L'anno del contagio [Doomsday Book - it]
- Автор: Уиллис Конни
- Год: 1994
- Язык: итальянский
- Год: Nord
- ISBN: 88-429-0772-3
- Переводчик: Annarita Guarnieri
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «L'anno del contagio [Doomsday Book - it]». Краткое содержание книги:
— Miserere nobis.
Adesso era troppo vicino alla parete perché potessero raggiungerlo, e ad ogni movimento colpiva con le braccia e con le gambe la superficie di legno, anche se non sembrava accorgersene.
— Quando ci arriva a portata dobbiamo afferrarlo per le caviglie e buttarlo giù — suggerì Kivrin.
Padre Roche annuì, con il fiato corto, mentre gli altri restarono assolutamente immobili e non cercarono neppure di fare qualcosa, Imeyne ancora in ginocchio, Maisry appiattita contro la finestra con gli occhi chiusi e le mani sugli orecchi, Rosemund con lo straccio bagnato da lei recuperato proteso in una mano come se pensasse che Kivrin potesse tentare di posarlo ancora sulla testa dell'uomo. Agnes stava fissando a bocca aperta il corpo seminudo del segretario.
Questi si girò di scatto verso di loro, artigliando con le mani i lacci sul davanti della camicia e cercando di lacerarli.
— Adesso — disse Kivrin.
Insieme, lei e Padre Roche afferrarono le caviglie del malato, che crollò su un ginocchio e poi, senza cessare di mulinare le braccia, si liberò e si lanciò giù dal letto, direttamente addosso a Rosemund. La ragazza protese in avanti le mani, sempre stringendo lo straccio, e il segretario la colpì in pieno petto.
— Miserere nobis! — gridò, mentre crollavano insieme a terra.
— Prendilo per le braccia prima che le faccia del male — esclamò Kivrin, ma adesso l'uomo aveva smesso di dibattersi e giaceva immobile su Rosemund, con la bocca che quasi toccava la sua e con le braccia abbandonate lungo i fianchi.
Padre Roche lo prese per una spalla e lo fece rotolare lontano dalla ragazza; l'uomo si accasciò su un fianco, con il respiro ora poco profondo e non più affannoso.
— È morto? — domandò Agnes.
Come se la sua voce avesse infranto una specie di incantesimo tutti si mossero in avanti e Lady Imeyne si alzò faticosamente in piedi, aggrappandosi al letto.
— Blackie è morto — aggiunse la bambina, aggrappandosi alle gonne della madre.
— Non è morto — sentenziò Imeyne, inginocchiandosi accanto al malato, — ma la febbre del sangue gli è salita al cervello. È spesso così.
Non è mai così, pensò Kivrin. Questi sintomi non corrispondono a nessuna malattia che io abbia mai sentito nominare. Cosa potrebbe essere? Meningite spinale? Epilessia?
Si chinò su Rosemund, che giaceva rigida sul pavimento con gli occhi serrati e le mani strette a pugno fino a far sbiancare le nocche.
— Ti ha fatto male? — le chiese.
— Mi ha spinta a terra — rispose Rosemund, con voce un po' tremante, riaprendo gli occhi.
— Riesci a rialzarti?
Rosemund annuì e sua madre venne avanti, con Agnes sempre attaccata alle gonne; fra tutte e due aiutarono Rosemund a rimettersi in piedi.
— Ho male a un piede — si lamentò lei, appoggiandosi alla madre, ma dopo un momento poté gravare di nuovo il peso sul piede in questione. — Lui… all'improvviso…
Eliwys la sorresse fino all'estremità del letto dove la fece sedere sulla cassapanca intagliata, e Agnes si sistemò subito accanto a lei.
— Il segretario del vescovo ti è saltato addosso — commentò.
Il malato mormorò qualcosa e Rosemund gli scoccò un'occhiata spaventata.
— Si alzerà ancora? — chiese ad Eliwys.
— No — la rassicurò lei, ma aiutò comunque la figlia ad alzarsi e la condusse alla porta, dicendo ad Agnes: — Accompagna tua sorella giù vicino al fuoco e restale vicino.
Agnes prese Rosemund per un braccio e uscì con lei.
— Quando il segretario morirà lo seppelliremo nel cortile della chiesa — le sentì dire Kivrin, mentre scendeva le scale. — Come Blackie.
