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Le Torri di Mezzanotte

Электронная книга - «Le Torri di Mezzanotte». Краткое содержание книги:

Аннотация

Rand al’Thor, il Drago Rinato, si è confrontato con sé stesso, comprendendo finalmente il suo ruolo nello scontro finale con il Tenebroso. Ora tutto ciò che gli resta da fare prima dell’ultima Battaglia è riparare quanti più danni possibile nel mondo per poi radunare le truppe.
Anche Perrin sta cercando di ricongiungersi con lui, ma sulla sua strada si frappongono ostacoli provenienti dal suo passato, e per superarli dovrà innanzitutto trovare la pace con il lupo dentro di lui. E mentre Egwene, ormai stabilmente Amyrlin Seat, deve confrontarsi con Mesaana, una dei Reietti che da tempo si nasconde all’interno della Torre Bianca, Elayne sta consolidando il suo potere nell’Andor. È qui che arriva Mat, con la sua Banda della Mano Rossa, costretto da un giuramento ad attendere a Caemlyn prima di imbarcarsi in un’impresa impossibile per salvare una persona che tutti credevano morta. Dopo tante peripezie, tutti i protagonisti si ricongiungeranno per affrontare Tarmon Gai’don. Il penultimo episodio di un ciclo che con la sua potente ed essenziale visione del Bene e del Male ha appassionato milioni di lettori.
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L’enorme porto di Bandar Eban era uno dei più impressionanti al mondo. Era disposto come una mezzaluna alla base della città. Min rimase sorpresa nel vedere quante navi si trovavano lì, perlopiù vascelli del Popolo del Mare.

Giusto, pensò Min. Rand ha detto loro di portare cibo alla città.

Ma si era guastato. Quando Rand aveva lasciato la città , aveva ricevuto la notizia che tutto il cibo su quelle navi era caduto preda del tocco del Tenebroso.

Qualcuno aveva disposto dei blocchi alla base della strada. Altre strade fino al porto parevano ugualmente interdette. Soldati in uniforme fecero capolino nervosi da dietro la barricata mentre l’armata di Rand si avvicinava.

«Fermi là!» chiamò una voce. «Noi non...»

Rand sollevò la mano, poi la agitò con noncuranza. La barricata — formata da mobili e assi di legno — rombò, poi scivolò da un lato con uno stridore di legno. Da dietro, uomini lanciarono urla, precipitandosi via.

Rand lasciò la barricata crollata al lato della strada. Avanzò, e Min poteva avvertire pace dentro di lui. Un gruppo di uomini dall’aspetto lacero con dei randelli in mano stava sulla strada, gli occhi strabuzzati. Rand scelse uno di fronte. «Chi è che impedisce alla mia gente l’accesso al porto e cerca di ammassare cibo per sé stesso? Voglio... parlare con questa persona.»

«Mio lord Drago?» chiese una voce sorpresa.

Min lanciò un’occhiata di lato. Un uomo alto e magro con una giacca rossa domanese si precipitò verso di loro dai moli. La sua camicia una volta era stata elegante e increspata, ma ora era sguaiata e trasandata. Pareva esausto.

Come si chiamava?, pensò Min. Iralin. Proprio così. Capitano del porto.

«Iralin?» chiese Rand. «Cosa sta succedendo qui? Cos’hai fatto?»

«Cos’ho fatto io?» domandò l’uomo. «Ho cercato di impedire che tutti si avventassero su quelle navi per prendere il cibo guasto! Chiunque lo mangi si ammala e muore. La gente non vuole ascoltare. Diversi gruppi hanno cercato di fare irruzione ai moli per il cibo, così ho deciso di non lasciare che si uccidessero mangiandolo.»

La voce dell’uomo non era mai stata arrabbiata prima. Min lo ricordava come un tipo pacifico.

«Lady Chadmar è fuggita un’ora dopo che te ne sei andato» continuò Iralin. «Gli altri membri del Consiglio dei Mercanti sono fuggiti entro un giorno. Quel dannato Popolo del Mare afferma che non se ne andranno finché non avranno scaricato le loro mercanzie, oppure finché non li pagherò per fare qualcos’altro. Così aspetto che la città muoia di fame, mangi quel cibo e muoia, oppure insorga in un’altra rivolta di fiamme e morte. Ecco cos’ho fatto qui. E tu cos’hai fatto, lord Drago?»

Rand chiuse gli occhi e sospirò. Non si scusò con Iralin come aveva fatto con gli altri; forse capiva che non avrebbe significato nulla.

Min guardò torvo Iralin. «Lui ha dei fardelli sulle spalle, mercante. Non può badare a ogni...»

«È tutto a posto, Min» disse Rand, posandole la mano sul braccio e aprendo gli occhi. «Non è più di quanto mi meriti, Iralin. Prima che lasciassi la città, mi dicesti che il cibo su quelle navi si era guastato. Hai controllato ogni barile e sacco?»

«Ne ho controllati abbastanza» disse Iralin, ancora ostile. «Se apri cento sacchi e trovi la stessa cosa in ognuno, capisci cosa c’è dietro. Mia moglie ha cercato di elaborare un metodo sicuro per setacciare il grano marcio da quello buono. Sempre che ce ne sia di buono.»

