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Le Torri di Mezzanotte

Электронная книга - «Le Torri di Mezzanotte». Краткое содержание книги:

Аннотация

Rand al’Thor, il Drago Rinato, si è confrontato con sé stesso, comprendendo finalmente il suo ruolo nello scontro finale con il Tenebroso. Ora tutto ciò che gli resta da fare prima dell’ultima Battaglia è riparare quanti più danni possibile nel mondo per poi radunare le truppe.
Anche Perrin sta cercando di ricongiungersi con lui, ma sulla sua strada si frappongono ostacoli provenienti dal suo passato, e per superarli dovrà innanzitutto trovare la pace con il lupo dentro di lui. E mentre Egwene, ormai stabilmente Amyrlin Seat, deve confrontarsi con Mesaana, una dei Reietti che da tempo si nasconde all’interno della Torre Bianca, Elayne sta consolidando il suo potere nell’Andor. È qui che arriva Mat, con la sua Banda della Mano Rossa, costretto da un giuramento ad attendere a Caemlyn prima di imbarcarsi in un’impresa impossibile per salvare una persona che tutti credevano morta. Dopo tante peripezie, tutti i protagonisti si ricongiungeranno per affrontare Tarmon Gai’don. Il penultimo episodio di un ciclo che con la sua potente ed essenziale visione del Bene e del Male ha appassionato milioni di lettori.
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«Sì, signore!» disse il capitano Durnham.

«Le persone che ho radunato finora aiuteranno» disse Rand. «Non ruberanno il grano: possiamo fidarci di loro. Fategli scaricare le navi e bruciare il grano guasto. Dovrebbero esserci migliaia di sacchi ancora buoni.»

Rand guardò verso Min. «Vieni. Ho bisogno di organizzare le Aes Sedai per la Guarigione.» Rand esitò, guardando lo sconcertato Iralin. «Lord Iralin, sei sovrintendente della città per ora, e Durnham è il tuo comandante. Presto avrete truppe sufficienti per ripristinare l’ordine.»

«Sovrintendente della città...» disse Iralin. «Puoi farlo?»

Rand sorrise. «Qualcuno deve. Sbrigati col tuo lavoro: c’è molto da fare. Posso rimanere qui solo il tempo sufficiente perché tu stabilizzi le cose. Un giorno o giù di lì.»

Rand si voltò per risalire la scala.

«Un giorno?» disse Iralin, ancora lì nella stiva con Min. «Per stabilizzare le cose? Non possiamo farlo in così poco tempo. Giusto?»

«Penso che resterai sorpreso da lui, lord Iralin» disse Min, afferrando la scala e iniziando ad arrampicarsi. «Io lo sono, ogni giorno.»

26

Negoziati

Perrin condusse Stepper fuori dal campo, guidando un esercito numeroso. Non sventolavano lo stendardo a testa di lupo. Per quanto ne sapeva, il suo ordine di bruciare quella cosa era stato eseguito. Era meno certo di quella decisione ora.

C’era uno strano odore nell’aria. Un odore stantio. Come l’interno di una stanza che fosse stata sigillata per anni. Stepper procedeva al trotto sulla strada di Jehannah. Grady e Neald si trovavano proprio ai lati di Perrin e odoravano d’impazienza.

«Neald, sei certo di essere pronto?» chiese Perrin mentre faceva voltare l’esercito verso sudest.

«Mi sento forte come non mai, mio signore» rispose Neald. «Tanto forte da uccidere un po’ di Manti Bianchi. Ho sempre voluto l’opportunità di farlo.»

«Solo uno sciocco cerca un’opportunità per uccidere» disse Perrin.

«Ehm, sì, mio signore» disse Neald. «Anche se forse dovrei menzionare...»

«Non c’è bisogno di parlare di quello» lo interruppe Grady.

«Cosa?» domandò Perrin.

Grady parve imbarazzato. «Non è nulla, ne sono certo.»

«Dillo, Grady» disse Perrin.

L’uomo più anziano prese un profondo respiro. «Abbiamo cercato di creare un passaggio stamane per mandare indietro dei profughi, e non ha funzionato. Era successo un’altra volta, in precedenza. I flussi sono andati in pezzi e si sono sfilacciati.»

Perrin si accigliò. «Gli altri flussi funzionano a dovere?»

«Sì» si affrettò a dire Neald.

«Come ho detto, mio signore» disse Grady. «Sono certo che funzionerà quando ci riproveremo. È solo poco esercizio.»

Era improbabile che avrebbero avuto bisogno del Viaggiare per ritirarsi da questa battaglia, non con due Asha’man e un esercito così numeroso. Ma era comunque sconcertante perdere quell’opportunità. Meglio che non succedesse con altri flussi.

Lui dipendeva da Grady e Neald per confondere e mandare in pezzi la carica iniziale dei Manti Bianchi.

Forse dovremmo tornare indietro, pensò Perrin, ma scacciò all’istante quel pensiero. Non gli piaceva dover prendere questa decisione. Lo nauseava pensare a uomini che combattevano gli uni contro gli altri, quando il loro vero nemico era il Tenebroso. Ma gli era stata forzata la mano.

