Le vite dei più eccellenti pittori, scultori e architetti: 9 (Classici) (Italian Edition)
- Автор: Вазари Джорджо
- Язык: итальянский
- Жанр: Картины, альбомы, иллюстрированные каталоги
Электронная книга - «Le vite dei più eccellenti pittori, scultori e architetti: 9 (Classici) (Italian Edition)». Краткое содержание книги:
FINE DELLA VITA DI FRA' GIOVANNI DA FIESOLE
VITA DI LEON BATISTA ALBERTI ARCHITETTO FIORENTINO
Grandissima commodità arrecano le lettere, universalmente a tutti quelli artefici che di quelle si dilettano, ma particolarmente agli scultori, pittori et architetti, aprendo la via all'invenzioni di tutte l'opere che si fanno; senzaché non può essere il giudizio perfetto in una persona (abbia pur naturale a suo modo) la quale sia privata dell'accidentale, cioè della compagnia delle buone lettere; perché chi non sa che nel situare gl'edifizii bisogna filosoficamente schifare la gravezza de' venti pestiferi, la insalubrità dell'aria, i puzzi e vapori dell'acque crude e non salutifere? Chi non conosce che bisogna con matura considerazione sapere o fuggire o apprendere per sé solo, ciò che si cerca mettere in opera, senza avere a raccomandarsi alla mercé dell'altrui teorica, la quale separata dalla pratica il più delle volte giova assai poco? Ma quando elle si abbattono per avventura a esser insieme, non è cosa che più si convenga alla vita nostra, sì perché l'arte col mezzo della scienza diventa molto più perfetta e più ricca; sì perché i consigli e gli scritti de' dotti artefici hanno in sé maggior efficacia e maggior credito che le parole o l'opere di coloro che non fanno altro che un semplice esercizio, o bene o male che se lo facciano.
E che tutte queste cose siano vere, si vede manifestamente in Leon Batista Alberti, il quale, per avere atteso alla lingua latina, e dato opera all'architettura, alla prospettiva et alla pittura, lasciò i suoi libri scritti di maniera che, per non essere stato fra gl'artefici moderni chi le abbia saputo distendere con la scrittura, ancor che infiniti ne siano stati più eccellenti di lui nella patria, e' si crede comunemente (tanta forza hanno gli scritti suoi nelle penne e nelle lingue de' dotti) che egli abbia avanzato tutti coloro che hanno avanzato lui con l'operare. Onde si vede per esperienza, quanto alla fama et al nome, che fra tutte le cose gli scritti sono di maggior forza e di maggior vita, atteso che i libri agevolmente vanno per tutto, e per tutto si acquistano fede, pure che siano veritieri e senza menzogne. Non è maraviglia dunque, se più che per l'opere manuali è conosciuto per le scritture il famoso Leon Batista, il quale nato a Fiorenza della nobilissima famiglia degl'Alberti, della quale si è in altro luogo ragionato, attese non solo a cercare il mondo e misurare le antichità, ma ancora, essendo a ciò assai inclinato, molto più allo scrivere che all'operare. Fu bonissimo aritmetico e geometrico, e scrisse dell'architettura dieci libri in lingua latina, publicati da lui nel 1481, et oggi si leggono tradotti in lingua fiorentina dal reverendo Messer Cosimo Bartoli, preposto di San Giovanni di Firenze. Scrisse della pittura tre libri, oggi tradotti in lingua toscana da Messer Lodovido Domenichi; fece un trattato de' tirari et ordini di misurar altezze; i libri della vita civile et alcune cose amorose in prosa et in versi; e fu il primo che tentasse di ridurre i versi volgari alla misura de' latini, come si vede in quella sua epistola:
Questa per estrema miserabile pistola mando
a te, che spregi miseramente noi.
