Il regno dei lupi. La regina dei draghi. [A Clash of Kings - it]
- Автор: Мартин Джордж Рэймонд Ричард
- Серия: Cronache del ghiaccio e del fuoco #2
- Год: 2001
- Язык: итальянский
- Год: Mondadori
- ISBN: 88-04-49654-1
- Переводчик: Sergio Altieri
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «Il regno dei lupi. La regina dei draghi. [A Clash of Kings - it]». Краткое содержание книги:
Troppo stupefatto per articolare una sola parola, Tyrion si limitò a guardarla allontanarsi regalmente lungo il corridoio, con ser Preston al suo fianco. Il Folletto attese che Cersei se ne fosse andata prima di rivolgersi a Bronn: «Sono uscito di senno, o mia sorella mi ha appena baciato?».
«Che cosa delicata.»
«Che cosa… inaspettata.» A dir poco. Ultimamente, Cersei si era comportata in modo strano. Era un fatto che Tyrion trovava quanto mai allarmante. «Sto cercando di ricordare quando è stata l’ultima volta che lo ha fatto. Non devo aver avuto più di sei, forse sette anni. Era stato Jaime a sfidarla a farlo.»
«La donna ha finalmente notato il tuo fascino.»
«Al contrario» ribatté Tyrion. «La donna sta nuovamente complottando qualcosa. Meglio scoprire che cosa, Bronn. E anche alla svelta. Tu sai quanto odio le sorprese.»
THEON
Theon si tolse lo sputo dalla faccia con il dorso della mano.
«Robb ti tirerà fuori le tue sporche budella, Greyjoy!» urlò Benfred Tallhart. «Darà il tuo cuore di traditore in pasto al suo lupo, pezzo di merda di capra che non sei altro!»
«Ora devi ucciderlo.» La voce di Aeron Capelli bagnati tagliò gli insulti come una lama nel burro.
«Prima, ho delle domande da fargli» rispose Theon.
«Mettitele nel culo, le tue domande!» Benfred, coperto di sangue, senza scampo, era stretto tra Stygg e Werlag. «Ti ci puoi strangolare prima di avere una qualsiasi risposta da me, vigliacco. Traditore.»
«Se sputa su di te, sputa su tutti noi» zio Aeron era inesorabile. «Sputa sul dio Abissale. Deve morire.»
«Mio padre ha dato a me il comando qui, zio.»
«E ha dato a me il compito di consigliarti…»
“Più quello di sorvegliarmi.” Ma Theon non osò spingere eccessivamente il confronto. Il comando era suo, d’accordo, ma la fede dei suoi uomini era nel dio Abissale, non in lui. E Aeron Capelli bagnati aveva instillato in loro un sacro terrore. “Non che io possa dare loro torto.”
«Ti taglieranno la testa per questo, Greyjoy. E i corvi ti mangeranno gli occhi» Benfred cercò di nuovo di sputargli in faccia, ma tutto quello che riuscì a tirare fuori fu un grumo di sangue. «Che se lo portino gli Estranei alla dannazione, il tuo dio bagnato.»
“Tallhart, hai appena sputato la tua vita” pensò Theon. «Stygg, fallo stare zitto» ordinò.
I due uomini di ferro costrinsero Benfred Tallhart a inginocchiarsi. Werlag strappò la pelle di lepre che Benfred portava alla cintura e gliela cacciò a forza tra i denti, soffocando le sue grida. Stygg mise mano all’ascia.
«No» lo fermò Capelli bagnati. «Dev’essere immolato al dio. Secondo la vecchia legge.»
“Ma che importa? La morte è morte.” «E allora fate quello che dovete» concluse Theon.
«Devi venire anche tu. Sei tu in comando. L’offerta deve venire da te.»
Questo era molto più di quanto Theon fosse disposto a sopportare: «Sei tu il prete, zio. E il dio è affare tuo. Restituiscimi il favore: lascia che le battaglie siano affare mio».
Theon fece un gesto conclusivo. Stygg e Werlag trascinarono il prigioniero verso la spiaggia. Capelli bagnati lanciò al nipote uno guardo pieno di rimprovero e li seguì. Andarono verso la costa sassosa, per annegare Benfred Tallhart in acqua di mare. Secondo la vecchia legge.
“Forse gli fanno un favore” Theon cercò di dire a se stesso, allontanandosi nella direzione opposta. Stygg non era esattamente quello che si sarebbe definito un abile boia, e Benfred Tallhart aveva un collo taurino, tutto muscoli e carne. “Ricordo come lo prendevo in giro per quello, solo per vedere quanto s’infuriava.” Quanto tempo era passato? Tre anni? Quando Ned Stark si era recato a Piazza di Thorren per incontrare ser Helman, Theon lo aveva accompagnato, trascorrendo un’intera settimana in compagnia di Benfred.
