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L'anno del contagio [Doomsday Book - it]

Электронная книга - «L'anno del contagio [Doomsday Book - it]». Краткое содержание книги:

Per la giovane Kivrin, che si prepare a studiare dal vivo una delle epoche più oscure della storia, regno della paura, della superstizione e di tremendi flagelli, viaggiare nel tempo è un'esperienza unica e affascinante, ma in fondo non troppo difficile: l'importante è prepararsi con cura e osservare scrupolosamente tutte le regole perché il suo improvviso arrivo nel XIV secolo risulti plausibile e, soprattutto, passi inosservato. Il resto è compito di una straordinaria tecnologia che rende possibile un simile trasferimento temporale. Tuttavia il suo viaggio nel Medioevo, dove l'esistenza quotidiana è un'avventura per la sopravvivenza e dove si sta scrivendo un nuovo libro dell'Apocalisse, sarà molto più che la realizzazione di un sogno.
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— In che anno siamo? — chiese.

Le donne la guardarono con aria stordita, Imeyne con l'impiastro ancora in mano, dimenticato, e lei si rivolse a Roche.

— In che anno siamo?

— Stai male, Lady Katherine? — domandò lui in tono ansioso, protendendosi verso i suoi polsi come se temesse che potesse avere un attacco come quello del segretario.

— Dimmi in che anno siamo — ingiunse lei, ritraendosi di scatto.

— Questo è il ventunesimo anno del regno di Edoardo Terzo — disse Eliwys.

Edoardo Terzo, non secondo… ma nello stato di panico in cui era Kivrin non riuscì a ricordare le date del suo regno.

— Voglio sapere l'anno! — gridò.

— Anno domine — sussurrò il segretario dal letto, cercando di umettarsi le labbra con la lingua gonfia. — Mille trecento e quarantotto.

LIBRO TERZO

Ho seppellito con le mie stesse mani cinque dei miei figli in una tomba unica… Niente campane. Niente lacrime. Questa è la fine del mondo

AGNIOLA DI TURA
Siena, 1347

24

Dunworthy trascorse i due giorni successivi in parte attaccato al telefono per chiamare i tecnici segnati nella lista di Finch e i centri di pesca della Scozia e in parte impegnato a organizzare un'altra corsia nell'ala Bulkeley-Johnson. Adesso altri quindici «ospiti» di Balliol si erano ammalati, fra cui la Signora Taylor, che era crollata quando mancavano ancora quarantanove rintocchi ad un'esecuzione completa.

— È svenuta di colpo e ha lasciato andare la presa — riferì Finch. — La campana si è messa a ondeggiare con un suono che sembrava annunciare il giudizio universale e la corda si è contorta come una cosa viva, avvolgendosi intorno al mio collo e riuscendo quasi a strangolarmi. Quando è tornata in sé la Signora Taylor voleva continuare, ma naturalmente ormai era troppo tardi… vorrei che le parlasse, Signor Dunworthy, perché adesso è molto depressa e dice che non si perdonerà mai per essere venuta meno agli altri. Io ho cercato di farle capire che non è stata colpa sua, che a volte ci sono cose che esulano dal nostro controllo… non è così?

— Infatti — replicò Dunworthy.

Non era riuscito a contattare neppure un tecnico e tanto meno a persuaderne uno a venire ad Oxford, e non aveva trovato Basingame. Lui e Finch avevano telefonato ad ogni hotel della Scozia, a ogni locanda e a ogni affittuario di cottage, e William aveva ottenuto l'estratto del conto bancario di Basingame, ma su di esso non figuravano acquisti di attrezzature da pesca in nessuna remota località scozzese come invece aveva sperato Dunworthy, e non figuravano addirittura spese di sorta dopo il quindici di dicembre.

Intanto il sistema telefonico stava andando in crisi in maniera sempre più massiccia e definitiva. Il video era di nuovo disattivato e la voce computerizzata che annunciava l'intasamento delle linee a causa dell'epidemia compariva dopo la composizione di appena due numeri quasi ad ogni telefonata che si cercava di fare.

