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Le Torri di Mezzanotte

Электронная книга - «Le Torri di Mezzanotte». Краткое содержание книги:

Аннотация

Rand al’Thor, il Drago Rinato, si è confrontato con sé stesso, comprendendo finalmente il suo ruolo nello scontro finale con il Tenebroso. Ora tutto ciò che gli resta da fare prima dell’ultima Battaglia è riparare quanti più danni possibile nel mondo per poi radunare le truppe.
Anche Perrin sta cercando di ricongiungersi con lui, ma sulla sua strada si frappongono ostacoli provenienti dal suo passato, e per superarli dovrà innanzitutto trovare la pace con il lupo dentro di lui. E mentre Egwene, ormai stabilmente Amyrlin Seat, deve confrontarsi con Mesaana, una dei Reietti che da tempo si nasconde all’interno della Torre Bianca, Elayne sta consolidando il suo potere nell’Andor. È qui che arriva Mat, con la sua Banda della Mano Rossa, costretto da un giuramento ad attendere a Caemlyn prima di imbarcarsi in un’impresa impossibile per salvare una persona che tutti credevano morta. Dopo tante peripezie, tutti i protagonisti si ricongiungeranno per affrontare Tarmon Gai’don. Il penultimo episodio di un ciclo che con la sua potente ed essenziale visione del Bene e del Male ha appassionato milioni di lettori.
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Molti dei Figli non credevano a questo. Avevano definito le storie dei Tre Giuramenti delle invenzioni intenzionali. Non avevano vissuto nella Torre Bianca. A Galad non piacevano molte Aes Sedai e di certo non si fidava di loro, ma sapeva che i giuramenti venivano rispettati.

Gli uomini di Galad si rimisero in fila, borbottando. Lui sollevò il suo cannocchiale, ispezionando il fronte di Aybara. Uomini in giubbe nere. Diverse donne aiel, inclusa una di quelle che erano venute con Aybara nel loro primo incontro. Un’incanalatrice, senza dubbio. Galad immaginò la terra esplodere sotto le sue forze in carica, scagliando in aria la cavalleria, altri che cadevano nella trincea mentre le file più lontane rimanevano immobili dalla confusione, in preda a quegli impressionanti archi lunghi.

Bornhald, adirato in viso, si accostò a Galad sul suo cavallo. «Non abbiamo intenzione di parlamentare, vero?»

Galad abbassò il suo cannocchiale. «Sì, penso di sì.»

«Ma ci siamo già incontrati con lui!» disse Bornhald. «Hai detto che volevi vedere quegli occhi come prova che era Progenie dell’Ombra e li hai visti. Di che altro hai bisogno?»

Byar accostò il suo destriero. Fungeva spesso da scorta per Galad, in questi giorni. «Non ci si può fidare di lui, mio lord Capitano Comandante.»

Galad fece un cenno col capo verso la trincea. «Avrebbe potuto distruggerci con quell’attacco.»

«Sono d’accordo con Byar» disse Bornhald. «Vuole attirarti fuori, poi ucciderti per demoralizzarci.»

Galad annuì lentamente. «Questo è possibile.» Si voltò verso il lord Capitano Hamesh, in sella lì vicino. «Se muoio, voglio che tu prenda il comando e carichi. Attacca senza pietà; revoco il mio ordine di evitare le Aes Sedai. Uccidete chiunque sembra che stia incanalando. Rendetela una priorità. È possibile che non comprendiamo quello che sta succedendo qui.»

«Ma tu hai comunque intenzione di andare?» chiese Bornhald.

«Sì» disse Galad. Aveva lasciato che Bornhald e Byar lo spronassero alla battaglia, ma ora si interrogava se fosse stato troppo frettoloso. Lui aveva visto quegli occhi e aveva sentito le testimonianze sia dei suoi Figli sia di alcuni che avevano cavalcato con Aybara. Era parso chiaro che attaccare fosse la cosa giusta da fare.

Ma Aybara aveva ragione. Lui era venuto a incontrarsi con Galad quando gli era stato chiesto. Forse c’era un modo per impedire uno spargimento di sangue. Galad non ci credeva, ma se c’era anche solo un’opportunità, allora temporeggiare era la cosa giusta. La questione era semplice.

Bornhald non pareva compiaciuto. La sua rabbia verso l’uomo che aveva ucciso suo padre era comprensibile, ma non si poteva permettere che fosse quella a guidare i Figli. «Puoi venire con me» disse Galad, spronando il suo cavallo in avanti. «Questo vale anche per te, Figlio Byar. I lord Capitani dovrebbero rimanere indietro, sparpagliati fra gli uomini, per evitare che Aybara ci lasci senza capi.»

Hamesh gli rivolse il saluto. Bornhald con riluttanza si mise al passo con Galad, così come fece Byar, i suoi occhi ardevano di uno zelo impetuoso che faceva il paio con la rabbia di Bornhald. Entrambi avevano sperimentato la sconfitta e l’oltraggio per mano di questo Perrin Aybara. Galad prese anche cinquanta Figli come scorta a cavalcare in formazione dietro di lui.

