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Il regno dei lupi. La regina dei draghi. [A Clash of Kings - it]

Электронная книга - «Il regno dei lupi. La regina dei draghi. [A Clash of Kings - it]». Краткое содержание книги:

Nel secondo capitolo della saga delle “Cronache del ghiaccio e del fuoco” una rossa cometa apparsa nel cielo dei Sette Regni sembra annunciare tremende sciagure. La lunga estate dell'abbondanza sta per finire, mentre quattro pretendenti, in aperta guerra gli uni contro gli altri, si contendono il Trono di Spade.
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«Una scommessa che vinceresti, mio signore» disse Varys con un sorriso mellifluo. «Lord Alester è stato infatti il primo a compiere atto di sottomissione. Imitato da molti altri.»

«Molti,» intervenne Tyrion «non tutti?»

«No, non tutti,» annuì l’eunuco «non Loras Tyrell, non Randyll Tarly, non Mathis Rowan. E Capo Tempesta non si è ancora arresa. Ser Cortnay Penrose continua a tenere il castello nel nome di Renly. Non crede che il suo signore sia morto. Esige di vedere le sue spoglie prima di aprire le porte della fortezza. Sembra però che il cadavere di Renly sia misteriosamente svanito. Portato via, probabilmente. Piuttosto che sottomettersi a Stannis, un quinto dei cavalieri di Renly si è allontanato con ser Loras. Si dice che il Cavaliere di fiori sia come impazzito alla vista del corpo privo di vita del suo re. Si dice anche che, nella sua esplosione di rabbia, abbia macellato tre delle Guardie dell’arcobaleno di Renly, tra cui Emmon Cuy e Robar Royce.»

“Peccato che si sia fermato solo a quota tre” pensò Tyrion.

«Ser Loras sta quasi certamente dirigendosi a Ponte Amaro» continuò Varys. «Sua sorella Margaery, la regina di Renly, si trova là. Anche molti grandi guerrieri, improvvisamente senza re, si trovano là. Con chi si schiereranno? Una domanda quanto mai spinosa. Molti di loro servono i lord rimasti a Capo Tempesta. E ora quei lord appartengono a Stannis.»

«Secondo me c’è una possibilità» disse Tyrion protendendosi in avanti. «Se riuscissimo a portare Loras Tyrell dalla nostra, allora anche Mace Tyrell e i suoi alfieri potrebbero allearsi con noi. Hanno forse giurato fedeltà a Stannis, per il momento, ma è impossibile che abbiano dell’amore per quell’uomo, altrimenti si sarebbero schierati con lui fin dal principio.»

«L’amore che hanno per noi è forse più grande?» chiese Cersei.

«No, certo» rispose Tyrion. «Era Renly che volevano, questo è chiaro, ma ora Renly è stato ucciso. Forse possiamo dare loro delle valide ragioni per scegliere Joffrey invece che Stannis… se ci muoviamo in fretta.»

«E che genere di ragioni intendi dare loro?»

«Ragioni d’oro» suggerì subito Ditocorto.

Varys ebbe un moto di stizza: «Caro Petyr, certo non vorrai insinuare che questi alteri lord e i loro nobili cavalieri possano essere comprati come polli al mercato, vero?».

«Dev’essere un bel pezzo che non fai un giro nei nostri mercati, lord Varys» ribatté Ditocorto. «Scopriresti, oso dire, che è molto più facile comprare un nobiluomo che non un pollo. È vero che i lord beccano mangime con più orgoglio dei polli, e che se ne hanno anche a male se si offre loro la medesima moneta dei bottegai. Per contro, ben di rado si oppongono ad altri tipi di regali… onorificenze, terre, castelli…»

«La corruzione potrebbe anche funzionare con alcuni lord minori,» osservò Tyrion «mai però con Alto Giardino.»

«Vero» riconobbe Ditocorto. «È il Cavaliere di fiori la chiave di volta. Mace Tyrell ha altri due figli, entrambi più grandi, ma il suo favorito è sempre stato Loras. Con lui dalla nostra, anche Alto Giardino sarà con noi.»

“È proprio così” pensò Tyrion. «Forse dovremmo imparare una lezione dal compianto lord Renly. Lui ha portato i Tyrell dalla sua con un’alleanza dinastica. Noi possiamo fare lo stesso, con un matrimonio dinastico.»

Varys fu il primo a capire: «Intendi dare Margaery Tyrell in sposa a re Joffrey?»

«Esatto.»

Quell’idea era così dolce e allettante che Tyrion quasi ne sentiva il gusto. Se ben ricordava, la giovane regina di Renly non doveva avere più di quindici, forse sedici anni… Più vecchia di Joffrey, d’accordo, ma in fondo che cos’erano pochi anni di differenza?

