L'Occhio del Mondo
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #1
- Язык: итальянский
- Переводчик: Gaetano Luigi Staffilano
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «L'Occhio del Mondo». Краткое содержание книги:
«C’è ancora gente perbene» disse Rand. Mat imboccò il sentiero, serrando le labbra come se fosse l’ultima cosa che voleva fare, ma Rand lo fermò. «Non possiamo fermarci solo per riposare. E poi, non credo che esista un posto dove nasconderci.»
Mat annuì, con chiaro sollievo. Cercò di prendere una parte del fagotto di Rand, le bisacce e il mantello di Thom, ma Rand non glieli lasciò. Si sentiva davvero in forze. “No, non ci danno la caccia” pensò, mentre si avviavano di nuovo lungo la strada. “Ci aspettano."
Quando erano fuggiti dal Carrettiere Danzante, la pioggia era continuata per tutta la notte, martellandoli con la stessa forza dei tuoni, sotto un cielo nero squarciato da fulmini. Nel giro di qualche istante erano completamente inzuppati e nel giro di un’ora Rand si sentiva infradiciato anche sotto la pelle, ma si erano lasciati alle spalle il paese. Mat era quasi cieco e chiudeva gli occhi, con una smorfia di dolore, quando i lampi facevano risaltare per un istante le sagome degli alberi. Rand lo guidava per mano, ma Mat procedeva a tastoni. Rand era preoccupato. Se Mat non ritrovava la vista, non sarebbero mai riusciti a fuggire.
Mat parve intuire i pensieri dell’amico. Nonostante il cappuccio, aveva i capelli bagnati e incollati al viso. «Rand» disse «non mi abbandoni, vero? Se non ce la faccio a starti dietro.» La voce gli tremò.
«Non ti lascio.» Rand aumentò la stretta sulla mano di Mat. «Non ti lascio, qualsiasi cosa accada.» Il tuono rumoreggiò e Mat incespicò, rischiando di cadere e di trascinare con sé anche l’amico. «Dobbiamo fermarci» disse Rand. «Se continuiamo, finirai per romperti una gamba.»
«Gode» rispose Mat. Il lampo squarciò il buio proprio sopra di loro e il rombo del tuono soffocò ogni altro rumore.
«È morto» disse Rand.
Condusse Mat fra i cespugli scorti alla luce del lampo. Gli arbusti avevano ancora foglie sufficienti a fornire un certo riparo dalla pioggia battente. Un bell’albero sarebbe stato meglio, ma Rand non voleva rischiare che un altro fulmine li colpisse. Forse la seconda volta non avrebbero avuto altrettanta fortuna.
Si rannicchiarono tra i cespugli e sistemarono i mantelli in modo da formare una sorta di tenda. Si strinsero l’uno all’altro per scaldarsi. Anche inzuppati e scossi dai brividi riuscirono ad addormentarsi.
Rand capì subito che si trattava di un sogno. Era di nuovo a Four Kings, ma il paese era deserto. C’erano i carri, ma non le persone, i cavalli, i cani. Nessuna creatura vivente. Però lui sapeva che qualcuno lo aspettava.
Percorse la strada piena di solchi. Gli edifici parevano confondersi man mano che se li lasciava alle spalle. Se girava la testa, erano tutti al loro posto, ma visti con la coda dell’occhio perdevano consistenza, come se esistessero solo nel momento in cui li guardava. Se si fosse girato di scatto, avrebbe visto... Non sapeva che cosa, ma si sentiva a disagio, pensandoci.
Davanti a lui comparve il Carrettiere Danzante. I colori vistosi parevano grigi e smorti. Rand entrò. Gode era lì, seduto a un tavolo. Rand lo riconobbe solo dagli abiti, seta e velluto scuro. La pelle di Gode era rossa, bruciata e screpolata, stillante siero. Il viso era quasi un teschio, con le labbra raggrinzite tanto da mostrare i denti e le gengive. Quando Gode girò la testa, gli caddero ciuffi di capelli che si ridussero in fuliggine. Gli occhi privi di palpebre fissarono Rand.
«Così, sei morto» disse Rand. Fu sorpreso di non avere paura. Forse sapeva che si trattava di un sogno.
«Sì, è morto» disse la voce di Ba’alzamon. «Ma ti ha trovato per me. L’impresa merita una ricompensa, non ti pare?»
Rand si girò e scoprì che ci si può spaventare anche in sogno. Gli abiti di Ba’alzamon erano del colore del sangue coagulato; sul suo viso si scontravano rabbia e odio e trionfo.
