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Le Torri di Mezzanotte

Электронная книга - «Le Torri di Mezzanotte». Краткое содержание книги:

Аннотация

Rand al’Thor, il Drago Rinato, si è confrontato con sé stesso, comprendendo finalmente il suo ruolo nello scontro finale con il Tenebroso. Ora tutto ciò che gli resta da fare prima dell’ultima Battaglia è riparare quanti più danni possibile nel mondo per poi radunare le truppe.
Anche Perrin sta cercando di ricongiungersi con lui, ma sulla sua strada si frappongono ostacoli provenienti dal suo passato, e per superarli dovrà innanzitutto trovare la pace con il lupo dentro di lui. E mentre Egwene, ormai stabilmente Amyrlin Seat, deve confrontarsi con Mesaana, una dei Reietti che da tempo si nasconde all’interno della Torre Bianca, Elayne sta consolidando il suo potere nell’Andor. È qui che arriva Mat, con la sua Banda della Mano Rossa, costretto da un giuramento ad attendere a Caemlyn prima di imbarcarsi in un’impresa impossibile per salvare una persona che tutti credevano morta. Dopo tante peripezie, tutti i protagonisti si ricongiungeranno per affrontare Tarmon Gai’don. Il penultimo episodio di un ciclo che con la sua potente ed essenziale visione del Bene e del Male ha appassionato milioni di lettori.
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Perrin percepì un’impronta luttuosa nel messaggio, e anche un senso di definitività. Stanotte, il branco di Danza Quercia e Hopper avrebbero pianto per Luce del Mattino.

Sospirando, Perrin sedette a gambe incrociate. Si concentrò e riuscì a imitare le cose che Hopper aveva fatto nel gettarlo fuori dal sogno.

Quello scomparve attorno a lui.

Si svegliò sul giaciglio nella sua tenda buia, con Faile accoccolata accanto a lui.

Restò disteso per un po’, lo sguardo fisso sul soffitto di tela. L’oscurità gli ricordava il cielo in tempesta nel sogno del lupo. Il sonno pareva distante quanto Caemlyn. Alla fine si alzò — districandosi con cautela da Faile — e si infilò pantaloni e camicia.

Fuori il campo era buio, ma c’era abbastanza luce per i suoi occhi. Annuì a Kenly Maerin e Jaim Dawtry, gli uomini dei Fiumi Gemelli che sorvegliavano la sua tenda quella notte.

«Che ora è?» chiese a uno di loro.

«Dopo mezzanotte, lord Perrin» disse Jaim.

Perrin grugnì. Fulmini distanti illuminarono il paesaggio. Lui si allontanò e gli uomini cominciarono a seguirlo. «Non ci sarà bisogno di una scorta» disse loro. «Sorvegliate la mia tenda: lady Faile dorme ancora.»

La sua tenda era vicino al bordo dell’accampamento. Questo gli piaceva: gli dava la sensazione di essere un po’ più appartata, annidata vicino al versante della collina sul lato occidentale del campo. Anche se era tardi, superò Gaul che affilava la sua lancia accanto a un tronco caduto. L’alto Cane di Pietra si alzò e iniziò a seguirlo, e Perrin non lo cacciò via. Di recente Gaul aveva la sensazione di non aver portato a termine il compito che lui stesso si era dato di vegliare su Perrin e aveva aumentato i propri sforzi. Perrin pensava che in realtà volesse solo una scusa per stare lontano dalla sua stessa tenda e dalle due donne gai’shain che avevano preso residenza lì.

Gaul si tenne a distanza e Perrin ne fu lieto. Era così che si sentivano tutti i governanti? Non c’era da meravigliarsi che così tante nazioni finissero in guerra le une contro le altre: i loro capi non avevano mai tempo di pensare per conto loro, e probabilmente attaccavano per fare in modo che la gente smettesse di tormentarli!

Poco lontano, entrò in una macchia di alberi con una piccola pila di tronchi. Denton — il suo servitore finché non avevano recuperato Lamgwin — si era accigliato quando Perrin aveva fatto domande in merito. Un tempo un lord minore di Cairhien, Denton si era rifiutato di tornare alla sua posizione. Ora si riteneva un servitore e non avrebbe lasciato che nessuno lo convincesse del contrario.

C’era un’ascia. Non la mortale lama a mezzaluna che lui una volta aveva portato in battaglia, ma una robusta scure da boscaiolo con una testa di ottimo acciaio e un manico reso liscio dalle mani sudate degli operai. Perrin si rimboccò le maniche, poi si sputò sui palmi e raccolse la scure. Tenere del legno lavorato fra le mani gli dava una bella sensazione. Se la sollevò fino alla spalla, mise il primo ciocco in piedi davanti a lui, poi fece un passo indietro e calò l’ascia.

Colpì il ciocco dritto per dritto, con schegge che volavano nella scura aria notturna. Poi spaccò una delle due metà. Gaul si mise a sedere accanto a un albero, tirando fuori una lancia e continuando ad affilarne la punta. Il raschiare di metallo contro metallo accompagnava i tonfi della scure di Perrin contro il legno.