Capitando Leon Batista a Roma, al tempo di Nicola Quinto, che aveva col suo modo di fabricare messo tutta Roma sottosopra, divenne, per mezzo del Biondo da Furlì suo amicissimo, familiare del Papa, che prima si consigliava nelle cose d'architettura con Bernardo Rossellino scultore et architetto fiorentino, come si dirà nella vita d'Antonio suo fratello. Costui, avendo messo mano a rassettare il palazzo del papa et a fare alcune cose in Santa Maria Maggiore, come volle il Papa, da indi inanzi si consigliò sempre con Leon Batista. Onde il Pontefice col parere dell'uno di questi duoi e coll'esseguire dell'altro, fece molte cose utili e degne di esser lodate; come furono il condotto dell'acqua vergine, il quale essendo guasto si racconciò; e si fece la fonte in sulla piazza de' Trievi con quelli ornamenti di marmo che vi si veggiono, ne' quali sono l'arme di quel Pontefice e del popolo romano.
Dopo, andato al signor Sigismondo Malatesti d'Arimini, gli fece il modello della chiesa di S. Francesco, e quello della facciata particolarmente che fu fatta di marmi, e così la rivolta della banda di verso mezzogiorno, con archi grandissimi e sepolture per uomini illustri di quella città. Insomma ridusse quella fabrica in modo che per cosa soda ell'è de' più famosi tempii d'Italia. Dentro ha sei cappelle bellissime, una delle quali, dedicata a San Ieronimo, è molto ornata, serbandosi in essa molte reliquie venute di Gierusalem. Nella medesima è la sepoltura del detto signor Sigismondo, e quella della moglie, fatte di marmi molto riccamente l'anno 1450, e sopra una è il ritratto di esso signore, et in altra parte di quell'opera quello di Leon Batista. L'anno poi 1457 che fu trovato l'utilissimo modo di stampare i libri da Giovanni Guittembergh germano, trovò Leon Batista, a quella similitudine per via d'uno strumento, il modo di lucidare le prospettive naturali e diminuire le figure, et il modo parimente da potere ridurre le cose piccole in maggior forma e ringrandirle; tutte cose capricciose, utili all'arte e belle affatto.
Volendo ne' tempi di Leon Batista, Giovanni di Paulo Rucellai fare a sue spese la facciata principale di Santa Maria Novella tutta di marmo, ne parlò con Leon Battista, suo amicissimo; e da lui avuto non solamente consiglio ma il disegno, si risolvette di volere ad ogni modo far quell'opera per lasciar di sé quella memoria; e così, fattovi metter mano fu finita l'anno 1477 con molta sodisfazione dell'universale a cui piacque tutta l'opera, ma particolarmente la porta, nella quale si vede che durò Leonbattista più che mediocre fatica. A Cosimo Rucellai fece similmente il disegno del palazzo che egli fece nella strada che si chiama la Vigna, e quello della loggia che gl'è dirimpetto, nella quale, avendo girati gl'archi sopra le colonne strette nella faccia dinanzi e nelle teste, perché volle seguitare i medesimi e non fare un arco solo, gl'avanzò da ogni banda spazio, onde fu forzato fare alcuni risalti ne' canti di dentro; quando poi volle girare l'arco della volta di dentro, veduto non potere dargli il sesto del mezzo tondo, che veniva stiacciato e goffo, si risolvette a girare in sui canti, da un risalto all'altro, certi archetti piccoli, mancandogli quel giudizio e disegno che fa apertamente conoscere che oltre alla scienza bisogna la pratica, perché il giudizio non si può mai far perfetto, se la scienza, operando, non si mette in pratica. Dicesi che il medesimo fece il disegno della casa et orto de' medesimi Rucellai, nella via della Scala, la quale è fatta con molto giudizio e commodissima, avendo oltre agl'altri molti agi, due logge, una volta a mezzogiorno e l'altra a ponente, amendue bellissime e fatte senza archi sopra le colonne, il qual modo è il vero e proprio che tennero gl'antichi, perciò che gl'architravi, che son posti sopra i capitegli delle colonne spianano, là dove non può una cosa quadra, come sono gl'archi che girano, posare sopra una colonna tonda, che non posino i canti in falso. Adunque il buon modo di fare vuole che sopra le colonne si posino gl'architravi, e che quando si vuol girare archi, si facciano pilastri e non colonne.