva di intagli della sala si aprì con un cigolio – molti dei servitori di Algarin erano anziani quasi quanto lui, e anche se mantenevano tutto pulito e spolverato, le lampade piene d’olio e gli stoppini spuntati, i cardini nel maniero parevano sfuggire a un’oliatura regolare – per far entrare Verin, ancora in abiti da viaggio di semplice lana marrone, con gonne divise e il mantello sopra un braccio. Cercava di mettere a posto con una mano i suoi capelli striati di grigio. La Sorella piccola e robusta aveva un’espressione contrariata sul volto squadrato e stava scuotendo il capo. «Be’, quelli del Popolo del Mare sono stati inviati a Tear, Cadsuane. Non sono andata vicino alla Pietra, ma ho sentito che il Sommo Signore Astorii ha smesso di lamentarsi delle sue giunture scricchiolanti e ha raccolto i suoi uomini all’interno con Darlin. Chi avrebbe pensato che Astorii si sarebbe risvegliato e messo al fianco di Darlin? Le strade sono piene di armigeri, per la maggior parte ubriachi, che si azzuffano fra loro quando non stanno combattendo gli Atha’an Miere. Ci sono tanti uomini del Popolo del Mare quanti in qualunque altro posto messi assieme. Marine era inorridita. Si è precipitata alle navi non appena è riuscita a noleggiare una barca, aspettandosi di essere nominata Maestra delle Navi e di mettere tutto a posto. Non sembra esserci alcun dubbio sulla morte di Nesta din Reas.»
Cadsuane era soddisfatta che la piccola donna rotondetta continuasse a ciarlare. Verin non era tanto distratta quanto immaginava. Alcune Marroni erano capaci di inciampare nei loro stessi piedi per non averli notati, ma Verin indossava un presunto manto di ingenuità. Pareva credere che Cadsuane accettasse quel manto come realtà, tuttavia se c’era una questione da sottolineare, l’avrebbe sottolineata. E anche quello che lasciava da parte poteva essere rivelatore. Cadsuane era meno sicura delle altre Sorelle di quanto avrebbe desiderato. L’incertezza era un fatto della vita, ma era insicura su fin troppe cose, per i suoi gusti. Sfortunatamente, Min doveva essere in ascolto vicino alla porta, e quella giovane donna aveva poca pazienza. «Ho detto a Harine che non sarebbe stato così» protestò, irrompendo nella stanza. «Le ho detto che sarebbe stata punita per l’accordo che aveva stipulato con Rand. Solo in seguito diventerà Maestra delle Navi, e non so dire se fra dieci giorni o fra dieci anni.» Magra e graziosa, e alta nei suoi stivali coi tacchi rossi, con riccioli scuri che le pendevano sulle spalle, Min aveva una voce femminile, ma indossava una giacca rossa da ragazzo e brache blu. La giacca era ricamata con fiori variopinti sui risvolti e sulle maniche, e le brache con fasce che correvano lungo l’esterno delle gambe, ma erano comunque indumenti maschili.
«Puoi entrare, Min» disse con calma Cadsuane. Era un tono che di solito induceva le persone a prestare la massima attenzione. Quelle che la conoscevano, perlomeno. Chiazze di colore apparvero sulle gote di Min. «La Maestra delle Onde ha già appreso ciò che le accadrà dalla tua visione. Ma vista la tua urgenza, forse hai letto l’aura di qualcun altro e desideri dirmi ciò che hai visto?» La peculiare capacità della ragazza si era rivelata utile in passato e senza dubbio lo sarebbe stata ancora. Forse. A quanto ne sapeva Cadsuane, non mentiva su quello che vedeva nelle immagini e nelle aure che percepiva fluttuare attorno alle persone, ma non era sempre del tutto schietta. In particolare quando si trattava dell’unica persona su cui Cadsuane avrebbe voluto sapere più che su qualunque altra.
Gote rosse o no, Min sollevò il mento con fare ostinato. Era cambiata da Shadar Logoth, o forse era cominciato prima, ma a ogni modo il cambiamento non era stato per il meglio. «Rand vuole che tu vada da lui. Ha detto di chiederlo, perciò non è il caso di fare la petulante.»
Cadsuane si limitò a guardarla e lasciò perdurare il silenzio. Petulante? Decisamente non per il meglio. «Riferiscigli che verrò quando potrò» disse infine. «Chiudi bene la porta dietro di te, Min.» La giovane donna aprì la bocca come per dire qualcos’altro, ma alla fine conservò abbastanza buon senso da tenerlo per sé. Le rivolse perfino una riverenza passabile, malgrado quegli stivali ridicoli, e chiuse per bene la porta dietro di sé. Ci mancò poco che la sbattesse, in effetti. Verin scosse di nuovo il capo, emettendo una risata lievemente divertita. «È innamorata del giovane, Cadsuane, e gli ha infilato il cuore in tasca. Seguirà quello invece della testa, qualunque cosa tu dica o faccia. Penso che sia spaventata perché lui è quasi morto, e sai che questo può rendere una donna determinata a restare aggrappata a un uomo.»
Le labbra di Cadsuane si assottigliarono. Sulle relazioni con gli uomini Verin aveva un’esperienza maggiore della sua – non aveva mai ritenuto opportuno concedersi ai suoi stessi Custodi, come facevano alcune Verdi, e altri uomini non erano mai stati nemmeno in discussione – ma la Marrone era andata vicina a una verità senza saperlo. Perlomeno, Cadsuane non pensava che l’altra Sorella sapesse che Min era legata al ragazzo al’Thor. Lei stessa ne era al corrente solo perché la ragazza si era lasciata sfuggire qualcosa di troppo in un momento di avventatezza. Perfino l’ostrica serrata più saldamente cedeva, una volta che riuscivi a far leva su quella prima fessura nella conchiglia. Alle volte ne usciva perfino una perla inattesa. Sì, Min avrebbe voluto tenere in vita il ragazzo, che lo amasse o meno, ma non più di quanto lo volesse Cadsuane.
Drappeggiando il suo mantello sull’alto schienale di una sedia, Verin si spostò presso il caminetto più vicino e protese le mani per riscaldarle alle basse fiamme. Non si poteva dire che Verin scivolasse, ma era molto più aggraziata di quanto la sua corporatura lasciasse intendere. Quanto inganno c’era in lei? Ogni Aes Sedai si nascondeva dietro varie maschere; dopo un po’ diventava un’abitudine. «Credo che la situazione a Tear possa essere ancora risolta in maniera pacifica» disse, scrutando nel fuoco. Poteva darsi che stesse parlando fra sé. O che volesse che Cadsuane lo pensasse. «Hearne e Simaan stanno diventando piuttosto disperati, temendo che gli altri Sommi Signori tornino da Ilian e li intrappolino nella città. Possono essere disposti ad accettare Darlin, viste le altre opzioni. Estanda è una persona più rigida, ma se si riesce a convincerla che anche lei può trame vantaggio...»