Era una bella sensazione. Come mai la sua mente lavorava tanto meglio quando stava facendo qualcosa? Loial parlava molto di starsene seduti a pensare. Perrin non credeva che sarebbe riuscito a capire nulla a quel modo.

Spaccò un altro ciocco, il taglio dell’ascia netto. Era proprio vero? Poteva dare la colpa alla sua stessa natura per il modo in cui agiva, non ai lupi? Non si era mai comportato a quel modo nei Fiumi Gemelli.

Spaccò un altro ciocco. Sono sempre stato bravo nel concentrare la mia attenzione. Quello era parte di ciò che aveva colpito mastro Luhhan. Davi un progetto a Perrin e lui continuava a lavorarci finché non aveva finito.

Spaccò le metà di quel ciocco.

Forse i cambiamenti in lui erano un risultato dell’incontro col mondo esterno. Aveva incolpato i lupi per molte cose e aveva fatto a Hopper delle richieste innaturali. I lupi non erano stupidi o semplici, ma a loro non importava delle cose come facevano gli umani. Doveva essere stato molto difficile per Hopper insegnare in un modo che Perrin comprendesse.

Cosa gli doveva il lupo? Hopper era morto durante quella notte fatale, così tanto tempo prima. La notte in cui Perrin aveva ucciso un uomo per la prima volta, la notte in cui Perrin aveva perso per la prima volta il controllo di sé in battaglia. Hopper non doveva nulla a Perrin, ma lo aveva salvato in diverse occasioni: in effetti, Perrin si rese conto che l’intervento di Hopper era servito a impedirgli di perdere sé stesso e diventare un lupo.

Vibrò la scure contro il ciocco, un colpo di striscio che lo sbatté da un lato. Lo riposizionò e continuò. Il sommesso rumore di Gaul che affilava lo calmava. Spaccò il ciocco.

Perrin rimase assorto in quello che stava facendo, forse troppo. Quello era vero.

Ma allo stesso tempo, se un uomo voleva concludere qualcosa, doveva lavorare su un unico progetto finché non era completo. Perrin aveva conosciuto uomini che non erano mai sembrati capaci di terminare nulla, e le loro fattorie erano un caos. Lui non poteva vivere così.

Doveva esserci un equilibrio. Perrin aveva affermato di essere stato trascinato in un mondo di problemi molto più grandi di lui. Aveva affermato di essere un uomo semplice.

E se si fosse sbagliato? E se lui fosse stato un uomo complesso che per caso un tempo aveva vissuto una vita semplice? Dopotutto, se lui era così semplice, perché si era innamorato di una donna tanto complicata?

I ciocchi spaccati si stavano accumulando. Perrin si chinò, raccogliendone i quarti, le loro venature ruvide contro le sue dita. Dita callose; non sarebbe mai stato un lord come quelle creature viziate di Cairhien. Ma c’erano altri tipi di lord, uomini come lo stesso padre di Faile. O uomini come Lan, che sembrava più un’arma che un uomo.

Perrin impilò il legno. Gli piaceva guidare i lupi nel suo sogno, ma i lupi non si aspettavano che tu li proteggessi o provvedessi loro, oppure elaborassi delle leggi per loro. Non venivano a piangere da te quando i loro cari morivano sotto il tuo comando.

Non era il comando a preoccuparlo. Erano tutte le cose che venivano con esso.

Riuscì a fiutare Elyas avvicinarsi. Con il suo naturale odore terroso, all’olfatto sembrava un lupo. Quasi.

«Fai le ore piccole» disse Elyas accostandosi a lui. Perrin udì un fruscio in direzione di Gaul mentre faceva scivolare di nuovo al suo posto la sua lancia sulla custodia dell’arco, poi si ritirava col silenzio di un passero che prendeva il volo. Sarebbe rimasto vicino, ma non avrebbe ascoltato.

Perrin alzò lo sguardo verso il cielo buio, posando la scure sulla spalla. «A volte mi sento più sveglio di notte che durante il giorno.»

Elyas sorrise. Perrin non lo vide, ma poté fiutare il divertimento.

«Hai mai cercato di evitarlo, Elyas?» chiese Perrin. «Ignorare le voci, fingere che nulla in te fosse cambiato?»

«L’ho fatto» disse Elyas. Aveva una voce bassa e profonda, una che in qualche modo faceva venire in mente la terra in movimento. Borbottii distanti. «Volevo, ma poi le Aes Sedai avevano intenzione di domarmi. Dovetti scappare.»

«Ti manca la tua vecchia vita?»

Elyas scrollò le spalle: Perrin poté sentire il movimento, la stoffa che frusciava contro sé stessa. «Nessun Custode vuole abbandonare il suo dovere. A volte altre cose sono più importanti. O... be’, forse sono solo più esigenti. Io non mi pento delle mie scelte.»

«Io non posso andarmene, Elyas. Non lo farò.»

«Io ho lasciato la mia vita per i lupi. Questo non significa che tu debba farlo.»

«Noam ha dovuto» disse Perrin.

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