Бесплатная библиотека
Читайте книгу на сайте или телефоне
READ-E-BOOK » Фэнтези » Il regno dei lupi. La regina dei draghi. [A Clash of Kings - it]
Il regno dei lupi. La regina dei draghi. [A Clash of Kings - it] - Читать Любимую Русскую Полную Книгу 👉 Read-E-Book.com

Il regno dei lupi. La regina dei draghi. [A Clash of Kings - it]

Электронная книга - «Il regno dei lupi. La regina dei draghi. [A Clash of Kings - it]». Краткое содержание книги:

Nel secondo capitolo della saga delle “Cronache del ghiaccio e del fuoco” una rossa cometa apparsa nel cielo dei Sette Regni sembra annunciare tremende sciagure. La lunga estate dell'abbondanza sta per finire, mentre quattro pretendenti, in aperta guerra gli uni contro gli altri, si contendono il Trono di Spade.
1 ... 143 144 145 146 147 148 149 150 151 ... 281
Перейти на страницу:

Dywen, un ranger veterano, stava tenendo banco, con il cucchiaio in mano: «Conosco queste foreste meglio di chiunque altro, e ve la canto chiara, proprio non me ne andrei in giro da solo questa notte. Non sentite il suo odore?».

Grenn lo stava osservando con gli occhi sbarrati. Fu Edd l’Addolorato a rimettere le cose in pari: «L’unico odore che sento è quello della merda di duecento cavalli. E di questo stufato. E, adesso che annuso un po’ meglio, hanno un aroma simile».

«Sta qua il tuo aroma simile» Hake diede qualche colpetto al fodero del pugnale. Mugugnando, riempì la scodella di Jon.

Lo stufato era un misto di orzo, carote e cipolle, con qua e là qualche pezzo di manzo salato ammorbidito dalla cottura.

«Che odore senti, Dywen?» chiese Grenn.

Il confratello succhiò il suo cucchiaio per un momento. Si era tolto i denti di legno. La sua faccia era rugosa, la pelle dura come il cuoio e le mani nodose come vecchie radici.

«È un odore di… È come… l’odore del freddo.»

«Ahhh, palle. Dai denti, il legno t’è arrivato anche alla testa» lo liquidò Hake. «Il freddo non ha odore.»

“Ce l’ha invece.” Nella memoria di Jon fiammeggiava il ricordo della notte maledetta nella Torre del lord comandante, quando i morti viventi erano venuti all’assalto. “Lo stesso odore della morte.” E di colpo, non ebbe più fame. Diede la sua scodella a Grenn, il quale sembrava avere un gran bisogno di una razione extra per scaldarsi durante la notte.

Il vento era diventato più ostile. E più gelido.

Jon se ne rese conto quando si allontanò dal fuoco. Al mattino, il terreno sarebbe stato coperto di ghiaccio e le funi delle tende rigide, congelate. Erano rimasti pochi sorsi di vino speziato sul fondo della cuccuma preparata per Mormont. Jon aggiunse altra legna al fuoco e mise la pentola a scaldare. Esercitò le dita della mano bruciata, contraendole e serrandole fino a quando le articolazioni gli formicolarono. Gli uomini del primo turno di guardia avevano preso posizione lungo tutto il perimetro. Le torce ardevano sull’anello di roccia. Era una notte senza luna, il cielo punteggiato da migliaia di stelle.

Si udì un suono dalle tenebre. Un suono debole, remoto. E al tempo stesso, inconfondibile: l’ululato dei lupi. Le loro voci crescevano, tornavano a scemare, crescevano di nuovo. Un canto che parlava di infinita solitudine e di eterne paure. Jon sentì i capelli che gli si rizzavano in testa. Dall’oscurità oltre i fuochi, due occhi rossi lo stavano fissando. La luce delle fiamme li faceva splendere come la chioma della cometa.

«Spettro…» Jon era sorpreso. «Così hai deciso di venire dentro, eh?» Spesso, il meta-lupo albino rimaneva a cacciare tutta la notte. Non si era aspettato di rivederlo fino all’alba. «Che succede, non hai trovato niente? Spettro: qui. Da me.»

Il meta-lupo circolò attorno al fuoco, annusando Jon, annusando il vento. Era inquieto. E, in quel momento, non sembrava avere nessuna voglia di andare a caccia.

“Quando i morti emersero dalle tenebre, Spettro lo sapeva. Mi svegliò, mi mise in allarme.” Jon si alzò in piedi preoccupato: «C’è qualcosa, là fuori? Spettro, hai trovato una pista?». “E Dywen ha detto di sentire l’odore del freddo…

Il meta-lupo spiccò un balzo in direzione della barriera di pietre, si fermò, guardò indietro. “Vuole che lo segua.” Jon sollevò il cappuccio della cappa e si allontanò dalle tende, dal calore dei fuochi, superando anche le file dei malconci destrieri dei confratelli. Uno dei cavalli ebbe un nitrito nervoso quando Spettro gli passò silenziosamente accanto. Jon calmò l’animale con qualche parola e una carezza sul muso. In prossimità dell’anello di roccia, il vento sibilava tra le crepe, mormorando negli anfratti. Una voce intimò il classico “Chi va là!”.

