Il regno dei lupi. La regina dei draghi. [A Clash of Kings - it]
- Автор: Мартин Джордж Рэймонд Ричард
- Серия: Cronache del ghiaccio e del fuoco #2
- Год: 2001
- Язык: итальянский
- Год: Mondadori
- ISBN: 88-04-49654-1
- Переводчик: Sergio Altieri
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «Il regno dei lupi. La regina dei draghi. [A Clash of Kings - it]». Краткое содержание книги:
Bran annuì.
«È il mare che sta venendo.»
«Il mare?»
«Ho sognato il mare che dilagava attorno a Grande Inverno. Ho visto onde nere abbattersi contro i portali e le torri. E alla fine, l’acqua salata ha superato le mura e ha riempito tutto il castello. Uomini annegati galleggiavano nel cortile. Quando feci il sogno la prima volta, alla Torre delle Acque grigie, non conoscevo le facce di quegli uomini. Ma adesso le conosco. Uno è quella guardia, Alebelly. Un altro è il tuo septon. Un altro ancora è il fabbro.»
«Mikken?» Bran era confuso, e disperato. «Ma il mare si trova a centinaia e centinaia di leghe di distanza. E anche se l’acqua arrivasse, le mura di Grande Inverno sono talmente alte che non potrebbe superarle.»
«Nelle tenebre della notte l’acqua salata dilagherà all’interno di esse, Bran» non c’era alcuna incertezza in Jojen. «Ho visto i morti. Gonfi, annegati.»
«Dobbiamo dirglielo» affermò Bran. «Ad Alebelly, e a Mikken, e a septon Chayle. Dirgli di non annegare.»
«Questo non li salverà» rispose il ragazzo vestito di verde.
«Non ci crederanno, Bran» Meera si avvicinò alla finestra e gli mise una mano sulla spalla. «Nemmeno tu ci credevi.»
Jojen sedette sul letto: «Ora parlami del tuo sogno».
Bran aveva paura, perfino ora aveva paura. Ma aveva anche giurato di fidarsi di loro, e uno Stark di Grande Inverno mantiene sempre la parola data.
«Ci sono vari sogni» cominciò lentamente. «Ci sono i sogni di lupo, e quelli non sono brutti quanto gli altri. Corro a quattro zampe e vado a caccia e uccido scoiattoli. E poi ci sono i sogni del corvo con tre occhi che viene da me e mi dice di volare. Certe volte, c’è anche l’albero, in quei sogni…»
«L’albero nel parco degli dei, quello con il volto scolpito nel legno?»
«Sì, l’albero del cuore. E il volto nel legno chiama il mio nome. Ma i sogni peggiori di tutti sono quelli in cui cado» Bran spostò lo sguardo sul cortile, sentendosi malissimo. «Prima non ero mai caduto, mai. Davo la scalata alle torri. Andavo dappertutto: sui tetti, lungo le mura. Davo da mangiare ai corvi nella Torre Bruciata. Mia madre aveva paura che cadessi, ma io sapevo che non sarebbe successo. Ma poi è accaduto. E adesso, ogni volta che dormo, cado e cado e cado.»
Meera gli mise una mano sulla spalla: «E questo è tutto?».
«Credo di sì.»
«Mostro, metamorfo, deviante, così ti chiamerebbero se venissero a sapere dei tuoi sogni di lupo.»
Quei termini gli fecero tornare addosso il timore: «Chi mi chiamerebbe a quel modo?».
«La tua stessa gente, per paura. Certi ti odierebbero se sapessero chi sei. E altri cercherebbero addirittura di ucciderti.»
La Vecchia Nan a volte raccontava storie spaventose di metamorfi e di devianti. E in quelle storie, erano sempre creature malvage.
«Non sono un… metamorfo» si difese Bran. «No che non lo sono. Si tratta soltanto di sogni.»
«I sogni di lupo non sono veri sogni. Quando sei sveglio, hai il tuo terzo occhio ben chiuso. Ma nel momento in cui scivoli nel sonno, l’occhio si apre e il tuo spirito va alla ricerca dell’altra sua metà. Il potere è forte in te.»
«Non lo voglio, questo potere di cui parli. Io voglio essere un cavaliere.»
«Un cavaliere è quello che vuoi essere. Ma un metamorfo è quello che sei. Non puoi cambiare questa verità, Bran. Non puoi negarla, non puoi farla andare via.» Jojen si alzò e si avvicinò alla finestra. «Tu sei il lupo alato, ma non riuscirai mai a volare. A meno che…» unì due dita tese e gliele batté in mezzo alla fronte «… tu non apra il tuo terzo occhio.»
Bran si tastò dove Jojen lo aveva toccato. Sentì nient’altro che pelle liscia, priva di fessure. Non c’era proprio nessun terzo occhio in mezzo alla sua fronte, né chiuso né tantomeno aperto. «Ma come faccio ad aprirlo se non c’è?»
