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L'anno del contagio [Doomsday Book - it]

Электронная книга - «L'anno del contagio [Doomsday Book - it]». Краткое содержание книги:

Per la giovane Kivrin, che si prepare a studiare dal vivo una delle epoche più oscure della storia, regno della paura, della superstizione e di tremendi flagelli, viaggiare nel tempo è un'esperienza unica e affascinante, ma in fondo non troppo difficile: l'importante è prepararsi con cura e osservare scrupolosamente tutte le regole perché il suo improvviso arrivo nel XIV secolo risulti plausibile e, soprattutto, passi inosservato. Il resto è compito di una straordinaria tecnologia che rende possibile un simile trasferimento temporale. Tuttavia il suo viaggio nel Medioevo, dove l'esistenza quotidiana è un'avventura per la sopravvivenza e dove si sta scrivendo un nuovo libro dell'Apocalisse, sarà molto più che la realizzazione di un sogno.
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— Dubito che la possa sentire — commentò l'infermiere. — Quando arrivano a questo punto non sono più veramente coscienti.

— Lo so — annuì Dunworthy, ma rimase lo stesso seduto lì.

L'infermiere regolò una flebo, la sbirciò con aria nervosa e la regolò ancora, poi guardò Badri con espressione ansiosa ed effettuò una terza regolazione prima di decidersi ad uscire. Dunworthy rimase lì seduto a guardare le dita del tecnico che pizzicavano senza posa le lenzuola, cercando di afferrarle senza però riuscirci, cercando di tenere duro. Di tanto in tanto lui mormorava qualcosa, in tono troppo sommesso per essere udibile. Dunworthy si mise a massaggiargli un braccio, su e giù, e dopo un po' i movimenti irrequieti delle dita rallentarono, anche se lui non avrebbe saputo dire se era un buon segno.

— Cimitero — disse Badri.

— No — mormorò Dunworthy. — No.

Rimase ancora un poco a massaggiare il braccio del malato, ma poi smise quando questo parve accentuare la sua agitazione.

— Cerca di riposare — disse, e uscì.

L'infermiere era seduto alla scrivania, intento a leggere una copia di Cura dei Pazienti.

— La prego di avvertirmi quando… — cominciò Dunworthy, poi si rese conto che non sarebbe riuscito a finire la frase e ripeté soltanto: — La prego di avvertirmi.

— Sì, signore — annuì il ragazzo. — Dove posso trovarla?

Dunworthy si frugò in tasca alla ricerca di un pezzo di carta su cui scrivere e trovò la lista dei medicinali da richiedere, di cui si era completamente dimenticato.

— Mi troverà a Balliol — disse. — Mandi un messaggero.

E tornò all'Approvvigionamento.

— Non ha compilato i moduli in modo adeguato — gli fece notare la megera inamidata, quando glieli consegnò.

— Li ho fatti firmare — ribatté lui, porgendole la lista. — Ora pensi lei a compilarli.

— Non abbiamo né maschere né pillole termometriche — affermò la vecchia, guardando la lista con aria di disapprovazione, poi si protese a prendere una bottiglietta di aspirina e aggiunse: — E abbiamo finito anche la sintamicina e l'AZL.

La bottiglia di aspirina conteneva forse venti pastiglie. Dunworthy la mise in tasca e si avviò lungo la High verso la farmacia, davanti alla quale una piccola folla di dimostranti si era raccolta sotto la pioggia brandendo cartelli con la scritta «INGIUSTIZIA!» e «Prezzi da Strozzini!»

Entrando, Dunworthy scoprì che le maschere erano finite e che pillole termometriche e aspirina avevano un costo esorbitante, ma comprò lo stesso tutta la scorta che c'era.

Trascorse la notte distribuendo i medicinali e studiando la cartella di Badri alla ricerca della fonte del virus. Badri aveva gestito una transizione in sito nell'Ungheria del Diciannovesimo Secolo il dieci di dicembre, ma la scheda non diceva in che parte dell'Ungheria e William, che stava flirtando con una delle «ospiti» ancora in piedi, non lo sapeva, e i telefoni erano di nuovo inattivi.

Lo erano ancora il mattino successivo quando Dunworthy tentò di telefonare per informarsi sulle condizioni di Badri senza riuscire neppure ad ottenere il segnale della linea. Non appena posò il ricevitore, però, l'apparecchio trillò.

Era Andrews, e Dunworthy non riuscì quasi a sentire la sua voce a causa delle scariche di statica.

— Mi dispiace di averci messo tanto — disse il tecnico, e aggiunse qualcosa che si perse completamente nella statica.

— Non riesco a sentirla — gridò Dunworthy.

