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L'anno del contagio [Doomsday Book - it]

Электронная книга - «L'anno del contagio [Doomsday Book - it]». Краткое содержание книги:

Per la giovane Kivrin, che si prepare a studiare dal vivo una delle epoche più oscure della storia, regno della paura, della superstizione e di tremendi flagelli, viaggiare nel tempo è un'esperienza unica e affascinante, ma in fondo non troppo difficile: l'importante è prepararsi con cura e osservare scrupolosamente tutte le regole perché il suo improvviso arrivo nel XIV secolo risulti plausibile e, soprattutto, passi inosservato. Il resto è compito di una straordinaria tecnologia che rende possibile un simile trasferimento temporale. Tuttavia il suo viaggio nel Medioevo, dove l'esistenza quotidiana è un'avventura per la sopravvivenza e dove si sta scrivendo un nuovo libro dell'Apocalisse, sarà molto più che la realizzazione di un sogno.
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— No — replicò Dunworthy, alzandosi in piedi e porgendole il modulo. — Mi serve soltanto la tua firma.

Lei firmò senza neppure guardare di cosa si trattava.

— Questa mattina sono andata da Gilchrist — disse, nel restituirgli il foglio.

Dunworthy si limitò a fissarla, troppo sorpreso e commosso per parlare.

— Volevo vedere se mi riusciva di convincerlo ad aprire la rete in anticipo. Gli ho spiegato che non c'era bisogno di aspettare che si fosse effettuata un'immunizzazione generale, che l'immunizzazione di una percentuale critica di portatori del virus elimina in maniera efficace i vettori di contagio.

— E nessuna delle tue argomentazioni ha avuto il minimo effetto su di lui.

— No. È assolutamente convinto che il virus sia venuto dal passato — sospirò Mary. — Ha tracciato dei diagrammi delle sequenze di mutazione ciclica dei myxovirus di Tipo A, e secondo tali diagrammi uno dei myxovirus di Tipo A esistenti nel 1318-19 era un H9N2 — spiegò, massaggiandosi di nuovo la fronte. — Di conseguenza non riaprirà la rete finché l'immunizzazione non sarà stata completata e la quarantena tolta.

— E quando sarà? — domandò Dunworthy, anche se ne aveva un'idea abbastanza precisa.

— La quarantena deve rimanere in vigore per sette giorni dal termine dell'immunizzazione o quattordici dal verificarsi dell'ultimo caso — rispose lei, come se gli stesse dando cattive notizie.

Ultimo caso… significava due settimane senza che si ammalasse nessun altro.

— Quanto ci vorrà per l'immunizzazione su scala nazionale?

— Non molto, una volta che avremo scorte sufficienti di vaccino. Per la Panepidemia ci sono voluti diciotto giorni.

Diciotto giorni, e questo dopo che fossero state fabbricate scorte sufficienti di vaccino. Voleva dire la fine di gennaio.

— Non è abbastanza presto — affermò.

— Lo so. Dobbiamo identificare in maniera inequivocabile la fonte dei virus, ecco tutto — replicò Mary, girandosi verso la consolle. — La risposta è qui, sai… stiamo semplicemente guardando nel posto sbagliato — proseguì, inserendo una nuova tabella. — Ho effettuato delle correlazioni alla ricerca di studenti di veterinaria, di contatti primari che vivano nelle vicinanze di uno zoo o in zone rurali. Questa è una tabella dei contatti secondari, vagliati alla ricerca di cacciatori e cose del genere, ma il contatto più vicino che uno qualsiasi di loro ha avuto con un uccello acquatico è stato mangiare oca durante il pranzo di Natale.

Richiamò le carte dei contatti, dove il nome di Badri figurava ancora per primo, e per un momento rimase a fissarle con la stessa espressione remota che Montoya aveva avuto nell'esaminare le ossa emerse nei suoi scavi.

— La prima cosa che un dottore deve imparare è a non essere troppo duro con se stesso se perde un paziente — commentò poi, e Dunworthy si chiese se si stesse riferendo a Kivrin oppure a Badri.

— Ho intenzione di far riaprire la rete — dichiarò.

— Lo spero — sospirò Mary.

La risposta non era racchiusa nelle carte dei contatti o negli elementi comuni fra i malati, era chiusa in Badri il cui nome era ancora in cima alla lista, nonostante tutte le domande che lui aveva rivolto ai casi primari e tutte le false piste che avevano seguito. Badri era il caso indice e in un momento imprecisato in un periodo che andava da quattro a sei giorni prima della transizione era stato a contatto con un focolaio di infezione.