La preoccupazione di Dunworthy per Kivrin si trasformò progressivamente in un peso schiacciante… come se la stesse portando dentro si sé… a mano a mano che lui componeva e ricomponeva numeri telefonici e aspettava ambulanze e ascoltava le lamentele della Signora Gaddson. Andrews non aveva più richiamato, o se l'aveva fatto non era riuscito ad ottenere la linea, e Badri continuava a mormorare senza posa parole sconnesse che si riferivano alla morte mentre le infermiere trascrivevano con cura ogni sua parola intellegibile su pezzi di carta, e intanto che aspettava che i tecnici o i centri di pesca rispondessero alle sue chiamate Dunworthy studiava senza posa quelle annotazioni alla ricerca di qualche indizio. «Nera», aveva detto Badri, e anche «laboratorio» ed «Europa».

La situazione telefonica peggiorò ulteriormente: adesso la voce registrata interferiva al primo numero e parecchie volte l'apparecchio restava addirittura muto, quindi per il momento Dunworthy rinunciò alle telefonate e si concentrò sulle tabelle dei contatti. In qualche modo William era riuscito a mettere le mani sulle cartelle mediche riservate dell'SSN dei contatti primari e lui le analizzò alla ricerca di cure a base di radiazioni o di visite dal dentista. Uno dei contatti primari si era fatto fare una radiografia alla mascella, ma un esame più attento rivelò che questo era successo il ventiquattro, e cioè dopo l'inizio dell'epidemia.

Dunworthy si recò anche in infermeria per chiedere ai contatti primari che non erano in stato di delirio se avevano animali domestici o se di recente erano stati a caccia di anatre. Adesso i corridoi erano pieni di lettighe su ciascuna delle quali giaceva un paziente, i malati erano affollati a ridosso delle porte del Pronto Soccorso e di traverso davanti all'ascensore, tanto che era impossibile oltrepassarli per arrivarvi e Dunworthy dovette usare le scale.

L'infermiera bionda amica di William gli venne incontro sulla porta della Sezione d'Isolamento con indosso un camice bianco e una maschera di stoffa.

— Temo che non possa entrare — affermò, sollevando una mano guantata.

— Il Signor Chaudhuri è peggiorato? — chiese Dunworthy, convinto interiormente che Badri fosse morto.

— No, e pare addirittura che stia riposando un po' più tranquillamente, ma abbiamo esaurito i set di IPS. Da Londra hanno promesso di mandarcene una partita domani e il personale si sta adattando con indumenti di stoffa, ma non ne abbiamo a sufficienza anche per i visitatori — spiegò la ragazza, poi si sfilò di tasca un pezzo di carta e glielo porse, aggiungendo: — Ho scritto le sue parole, ma temo che per lo più fossero incomprensibili. Continua a ripetere il suo nome e quello di… Kivrin, si chiama così, giusto?

Dunworthy annuì, guardando il pezzo di carta.

— A volte aggiunge parole isolate, ma per lo più sono cose senza senso.

La ragazza aveva cercato di scrivere basandosi sui suoni che sentiva e aveva sottolineato le parole che era riuscita a capire. Badri aveva detto cose come «non posso» e «topi» e «così preoccupato».

Entro domenica mattina oltre la metà degli «ospiti» di Balliol erano costretti a letto e tutti quelli che non erano malati erano impegnati a curarli. Dunworthy e Finch avevano ormai rinunciato all'idea di organizzare delle corsie, anche perché avevano esaurito le brande pieghevoli, quindi si erano limitati a lasciare i malati nelle loro stanze oppure a trasferirli con tutto il letto nelle stanze di Salvin per evitare che gli infermieri improvvisati dovessero correre a destra e a sinistra fino a sfinirsi.

I suonatori di campane si ammalarono uno dopo l'altro e Dunworthy aiutò a sistemarli a letto nella vecchia biblioteca. La Signora Taylor, che era ancora in grado di camminare, insistette per andare a trovarli.

— È il meno che possa fare — dichiarò, con il respiro affannoso per lo sforzo di percorrere il corridoio, — dopo il modo in cui sono venuta loro meno.

Dunworthy l'aiutò ad adagiarsi sul materasso gonfiabile che William aveva portato fin là e la coprì con un lenzuolo.

— Lo spirito è forte — commentò, — ma la carne è debole.

Lui stesso si sentiva debole e spossato per la mancanza di sonno e le costanti sconfitte. Fra il bollire l'acqua per il tè e il lavare i pappagalli alla fine riuscì a raggiungere telefonicamente uno dei tecnici di Magdalen.

— È all'ospedale — lo informò sua madre, che appariva preoccupata e stanca.

— Quando si è ammalata? — domandò Dunworthy.

— Il giorno di Natale.

Dunworthy si sentì assalire dalla speranza: forse il tecnico di Magdalen era la fonte dell'epidemia.

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