L'anno del contagio [Doomsday Book - it]
- Автор: Уиллис Конни
- Год: 1994
- Язык: итальянский
- Год: Nord
- ISBN: 88-429-0772-3
- Переводчик: Annarita Guarnieri
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «L'anno del contagio [Doomsday Book - it]». Краткое содержание книги:
Mary però non lo stava ascoltando.
— Voglio le schede dei contatti — disse al paramedico, poi tornò a girarsi verso Dunworthy. — Badri è stato agli scavi, vero? — chiese.
— Sì.
— Quando?
— Il diciotto e il diciannove.
— Ha scavato in quel cimitero?
— Sì. Lui e Montoya hanno aperto la tomba di un cavaliere.
— Una tomba — ripeté Mary, come se quella fosse la risposta ad una domanda, quindi si chinò su Montoya, chiedendo: — Di che anno era quella tomba?
— 1318 — rispose l'archeologa.
— E questa settimana lei ha lavorato alla tomba del cavaliere? — insistette Mary.
Montoya cercò di annuire ma si bloccò a metà del gesto.
— Mi assalgono delle vertigini spaventose quando muovo la testa — disse in tono di scusa. — Dovevo rimuovere lo scheletro, perché l'acqua era entrata nel sarcofago.
— In che giorno lo ha fatto?
— Non riesco a ricordare — mormorò Montoya, accigliandosi. — Il giorno prima delle campane, credo.
— Il trentuno — ricapitolò Dunworthy, poi si protese sulla donna e domandò: — Ha lavorato ancora alla tomba, dopo di allora?
Montoya cercò di nuovo di scuotere il capo.
— Ho richiamato le tabelle dei contatti — avvertì il paramedico, e Mary si avvicinò in fretta alla sua scrivania, togliendogli di davanti la tastiera e battendo parecchi tasti. Per un momento si soffermò a scrutare lo schermo, poi inserì altri comandi.
— Cosa c'è? — volle sapere Dunworthy.
— Quali sono le condizioni di quel cimitero? — controbatté Mary.
— Condizioni? — ripeté lui, senza capire. — È fangoso. Montoya ha coperto l'intero cortile della chiesa di teli impermeabili ma la pioggia riesce a filtrare lo stesso.
— Fa caldo?
— Sì. Lei ha accennato al fatto che l'atmosfera era afosa e del resto aveva acceso parecchi riflettori elettrici. Cosa succede?
Mary fece scorrere un dito lungo lo schermo, alla ricerca di qualcosa.
— I virus sono organismi eccezionalmente robusti — replicò. — Possono restare in letargo per lunghi periodi di tempo ed essere poi riportati in vita, tanto che virus viventi sono stati prelevati da mummie egiziane. Lo pensavo — commentò quindi, quando il suo dito si arrestò su una data. — Badri è stato agli scavi quattro giorni prima di ammalarsi.
— Il virus è agli scavi? — domandò Dunworthy.
— Sì — confermò Mary, con un sorriso contrito. — Pare che Gilchrist avesse ragione, dopo tutto: il virus è venuto dal passato… dalla tomba del cavaliere.
— Kivrin è stata agli scavi — sussurrò Dunworthy.
Questa volta fu Mary a guardarlo con espressione perplessa.
— Quando?
— Il pomeriggio della domenica precedente alla transizione. Il diciannove.
— Ne sei certo?
— Me ne ha parlato prima di andare. Voleva che le sue mani avessero un aspetto autentico.
— Oh, mio Dio — gemette Mary. — Se è stata esposta quattro giorni prima della transizione non aveva ancora ricevuto l'inoculazione per rinforzare i linfociti T e il virus potrebbe aver avuto la possibilità di moltiplicarsi e di invadere il suo organismo. Potrebbe essersi ammalata.
— Ma non può essere successo — esclamò Dunworthy, afferrandola per un braccio. — La rete non le avrebbe permesso di passare se ci fosse stata la possibilità che contagiasse la gente dell'epoca di arrivo.
