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Presagi di tempesta

Электронная книга - «Presagi di tempesta». Краткое содержание книги:

Аннотация

I segni sono inequivocabili: l’Ultima Battaglia si avvicina. Rand al’Thor, il Drago Rinato, è determinato a stipulare una pace con gli invasori Seanchan. Per ottenerla, vuole dimostrare la sua buona fede riportando l’ordine nell’Arad Doman, un paese sotto attacco dei Seanchan, ma anche privo di un re… e dietro la sparizione del sovrano potrebbe esserci Graendal, una dei Reietti, maestra nella Coercizione. Nel frattempo, sia Mat che Perrin, superate varie vicissitudini, stanno cercando di tornare verso l’Andor per riunirsi a Rand prima dell’Ultima Battaglia.
Ancora più difficile è il compito di Egwene: catturata e ridotta a novizia nella Torre Bianca, è riuscita a instillare il dubbio in molte delle Aes Sedai rimaste fedeli a Elaida, tanto che alcune di loro prestano ascolto alle sue parole e le chiedono addirittura consiglio. Ma sulla Torre incombe lo spettro di un attacco dei Seanchan: Egwene l’ha sognato e sa che avverrà e anche molto presto.
Tarmon Gai’don, l’Ultima Battaglia, si avvicina. Ma l’umanità non è pronta.
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«Che notizie della città ?» chiese Quillin. Davvero, quale locandiere indossava un farsetto di seta ricamato sotto il grembiule? Non c’era da meravigliarsi che la gente reputasse strana quella locanda. «Da dove dovrei cominciare? C’è stato fin troppo su cui tenersi aggiornati, di recente!»

«Inizia con Alsalam» disse Cadsuane, sorseggiando il suo vino. «Quando è stato visto l’ultima volta?»

«Stando a testimoni attendibili o per sentito dire?»

«Entrambi.»

«Ci sono stati viaggiavento e mercanti inferiori che affermano di aver ricevuto comunicazioni personali dal re anche una settimana fa, mia signora, ma considero tali affermazioni con scetticismo. Molto presto dopo l’inizio del… vuoto del re, si potevano trovare lettere contraffatte che sostenevano di dettare i suoi voleri. Io ho visto con i miei occhi alcuni di questi ordini di cui mi fido — o almeno, mi fido del sigillo su di essi, ma il re in persona? Direi che è quasi un anno da quando qualcuno per cui posso garantire l’ha visto.»

«La sua ubicazione, dunque?»

Il locandiere scrollò le spalle con espressione di scuse. «Per un po’, avemmo la certezza che ci fosse il Consiglio dei Mercanti dietro la scomparsa. Di rado perdevano di vista il re e, con i problemi al Sud, ritenevamo tutti che avessero portato sua maestà al sicuro.»

«Ma?»

«Ma le mie fonti» quello voleva dire sua moglie «non ne sono più convinte. Il Consiglio dei Mercanti è stato troppo disorganizzato di recente, con ogni membro che cercava di impedire che il proprio pezzo di Arad Doman andasse in disfacimento. Se avessero avuto il re, a quest’ora l’avrebbero rivelato.»

Cadsuane picchiettò il lato della sua coppa con un’unghia, irritata. Dunque poteva esserci qualcosa di vero nella convinzione del ragazzo al’Thor che Alsalam fosse in mano a uno dei Reietti? «Che altro?»

«Ci sono Aiel in città , mia signora» disse Quillin, sfregando una macchia invisibile sul tavolo. Lei gli rivolse un’occhiata piatta. «Non l’avevo notato.»

Quillin ridacchiò. «Sì, sì, è evidente, suppongo. Ma il numero esatto nella zona è ventiquattromila. Alcuni dicono che il Drago Rinato li tiene qui solo per dimostrare il suo potere e la sua autorità. Dopotutto, chi ha mai sentito parlare di Aiel che distribuiscono cibo? Metà dei poveri della città sono troppo spaventati per andare a quelle distribuzioni, per paura che gli Aiel abbiano usato alcuni dei loro veleni sul grano.»

«Veleni aiel?» Cadsuane non aveva mai sentito quella particolare diceria prima d’ora. Quillin annuì. «Alcuni affermano che è quella la ragione per cui il cibo si guasta, mia signora.»

«Ma nel Paese il cibo si stava guastando molto prima che arrivassero gli Aiel, non è così?»

«Sì, sì, naturalmente» rispose Quillin. «Ma può essere difficile ricordare cose del genere davanti a così tanto grano andato a male. Inoltre, la cosa è molto peggiorata dall’arrivo del lord Drago.»

Cadsuane mascherò il suo cipiglio bevendo un sorso di vino. Era peggiorata con l’arrivo di al’Thor? Erano solo voci o era la verità ? Abbassò la sua coppa. «E gli altri strani avvenimenti nella città ?» chiese con cautela, per vedere cosa poteva scopri re.

