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Le vite dei più eccellenti pittori, scultori e architetti: 9 (Classici) (Italian Edition)

Электронная книга - «Le vite dei più eccellenti pittori, scultori e architetti: 9 (Classici) (Italian Edition)». Краткое содержание книги:

Nel 1550 presso l'editore Torrentino a Firenze uscì la prima edizione delle Vite de' più eccellenti architetti, pittori e scultori italiani da Cimabue insino a' tempi nostri di Giorgio Vasari. Quest'opera, di vastissime dimensioni, costituisce ancora oggi un documento di fondamentale importanza per la storia dell'arte italiana dal Tre al Cinquecento. Servendosi del modello umanistico delle vite degli uomini illustri, Vasari si propone di mantenere viva la memoria delle opere d'arte, rimediando con la parola scritta alla loro inevitabile deperibilità fisica inventando un nuovo genere letterario, quello delle biografie di artisti. Le Vite costituiscono un ricchissimo catalogo di notizie, descrizioni, documenti degli artisti italiani, all'interno di una storia delle arti figurative ricostruita dall'autore con notevole coscienza critica.
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Fu suo discepolo ancora, Pietro da Castel della Pieve, che fece un arco sopra Santo Agostino; et alle monache di S. Caterina d'Arezzo un S. Urbano oggi ito per terra per rifare la chiesa. Similmente fu suo creato Luca Signorelli da Cortona, il quale gli fece, più che tutti gl'altri, onore; Piero Borghese, le cui pitture furono intorno agl'anni 1458, d'anni sessanta per un cattarro accecò, e così visse insino all'anno 86 della sua vita. Lasciò nel Borgo bonissime facultà et alcune case che egli stesso si aveva edificate, le quali per le parti furono arse e rovinate l'anno 1536. Fu sepolto nella chiesa maggiore, che già fu dell'Ordine di Camaldoli et oggi è Vescovado, onoratamente da' suoi cittadini. I libri di Pietro sono, per la maggior parte, nella libreria del Secondo Federigo duca d'Urbino, e sono tali che meritamente gli hanno acquistato nome del miglior geometra che fusse ne' tempi suoi.

FINE DELLA VITA DI PIERO DELLA FRANCESCA

VITA DI FRA' GIOVANNI DA FIESOLE DELL'ORDINE DE' FRATI PREDICATORI PITTORE

Frate Giovanni Angelico da Fiesole, il quale fu al secolo chiamato Guido, essendo non meno stato eccellente pittore e miniatore che ottimo religioso, merita per l'una e per l'altra cagione che di lui sia fatta onoratissima memoria. Costui, se bene arebbe potuto commodissimamente stare al secolo, et oltre quello che aveva, guadagnarsi ciò che avesse voluto con quell'arti che ancor giovinetto benissimo fare sapeva, volle nondimeno, per sua sodisfazione e quiete, essendo di natura posato e buono, e per salvare l'anima sua principalmente, farsi relligioso dell'Ordine de' frati predicatori; perciò che se bene in tutti gli stati si può servire a Dio, ad alcuni nondimeno pare di poter meglio salvarsi ne' monasterii che al secolo. La qual cosa quanto ai buoni succede felicemente, tanto per lo contrario riesce, a chi si fa relligioso per altro fine, misera veramente et infelice.

