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Il lungo ritorno [Homegoing - it]

Электронная книга - «Il lungo ritorno [Homegoing - it]». Краткое содержание книги:

Sono gli Hakh’hli. Sono alieni. Si nutrono di carne umana. Il lungo viaggio nello spazio era alla fine. Sandy, l’umano cresciuto su un’astronave degli extraterrestri Hakh’hli, era pronto al ritorno sulla Terra. Gli alieni erano animati dalle migliori intenzioni.. Solo la scienza Hakh’hli poteva risolvere il problema di trasformare i pianeti. I terrestri avevano bisogno di quel contatto. Ma c’era da fidarsi?
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Come era costume, Sandy avvolse le uova in un frammento di plastica trasparente e le trasportò attraverso i vari corridoi della nave fino al reparto classificazione. Tutti gli hakh’hli che gli capitava di incontrare si fermavano e lo lasciavano passare, come se fosse una persona molto importante. Rimase a osservare mentre gli addetti alla classificazione separavano la massa gelatinosa in alcuni piatti di acqua tiepida, per poi pesare, annusare, analizzare ed etichettare ogni singolo uovo con i codici di riconoscimento di Obie e della Quarta Grande Anziana. Sandy non se ne andò finché le uova non vennero riposte nei loro vassoi e infilate nel congelatore.

Sandy non sapeva per quale motivo quel processo risultasse tanto affascinante per lui. Sapeva solo che lo affascinava. Per tutto il tempo durante il quale assistette alle varie operazioni, e anche dopo mentre tornava verso la sua sezione della nave, provò un certo sommovimento interno e si sentì attraversare il corpo da strane ondate di calore. L’unica cosa di cui era sicuro era che non vedeva l’ora di mettere piede sulla Terra, e di poter finalmente entrare in contatto con le innumerevoli femmine nubili che vi si trovavano.

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Nei progetti della grande nave hakh’hli, ben sette dodicesimi del volume del settore riservato ai propulsori vengono descritti come “serbatoi carburante”. Solo che in realtà le cose non stanno esattamente così. I tre propulsori principali occupano non più di un dodicesimo di un dodicesimo di tutto quello spazio, e il carburante vero e proprio ne occupa ancora meno. Il carburante che alimenta i propulsori hakh‘hli è composto da tre blocchi separati. Ognuno di questi blocchi misura press’a poco quanto la testa di un hakh’hli. Le dimensioni dei blocchi di carburante sono decisamente ridotte, ma nonostante ciò i blocchi stessi hanno un peso specifico enorme; ognuno infatti pesa qualcosa come 4·1014 G. Sebbene questi ammassi di carburante siano composti di materia, non si tratta di normale materia barionica, composta solo da particelle quark e antiquark. Il carburante della nave hakh‘hli è composto da ciò che i fisici terrestri chiamano materia “anomala”, ovvero da una combinazione di quark, antiquark e quark “anomali”. Si tratta della sostanza conosciuta dotata del maggior potenziale energetico che esista. Ciò che occupa quindi la gran parte dello spazio del “serbatoio carburante” della nave hakh’hli non è altro che semplice gas di idrogeno, il cui unico scopo è quello di essere sparato fuori dagli scarichi della nave stessa a una velocità prossima a quella della luce, spinto dall’energia prodotta dalla materia anomala. Il resto dello spazio disponibile viene occupato dai contenitori per il carburante. Gli elementi del carburante hanno infatti bisogno di speciali incastellature affinché rimangano in posizione, poiché nonostante abbiano le dimensioni di una palla da basket, sono davvero molto pesanti. Pesano più o meno quanto tutto il resto della nave e, dato che sono quel che sono, non possono assolutamente essere racchiusi in un serbatoio di acciaio zincato. La materia deve essere tenuta assieme da campi elettromagnetici, i quali devono a loro volta essere fissati in qualche modo alla struttura interna della nave stessa. La grande fortuna di coloro che hanno progettato la nave sta proprio nel fatto che i nuclei di carburante non hanno alcun peso nel momento in cui la nave è ferma, come del resto qualsiasi altra cosa che si trovi al suo interno, e che quando invece i propulsori sono in funzione la pressione posteriore esercitata sul nucleo è esattamente identica alla spinta dei motori stessi che fanno muovere la nave. E in questo caso, le leggi di Newton sul movimento uguale e opposto vengono rispettate in maniera perfetta. Quando il nucleo di carburante viene attivato, i quark anomali riscaldano il fluido d’idrogeno, che spinge in avanti la nave stessa mentre accelera, equilibrando le masse contrarie in maniera perfetta. Il carburante a materia anomala dura molto, molto a lungo. Ha alimentato la nave hakh’hli per oltre 3.000 anni, e continuerà ad alimentarla per almeno altri 10.000 prima di esaurirsi. Anzi, a dirla verità non si esaurirà mai. Una delle cose più anomale della materia infatti è che più la si usa, più ce n‘è. E questo è un problema che preoccupa i tecnici e gli scienziati della nave hakh’hli da diversi secoli.