«Jon Snow! Vado a prendere dell’acqua per il lord comandante!»

«D’accordo, vai» rimandò la sentinella. «Ma fa’ in fretta.» Accucciato sotto il suo mantello nero, con il cappuccio sollevato per proteggersi dal vento, l’uomo nemmeno si prese la briga di vedere se Jon avesse un secchio oppure no.

Jon passò di traverso e scivolò tra due rostri acuminati, mentre Spettro strisciava sotto di essi. Una torcia era stata infilata in una fenditura, le fiamme sembravano vessilli infuocati a ogni soffio di vento. Mentre scivolava nel varco tra le pietre, Jon la prese. Spettro si precipitò giù per la china. Jon gli tenne dietro con cautela, con la torcia protesa avanti a sé per illuminare il cammino. Dietro di lui, i rumori dell’accampamento svanirono progressivamente. La notte era nera, la china ripida, pietrosa, piena di asperità. Un solo momento di disattenzione gli sarebbe costato una caviglia rotta… O anche l’osso del collo. “Ma che cosa sto facendo?” Eppure continuò a scendere.

Gli alberi si ergevano sotto di lui, simili a scuri guerrieri armati di foglie e corteccia, ranghi silenziosi in attesa dell’ordine di sferrare l’assalto al Pugno dei Primi Uomini. Sembravano neri come l’inchiostro… Fu solo quando l’alone luminoso della torcia arrivò a lambirli che Jon poté vedere un lampo di colore verde. Da qualche parte, nella notte, percepì il gorgogliare di acqua corrente tra le rocce. Spettro si fece inghiottire dal folto della boscaglia. Jon arrancò per stargli dietro, le orecchie tese al rumore del ruscello, al sussurro delle foglie al vento. Rami bassi continuavano a ghermire il suo mantello. Sopra di lui, le fronde s’intrecciavano fitte, oscurando la luce delle stelle.

Trovò Spettro che si abbeverava al torrente. «Spettro» chiamò Jon. «Qui da me. Subito.»

Il meta-lupo alzò il muso, occhi incendiati, acqua che colava dalle fauci come bava di ferocia. A vederlo così, c’era qualcosa di ferale in lui, di terribile. Un attimo dopo, Spettro balzò via, sfrecciando tra gli alberi.

«Spettro! No! A cuccia…»

La belva lo ignorò. La sua slanciata forma bianca venne nuovamente inghiottita dal buio. A quel punto, Jon aveva due possibilità: tornare sulla cima o continuare verso il basso.

Continuò verso il basso. Era furibondo. Non voleva andare ma andò lo stesso, la torcia tenuta quasi raso terra davanti a sé, per individuare le rocce che rischiavano di farlo cadere a ogni passo, per evitare le radici contorte pronte a mandarlo a rotolare chissà dove, per vedere le fenditure in cui avrebbe potuto rompersi una gamba. Ogni pochi passi, chiamava Spettro. Ma era una notte di vento, le sue parole si perdevano tra i turbini che soffiavano tra gli alberi scuri. “È una follia!” ma continuò comunque ad avanzare in profondità, sempre più in profondità, nella foresta che assediava le falde del Pugno. Basta, doveva tornare indietro… Un’ombra bianca scivolò avanti a lui, deviando a destra, verso la massa della collina. Jon la seguì, imprecando a denti stretti.

Tenne dietro al lupo per almeno un quarto trasversale del Pugno dei Primi Uomini prima di rendersi conto di averlo perduto di nuovo. Alla fine, Jon si fermò nel folto della boscaglia a riprendere fiato. Tutto attorno a lui c’erano altre radici contorte, altri rovi acuminati, altre pietre franate. E, appena al di là del cerchio di luce della torcia, le tenebre premevano da tutti i lati.

Un suono alle sue spalle, lieve, quasi discreto. Jon si voltò. Con cautela, riprese a muoversi tra i massi e i rovi. Spettro era dietro un albero caduto. Stava scavando la terra con rabbia, lanciando terriccio dietro di sé.

«Che cosa hai trovato?…» Jon abbassò ancora di più la torcia. Il fuoco illuminò un tumulo che sorgeva dal terreno aspro alla base della collina.

“Una tomba… Ma la tomba di chi?”

Jon s’inginocchiò, piantando il manico della torcia nella terra. Il suolo era sabbioso, cedevole. Jon riuscì a rimuoverlo a intere manciate. Non c’erano pietre, né radici. Chiunque giacesse là sotto, era stato sepolto di recente. Mezzo metro più in basso le sue dita incontrarono della stoffa. Si era aspettato un cadavere, aveva temuto un cadavere. Invece trovò qualcosa di diverso. Sotto il tessuto c’erano degli oggetti duri, dai bordi taglienti. Nessun odore di decomposizione, nessun segno di vermi. Spettro arretrò e sedette sulle zampe posteriori, a osservare.

1 ... 143 144 145 146 147 148 149 150 151 ... 281
Перейти на страницу:
0
Сюжет
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
0
Атмосфера
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
0
Главный герой
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
0
Общее впечатление
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
Итоговая оценка: 0.0 из 10 (голосов: 0 / История оценок)