Rand iniziò ad avviarsi verso le navi. Iralin lo seguì con espressione confusa, forse perché Rand non gli aveva urlato contro. Min si unì a loro. Rand si avvicinò a un vascello del Popolo del Mare alla fonda, ormeggiato con funi. Un gruppo del Popolo del Mare oziava lì sopra.

«Voglio parlare con la vostra Maestra delle Vele» chiamò Rand.

«Sono io» disse una del Popolo del Mare, una donna con del bianco fra i neri capelli lisci e un disegno di tatuaggi sulla sua mano destra. «Milis din Shalada Tre Stelle.»

«Ho stipulato un accordo» gridò Rand «per consegnare del cibo qui.»

«Quello non vuole che venga consegnato» disse Milis, indicando col capo Iralin. «Non ci permette di scaricare; dice che, se lo facciamo, ci farà attaccare dai suoi arcieri.»

«Non ero in grado di tenere indietro la gente» disse Iralin. «Ho dovuto spargere la voce in città che il Popolo del Mare stava tenendo in ostaggio il cibo.»

«Vedi cosa ci tocca subire per te?» disse Milis a Rand. «Inizio a interrogarmi sul nostro Accordo con te, Rand al’Thor.»

«Neghi che io sia il Coramoor?» domandò Rand, incontrando i suoi occhi. Lei pareva avere problemi a distogliere lo sguardo.

«No» disse Milis. «No, immagino di no. Vorrai salire a bordo della Cresta Bianca, suppongo.»

«Se posso.»

«Sali, dunque» disse lei.

Una volta che la passerella fu al suo posto, Rand la attraversò, seguito da Min con Naeff e le due Fanciulle. Dopo un momento venne anche Iralin, seguito dal capitano e alcuni dei suoi soldati.

Milis li guidò al centro della tolda, dove un portello e una scala conducevano nella stiva della nave. Rand scese per primo, muovendosi in modo goffo dato che aveva una mano sola. Poi venne Min.

Sotto, la luce filtrava attraverso fenditure nel ponte, illuminando sacchi e sacchi di grano. L’aria aveva un odore denso e polveroso.

«Saremo lieti di liberarci di questo carico» disse Milis, la successiva a scendere. «Sta uccidendo i ratti.»

«Per come la vedo io, dovreste apprezzare questo» disse Min.

«Una nave senza ratti è come un oceano senza tempeste» disse Milis. «Ci lamentiamo di entrambi, ma il mio equipaggio borbotta ogni volta che trova uno di quei parassiti morti.»

Lì vicino c’erano diversi sacchi di grano aperti, rivoltati di lato, a versare il loro contenuto scuro sul pavimento. Iralin aveva parlato di cercare di setacciare quello cattivo da quello buono, ma Min non ne vedeva di buono. Solo chicchi raggrinziti e scoloriti.

Rand fissò i sacchi aperti mentre Iralin scendeva nella stiva. Il capitano Durnham fu l’ultimo a scendere con i suoi uomini.

«Ormai nulla resta buono» disse Iralin. «Non è solo il grano. La gente ha portato con sé le scorte invernali dalle fattorie. Tutte andate. Moriremo, e questo è quanto. Non arriveremo alla dannata Ultima Battaglia. Noi...»

«Pace, Iralin» disse Rand piano. «Non è così male come pensi.» Venne avanti e strattonò via il nodo in cima a un sacco. Quello cadde su un fianco e versò dell’orzo dorato per il pavimento della stiva, senza nemmeno un granello scuro. L’orzo sembrava appena raccolto, ciascun chicco grosso e pieno.

Milis annaspò. «Cosa gli hai fatto?»

«Nulla» disse Rand. «Hai solo aperto i sacchi sbagliati. Gli altri sono tutti buoni.»

«Soltanto...» disse Iralin. «Ci è capitato di aprire l’esatto numero di sacchi guasti senza trovarne uno di quelli buoni? Questo è ridicolo.»

«Non ridicolo» disse Rand, posando la mano sulla spalla di Iralin. «Semplicemente improbabile. Hai agito bene qui, Iralin. Sono spiacente di averti lasciato in una situazione tanto difficile. Ti proporrò al Consiglio dei Mercanti.»

Iralin rimase a bocca aperta.

Da un lato, il capitano Durnham aprì un altro sacco. «Questo è buono.»

«Anche questo» disse uno dei suoi uomini.

«Qui ci sono patate» disse un altro soldato accanto a un barile.

«Sembrano buone come qualunque abbia mai mangiato. Meglio, in effetti. Non secche come ti aspetteresti dagli avanzi dell’inverno.»

«Spargete la notizia» disse Rand ai soldati. «Radunate gli uomini per organizzare la distribuzione in uno dei magazzini. Voglio che questo grano sia ben sorvegliato; Iralin è stato saggio a preoccuparsi che la gente sarebbe accorsa ai moli. Non date via grano non cucinato: quello farebbe sì che la gente iniziasse ad accumularlo e barattarlo. Avremo bisogno di calderoni e fuochi per cuocerne una parte. Spostate il resto nei magazzini. Muovetevi, ora.»

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