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Presagi di tempesta

Электронная книга - «Presagi di tempesta». Краткое содержание книги:

Аннотация

I segni sono inequivocabili: l’Ultima Battaglia si avvicina. Rand al’Thor, il Drago Rinato, è determinato a stipulare una pace con gli invasori Seanchan. Per ottenerla, vuole dimostrare la sua buona fede riportando l’ordine nell’Arad Doman, un paese sotto attacco dei Seanchan, ma anche privo di un re… e dietro la sparizione del sovrano potrebbe esserci Graendal, una dei Reietti, maestra nella Coercizione. Nel frattempo, sia Mat che Perrin, superate varie vicissitudini, stanno cercando di tornare verso l’Andor per riunirsi a Rand prima dell’Ultima Battaglia.
Ancora più difficile è il compito di Egwene: catturata e ridotta a novizia nella Torre Bianca, è riuscita a instillare il dubbio in molte delle Aes Sedai rimaste fedeli a Elaida, tanto che alcune di loro prestano ascolto alle sue parole e le chiedono addirittura consiglio. Ma sulla Torre incombe lo spettro di un attacco dei Seanchan: Egwene l’ha sognato e sa che avverrà e anche molto presto.
Tarmon Gai’don, l’Ultima Battaglia, si avvicina. Ma l’umanità non è pronta.
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«Continua» disse Rand a Naeff mentre cavalcavano. L’Asha’man aveva portato messaggi e si era incontrato con i Seanchan assieme a Bashere.

«Ebbene, mio signore,» disse Naeff «è solo una sensazione istintiva, ma non penso che accetteranno Katar come luogo dell’incontro. Fanno sempre i difficili quando io o lord Bashere lo menzioniamo, affermando che dovranno attendere ulteriori istruzioni dalla Figlia delle Nove Lune. I loro toni lasciano intendere che le ‘istruzioni’ saranno che quel luogo è inaccettabile.» Rand parlò piano. «Katar è territorio neutrale, non nell’Arad Doman, ne in profondità nelle terre seanchan.»

«Lo so, mio signore. Abbiamo tentato. Ti assicuro che l’abbiamo fatto.»

«Molto bene» disse Rand. «Se continueranno a essere così ostinati su questo, cercherò un’altra località. Torna da loro e riferisci che ci incontreremo a Falme.» Da dietro, Flinn fischiò piano.

«Mio signore,» disse Naeff «Falme si trova molto all’interno del confine seanchan.»

«Lo so» disse Rand, lanciando un’occhiata a Flinn. «Ma ha un certo… significato storico. Saremo al sicuro: questi Seanchan sono vincolati in modo rigido dal loro onore. Non attaccheranno se arriviamo sotto un vessillo di tregua.»

«Ne sei certo?» chiese Naeff piano. «Non mi piace il modo in cui mi guardano. C’è disprezzo nei loro occhi, in quelli di ciascuno di loro. Disprezzo e pietà , come se fossi un cane randagio che cerca gli avanzi di una locanda. Che io sia folgorato, mi da la nausea.»

«Hanno quei loro collari alla mano, mio signore» disse Flinn. «Vessillo di tregua o no, fremeranno dalla voglia di metterli al collo a tutti noi.»

Rand chiuse gli occhi, reprimendo la rabbia, sentendo l’aria salmastra del mare soffiargli addosso. Aprì gli occhi su un cielo gravato da nuvole scure.

Non avrebbe pensato al collare alla sua gola, alle sue mani che strangolavano Min. Quello era il passato.

Lui era più duro dell’acciaio. Non poteva essere spezzato.

«Noi dobbiamo avere pace con i Seanchan» disse. «A dispetto delle nostre differenze.»

«Differenze?» chiese Flinn. «Non penso proprio che la chiamerei una differenza, mio signore. Loro vogliono renderci schiavi tutti quanti, forse giustiziarci, E lo ritengono perfino un favore!»

Rand fissò l’uomo negli occhi. Flinn non era un ribelle; era il più leale possibile. Tuttavia Rand lo fece sussultare e chinare il capo. Il dissenso non poteva essere tollerato, il dissenso e le menzogne lo avevano portato al collare. Mai piu’.

«Sono spiacente, mio signore» disse infine Flinn. «Che io sia folgorato se Palme non è un’ottima scelta. Li costringerai a guardare i cicli con timore, oh sì.»

«Ora va’ con questo messaggio, Naeff» disse Rand. «Voglio che questa faccenda sia sistemata.»

Naeff annuì, voltando il suo cavallo e allontanandosi al trotto dalla colonna, con un gruppo di Aiel che si univa a lui. Si poteva Viaggiare solo da un posto che si conosceva bene, perciò non poteva semplicemente partire dal porto. Rand continuò la sua cavalcata, turbato dal silenzio di Lews Therin. Il folle era stato insolitamente distante, negli ultimi tempi. Rand sarebbe dovuto esserne compiaciuto, invece la cosa lo rendeva inquieto. Doveva avere a che fare con il potere innominato che Rand aveva toccato. Spesso sentiva ancora il pazzo piangere, sussurrando fra se terrorizzato.