«Joffrey è il promesso sposo di Sansa Stark» obiettò Cersei.

«I contratti di nozze possono essere rotti. Qual è il vantaggio di far sposare un re alla figlia di un traditore morto?»

«Possiamo far rilevare a sua Grazia che i Tyrell sono molto più ricchi degli Stark» aggiunse Ditocorto. «Inoltre si dice che Margaery sia adorabile… Nonché pronta per l’amore coniugale. In tutti i sensi.»

«Questo è un risvolto che a Joffrey dovrebbe piacere parecchio» concordò Tyrion.

«Mio figlio è troppo giovane per interessarsi a cose di questo genere.»

«Dici?» Tyrion inarcò un sopracciglio. «Ha tredici anni, Cersei. La stessa età in cui mi sposai io.»

«Tu svergognasti tutti noi con quello spiacevole episodio. Joffrey è di una stoffa ben più raffinata.»

«Raffinatissima, infatti. Soprattutto quando ha ordinato a ser Boros di strappare gli abiti di dosso a Sansa.»

«Era arrabbiato con la ragazza.»

«Era arrabbiato anche con quello sguattero che ieri sera gli ha versato addosso la zuppa, però lui non lo ha fatto mettere nudo, o sbaglio?»

«La situazione con Sansa era diversa, non si trattava di qualche goccia di brodo.»

“Poco ma sicuro: si trattava di un bel paio di tettine.” Dopo il fattaccio nel cortile, Tyrion aveva fatto due chiacchiere con Varys. Oggetto: in che modo portare Joffrey a fare una visitina al bordello di Chataya. La speranza era che il gusto del miele femminile potesse in qualche modo addolcire il ragazzo. E forse, chissà, con l’aiuto degli dei, renderlo addirittura riconoscente. A Tyrion, un’ombra di gratitudine da parte del suo amato giovane sovrano non sarebbe andata affatto male. La cosa però andava gestita nel massimo segreto. L’impresa più difficile era separare Joffrey dal Mastino. «Il cane non molla mai di un passo il suo padrone» aveva fatto rilevare Tyrion a Varys. «Ma tutti gli uomini devono dormire, prima o poi. Devono anche giocare d’azzardo, darsi al vino e concedersi una puttana, di tanto in tanto.»

«E tutte queste cose il Mastino le fa,» aveva concordato Varys «se è questo che vuoi sapere.»

«La questione non è se le fa, è quando le fa.»

Varys si era premuto il polpastrello dell’indice contro la guancia, sorridendo in modo enigmatico: «Mio lord, un’indole sospettosa potrebbe supporre che tu voglia scoprire il momento in cui Sandor Clegane non protegge re Joffrey per arrecare danno al caro ragazzo».

«Varys, dovresti conoscermi abbastanza da sapere che non è il mio stile» aveva ribattuto Tyrion. «L’unica cosa che desidero è l’affetto di Joffrey.»

Varys aveva concluso dichiarando che si sarebbe occupato della faccenda. La guerra però stava facendo pagare un duro prezzo a tutti loro. L’iniziazione di Joffrey alla virilità poteva e doveva aspettare.

«Sono certo che tu conosci tuo figlio meglio di me» Tyrion si costrinse a dire a Cersei. «Comunque sia, c’è molto da guadagnare in un matrimonio con i Tyrell. In realtà, potrebbe essere l’unica soluzione per far sì che Joffrey viva abbastanza da arrivare alla sua notte di nozze.»

«La ragazzina Stark porta a Joffrey nient’altro che il suo corpo, per quanto dolce e attraente questo possa essere» aggiunse Ditocorto. «Margaery Tyrell porta cinquantamila spade e tutta la forza di Alto Giardino.»

«Non c’è dubbio» Varys pose la sua mano delicata sulla manica della regina. «È il cuore di una madre che parla attraverso le tue labbra, mia signora. E io so che sua Maestà ama la cara fanciulla. Eppure, i re devono imparare ad anteporre le necessità del reame ai loro desideri. Sostengo che l’offerta ai Tyrell debba essere fatta.»

«Nessuno di voi parlerebbe così se foste delle donne» Cersei si sottrasse al tocco dell’eunuco. «Dite pure tutto quello che volete, miei lord, ma Joffrey è troppo orgoglioso per accontentarsi dei resti del piatto di Renly Baratheon. Non darà mai il suo consenso.»

Tyrion scrollò le spalle: «Tra tre anni, quando il re avrà raggiunto l’età per regnare, potrà dare o non dare il suo consenso come gli pare e piace. Ma fino a quel tempo, tu sei la sua reggente e io sono il suo Primo Cavaliere. Per cui sposerà chiunque noi gli diremo di sposare, resti del piatto o no.»

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