Il segretario sembrava già morto, con gli occhi socchiusi e vitrei. Padre Roche gli si inginocchiò accanto e se lo issò senza difficoltà in spalla, con le braccia e la testa penzoloni, nello stesso modo in cui Kivrin aveva riportato a casa Agnes dalla messa di mezzanotte, e non appena lei ebbe tirato indietro il copriletto lo riadagiò sul giaciglio.
— Dobbiamo togliere la febbre dalla sua testa — dichiarò Lady Imeyne, tornando al suo impiastro. — Le spezie gli hanno infiammato il cervello.
— No — sussurrò Kivrin, guardando il prete.
Adesso l'uomo giaceva supino con le braccia allargate sui fianchi e le mani con il palmo rivolto verso l'alto, e dal momento che la sottile camicia si era lacerata a metà sul davanti scivolando del tutto via dalla spalla sinistra, adesso il braccio proteso era esposto. E sotto il braccio c'era un gonfiore rosso.
— No — alitò ancora Kivrin.
Il gonfiore era di un rosso acceso ed era grosso quasi quanto un uovo. Febbre alta, lingua gonfia, intossicazione del sistema nervoso, bubboni sotto le braccia e all'inguine.
— Non può essere — mormorò, indietreggiando di un passo dal letto. — Deve essere qualcos'altro.
Doveva essere qualcos'altro. Una vescica, o un'ulcera di qualche tipo. Protendendosi, tirò la manica allontanandola del tutto dal gonfiore. Le mani del segretario ebbero una contrazione e subito Padre Roche si protese a bloccargli i polsi contro il letto. Il gonfiore era duro al tatto e intorno ad esso la pelle era chiazzata di un colore fra il porpora e il nero.
— Non può essere — ripeté Kivrin. — Questo è soltanto il 1320.
— Questo gli toglierà la febbre — affermò Imeyne, alzandosi con mosse rigide e tenendo l'impiastro davanti a sé, e accennò ad avvicinarsi al letto aggiugendo: — Togligli la camicia in modo che possa applicare l'impiastro.
— No! — esclamò Kivrin, protendendo le mani per fermare la vecchia. — Sta' lontana! Non lo devi toccare!
— Dici cose assurde — ribatté Imeyne, guardando verso Roche. — Non è altro che una febbre di stomaco.
— Non è una semplice febbre! — gridò Kivrin. poi si girò verso Roche e ordinò: — Lasciagli andare le mani e allontanati dal letto. Questa non è febbre, è la peste.
Tutti… Roche, Imeyne ed Eliwys… la fissarono con la stessa espressione vacua di Maisry.
Non sanno neppure cos'è, pensò Kivrin, disperata. Non lo sanno perché ancora non esiste, perché non c'è ancora stata una cosa come la Morte Nera. La peste ha avuto inizio in Cina soltanto nel 1333 e non è arrivata in Inghilterra che nel 1348.
— È la peste — ripeté ad alta voce. — I sintomi ci sono tutti: il bubbone, e la lingua gonfia e l'emorragia sotto la pelle.
— Non è che una febbre di stomaco — persistette Imeyne, cercando di oltrepassarla per arrivare al letto.
— No… — ripeté Kivrin, ma Imeyne si era già fermata con l'impiastro sospeso sul petto nudo dll'uomo.
— Signore abbi misericordia di noi — sussurrò, e indietreggiò senza aver posato l'impiastro.
— È il male azzurro? — chiese Eliwys, con voce spaventata.
E di colpo Kivrin comprese ogni cosa. Quella gente non era venuta lì a causa del processo o perché Lord Guillaume si fosse inimicato il re. Lui aveva mandato lì la famiglia perché a Bath c'era la peste.
— La nostra bambinaia è morta. Rosemund ha detto che è morta del male azzurro — aveva detto Agnes. Come era morto anche il cappellano di Lady Imeyne, Fratello Hubard.
E Sir Bloet aveva detto che il processo era stato rimandato perché il giudice era malato. Era stato sempre per questo che Eliwys non aveva voluto che si mandasse qualcuno a Courcy e che si era infuriata quando Imeyne aveva mandato Gawyn dal vescovo… perché a Bath c'era la peste. Ma non era possibile, la Morte Nera era arrivata a Bath soltanto nell'autunno del 1348.