«Ne hai sentito parlare dunque?» disse Quillin, sporgendosi in avanti. «Alla gente non piace parlarne, naturalmente, ma le mie fonti sentono cose. Bambini nati morti, uomini che muoiono per cadute che avrebbero dovuto causare a malapena un livido, pietre che ruzzolano giù dagli edifici e colpiscono donne a morte mentre commerciano. Tempi pericolosi, mia signora. Odio diffondere mere dicerie, ma io stesso ho visto i numeri!»

Gli eventi in se non erano inattesi. «Naturalmente ci sono i bilanciamenti.»

«Bilanciamenti?»

«Aumento di matrimoni,» disse lei, agitando una mano «bambini che si imbattono in bestie selvatiche ma ne escono illesi, fortune inattese scoperte sotto le assi della casa di un povero. Quel genere di cose.»

«Questo sì che sarebbe bello» disse Quillin con una risatina. «Possiamo desiderare e sperare, mia signora.»

«Non hai sentito nessuna storia del genere?» domandò Cadsuane sorpresa.

«No, mia signora. Posso chiedere in giro, se vuoi.»

«Fallo.» Al’Thor era ta’veren, ma il Disegno era equilibralo. Per ogni morte accidentale causata dalla presenza di Rand in una città , c’era sempre una sopravvivenza miracolosa. Cosa voleva dire se questo stava venendo meno?

Proseguì con domande specifiche per Quillin, e in cima alla lista ci furono le ubicazioni dei membri del Consiglio dei Mercanti. Cadsuane sapeva che il ragazzo al’Thor voleva catturarli tutti; se fosse riuscita a ottenere informazioni su dove si trovavano che lui non aveva, sarebbe potuto essere molto utile. Chiese anche a Quillin di scoprire quale fosse la situazione economica delle altre città domanesi più importanti e fornirle ogni notizia di attività di fazioni ribelli o di Tarabonesi lungo il confine.

Mentre lasciava la locanda — sollevando con riluttanza il cappuccio e tornando nell’afa pomeridiana — trovò che le parole di Quillin l’avevano lasciata con più domande di quando era arrivata.

Pareva che stesse per piovere. Naturalmente il tempo era sempre sembrato così di recente. Coperto e deprimente, con un cielo grigio e nubi che si diffondevano assieme in una caligine uniforme. Almeno aveva davvero piovuto la notte precedente; per qualche ragione, questo rendeva il cielo coperto più sopportabile. Come se fosse più naturale, permettendole di far finta che quella perpetua oscurità non fosse un altro dei segni del Tenebroso che si agitava. Aveva indebolito la gente con la siccità , l’aveva gelata con un inverno improvviso e ora pareva determinato a distruggerla tramite la semplice malinconia.

Cadsuane scosse il capo, picchiettando i suoi zoccoli per assicurarsi che fossero fissati per bene, poi si avviò per la passerella infangata e si diresse verso il porto. Avrebbe controllato quanto erano accurate queste voci sul grano che andava a male. Gli strani eventi che circondavano al’Thor erano davvero diventati più distruttivi o stava solo permettendo a se stessa di riscontrare quello che temeva?

Al’Thor. Doveva affrontare la verità : aveva sbagliato nel guidarlo. Ovviamente non aveva commesso alcun errore con l’a’dam maschile, qualunque cosa al’Thor affermasse. Chiunque avesse rubato il collare era stato estremamente scaltro e potente. Qualsiasi essere capace di un’impresa del genere avrebbe potuto recuperare altrettanto facilmente un altro a’dam maschile dai Seanchan. Loro probabilmente ne avevano in abbondanza.

No, l’a’dam era stato preso dalla sua stanza in un tentativo di seminare sfiducia; di quello lei era certa. Forse quel furto aveva perfino avuto lo scopo di mascherare qualcos’altro: il ritorno della statuetta nelle mani di al’Thor. Il suo temperamento era diventato così cupo che non si poteva dire quale distruzione avrebbe potuto causare con essa.

Quel povero, sciocco ragazzo. Non avrebbe mai dovuto essergli stato messo un collare per mano di uno dei Reietti; quello non avrebbe fatto che ricordargli delle volte in cui era stato percosso e messo dentro una cassa dalle Aes Sedai. Avrebbe reso il suo lavoro più difficile. Se non impossibile.

Era quella la questione che doveva affrontare ora. Poteva essere ancora salvato? Era troppo tardi per cambiarlo? E se lo era, cosa poteva fare lei? Sempre che potesse fare qualche cosa. Il Drago Rinato doveva incontrare il Tenebroso a Shayol Ghul. Se non l’avesse fatto, tutto sarebbe stato perduto. Ma se permettergli di incontrare il Tenebroso si fosse rivelato ugualmente disastroso?

No. Rifiutava di credere che la loro battaglia fosse già stata persa.

Dovrà esserci qualcosa da fare per cambiare l’indirizzo di al’Thor. Ma cosa?

Al’Thor non aveva reagito come buona parte dei paesani a cui veniva concesso del potere; non era diventato egoista o meschino. Non aveva ammassato ricchezze, ne aveva colpito con infantile vendetta coloro che gli avevano fatto dei torti in giovinezza. In effetti, c’era stata davvero della saggezza in molte delle sue decisioni, quelle che non coinvolgevano il vagabondare nel pericolo.

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