Sandy non aveva mai visto i propulsori principali della nave. Nessuno li aveva mai visti, a parte i tecnici specializzati appositamente generati, che erano gli unici in grado di sopravvivere (anche se non molto a lungo) alle radiazioni, che avrebbero ucciso chiunque altro, hakh’hli o umano che fosse, nel giro di poche ore. Sandy non aveva mai provato il desiderio di diventare un tecnico. Ciò che desiderava era di poter pilotare la grande nave interstellare personalmente. Naturalmente, non aveva la benché minima possibilità di poter fare una cosa del genere. E tantomeno gli sarebbe stata concessa la possibilità di pilotare la navetta, il modulo di atterraggio che lui e suoi compagni avrebbero dovuto condurre attraverso la fascia di relitti spaziali che circondava la Terra per atterrare sulla sua superficie. Il compito di pilotare la navetta spettava a Polly, anche se tutti gli altri componenti della coorte erano potenzialmente in grado di sostituirla. In quanto al simulatore di volo sul quale si addestravano tutti quanti loro… be’, quella era tutt’altra faccenda.

Il motivo principale per il quale Sandy riusciva qualche volta a inserirsi nelle lezioni al simulatore nonostante non fosse previsto un addestramento da parte sua in quel campo era che le simulazioni si tenevano sempre dopo il pasto principale di mezzogiorno, subito dopo il periodo di intontimento. E dato che Sandy era esentato dal periodo di intontimento, riusciva sempre ad arrivare sul posto prima di tutti gli altri. Inoltre, l’istruttore che si occupava delle simulazioni non era certo l’hakh’hli più furbo della nave. Occupava quella posizione solo perché aveva fatto parte dell’equipaggio che si era addestrato per l’atterraggio da qualche parte nel sistema Alfa Centauri. Alla fine non erano mai atterrati da nessuna parte, poiché non avevano trovato alcun luogo abbastanza grande per compiere un atterraggio, ma quell’istruttore rimaneva comunque l’elemento più competente che avessero gli hakh’hli per quanto riguardava il pilotaggio dei moduli di atterraggio. Non era mai stato autorizzato a permettere a Sandy di usare il simulatore, ma allo stesso tempo non gli era nemmeno mai stato ordinato di non lasciarglielo usare. Così, anche in questa occasione, dopo qualche moina, Sandy riuscì a prendere posto nella capsula del simulatore prima di tutti gli altri.

Il “sedile di pilotaggio” del simulatore non era stato costruito per un’anatomia umana, e di conseguenza Sandy si era portato dietro alcuni cuscini per sistemarsi a modo suo sull’inginocchiatoio hakh’hli che si trovava davanti ai comandi. Nel giro di un quarto di dodicesimo di giorno, o meglio, nel giro di circa trenta minuti secondo il suo nuovo orologio da polso terrestre, Sandy riuscì a portare a termine l’intera sequenza di volo, a partire dal “lancio” a repulsione magnetica con cui la navetta veniva sparata fuori dalla sua nicchia all’interno della grande nave interstellare, passando poi attraverso la correzione di rotta che l’avrebbe portata a sorvolare il Polo nord della Terra in una traiettoria discendente, schivando in seguito i vari relitti in orbita, sussultando per l’attrito all’entrata nell’atmosfera e giungendo infine a compiere un decente, o perlomeno non catastrofico, atterraggio su una piatta pianura ricoperta di neve circondata da alte montagne. Nel simulatore sembrava tutto vero. Quando la “navetta” si staccava dalla nave madre, si attivavano dei pistoni che facevano sussultare la capsula come se il lancio fosse realmente avvenuto. A quel punto gli schermi mostravano l’oscurità dello spazio, il pianeta verde sottostante e l’immagine della grande astronave che si allontanava sempre più. Quando Sandy la faceva “virare”, gli stessi pistoni inclinavano la capsula in modo tale da fornire esattamente le stesse sensazioni fisiche che si provavano in una vera virata, grazie anche alle immagini delle stelle sugli schermi che sfrecciavano via di lato. I pistoni agivano anche per suggerire i terribili scossoni dell’ingresso nell’atmosfera terrestre, e facevano altrettanto in fase di atterraggio. Una sessione con il simulatore corrispondeva più o meno a quello che poteva essere una buona partita di videogame terrestre per qualsiasi giovane adulto, solo che era molto meglio. Tuttavia, per Sandy non era sufficiente. Quando fu costretto a uscire per fare spazio al primo vero candidato al pilotaggio della sua coorte, era di pessimo umore. — Non capisco proprio perché io non possa pilotare la navetta — si lamentò con Polly… scioccamente, poiché questa gli rifilò subito un forte pizzicotto.

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