«Rand?»

Lui si voltò, non avendo sentito il cavallo di Nynaeve avvicinarsi. Lei indossava un audace abito verde, modesto per i criteri domanesi, tuttavia molto più rivelatore di qualunque vestito avrebbe mai pensato di mettersi nei suoi giorni nei Fiumi Gemelli. Ha il diritto di cambiare, pensò Rand. Cos’è un vestito a paragone del fatto che io ho ordinato esili ed esecuzioni?

«Cos’hai deciso?» domandò lei.

«Li incontreremo a Palme» rispose Rand. Nynaeve borbottò piano.

«E quello cos’era?» chiese lui.

«Oh, solo qualcosa sul fatto che sei uno stupido zuccone» disse Nynaeve, guardandolo con uno sguardo di sfida.

«Palme sarà accettabile per loro» ribatte lui.

«Sì» rispose Nynaeve. «Ti metterà perfettamente nelle loro mani.»

«Non posso permettermi di aspettare, Nynaeve» disse. «È un rischio che dobbiamo correre. Ma dubito che attaccheranno.»

«Ne dubitavi anche l’ultima volta?» chiese lei. «Quando ti hanno portato via la mano?» Rand lanciò un’occhiata al suo moncherino. «È improbabile che stavolta abbiano con loro uno dei Reietti.»

«Puoi esserne certo?»

Rand incontrò i suoi occhi e Nynaeve sostenne quello sguardo, qualcosa che poche persone parevano riuscire a fare questi giorni. Infine, lui scosse il capo. «Non posso esserne certo.» Lei tirò su col naso per tutta risposta, indicando che aveva vinto la discussione. «Bene, non dovremo far altro che essere estremamente attenti. Forse i ricordi dell’ultima volta che hai visitato Falme li metteranno a disagio.»

«Lo spero» ribatte lui.

Lei borbottò qualcos’altro fra se, ma Rand non la colse. Nynaeve non sarebbe mai stata la Aes Sedai ideale: era troppo disinvolta con le sue emozioni, in particolare la sua collera. Rand non lo trovava un difetto; almeno sapeva sempre come lei lo considerava. Nynaeve non era affatto brava nei giochetti, e questo la rendeva preziosa. Rand si fidava di lei. Era una dei pochi.

Noi ci fidiamo di lei, vero?, chiese Lews Therin. Possiamo?

Rand non rispose. Completò la sua ispezione dei moli. Nynaeve rimase al suo fianco. Pareva essere d’umore cupo, anche se Rand non riusciva a capire perché. Ora che Cadsuane era stata esiliata, Nynaeve poteva occupare quel ruolo come sua consigliera principale. Questo non la soddisfaceva?

Forse era preoccupata per Lan. Mentre Rand faceva voltare la sua processione di nuovo verso il centro cittadino, le chiese: «Hai avuto notizie di lui?»

Nynaeve gli lanciò un’occhiata, stringendo gli occhi. «Chi?»

«Lo sai chi» rispose Rand, superando una fila di brillanti stendardi rossi che sventolavano in cima a una linea di case, ciascuna delle quali ospitava rampolli della stessa famiglia.

«Le sue azioni non ti riguardano» disse Nynaeve.

«Il mondo intero mi riguarda, Nynaeve.» La guardò. «Non sei d’accordo?»

Lei aprì la bocca, senza dubbio per rimbrottarlo, ma tentennò nell’incontrare i suoi occhi. Per la Luce, pensò Rand, vedendo l’apprensione sul suo volto. Riesco a farlo con Nynaeve, ora. Cos’è che vedono quando mi guardano?

Quello sguardo negli occhi di Nynaeve lo faceva quasi spaventare di se stesso.

«Lan starà bene» disse Nynaeve, distogliendo lo sguardo.

«Sta cavalcando verso Malkier, vero?» Lei arrossì.

«Quanto?» chiese Rand. «Non è già arrivato alla Macchia, vero?» Lasciato libero di seguire quello che vedeva come il proprio destino e dovere, Lan avrebbe cavalcato dritto verso Malkier da solo. Quel regno — il suo regno — era stato consumato dalla Macchia decenni fa, quando era un bambino.

«Altri due o tre mesi» disse lei. «Forse un po’ di piu’. Cavalca da Shienar per resistere alla breccia di Tarwin, perfino se dovrà farlo da solo.»

«Cerca vendetta» disse Rand piano. «‘Vendicare quello che non si può impedire.’»

«Fa il suo dovere!» affermò Nynaeve. «Ma… mi preoccupo per la sua avventatezza. Hai insistito che lo portassi alle Marche di Confine, e così ho fatto, ma l’ho lasciato in Saldea. Lo volevo il più lontano possibile dalla breccia. Dovrà attraversare terreno difficile per arrivare dove sta andando.»

Rand provò un gelo glaciale mentre pensava a Lan che cavalcava verso la breccia. Verso la sua morte, a tutti gli effetti. Ma non si poteva fare nulla. «Mi dispiace, Nynaeve» disse, anche se non lo provava. Gli riusciva difficile provare qualunque sentimento, di recente.

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