Proseguirono, il suo mantello legato alla cinghia al suo fianco. Hopper aveva sottinteso che non era diverso dall’ascia. Per il lupo, un’arma equivaleva a un’altra.

Le Guardie Alate di Mayene cavalcavano accanto a lui, le corazze pitturate di rosso che scintillavano, sembrando falchi aggraziati pronti per una picchiata. I soldati di Alliandre, schietti e determinati, cavalcavano dietro, come macigni pronti a schiacciare. Gli uomini con gli archi lunghi dei Fiumi Gemelli, come giovani querce, erano agili eppure robusti. Gli Aiel come vipere dai denti affilati. Le Sapienti, portate con loro con riluttanza, erano nubi temporalesche incerte che ribollivano di energia imprevedibile. Perrin non sapeva se avrebbero combattuto per lui.

Il resto del suo esercito era meno impressionante. Migliaia di uomini con esperienza ed età variabili: alcuni mercenari, alcuni profughi da Malden, alcune donne che avevano visto le Fanciulle e i Cha Faile e avevano insistito per essere addestrate assieme agli uomini. Perrin non glielo aveva impedito. L’Ultima battaglia stava arrivando. Chi era lui per impedire a qualcuno di combattere, se lo voleva?

Aveva meditato se impedire a Faile di venire quel giorno, ma aveva saputo che esito avrebbe avuto. Invece l’aveva messa nelle retrovie, circondata da Sapienti e Cha Faile, accompagnata da Aes Sedai.

Perrin strinse assieme le redini, ascoltando i piedi in marcia. Pochi dei profughi avevano armatura. Arganda li aveva chiamati fanteria leggera. Perrin aveva un altro termine per loro: 'innocenti con lame’. Perché lo seguivano? Non riuscivano a capire che sarebbero stati i primi a cadere?

Si fidavano di lui. Che la Luce li folgorasse, tutti quanti si fidavano di lui. Posò la mano sul suo martello, fiutando l’aria umida mista di paura ed eccitazione. Il frastuono di zoccoli e passi gli ricordava il cielo scuro. Tuono senza fulmine. Fulmine senza tuono.

Il campo di battaglia era più avanti, un’ampia prateria verde fiancheggiata all’estremità opposta da truppe in bianco. Quell’esercito di Manti Bianchi indossava corazze argentee lucidate alla perfezione, i loro tabarri e mantelli di un bianco puro. La pianura erbosa era un buon posto dove combattere. Sarebbe stato anche un buon posto per coltivare.

Per capire una cosa, devi comprenderne le parti e lo scopo.

Qual era stato lo scopo della sua ascia da guerra? Uccidere. Ecco perché era stata fatta. Ecco tutto quello per cui era servita.

Ma il martello era diverso.

Perrin fece arrestare bruscamente Stepper. Accanto a lui, gli Asha’man si fermarono e l’intera colonna di truppe iniziò ad arrestarsi. I gruppi si ammassarono mentre rallentavano; ordini urlati rimpiazzarono i suoni della marcia.

L’aria era immobile, il cielo tetro. Perrin non riusciva a sentire l’odore dell’erba o degli alberi distanti per via della polvere nell’aria e degli uomini che sudavano nella loro armatura. I cavalli sbuffarono, parecchi di essi mordicchiavano l’erba. Altri si agitavano, riflettendo la tensione dei loro cavalieri.

«Mio signore?» chiese Grady. «Cosa c’è?»

L’esercito di Manti Bianchi era già in posizione con una formazione a V di cavalieri sul davanti. Attendevano, le lance diritte, pronte a essere abbassate per versare sangue.

«L’ascia uccide soltanto» disse Perrin. «Ma il martello può creare o uccidere. Quella è la differenza.»

Tutt’a un tratto per lui ebbe senso. Ecco perché aveva avuto bisogno di gettare via l’ascia. Poteva scegliere di non uccidere. Non si sarebbe fatto trascinare in tutto questo.

Si voltò verso Gaul, che stava con diverse Fanciulle a poca distanza. «Voglio le Aes Sedai e le Sapienti quassù ora.» Perrin esitò. «Ordinalo alle Aes Sedai, ma chiedilo alle Sapienti. Ordina anche agli uomini dei Fiumi Gemelli di salire.»

Gaul annuì e corse a fare come richiesto. Perrin tornò a voltarsi verso i Manti Bianchi. Nonostante tutti i loro difetti, i Manti Bianchi si consideravano onorevoli. Non avrebbero attaccato finché Perrin non fosse stato in posizione.

Il capannello di Sapienti e Aes Sedai si unì a lui sul davanti. Faile, notò Perrin, cavalcava con loro. Be’, lui le aveva detto di stare con loro. Protese una mano verso di lei, invitandola a mettersi accanto a lui. Gli uomini dei Fiumi Gemelli andarono a mettersi al fianco del suo esercito.

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