L'Occhio del Mondo
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #1
- Язык: итальянский
- Переводчик: Gaetano Luigi Staffilano
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «L'Occhio del Mondo». Краткое содержание книги:
Passarono davanti alla locanda del villaggio, intonacata di bianco, con il tetto d’ardesia grigia. Persone affaccendate entravano e uscivano, salutandosi con noncuranza. Alcuni si fermavano a scambiare qualche parola. Si conoscevano. Quasi tutti paesani, a giudicare dai vestiti: giubbe e brache e stivali non molto diversi da quelli che indossava Rand stesso. Le donne portavano ampie cuffie che nascondevano il viso e grembiuli bianchi guarniti di strisce colorate.
Rand tornò a distendersi sulla paglia e dal fondo del carro guardò il villaggio rimpicciolire in lontananza. Campi recintati e siepi ben curate fiancheggiavano la strada e piccole fattorie dal cui comignolo usciva fumo. Gli unici alberi nei pressi della strada erano quelli di boschi a ceppaia per legna da ardere, ben tenuti come un cortile di fattoria. Ma i rami si stagliavano contro il cielo, spogli come quelli dei boschi selvatici verso ponente.
Una fila di carri coperti, che procedeva in senso opposto, passò rumorosamente nel centro della strada e costrinse il carretto a spostarsi verso il ciglio. Senza togliersi di bocca il cannello della pipa, mastro Kinch sputò di lato. Diede un’occhiata alla ruota esterna, per vedere che non finisse nella siepe, ma non fermò il carretto. Serrò le labbra, guardando la carovana di mercanti.
Né i conducenti, che facevano schioccare le lunghe fruste sul dorso dei tiri a otto, né le arcigne guardie, che cavalcavano a fianco dei carri, guardarono il carretto. Rand seguì col fiato sospeso il passaggio della carovana; tenne la mano sotto il mantello e strinse l’elsa, finché l’ultimo carro non si fu allontanato.
Mentre anch’esso puntava verso il villaggio alle loro spalle, Mat, seduto a cassetta accanto al contadino, si girò a guardare negli occhi Rand. Si era avvolto intorno alla testa la sciarpa e la teneva calata sulla fronte per proteggersi gli occhi, ma anche così era infastidito dalla grigia luce del giorno. «Hai visto niente, su quei carri?» domandò.
Rand scosse la testa. Mastro Kinch li guardò con la coda dell’occhio; cambiò posizione alla pipa e mosse le redini. Il cavallo aumentò l’andatura.
«Gli occhi ti fanno ancora male?» domandò Rand.
Mat si toccò la sciarpa. «No, non molto. Se non guardo contro sole. E tu? Ti senti meglio?»
«Un poco.» A dire il vero, si sentiva molto meglio. Si era ripreso in fretta. Era un miracolo. Anzi, un dono della Luce.
A un tratto un drappello di cavalieri, diretto a ponente come la carovana, incrociò il carretto. Lunghi baveri bianchi ricadevano su cotte di maglia e di piastre; mantelli e vesti erano rossi, come le uniformi dei guardiani delle porte, a Whitebridge, ma di fattura migliore. L’elmo conico di ogni cavaliere risplendeva come argento. I soldati, disposti su due colonne, cavalcavano impettiti. Sottili bandierine rosse svolazzavano sotto la punta delle lance inclinate tutte allo stesso modo.
Nel passare, alcuni di loro guardarono il carretto. Una gabbia di barre d’acciaio mascherava ogni faccia. Rand fu lieto che il mantello gli coprisse la spada. Alcuni rivolsero un cenno a mastro Kinch, non come se lo conoscessero, ma per cortesia. Mastro Kich rispose alla stessa maniera; rimase impassibile, ma nel cenno di risposta c’era una traccia d’approvazione.
I cavalli procedevano al passo, ma anche il carretto si muoveva, quindi il drappello passò in fretta. Rand contò i soldati: dieci... venti... trenta... trentadue. Alzò la testa e li guardò allontanarsi lungo la Strada per Caemlyn.
«Chi erano?» domandò Mat, sospettoso.
«Guardie della Regina» rispose mastro Kinch. Tenne lo sguardo sulla strada. «Non andranno più in là di Breen’s Spring, a meno che non li abbiano chiamati. Ai vecchi tempi era diverso.» Succhiò il cannello della pipa e soggiunse: «Al giorno d’oggi, immagino, ci sono zone del regno che non vedono le Guardie neppure una volta all’anno.»
«Cosa fanno?» domandò Rand.