Dalla curva nella strada dove era stata combattuta la battaglia, continuavano a giungere grida e ovazioni di vittoria… Anche se battaglia non era la parola adatta. “È stato più come macellare pecore. Ammantate d’acciaio, certo, ma pur sempre pecore.”
Theon salì su un tumulo di pietre e guardò in basso. Vide uomini morti e cavalli morenti. Ai cavalli era andata meglio. Tymor e i suoi fratelli avevano radunato gli animali usciti illesi dallo scontro. Urzen e Lorren il Nero avevano finito quelli troppo malridotti. Il resto degli uomini di Theon stava depredando i cadaveri dei soldati. Gevin Harlaw era inginocchiato accanto a uno dei corpi, mozzandogli un dito per prendere l’anello. “Pagare il prezzo in ferro. Il lord mio padre approverebbe.” Theon fu tentato di andare alla ricerca dei due uomini che aveva abbattuto nel combattimento, giusto per vedere se avessero qualche monile che valeva la pena di prendere, ma il solo pensiero gli lasciò un senso di amaro in bocca. Poteva quasi udire il commento di Eddard Stark. E questo pensiero lo rese ancora più furioso. “Stark è morto e putrefatto, ed è sempre stato crudele con me.”
Il Vecchio Botley, detto Baffi di pesce, stava seduto accanto al cumulo della sua razzia, con un’espressione truce. I suoi tre figli continuavano ad aggiungervi bottino. Uno di loro era impegnato in una lotta a spintoni con un grassone di nome Todric, il quale arretrava tra i cadaveri reggendo un corno di birra in una mano e un’ascia da guerra nell’altra, avvolto in una cappa di volpe bianca sporca del sangue del suo precedente proprietario.
“Ubriaco” concluse Theon guardando giù. Si diceva che, in battaglia, gli uomini di ferro dei vecchi tempi diventassero talmente ebbri di sangue da non sentire alcun dolore, da non temere alcun avversario. Todric andava contro la tradizione, era pieno di birra scadente, non di sangue.
«Wex, arco e faretra.» Il ragazzo muto corse a obbedire. Theon incoccò una freccia e tese l’arco mentre il corpulento Todric gettava a terra il giovane Botley e gli versava la birra negli occhi. Baffi di pesce balzò in piedi imprecando, pronto a intervenire. Theon lo batté sul tempo. La sua idea era un bel tiro preciso, per infilzare mano e corno di birra insieme. Uno di quei tiri di cui si parla per molto tempo, ma Todric, spostandosi di lato, rovinò tutto: la freccia sibilò a perforargli il ventre da parte a parte.
I saccheggiatori s’inchiodarono, con le mascelle spalancate.
«Ho detto: niente ubriachi» Theon abbassò l’arco. «E niente liti per il bottino.» Todric, in ginocchio nel suo stesso sangue, stava tirando le cuoia facendo un sacco di rumore. «Fallo smettere, Botley» impose Theon. Baffi di pesce e i suoi figli non se lo fecero ripetere. Andarono a tagliare la gola a Todric da un orecchio all’altro, mentre le sue gambe scalciavano debolmente. Quindi, senza nemmeno aspettare che fosse morto, gli presero la cappa, gli anelli e le armi.
“Ora sanno che faccio sul serio.” Lord Balon aveva dato a lui il comando ma, dal modo in cui parecchi uomini lo guardavano, Theon sapeva che continuavano a considerarlo un ragazzino tenero delle terre verdi.
«C’è qualcun altro che ha sete?» minacciò Theon. Nessuna risposta. «Bene.»
Diede un calcio di disprezzo al vessillo caduto dei Tallhart, strappandolo allo scudiero morto che ancora lo impugnava. C’era una pelle di lepre legata poco sotto lo stendardo. “Pelli di lepre… Perché?” Avrebbe voluto chiederlo a Benfred. Solo che ricevere sputi in faccia gli aveva fatto perdere la concentrazione. Gettò l’arco a Wex e si allontanò, ripensando a come si era sentito inebriato dopo il bosco dei Sussurri e chiedendosi come mai non era lo stesso qui. “Tallhart, razza d’idiota pieno d’orgoglio: non hai nemmeno mandato fuori uno scout.”
Avevano scherzato, avevano addirittura cantato, mentre avanzavano e i tre alberi dei Tallhart garrivano sopra quelle stupide pelli di lepre legate alle punte delle loro lance. Gli arcieri di ferro appostati tra le rocce avevano guastato la festa con una grandinata di dardi. Theon in persona aveva guidato l’assalto successivo, finendo il lavoro del mattatoio con la spada, l’ascia e la mazza da guerra. L’unico che aveva dato ordine di risparmiare, in modo da interrogarlo, era stato il capo. Solo che non si era aspettato di trovarsi di fronte Benfred Tallhart.