— Ma non c'era nessuno che lei potesse infettare — gli ricordò Mary, — non se il virus è uscito dalla tomba del cavaliere e se lui è morto di influenza nel 1318. La gente del tempo deve aver già avuto la malattia ed essere quindi immune. — Si alzò e si avvicinò rapidamente a Montoya. — Quando Kivrin è venuta agli scavi ha lavorato alla tomba? — le chiese.
— Non lo so — rispose Montoya. — Io non c'ero perché avevo un appuntamento con Gilchrist.
— Chi può saperlo? Chi era là quel giorno?
— Nessuno. Erano tornati tutti a casa per le vacanze.
— Come faceva allora Kivrin a sapere che lavoro svolgere?
— I volontari si lasciavano a vicenda dei biglietti prima di andare via.
— E chi è stato là quella mattina? — insistette Mary.
— Badri — disse Dunworthy, e si allontanò a grandi passi verso la corsia d'Isolamento.
Una volta là entrò direttamente nella camera di Badri.
— Non può entrare senza indossare il set IPS — avvertì l'infermiera, colta alla sprovvista con i piedi gonfi sulla scrivania, e accennò ad andargli dietro, ma ormai lui era dentro.
Badri era puntellato contro un cuscino e appariva debole e pallidissimo, come se la malattia gli avesse tolto ogni traccia di colore dalla pelle, ma quando Dunworthy fece irruzione sollevò lo sguardo e cercò di parlare.
— Kivrin ha lavorato alla tomba del cavaliere? — lo prevenne però Dunworthy.
— Kivrin? — ripeté il tecnico, con voce quasi troppo debole per essere sentita.
— Signor Dunworthy — esclamò l'infermiera, oltrepassando la soglia a passo di carica, — non le è permesso di entrare qui…
— Domenica — insistette Dunworthy. — Devi averle lasciato un messaggio dicendole cosa doveva fare. Le hai scritto di lavorare alla tomba?
— Signor Dunworthy, si sta esponendo al virus… — tentò ancora l'infermiera.
Mary entrò a sua volta, infilandosi un paio di guanti impermeabili.
— Non dovresti essere qui senza un set IPS, James — osservò.
— Io gliel'ho detto, Dottoressa Ahrens — protestò l'infermiera, — ma ha fatto irruzione qui dentro…
— Hai lasciato detto a Kivrin di lavorare alla tomba del cavaliere? — domandò ancora Dunworthy.
Badri annuì debolmente.
— È stata esposta al virus — annunciò Dunworthy, rivolto a Mary. — Domenica, quattro giorni prima di andare.
— Oh, no — sussurrò Mary.
— Cosa c'è? Cosa è successo? — chiese Badri, cercando di alzarsi dal letto. — Dov'è Kivrin? — domandò, spostando lo sguardo da Dunworthy a Mary. — L'avete riportata indietro, vero? Non appena vi siete resi conto di cosa è successo l'avete riportata indietro, giusto?
— Resi conto di cosa è successo…? — ripeté Mary. — Cosa intendi dire?
— Dovete riportarla indietro — reiterò Badri. — Non è nel 1320. È nel 1348.
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— È impossibile! — esclamò Dunworthy.
— Nel 1348? — ripeté Mary, sconcertata. — Ma non può essere. Quello è l'anno della Morte Nera.
Kivrin non può essere nel 1348, pensò Dunworthy. Secondo Andrews lo slittamento massimo prevedibile è di cinque anni, e Badri ha detto che le coordinate di Puhalski erano esatte.
— Nel 1348? — chiese ancora una volta Mary, e Dunworthy vide che stava scrutando gli schermi sulla parete alle spalle di Badri, quasi sperasse che lui stesse delirando. — Ne sei certo?
— Ho capito che qualcosa non andava non appena ho visto lo slittamento… — annuì il tecnico, che appariva sconcertato quanto Mary.
— Lo slittamento non può essere stato tale da mandarla nel 1348 — intervenne Dunworthy. — Ho chiesto ad Andrews di effettuare dei controlli dei parametri e lui ha riferito che lo slittamento massimo possibile era di cinque anni.
— Non si tratta dello slittamento — replicò Badri, scuotendo il capo. — Quello è stato di sole quattro ore… troppo poco. Lo slittamento minimo in una transizione così lontano nel passato avrebbe dovuto essere di almeno quarantotto ore.