Sono di mano di fra' Giovanni, nel suo convento di S. Marco di Firenze, alcuni libri da coro miniati, tanto belli che non si può dir più; et a questi simili sono alcuni altri, che lasciò in S. Domenico da Fiesole, con incredibile diligenza lavorati. Ben è vero che a far questi fu aiutato da un suo maggior fratello che era similmente miniatore et assai esercitato nella pittura. Una delle prime opere che facesse questo buon padre di pittura, fu nella Certosa di Fiorenza una tavola che fu posta nella maggior cappella del cardinale degl'Acciaiuoli, dentro la quale è una Nostra Donna col Figliuolo in braccio e con alcuni Angeli a' piedi, che suonano e cantano, molto belli, e dagli lati sono S. Lorenzo, S. Maria Madalena, S. Zanobi e S. Benedetto. E nella predella sono di figure piccole, storiette di que' Santi fatte con infinita diligenza. Nella crociera di detta cappella, sono due altre tavole di mano del medesimo: in una è la incoronazione di Nostra Donna, e nell'altra una Madonna con due Santi, fatta con azzurri oltramarini bellissimi. Dipinse dopo, nel tramezzo di S. Maria Novella, in fresco a canto alla porta dirimpetto al coro, S. Domenico, S. Caterina da Siena e S. Piero martire et alcune storiette piccole nella capella dell'incoronazione di Nostra Donna, nel detto tramezzo. In tela fece nei portegli che chiudevano l'organo vecchio, una Nunziata che è oggi in convento, dirimpetto alla porta del dormentorio da basso, fra l'un chiostro e l'altro. Fu questo padre, per i meriti suoi, in modo amato da Cosimo de' Medici, che avendo egli fatto murare la chiesa e convento di S. Marco, gli fece dipignere in una faccia del capitolo tutta la Passione di Gesù Cristo, e dall'uno de' lati tutti i Santi che sono stati capi e fondatori di religioni, mesti e piangenti a' piè della croce, e dall'altro un S. Marco Evangelista intorno alla Madre del Figliuol di Dio, venutasi meno nel vedere il Salvatore del mondo crucifisso, intorno alla quale sono le Marie, che tutte dolenti la sostengono, e S. Cosimo e Damiano. Dicesi che nella figura del S. Cosimo fra' Giovanni ritrasse di naturale Nanni d'Antonio di Banco, scultore et amico suo. Di sotto a questa opera fece in un fregio, sopra la spalliera, un albero che ha San Domenico a' piedi; et in certi tondi, che circondano i rami, tutti i papi, cardinali, vescovi, Santi e maestri di teologia, che aveva avuto insino allora la religione sua de' frati predicatori. Nella quale opera, aiutandolo i frati, con mandare per essi in diversi luoghi, fece molti ritratti di naturale, che furono questi: S. Domenico in mezzo, che tiene i rami dell'albero, papa Innocenzio Quinto franzese, il beato Ugone, primo cardinale di quell'Ordine, il beato Paulo Fiorentino patriarca, S. Antonino arcivescovo fiorentino, il beato Giordano tedesco, secondo Generale di quell'Ordine, il beato Niccolò, il beato Remigio fiorentino, Boninsegno fiorentino martire; e tutti questi sono a man destra; a sinistra poi: Benedetto II trivisano, Giandomenico cardinale fiorentino, Pietro da Palude, patriarca ierosolimitano, Alberto Magno todesco, il beato Raimondo di Catelogna, terzo Generale dell'Ordine, il beato Chiaro Fiorentino provinciale romano, S. Vincenzio di Valenza, et il beato Bernardo Fiorentino; le quali tutte teste sono veramente graziose e molto belle. Fece poi nel primo chiostro, sopra certi mezzi tondi, molte figure a fresco bellissime, et un Crucifisso con S. Domenico a' piedi, molto lodato; e nel dormentorio, oltre molte altre cose per le celle e nella facciata de' muri, una storia del Testamento Nuovo, bella quanto più non si può dire. Ma particolarmente è bella a maraviglia la tavola dell'altar maggiore di quella chiesa, perché oltre che la Madonna muove a divozione chi la guarda, per la semplicità sua, e che i Santi che le sono intorno sono simili a lei, la predella nella quale sono storie del martirio di S. Cosimo e Damiano e degl'altri, è tanto ben fatta che non è possibile imaginarsi di poter veder mai cosa fatta con più diligenza, né le più delicate o meglio intese figurine di quelle. Dipinse similmente a S. Domenico di Fiesole, la tavola dell'altar maggiore, la quale, perché forse pareva che si guastasse, è stata ritocca da altri maestri e peggiorata. Ma la predella et il ciborio del Sacramento sonosi meglio mantenuti; et infinite figurine, che in una gloria celeste vi si veggiono, sono tanto belle che paiono veramente di paradiso, né può, chi vi si accosta, saziarsi di vederle. In una capella della medesima chiesa, è di sua mano, in una tavola, la Nostra Dama anunziata dall'angelo Gabriello, con un profilo di viso tanto devoto, delicato e ben fatto, che par veramente non da un uomo, ma fatto in Paradiso; e nel campo del paese è Adamo et Eva, che furono cagione che della Vergine incarnasse il Redentore; nella predella ancora sono alcune storiette bellissime. Ma sopra tutte le cose che fece, fra' Giovanni avanzò se stesso e mostrò la somma virtù sua e l'intelligenza dell'arte, in una tavola, che è nella medesima chiesa allato alla porta, entrando a man manca, nella quale Gesù Cristo incorona Nostra Donna in mezzo a un coro d'angeli, et in fra una multitudine infinita di Santi e Sante, tanti in numero, tanto ben fatti e con sì varie attitudini e diverse arie di teste, che incredibile piacere e dolcezza si sente in guardarle, anzi pare che que' spiriti beati non possino essere in cielo altrimente, o per meglio dire, se avessero corpo, non potrebbono; perciò che tutti i Santi e le Sante che vi sono, non solo sono vivi e con arie delicate e dolci, ma tutto il colorito di quell'opera par che sia di mano d'un Santo o d'un Angelo, come sono; onde a gran ragione fu sempre chiamato questo da ben religioso, frate Giovanni Angelico. Nella predella poi, le storie che vi sono della Nostra Donna e di S. Domenico, sono in quel genere divine; et io per me posso con verità affermare che non veggio mai questa opera che non mi paia cosa nuova, né me ne parto mai sazio.

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