Per quando arrivarono era stato eretto un padiglione. Semplice e dalla sommità piatta, aveva quattro pali a tendere la tela grigio-brunastra. Sotto di esso c’era un piccolo tavolo quadrato, accompagnato da due sedie.

Aybara sedeva da un lato del tavolo. Si alzò in piedi quando Galad si avvicinò; oggi l’omone indossava una giacca verde e pantaloni bruni — entrambi di buona fattura ma semplici — e aveva un martello assicurato in vita. I vestiti trasmettevano un senso di semplicità. No, questo non era un uomo di palazzi, ma di campi e foreste. Un boscaiolo che era giunto a essere un lord.

Un paio di uomini dei Fiumi Gemelli erano in piedi sul retro del padiglione, impugnando potenti archi lunghi dei Fiumi Gemelli. Si diceva che fossero contadini e pastori indipendenti di stirpe antica e forte. E avevano scelto questo Perrin Aybara per guidarli.

Galad procedette a piedi verso il padiglione. Byar e Bornhald si unirono a lui, anche se gli altri cinquanta rimasero fuori in sella.

A differenza del loro ultimo incontro, qui c’erano Aes Sedai, tre donne che lui poteva individuare. Una bassa donna cairhienese; una donna magra e dall’aspetto piacevole in un abito semplice; una donna robusta le cui numerose trecce indicavano che probabilmente proveniva da Tarabon. Stavano con il gruppo di donne aiel con gli scialli, sorvegliate da una manciata di Fanciulle della Lancia. Be’, quegli Aiel suffragavano l’affermazione che Aybara fosse stato mandato dal Drago Rinato.

Galad posò la mano con indifferenza sul pomello della sua spada, passando in rassegna gli altri occupanti del padiglione.

E poi rimase di sasso. Una donna di straordinaria bellezza era in piedi dietro la sedia di Aybara. No, non era semplicemente bella, era splendida. Lustri capelli neri le scendevano giù oltre il collo; parevano risplendere. Indossava un abito rosso, tanto sottile da accentuare le sue forme e con una scollatura tanto profonda da sottolineare il suo seno prosperoso.

E quegli occhi. Così scuri, con ciglia lunghe e stupende. Lui sembrava... attirato verso di esse. Perché questa donna non era venuta l’ultima volta?

«Sembri sorpreso» disse Aybara nel tornare a sedersi. Aveva una voce aspra. «La lady Prima è qui su ordine del lord Drago, come me. Non hai notato la bandiera di Mayene sopra le mie truppe?»

«Io...» Galad serrò la bocca, profondendosi in un inchino per la donna. Berelain sur Paendrag Paeron? Si diceva che fosse una bellezza straordinaria, ma quei racconti le rendevano poca giustizia. Galad distolse gli occhi da lei e si costrinse a mettersi a sedere di fonte ad Aybara. Doveva concentrarsi sul suo avversario.

Quegli occhi dorati erano inquietanti quanto ricordava. Così strani da fissare. Sì, quest’uomo non poteva essere altro che Progenie dell’Ombra. Perché così tanti avrebbero seguito una creatura del genere? Perché lei avrebbe seguito una creatura del genere?

«Grazie per essere venuto» disse Aybara. «Il nostro ultimo incontro è stato frettoloso. Lo faremo come si conviene, stavolta. Dovresti essere informato che questa donna accanto a me è Alliandre Maritha Kigarin, Regina del Ghealdan, Benedetta dalla Luce, Protettrice delle Mura di Garen.» Dunque quella donna solenne e dai capelli scuri era l’attuale regina di Ghealdan. Ma certo, con tutti i disordini qui di recente, probabilmente c’erano mezza dozzina di persone che cercavano di reclamare il trono. Era graziosa, ma completamente messa in ombra da Berelain.

Perrin fece un cenno col capo verso una terza donna. «Questa è Faile ni Bashere t’Aybara, mia moglie e cugina della regina della Saldea.» La moglie di Aybara squadrò Galad con sospetto. Sì, era evidentemente Saldeana, a giudicare da quel naso. Bornhald e Byar non avevano saputo dei suoi legami reali.

Due sovrane nella tenda, ed entrambe dietro Aybara. Galad si alzò dalla sua sedia e rivolse un inchino ad Alliandre che uguagliasse quello che aveva riservato a Berelain. «Maestà.»

«Sei molto cortese, lord Capitano Comandante» disse Berelain. «E quelli erano inchini eleganti. Dimmi, dove hai ricevuto un addestramento del genere?»

La sua voce era come musica. «Nella corte dell’Andor, mia signora. Sono Galad Damodred, figliastro della defunta regina Morgase e fratellastro di Elayne Trakand, la regina legittima.»

«Ah» disse Perrin. «Era ora che ti attribuissi un nome. Vorrei che l’avessi detto l’ultima volta.»

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