Si recò a vedere Badri e scoprì che alla scrivania fuori della stanza sedeva ora un infermiere, un giovane alto e nervoso che non dimostrava più di diciassette anni.

— Dov'è…? — cominciò Dunworthy, rendendosi conto di non conoscere neppure il nome dell'infermiera bionda.

— Si è ammalata, ieri — spiegò il ragazzo. — È il ventesimo caso all'interno del personale e sono a corto di sostituti quindi hanno chiesto l'aiuto degli studenti del terzo anno. In effetti io sono del primo anno, ma ho fatto un corso di pronto soccorso.

Ieri. Quindi era trascorso un intero giorno senza che nessuno scrivesse le parole pronunciate da Badri.

— Ricorda qualcosa che Badri possa aver detto mentre era con lui? — chiese, senza troppa speranza. Uno studente del primo anno. — Qualche parola o frase che le sia riuscito di capire?

— Lei è il Signor Dunworthy, vero? — domandò il ragazzo, porgendogli un set di IPS. — Eloise mi ha avvertito che voleva sapere tutto quello che il paziente diceva.

Dunworthy infilò il nuovo set di IPS appena arrivato… questi camici di carta erano bianchi ed erano contrassegnati da piccole croci nere lungo l'apertura. Si chiese a chi si fossero rivolti per ottenerli.

— Eloise stava terribilmente male ma continuava a ripetere che era una cosa importante — spiegò il ragazzo, accompagnando Dunworthy nella stanza di Badri. Una volta entrato indugiò a fissare gli schermi sul letto per poi abbassare lo sguardo sul malato… se non altro lui guarda il paziente, pensò Dunworthy.

Badri giaceva con le braccia fuori delle coltri, tormentando le lenzuola con mani che sembravano quelle raffigurate nell'illustrazione della tomba del cavaliere, sul libro di Colin; gli occhi infossati erano aperti ma lui non stava guardando né l'infermiere né Dunworthy e neppure il lenzuolo, che le sue mani irrequiete non sembravano essere in grado di stringere.

— Avevo letto di cose del genere sui testi medici — commentò il ragazzo, — ma non l'avevo mai visto dal vivo. Si tratta di un sintomo terminale comune nei casi di malattie respiratorie.

Si accostò quindi alla consolle e richiamò qualcosa, indicando poi lo schermo in alto a sinistra.

— Ho scritto tutto — disse.

E lo aveva fatto davvero, perfino le cose incomprensibili. Aveva scritto i suoni, con ellissi a indicare le pause e (sic) accanto a parole di significato incerto. «Mezza» aveva scritto, e «panettiere (sic)» e «Perché non viene?».

— Queste sono prevalentemente annotazioni di ieri — precisò quindi, spostando il cursore verso la parte inferiore dello schermo. — Questa mattina ha parlato ancora un poco, anche se adesso naturalmente non riesce a dire nulla.

Dunworthy sedette accanto a Badri e gli prese la mano, che risultava gelida al tatto anche attraverso i guanti impermeabili. Lanciando un'occhiata allo schermo della temperatura vide che Badri non aveva più la febbre e che il rossore cupo sembrava essere svanito con essa. Adesso pareva che il suo viso avesse perso ogni traccia di colorito, e la sua pelle aveva il colore della cenere bagnata.

— Badri — chiamò. — Sono il Signor Dunworthy. Devo farti alcune domande.

Non ci fu risposta e la mano continuò a giacere inerte in quella guantata di Dunworthy, mentre l'altra persisteva a tormentare la coperta.

— La Dottoressa Ahrens pensa che tu possa aver contratto la malattia venendo a contatto con qualche animale, un'anatra o un'oca selvatica.

L'infermiere fissò con interesse prima Dunworthy e poi Badri, come se stesse sperando che lui manifestasse qualche altro fenomeno medico non ancora conosciuto.

— Badri, riesci a ricordare? Hai avuto contatti con oche o anatre nella settimana precedente la transizione?

La mano di Badri si mosse e Dunworthy la guardò con espressione accigliata, chiedendosi se il tecnico stesse cercando di comunicare, ma quando allentò la stretta scoprì che quelle dita troppo sottili stavano soltanto tentando di pizzicargli il palmo, le dita, il polso.

Di colpo si vergognò di stare lì seduto a tormentare Badri con le sue domande anche se lui era incapace di sentire, incapace di rendersi conto della sua presenza o di provarne interesse.

— Riposa — disse, adagiandogli la mano sulla coperta e battendovi sopra un colpetto gentile. — Cerca di riposare.

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