Il contadino gli lanciò un’occhiata. «Mantengono la pace e fanno rispettare le leggi.» Annuì, come se gli piacesse il suono della frase. «Cercano i malfattori e li portano davanti al magistrato. Uhm.» Emise una nuvola di fumo. «Voi due venite certo da molto lontano, se non riconoscete le Guardie della Regina. Da dove?»
«Da molto lontano» rispose Mat, nello stesso istante in cui Rand diceva: «Dai Fiumi Gemelli» e rimpiangeva d’averlo detto. Ancora non riusciva a pensare chiaramente. Si era lasciato sfuggire un nome che per un Fade sarebbe stato come un rintocco di campana.
Mastro Kinch rivolse a Mat un’occhiata di scancio e per un poco fumò la pipa. «È proprio molto lontano» disse infine. «Quasi ai confini del Regno. Ma la situazione è peggiore di quanto credevo, se ci sono zone in cui la gente non riconosce le Guardie della Regina. Ai vecchi tempi era diverso.»
Rand si domandò come avrebbe reagito mastro al’Vere, se gli avessero detto che i Fiumi Gemelli facevano parte del regno di chissà quale regina. La Regina dell’Andor, immaginò. Ma forse il sindaco lo sapeva... conosceva un mucchio di cose che sorprendevano Rand... e forse anche altri lo sapevano; ma lui non aveva mai udito nessuno che ne parlasse. I Fiumi Gemelli erano i Fiumi Gemelli e basta. Ogni villaggio si gestiva da solo e, se le difficoltà ne coinvolgevano più d’uno, sindaci e consigli le affrontavano insieme.
Mastro Kinch tirò le redini e fermò il carretto. «Sono arrivato» disse. Uno stretto passo carraio portava verso settentrione; diverse fattorie erano visibili nella zona, fra campi arati ma ancora brulli. «In due giorni arriverete a Caemlyn. Meno, se il tuo amico ce la fa.»
Mat saltò giù e ricuperò l’arco e le altre sue cose, poi aiutò Rand a scendere dal fondo del carretto. Rand barcollò sotto il peso dei fagotti, ma scostò la mano dell’amico e provò a fare qualche passo da solo. Era ancora malfermo sulle gambe, ma si reggeva in piedi. Anzi, gli pareva che le gambe diventassero più forti, man mano che le usava.
Il contadino non ripartì subito. Li osservò per qualche momento, succhiando il cannello della pipa. «Potete riposarvi un paio di giorni da me, se volete. Non perderete niente, per così poco. Quale che sia la tua malattia, giovanotto... be’, la mia vecchia e io abbiamo già avuto tutte le malattie che ti vengono in mente, prima che tu nascessi, e le hanno passate anche i nostri figli. Comunque, mi pare che non ci sia più rischio di contagio.»
Mat strinse gli occhi, sospettoso. Rand si scoprì a corrugare la fronte. «Grazie» rispose. «Ma sto bene. Davvero. Quanto dista il primo villaggio?»
«Carysford? Ci arriverete prima di buio, camminando.» Mastro Kinch si tolse di bocca la pipa e sporse le labbra, pensieroso. «All’inizio vi consideravo apprendisti in fuga, ma ora ritengo che scappiate da qualcosa di più grave. Non so cosa. E non m’interessa. Mi fido del mio giudizio e secondo me non siete Amici delle Tenebre. E non mi sembrate tipi da derubare la gente. A differenza di certuni che s’incontrano per strada di questi tempi. Anch’io, alla vostra età, mi sono cacciato nei guai un paio di volte. Vi serve un posto dove starvene nascosti per qualche giorno. La mia fattoria è a cinque miglia, da quella parte.» Mosse la testa verso il sentiero per carri. «Non ci viene mai nessuno. Lì non vi troveranno.» Si schiarì la voce, imbarazzato da un discorso così lungo.
«Come faresti a riconoscere gli Amici delle Tenebre?» domandò Mat. Arretrò dal carretto e infilò la mano sotto la giubba. «Cosa ne sai, di loro?»
Mastro Kinch indurì il viso. «Fate come volete» rispose. Schioccò la lingua per far muovere il cavallo. Il carretto imboccò lo stretto sentiero e mastro Kinch non si guardò indietro.
Mat lasciò perdere l’aria bellicosa. «Scusa, Rand. Hai bisogno di un posto dove riposare. Forse, se lo seguiamo...» Si strinse nelle spalle. «Non riesco a togliermi di mente l’impressione che tutti ci diano la caccia. Luce santa, vorrei sapere perché siamo qui. Vorrei che tutto fosse finito. Vorrei...» Lasciò morire la frase, con aria sconsolata.