«Non troverai mai quell’occhio con le dita, Bran. È con il cuore che devi cercarlo» Jojen lo scrutò con quei suoi strani occhi verdi. «O hai paura?»
«Maestro Luwin dice che non c’è niente di cui aver paura nei sogni.»
«Invece sì» ribatté Jojen.
«Che cosa?»
«Il passato, il futuro, la verità.»
I due ragazzi delle Acque grigie se ne andarono, lasciandolo più confuso che mai.
Bran cercò di aprire il terzo occhio.
Solo che non sapeva come fare. Per quanto corrugasse la fronte, la esplorasse con le dita, non ci fu alcun mutamento nel modo in cui vedeva le cose. Nei giorni che seguirono, cercò di avvertire altri di quello che Jojen aveva visto. Ma le cose non andarono affatto come lui avrebbe voluto.
Mikken, il fabbro, trovò che la storia fosse divertente. «Il mare, dici? Ho sempre sperato di vederlo, il mare. Però non ci sono andato mai. E adesso sarebbe il mare che viene da me? Gli dei sono generosi, a prendersi tutto questo disturbo per un povero fabbro.»
«Saranno gli dei a decidere quando è giunta la mia ora» fu il pacato commento di septon Chayle. «Per quanto, Bran, dubito molto che finirò annegato. Lo sai? Sono cresciuto sulle rive del Coltello Bianco, e so nuotare piuttosto bene.»
L’unico che prestò qualche attenzione all’avvertimento fu Alebelly. Andò di persona a parlare con Jojen, dopo di che cessò di farsi il bagno e rifiutò di avvicinarsi al pozzo. Alla fine emanava un odore talmente infame che altre cinque o sei guardie lo cacciarono a forza in una vasca e gli diedero una solenne strigliata. Alebelly continuò a berciare che lo stavano annegando, proprio come aveva detto il ragazzo delle rane. E dopo, ogni volta che vedeva Bran o Jojen in giro per il castello, Alebelly faceva la faccia feroce e mugugnava tra i denti.
Fu pochi giorni dopo quell’episodio che ser Rodrik fece ritorno a Grande Inverno con il suo prigioniero: un giovanotto grassoccio, dalle tumide labbra carnose e i capelli lunghi. Puzzava come una latrina. Puzzava addirittura peggio di Alebelly prima del bagno coatto.
«Reek, lo chiamano» disse Testa di fieno quando Bran chiese chi fosse. «Non ho mai saputo il suo vero nome. Era al servizio del Bastardo di Bolton, e dicono che l’abbia aiutato ad assassinare lady Hornwood.»
Il Bastardo era morto, scoprì Bran quella sera a cena. Gli uomini di ser Rodrik lo avevano sorpreso sulle terre degli Hornwood intento a fare qualcosa di orribile. Bran non era certo di che cosa si trattasse, sembrava fosse una operazione che si compiva senza vestiti. Quando aveva cercato di fuggire a cavallo, lo avevano trafitto con le frecce. Ma era stato comunque troppo tardi per la sventurata lady Hornwood. Dopo il matrimonio forzato, il Bastardo di Bolton l’aveva rinchiusa in una torre senza darle più niente da mangiare. Bran udì gli uomini dire che, quando ser Rodrik aveva abbattuto la porta della cella, aveva trovato la nobildonna con la bocca coperta di sangue e le dita delle mani divorate.
«Quel mostro le ha messo attorno al collo un cappio di spine» disse l’anziano cavaliere a maestro Luwin. «Che ci piaccia o no, lady Hornwood era sua moglie. L’ha costretta a pronunciare le parole nuziali davanti a entrambi i septon e al cospetto dell’albero del cuore. Quella medesima notte, ha compiuto i suoi doveri coniugali di fronte a testimoni. La lady ha redatto un testamento in cui gli lascia tutto quanto, e vi ha apposto il suo sigillo.»
«I matrimoni celebrati con una spada puntata alla schiena non sono validi» argomentò il maestro.
«Roose Bolton potrebbe non essere affatto d’accordo. Non quando ci sono delle terre in gioco» ser Rodrik appariva molto infelice. «Non chiederei di meglio che prendere il maleodorante servo del Bastardo e staccargli la testa. Invece temo che sarò costretto a tenerlo in vita fino a quando Robb non avrà fatto ritorno dalla guerra. È l’unico testimone del peggior crimine commesso dal Bastardo. Forse, quando lord Bolton sentirà quello che ha da raccontare, cesserà di reclamare delle terre. Intanto, però, adesso abbiamo i cavalieri dei Manderly e gli uomini di Forte Terrore che si sgozzano a vicenda nelle foreste degli Hornwood. E io non ho forze sufficienti per fermarli.» Il vecchio guerriero si girò sulla sedia, lanciando a Bran uno sguardo severo. «E mentre sono via, mio principe, tu che cosa fai? Ordini alle nostre guardie di non lavarsi, giusto? A che scopo, perché puzzino peggio di Reek?»