«Vedi, ragazzo, non puoi nasconderti per sempre da me. In un modo o nell’altro, ti trovo. Quel che ti protegge, ti rende anche vulnerabile. Una volta ti nascondi, la volta dopo accendi un falò da segnalazione. Vieni a me, ragazzo.» Tese la mano. «Se i miei segugi devono agguantarti, forse non saranno gentili. Sono gelosi di quel che diventerai, appena ti sarai inginocchiato ai miei piedi. È il tuo destino. Appartieni a me.» La lingua bruciata di Gode emise un verso confuso, di rabbia e di bramosia.
Rand tentò di umettarsi le labbra, ma non aveva saliva. «No» riuscì a dire; e poi le parole gli vennero più facilmente. «Appartengo a me stesso, non a te. Mai. A me stesso. Se i tuoi Amici mi uccidono, non mi avrai mai.»
Il fuoco negli occhi di Ba’alzamon scaldò la stanza fino a far fumare l’aria. «Vivo o morto, ragazzo, sei mio. La tomba mi appartiene. Più facile da morto, ma meglio da vivo. Meglio per te, ragazzo. I vivi hanno maggior potere in molte cose.» Gode emise di nuovo un verso confuso. «Sì, mio buon segugio. Eccoti la ricompensa.»
Rand guardò Gode appena in tempo per vedere il corpo dell’uomo ridursi in polvere. Per un istante il viso bruciato ebbe un’espressione di gioia sublime che si mutò in orrore nel momento finale, come se Gode avesse visto, in attesa, qualcosa che non s’aspettava. Gli abiti di velluto, vuoti, caddero sulla sedia e sul pavimento fra le ceneri.
Quando Rand tornò a girarsi, la mano tesa di Ba’alzamon era diventata un pugno. «Sei mio, ragazzo, vivo o morto. L’Occhio del Mondo non ti servirà. Ti marchio come mio.» Il pugno si aprì e ne schizzò una palla di fuoco, che colpì in viso Rand ed esplose, ustionandolo.
Rand barcollò nel buio, colpito in viso dall’acqua che gocciolava dai mantelli. Con mano tremante si toccò le guance: la pelle gli dava fastidio, come se fosse scottata dal sole.
A un tratto si accorse che Mat gemeva e si agitava nel sonno. Lo scosse e Mat si svegliò con un piagnucolio.
«Gli occhi! Luce santa, gli occhi! Mi ha preso gli occhi!»
Rand lo strinse a sé e lo cullò come un bambino. «Non è niente, Mat. Non può farci del male. Non glielo permetteremo.» Sentiva Mat tremare e singhiozzare. «Non può farci del male» mormorò e avrebbe voluto crederci anche lui. “Quel che ci protegge” pensò “ci rende vulnerabili. Divento pazzo davvero!"
Poco prima dell’alba la pioggia diminuì e l’acquerugiola cessò con l’arrivo della luce. Le nuvole rimasero, minacciose, fino a metà mattino. Allora si alzò il vento e le spinse a meridione, liberando un sole privo di calore e penetrando nei vestiti bagnati. Non avevano più dormito, ma con gesti incerti indossarono il mantello e si diressero a levante: Rand tenne per mano Mat. Dopo un poco Mat si sentì abbastanza bene da lamentarsi del danno provocato dalla pioggia alla corda dell’arco. Però, per il momento, Rand non gli permise di fermarsi a cambiarla con una asciutta.
Poco dopo mezzogiorno giunsero in un altro villaggio. Rand rabbrividì con violenza maggiore alla vista delle tranquille case di mattoni rossi e del fumo che si alzava dai comignoli, ma si tenne alla larga e guidò Mat tra i boschi e i campi, verso meridione. Vide soltanto un contadino solitario che lavorava con la vanga in un campo fangoso e si preoccupò di tenersi fuori vista, rannicchiato fra gli alberi. Il contadino era intento nel lavoro, ma Rand continuò a tenerlo d’occhio finché non fu lontano. Se in quel villaggio nessuno li avesse visti, un eventuale superstite degli uomini di Gode forse avrebbe creduto che avevano preso la strada meridionale per uscire da Four Kings. Oltrepassato il paese, tornarono sulla strada.
A un’ora di strada dal paese, un contadino diede loro un passaggio sul carro del fieno mezzo vuoto. Rand, preoccupato per Mat, era stato colto di sorpresa dall’arrivo del carro. L’amico si schermava gli occhi per proteggerli dal sole, per quanto debole fosse la luce del pomeriggio, e si lamentava in continuazione perché il sole troppo vivido gli dava fastidio. Quando Rand udì il rumore del carro, era ormai troppo tardi. La strada inzuppata smorzava i rumori e il carro tirato da una pariglia era solo a cinquanta passi dietro di loro; il conducente già li scrutava.