— Ho detto che ho avuto difficoltà ad avere la linea. I telefoni…

— Un'altra scarica di statica. — Ho effettuato i controlli dei parametri, usando tre diversi L/L e triangolando la… — Il resto andò perduto.

— Qual è stato lo slittamento massimo? — gridò Dunworthy.

— Sei giorni — rispose Andrews, in un momento di assoluta chiarezza della linea. — Questo con un L/L di… — Altra statica. — Ho effettuato alcune proiezioni statistiche e il massimo possibile per qualsiasi L/L con una circonferenza di cinquanta chilometri è risultato sempre di cinque anni.

La statica si levò ancora ruggente e la linea cadde.

Dunworthy posò il ricevitore. Sapeva che avrebbe dovuto sentirsi rassicurato ma non riusciva ad evocare in sé nessuna emozione. Gilchrist non aveva la minima intenzione di aprire la rete il sei gennaio, sia che Kivrin fosse lì per il recupero o meno. Allungò la mano per chiamare l'Ufficio Scozzese per il Turismo e in quel momento l'apparecchio suonò di nuovo.

— Parla Dunworthy — disse, socchiudendo gli occhi per scrutare lo schermo, ma l'immagine visiva era ancora soltanto un ammasso di neve.

— Chi? — chiese una voce femminile che suonava rauca o alticcia.

— Scusi, volevo chiamare… — mormorò poi, aggiungendo qualche altra cosa troppo indistinta per essere compresa, e lo schermo si spense.

Dunworthy attese un poco per vedere se l'apparecchio suonava ancora, poi andò nell'ala Salvin. La campana di Magdalen stava battendo l'ora e il suo suono sembrava quello di una campana a morto sotto la pioggia incessante. A quanto pareva anche la Signora Piantini aveva sentito la campana, perché era uscita in cortile in camicia da notte e stava sollevando solennemente le braccia secondo un ritmo che solo lei poteva sentire.

— Medio, sbagliato e in caccia — disse, quando Dunworthy cercò di riportarla dentro.

Finch apparve sulla soglia con aria preoccupata.

— Si tratta delle campane, signore — spiegò, afferrando la donna per l'altro braccio. — La mettono in agitazione. In queste circostanze, non credo che dovrebbero continuare a suonarle.

— Ogni uomo deve restare alla sua campana senza interruzione — disse in tono furioso la Signora Piantini, liberandosi con uno strattone dalla mano di Dunworthy.

— Sono assolutamente d'accordo — convenne Finch, serrandole il braccio con la stessa decisione con cui avrebbe afferrato una corda di campana e riportandola al suo giaciglio.

Colin arrivò di corsa, fradicio come al solito e quasi bluastro per il freddo, con la giacca aperta e la sciarpa grigia di Mary che gli penzolava inutilmente dal collo.

— È da parte dell'infermiere di Badri — disse, porgendo un messaggio a Dunworthy, poi aprì un pacchetto di tavolette dolci e se ne mise in bocca una azzurra.

Il messaggio era fradicio quanto lui e diceva «Badri chiede di lei», anche se la parola «Badri» era talmente sbiadita dall'acqua che si distingueva soltanto la B.

— L'infermiere ti ha detto se Badri sta peggio? — chiese Dunworthy.

— No, ha raccomandato soltanto di consegnarle il messaggio, e la prozia Mary vuole sapere quando verrà per la sua inoculazione. Ha aggiunto che non sa quando arriverà l'analogo.

Dunworthy aiutò Finch a rimettere a letto la Signora Piantini poi si affrettò a raggiungere l'Infermeria e a salire nella Sezione d'Isolamento, dove si trovò di fronte un'altra infermiera che non conosceva, questa volta una donna di mezz'età con i piedi gonfi che sedeva con gli arti dolenti puntellati sulla scrivania e intenta a guardare un video da tasca. Quando lo vide arrivare si affrettò a metterlo via e ad alzarsi.

— Lei è il Signor Dunworthy? — domandò, bloccandogli il passo. — La Dottoressa Ahrens la vuole vedere immediatamente dabbasso.

Lo disse in tono molto quieto, perfino gentile, tanto che lui credette che stesse cercando di risparmiarlo e non volesse fargli vedere cosa c'era nella stanza. Vuole che sia Mary a dirmelo, pensò.

— Si tratta di Badri, vero? È morto?

L'infermiera parve sinceramente sorpresa.

— Oh, no, oggi sta molto meglio. Non ha avuto il mio biglietto? Si è addirittura seduto.

— Seduto? — ripeté Dunworthy, fissando la donna e chiedendosi se stesse delirando per la febbre.

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